Home Blog Pagina 3

A Praga celebrazioni della Festa della Repubblica alla presenza del premier ceco e di sei ministri

Praga, 4 giugno 2026. Il primo ministro della Repubblica Ceca Andrej Babis e una nutrita rappresentanza del governo, tra cui il vice premier e ministro dell’Industria e Commercio Karel Havlicek, il Vicepremier e Ministro della Difesa Jaromir Zuna, nonché i ministri di Giustizia, Trasporti, Sport e Sviluppo regionale hanno partecipato il 2 giugno a Praga al ricevimento organizzato dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura (IIC) in occasione della Festa della Repubblica. Le celebrazioni sono state aperte dalla banda militare del Castello che ha eseguito nel cortile dell’Istituto gli inni nazionali italiano e ceco e l’inno dell’Unione Europea. Ad accogliere i quasi mille invitati del mondo politico, economico, culturale e diplomatico sono stati l’ambasciatore Alessandro Gaudiano e la direttrice dell’IIC, Marialuisa Pappalardo, che ha ospitato l’evento nei giardini dell’Istituto. Nel suo intervento l’ambasciatore Gaudiano ha sottolineato il rapporto speciale fra Italia e Repubblica Ceca, fondato su amicizia, sintonie culturali e comune appartenenza europea, rimarcando il contributo delle imprese, delle istituzioni culturali e della comunità italiana al rafforzamento dei legami tra i due Paesi. Il Primo Ministro Babis ha evidenziato il carattere strategico delle relazioni tra Repubblica Ceca e Italia, ricordando la crescente cooperazione nei settori dell’energia, dell’innovazione, delle nuove tecnologie, della difesa e della sicurezza, sottolineando l’eccellente stato dei rapporti bilaterali marcato dal suo incontro a Roma con il presidente del Consiglio Meloni e la convergenza di interessi in Europa.  

Gli ospiti hanno anche avuto modo di ammirare negli spazi dell’Istituto la mostra “Napoli rivive la grande scena. Figurini teatrali a Napoli”, che nell’ambito degli eventi per la celebrazione dei 2500 anni della città di Napoli ha portato a Praga figurini, opere di materiale teatrale e costumi di scena della prestigiosa collezione della Fondazione Adelaide e Maria Antonietta Pagliara, mettendo in dialogo arte, musica, moda e spettacolo. Spazio anche alla fantasia con il giardino di Pinocchio, un percorso scenografico ideato e realizzato negli spazi dell’Istituto dove grandi e piccoli si sono immersi nell’avventura del burattino più famoso del mondo.

L’evento è stato realizzato col sostegno di UniCredit Bank e Signorvino e il supporto di numerosi sponsor quali Axevera Consulting, Brazzale Moravia, Dolce Mente, Ferrero, Fiat, Farina, Assicurazioni Generali Ceska Pojistovna, Lore Mala Strana, Manghi Czech Republic, Mattoni 1873, Navalis, Raffaello e Segafredo Zanetti. Partner delle celebrazioni: la Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca (CAMIC), il Comitato degli italiani all’estero (Comites) della Repubblica Ceca e l’Agenzia ICE – Italian Trade & Investment Agency.

Perché la lingua ceca ha Ú e Ů: la storia della dittongazione medievale

declinazioni palatalizzazione alfabeto ceco e la pronuncia delle lettere "Ú" e "Ů"

La regola ceca di Ú e Ů

Una delle regole fondamentali che ci insegnano alle lezioni di ceco è che la Ú si scrive a inizio della parola e la Ů alla fine. Ma i cechi non sanno perché “Ú” e “Ů” esistono.

La pronuncia di “Ú” e “Ů” è la stessa, quindi la regola della lingua ceca non sembra necessaria. Quindi a che serve avere due caratteri diversi sulla tastiera? In realtà a nulla, ma almeno spieghiamo da dove queste due lettere sono saltate fuori nella storia della lingua.

Ciao, sono il dittongo!

La Ú (esattamente come le colleghe Á, É, Í, Ó, e Ý) esiste in ceco sin dall’inizio della sua storia. La Ů invece è arrivata dopo e quindi la vedremo più tardi.

