Monumento a Jan Palach e sua madre
Il monumento “Casa del suicida e Casa della madre del suicida” è dedicato a Jan Palach e a sua madre Libuše Palachová.
L’installazione Casa del suicida e Casa della madre del suicida (Dům sebevraha a Dům matky sebevraha) è stata realizzata dalla Galleria della Capitale di Praga e inaugurata il 16 gennaio 2016.
Il significato simbolico: acciaio corten e punte metalliche
Il monumento è costituito da due corpi geometrici di metallo a pianta quadrata di 2,7 x 2,7 metri e alti 7,3 metri. Entrambi i corpi sono sormontati da punte metalliche, che simboleggiare le fiamme.
Il corpo in lamiera di acciaio corten più scuro rappresenta la madre, il corpo in acciaio inossidabile satinato rappresenta il figlio portatore di luce.
La realizzazione di quest’opera è avvenuta sulla base di disegni, prototipi e fotografie dell’architetto americano di origine ceche John Hejduk. La Casa del suicidio faceva originariamente parte di 26 disegni del ciclo Maschere, a cui Hejduk lavorò durante diversi decenni.
Una prima realizzazione in legno, che l’autore dedicò alla Cecoslovacchia nel 1991, era collocata interno del castello di Praga. La scultura li rimase fino al 2000, quando dovette essere rimossa a causa delle sue condizioni fatiscenti.
L’attuale monumento è stato realizzato dalla ditta “Kruntorád metal design” di Chotěboř ed è accompagnato da una targa commemorativa con la poesia di David Shapiro “Il funerale di Jan Palach”, scritta subito dopo gli eventi di Praga nel gennaio 1969.
The Funeral of Jan Palach
When I entered the first meditation
I escaped the gravity of the object,
I experienced the emptiness,
And I have been dead a long time.
When I had a voice you could call a voice,
My mother wept to me:
My son, my beloved son,
I never thought this possible
I’ll follow you on foot.
Halfway in mud and slush the microphones picked up.
It was raining on the houses;
It was snowing on the police-cars.
The astronauts were weeping,
Going neither up nor out.
And my own mother was brave enough she looked
And it was alright I was dead.
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