Quello che ci interessa è che le lingue sono soggette a un’evoluzione continua (cosa che ai “si dice pettegolezzo, non gossip” non deve far troppo piacere). Soprattutto quando il livello di alfabetizzazione è basso e si scrive poco.

Come la lingua ceca si è trasformata nel Medioevo: il dittongo OU

In ogni caso, per questo fatto che la lingua non è eternamente uguale ma si evolve, la Ú a una certa (alto medioevo) si è trasformata in OU. Quella che prima era “múka” è diventata “mouka”. Questo fenomeno si chiama dittongazione. Non bastasse, si tratta di una dittongazione completa, ovvero è accaduta per qualsiasi parola. Tranne che in un caso. Se la Ú era la prima lettera, è rimasta così com’era, ad esempio in Újezd. Notate infatti che in slovacco questa cosa non è successa e infatti gli slovacchi la farina la chiamano ancora “múka”.

La dittongazione medievale della lingua ceca: da Ó a Ů

Assieme alla Ú, all inizio dei tempi, c’era anche la Ó, che ha subito un processo di mutazione simile e ancora più completo, tanto che è sparita completamente. Guardate una tastiera ceca e ditemi dove sta la Ó. Non c’è! E infatti in ceco la trovate solo a mo’ di scimmiottamento dell’accento in parole straniere – solo due me ne vengono in mente: “próza” e “diagnóza” (spero non servano spiegazioni).

La Ó a una certa (sempre alto medioevo) ha subito, come la Ú, la sua dittongazione ed è diventata UO. E questo fenomeno, oltre che completo, non ha avuto eccezioni. Stól quindi è diventato stuol e sól è diventato suol, o, per chi sa i genitivi plurali, kusóv è diventato kusuov (e poi la v è caduta, ma pazienza).

Nascita della Ů: come la lingua ceca si è ricontratta nel XIV-XV secolo

Ora, il fatto che qualcosa cambi in una lingua, non significa che non possa cambiare di nuovo. In questo caso è andata più o meno così. Il dittongo UO, sempre a una certa (XV secolo), si è ricontratto in una U lunga identica alla Ú. Per qualche motivo però, i cechi di allora dovevano essersi affezionati alla O e hanno deciso di tenersela, mettendola sopra alla U. Nacque così la Ů (vedi foto).

“Ú” e “Ů”: eccezioni che non sono eccezioni

Tralasciando per un attimo che in una lingua le eccezioni di oggi sono i resti delle regole di ieri, esistono effettivamente dei casi in cui la Ů sta nella prima sillaba e la Ú sta da altre parti che non dovrebbero competerle.

  • Se la Ú non sta all’inizio i casi sono sostanzialmente due:
  1. è una parola composta, ad esempio troj-úhelník (tri-angolo) o z-účastnít (partecipare). In questo caso, la ú sta all’inizio della sua parola.
  2. è una parola straniera, quindi per conformità grafica si trasforma il ragù in ragú (per dire).
  • La Ů invece sta nella prima sillaba quasi solo in parole monosillabe(1), e in queste parole ovviamente una volta c’era la Ó. Sono quelle che ho detto prima: stůl (tavolo), sůl (sale), bůh (dio), kůň (cavallo). Da che potrebbe ora saltare fuori una seconda domanda.

Perché stůl diventa stole: la O che sopravvive nella declinazione

Già, perché tutte le parole monosillabi con la Ů al nominativo singolare poi nel resto della declinazione hanno sempre la O? E perché “divino” si dice božský se dio è bůh(2)?

Beh, quella O sta in quelle declinazioni dai tempi in cui ancora esisteva la Ó. Il punto è che “O” e “Ó” sono due vocali diverse e quella che si è dittongata è solo la seconda.

Sì, “O” e “Ó” sono due vocali diverse (come A e Á e via dicendo). Oggi gli italiani questa cosa non la sentono più ma una volta ci riuscivano (solo che parlavano latino: vi ricordate di “ā” e “ă”?). E volendo scomodare una lingua che è sia viva che più facile dell’italiano, pensate alla differenza tra “bee” e “be”. Questa cosa che una vocale è leggermente più lunga di un’altra si chiama quantità vocalica e chi vuole può saperne di più leggendo qui.

E ora mi si chiederà perché c’era questo alternarsi di Ó e O nella stessa parola? Se ci pensate, noterete che questa cosa in ceco esiste da altre parti. Ad esempio nei verbi. Il passato di spát è spal (e anche questa è una cosa regolare per i verbi).

Questo perché la vocale nella radice della parola cambiava, e cambia ancora, per segnalare una funzione grammaticale diversa. Il plurale nei nomi, il tempo nei verbi. Questa cosa si chiama apofonia e, anche se c’ha un nome strano, tutte le lingue “euro” del gruppo indoeuropeo la hanno. In tedesco Wald diventa Wälder (pron. vélder), in inglese forget diventa forgot. Pensate un po’, qualcosa è rimasto anche in italiano, ad esempio quando dovere diventa devo.

Ringrazio proofreading.cz che mi ha dissipato alcuni dubbi sulla Ú.

(1) způsob e zůstat, non credo ce ne siano molte altre.

(2) vaben, con questa mi sono fregato da solo e dovrò spiegare anche perché la H diventa Ž, ma pazienza.

Qua potete trovare tutti i numeri della nostra rubrica ceco in pillole

Qui trovate invece il volume che dà una panoramica della lingua ceca

Ceco in pillole vol. #0: la lingua ceca, basi e domande


▎ Articolo revisionato a giugno 2026 — i contenuti sono aggiornati.

L’ambasciatore Gaudiano visita l’ISS World Europe 2026 di Praga


Focus su cyber intelligence, sicurezza digitale e tecnologie investigative

Praga, 3 giugno 2026. In occasione dell’ISS World Europe 2026 di Praga, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati ai settori della cyber intelligence, della sicurezza digitale, delle intercettazioni legali e delle tecnologie investigative, l’Ambasciatore d’Italia Alessandro Gaudiano ha visitato la manifestazione fieristica, incontrando i rappresentanti delle aziende italiane partecipanti, tra cui figurano IPS S.p.A., SIO S.p.A. Group, AREA S.p.A. e Innova S.p.A., realtà attive nello sviluppo di tecnologie avanzate per la sicurezza, l’intelligence, il monitoraggio delle comunicazioni, la cyber intelligence e l’analisi investigativa. L’Ambasciatore ha espresso apprezzamento per la qualificata presenza italiana alla manifestazione, assicurando la disponibilità dell’Ambasciata a sostenere specifiche esigenze delle imprese. L’iniziativa ha rappresentato inoltre una importante occasione per valorizzare le competenze e il know-how dell’industria italiana in un settore ad alto contenuto tecnologico e strategico.

ISS World Europe riunisce ogni anno operatori del settore, rappresentanti istituzionali, forze dell’ordine, agenzie governative ed esperti provenienti da numerosi Paesi, confermandosi come uno dei principali forum internazionali dedicati alle tecnologie per la sicurezza e le investigazioni digitali.

Le migliori escursioni da Praga in un giorno

Di gite da fare in giornata partendo da Praga ce ne sono a decine. Il problema è capire cosa vale il viaggio e tempo speso. Dopo anni che vivo qui, ho visto amici e parenti tornare da certi tour con la faccia di chi ha speso 150 euro per vedere un paesino dimenticabile. Ecco quelli che funzionano davvero. I dati sono quelli delle esperienze con rating e recensioni verificati.

Český Krumlov e Holašovice

Český Krumlov è il classico posto da cartolina, ma il problema è che d’estate è un formicaio. La soluzione è andarci con un gruppo piccolo (max 8 persone) e con una guida che conosce gli orari per evitare la folla. Questo tour da 10 ore costa 149 euro a persona e include il villaggio UNESCO di Holašovice, che da solo vale la deviazione: case in stile “barocco popolare”, nessun negozio di souvenir, silenzio. La guida porta a vedere anche artigiani locali (fabbri, pellettieri). Rating 5.0 su 82 recensioni. Se vuoi fare le cose per bene, è una scelta sensata: il tour di Český Krumlov e Holašovice per piccoli gruppi parte con prelievo in hotel e finisce dopo cena.

Kutná Hora con ossario e villaggio folkloristico

Kutná Hora si fa in 8 ore e costa 139 euro. La maggior parte dei tour ti porta lì, ti fa vedere la Chiesa delle Ossa (Sedlec) in 20 minuti e ti riporta a Praga. Questo tour invece inizia con un museo all’aperto di villaggio popolare, roba che quasi nessun turista vede. Poi si passa a Kutná Hora vera e propria: due cattedrali, il cortile italiano, la zecca. Il ritmo è rilassato, niente corse. Rating 5.0 su 76 recensioni. Chi ha già visto l’ossario e vuole capire qualcosa di più della Boemia rurale, prenoti il tour di Kutná Hora, ossario e villaggio folkloristico.

Paradiso Boemo, castello e birrificio artigianale

Il Paradiso Boemo (Český Ráj) non ha il richiamo mediatico di Český Krumlov, ma per chi vive a Praga è la gita di un giorno più amata. Formazioni di arenaria, un castello (Hrubá Skála), e un birrificio artigianale. Il tour costa 125 euro e dura 8 ore. Si cammina su sentieri facili, niente arrampicata. La parte migliore è la birreria: nella descrizione del tour non specificano il nome, ma chi lo ha fatto racconta di birra non filtrata servita in un podere con vista sulle rocce. 5.0 stelle su 62 recensioni. È il tour giusto se hai già visto abbastanza chiese e vuoi un po’ di natura senza esagerare: il tour del Paradiso Boemo con castello e birreria funziona anche con bambini.

Svizzera Sassone: Bastei e Dresda

La Svizzera Sassone è in Germania, a due ore da Praga. Il tour da 9 ore costa 121 euro e porta prima al ponte Bastei (vista sull’Elba, formazione rocciosa, foto obbligatorie) e poi a Dresda per una passeggiata guidata nel centro storico restaurato. Non c’è niente di improvvisato: il programma è collaudato, la guida parla italiano. Rating 5.0 su 47 recensioni. Il tour di Dresda e Bastei Bridge è un modo furbo di vedere due paesi in un giorno senza stress. Porta un maglione: sul ponte tira vento anche d’estate.

Karlovy Vary all-inclusive

Karlovy Vary è la città termale più famosa della Repubblica Ceca. Il tour costa 185 euro per 10 ore, rating 5.0 su 33 recensioni. Include la funicolare alla torre Diana, degustazione di acque termali, pranzo e un giro nei colonnati. È il più caro della lista, ma è tutto incluso (pranzo, ingressi, guida) e non ci sono sorprese. Se ti piace l’architettura asburgica e non hai problemi a spendere, la gita a Karlovy Vary è un classico che non tradisce.

Ahoj: il saluto ceco che viene dai marinai

Photo from Katherine McCormack (unsplash)

Origine e successo della parola “hoy”

La parola deriva dall’inglese “hoy” ed era nata come termine per attirare l’attenzione dei marinai. Com’è riuscita a spopolare in una nazione priva di mare?

Ahoj è un saluto informale utilizzato nella Repubblica Ceca e in Slovacchia, sia per dare il benvenuto che per salutare. Gli etimologi dell’Istituto della Lingua Ceca credono che questo termine derivi dall’inglese “hoy”: una parola originariamente usata dai marinai. Si trattava infatti di un’esclamazione navale, usata per attirare l’attenzione dei membri dell’equipaggio o come saluto generale.

Ahoj è un saluto informale utilizzato nella Repubblica Ceca e in Slovacchia, sia per dare il benvenuto che per salutare. Gli etimologi dell’Istituto della Lingua Ceca credono che questo significato di ahoj derivi dall’inglese “hoy”: una parola originariamente usata dai marinai. Si trattava infatti di un’esclamazione navale, usata per attirare l’attenzione dei membri dell’equipaggio o come saluto generale.

Una possibile spiegazione è che che il termine si sia stato adottato inizialmente tra i barcaioli di fiume, che lo avevano appreso dai marinai di Amburgo. Altri pensano che invece siano stati i canoisti a diffondere questo termine nella terraferma.

Non riuscite a stare senza il mare? Con il nostro dizionario nautico potrete parlare di cene di pesce e avventure umide anche coi cechi.

Teorie fantasiose su Ahoj: dall’acronimo di Hitler al latino religioso

Ma ci sono anche teorie più fantasiose.

Come quella che vede Ahoj come l’acronimo di “Adolfa Hitlera oběsíme jistě”, ovvero “impiccheremo Adolf Hitler”. Altri invece lo attribuiscono al latino religioso “Ad honorem Jesu”.

L’Istituto della Lingua Ceca non prende posizione su come il saluto sia arrivato qui, ma scrive che a metà del XX secolo era utilizzato da “escursionisti, scout, atleti e giovani”.
E tutt’ora ahoj è riservato agli ambienti più informali o ai giovani: evitatelo in contesti lavorativi o con persone più anziane, soprattutto se non avete confidenza con l’interlocutore.

Ma le origini “acquatiche” della parola sono ancora evidenti: visitando qualsiasi fiume ceco durante l’estate si trovano flotte di rafters e canoisti, che salutano allegramente tutti quanti con un ahoj a voce alta.

Se vi siete ormai abituati al più serioso “dobrý den” il modo casuale in cui viene gridato ahoj può risultare una sorpresa. Tuttavia, una volta che i rematori sono tornati sulla terraferma, tornano quasi immediatamente alle formalità regolari.

Altro nella sezione Cultura e società


▎ Articolo revisionato a giugno 2026 — i contenuti sono aggiornati.

La strada più stretta di Praga: la scala del Diavolo a Malá Strana

La via più stretta di Praga

Forse non lo sapete, ma il centro di Praga ospita una delle vie più strette del mondo. La strada non ha un nome e si trova a Malá Strana, vicino al Ponte Carlo, dove collega la via U Lužického semináře al giardino del ristorante Čertovka. È così stretta che ci è stato messo un semaforo per i pedoni.

Una scala medievale: il canale del Diavolo e l’accesso alla Čertovka

Questa curiosa via di Praga, la strada più stretta di Praga, è in realtà una scala di gradini di pietra e nel Medioevo fungeva da accesso alla Čertovka, il Canale del Diavolo che separa l’isola di Kampa da Malá Strana.

In passato, tali passaggi erano diffusi nella capitale, e la loro dimensione era in linea con la filosofia architettonica dell’epoca, ovvero “più è stretta, più va bene”. Vi erano infatti diverse stradine come queste e venivano definite “strade antincendio” (požární cesty o požární uličky). Questo perché, essendo strette, avevano il compito di rallentare il diffondersi degli incendi tra le case, che al tempo erano prevalentemente in legno.

Il ristorante Čertovka: dal fabbro medievale al locale storico su Malá Strana

Le case sulla sponda della Čertovka formavano la parte esterna di Malá Strana, ed erano la dimora di borghesi e artigiani. La casa che ora ospita il ristorante Čertovka fu costruita prima del 1620.

Nella cantina a volta della casa c’era un fabbro, e nella zona dell’attuale salone del ristorante c’era un’officina che si occupava di riparazioni di ruote dentate. Il vicolo stretto è l’ultimo vicolo di questo tipo conservato a Malá Strana.

riferimento principale – kudy z nudy

I nostri articoli sull’Altra Praga


Tappa a Praga per il premio “Paolo Borciani” con il concerto del Quartetto Fibonacci

Praga, 22 maggio 2026. L’Istituto Italiano di Cultura di Praga (IIC) e la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, una delle istituzioni operistiche più prestigiose d’Italia, hanno presentato ieri nella Cappella barocca la 14ª edizione del concorso internazionale per Quartetti d’Archi “Premio Paolo Borciani”, che si terrà dal 29 maggio al 6 giugno del 2027 al teatro municipale Valli di Reggio Emilia. L’incontro è stato aperto dalla direttrice dell’IIC Marialuisa Pappalardo ed ha visto gli interventi di Paolo Cantù, Direttore della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, e del Maestro Francesco Filidei, direttore artistico del Premio.

Protagonista della serata è stato il Quartetto Fibonacci, vincitore dell’ultima edizione del Premio nel 2024, composto da Kryštof Kohout (violino), Luna de Mol (violino), Elliot Kempton (viola) e Findlay Spence (violoncello). In un applauditissimo concerto, i musicisti hanno eseguito il Quartetto per archi op. 64 n. 5 in re maggiore “L’allodola” di J. Haydn, gli Arrangiamenti del Quartetto Fibonacci di Musica popolare della Moravia e il Quartetto per archi n. 2 “Lettere intime” L. Janacek.

Il concerto praghese costituisce la prima tappa di un tour internazionale di presentazione del Premio che nei prossimi mesi toccherà New York, Seoul e Parigi.

Istituito nel 1987 in onore di Paolo Borciani (1922–1985), fondatore e primo violino del leggendario Quartetto Italiano, il Premio Paolo Borciani è cresciuto fino a diventare uno dei concorsi per quartetti d’archi più prestigiosi al mondo. Dal 2021, il concorso è sotto la direzione artistica del compositore italiano di fama internazionale Francesco Filidei, che nel quadro dell’iniziativa praghese ha tenuto una masterclass agli studenti di composizione della facoltà di Musica e danza dell’Accademia delle Arti performative di Praga (HAMU).   Il Quartetto Fibonacci è una delle giovani realtà musicali più apprezzate a livello europeo; svolge un’intensa attività concertistica internazionale, esibendosi in alcune delle più prestigiose sale, tra cui il Musikverein e la Konzerthaus di Vienna, la Philharmonie di Berlino, l’Elbphilharmonie di Amburgo e la Wigmore Hall di Londra, oltre a festival come l’Edinburgh International Festival e l’Aldeburgh Festival.

Italia-Repubblica Ceca: partnership strategica e opportunità commerciali alla Camera dei Deputati

Organizzazione e istituzioni: Camera di Commercio Italo-Ceca e ambasciate

Iniziativa organizzata dalla Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia a Praga

21 maggio 2026. La Repubblica Ceca e l’Italia vantano solidi rapporti commerciali e negli investimenti con un importante potenziale di crescita per entrambi i Paesi. È questo il messaggio chiave della conferenza “Repubblica Ceca: partner strategico per l’Italia”, che si è tenuta ieri 20 maggio alla Camera dei Deputati del Parlamento italiano. L’evento è stato promosso dall’onorevole Nazario Pagano, presidente della commissione Affari costituzionali e presidente della Sezione bilaterale di amicizia con la Repubblica Ceca; mentre i lavori sono stati organizzati dalla Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca (CAMIC) insieme all’Ambasciata della Repubblica Ceca a Roma e all’Ambasciata d’Italia a Praga, con il supporto di VÚB Banka, del Gruppo Intesa Sanpaolo.

Dopo il messaggio dell’onorevole Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera dei Deputati, sono intervenuti l’onorevole Pagano, il presidente del Gruppo Interparlamentare di amicizia con l’Italia del parlamento della Repubblica Ceca Vojtěch Munzar, l’ambasciatore della Repubblica Ceca in Italia Jan Kohout, l’ambasciatore d’Italia nella Repubblica Ceca Alessandro Gaudiano, e il presidente della CAMIC Danilo Manghi. Hanno preso poi la parola il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari esteri, onorevole Antonio Tajani, e il Vicepremier e Ministro dell’Industria e del commercio della Repubblica Ceca, Karel Havlíček; entrambi hanno sottolineato gli ottimi rapporti politici e commerciali e la comune vocazione industriale dei due Paesi. “Nei rapporti con la Repubblica Ceca ci sono tanti punti su cui lavorare assieme”, ha indicato Tajani evidenziando come aree di collaborazione il settore energetico, lo spazio, le start-up innovative e le infrastrutture per le esportazioni verso l’Asia, in particolare attraverso “joint venture per esplorare i mercati extraeuropei”. “Abbiamo ottimi rapporti e credo che tutti sappiamo una cosa: la Repubblica Ceca ama l’Italia” ha sottolineato Havlíček, ricordando anche gli intensi rapporti culturali e nel turismo. “Siamo davanti a sfide enormi” ha continuato il vicepremier ceco, che vede come priorità il rafforzamento della competitività dell’Unione Europea, la sicurezza energetica e l’autosufficienza industriale. I due governi stanno ora lavorando a un piano di azione bilaterale per rafforzare ulteriormente la reciproca cooperazione.

Commercio bilaterale Italia-Repubblica Ceca

Dati economici e settori strategici del interscambio tra i due paesi.

I lavori si sono poi focalizzati sui principali dati riguardanti i rapporti economici tra i due Paesi. L’Italia è tra i primi sei partner economici della Repubblica Ceca con un aumento del volume degli scambi negli ultimi anni, come ha riportato nella sua relazione sul commercio bilaterale Petr Havlík dell’Ambasciata della Repubblica Ceca a Roma. Giovanni Foresti, responsabile Regional Research di Intesa Sanpaolo, ha presentato l’andamento degli investimenti esteri diretti tra i due Paesi e i distretti industriali italiani, mentre il direttore generale per gli Affari UE e il Commercio internazionale del ministero dell’Industria e del commercio ceco David Müller ha illustrato i settori strategici dell’economia ceca.

Investitori cechi in Italia: aerospazio, energia, farmacie e giochi

Si sono susseguiti poi gli interventi di Lanfranco Zucconi, presidente di S.A.B. Aerospace, una realtà italiana di punta nel settore spaziale della Repubblica Ceca e dei rappresentanti dei principali investitori cechi in Italia: Jan Hamáček, Director of External Relations di Czechoslovak Group (difesa), Leonardo Ferrandino, President and Group CEO di Dr. Max Pharmacy Chain (farmacie), David Koláček, Group Chief Legal Officer e membro del Board di KKCG/Allwyn (giochi e lotterie), Silvana Jirotková, Director of SMR Development Department della New Energy Division di ČEZ (energia) e Peter Černák, CEO di TTEP (energia).

Autori italiani alla Fiera Svět knihy Praga 2026: il programma IIC

Praga, 15 maggio 2026. Ha preso il via ieri nel Centro espositivo di Praga-Holešovice la Fiera internazionale del libro Svět knihy, il più importante evento editoriale della Repubblica Ceca, giunto alla 31esima edizione. Anche quest’anno l’Istituto Italiano di Cultura di Praga (IIC) partecipa all’iniziativa con un proprio stand, ospiti d’eccezione, un programma di microlezioni di italiano per adulti e bambini e laboratori per i più piccoli.

Programma italiano Fiera Svět knihy Praga 2026: Ferrari, Enia, Salvioni, Longo

Dario Ferrari presenta ‘La ricreazione è finita’ con Olga Pavlová

I lavori della sessione italiana sono stati aperti alle ore 17 di ieri da Dario Ferrari, pluripremiato autore del romanzo “La ricreazione è finita” (trad. ceca di Marina Feltlová, Meridione), che nella sala Jaroslav Seifert ha discusso con la critica letteraria Olga Pavlová del suo lavoro di scrittore e dei temi portanti del libro. Gli incontri sono proseguiti alle 18 nella sala Václav Havel dove Davide Enia ha concluso la propria residenza artistica all’IIC parlando con Jana Machalická, caporedattrice della rivista Divadelní noviny, del romanzo “Così in terra” (trad. ceca di Marina Feltlová, Argo) e della sua attività di attore e autore di teatro. Protagonista della giornata odierna sarà Beatrice Salvioni che con Marialuisa Pappalardo, Direttrice dell’IIC, presenterà alle ore 18 nella sala Seifert i suoi due romanzi tradotti in ceco: “La Malnata” (trad. di Alice Flemrová) e “Malacarne” (trad. Pavla Přívozníková), entrambi editi dalla casa editrice Argo. Domenica 17 maggio, Beatrice Salvioni parteciperà inoltre insieme ad altri scrittori ospiti della fiera a un panel internazionale organizzato in collaborazione con EUNIC, il cluster degli istituti culturali europei presenti nella Repubblica Ceca, sul tema “Riflessioni letterarie sulle minacce ambientali e le trasformazioni sociali”. Sabato 16 maggio, sempre nella sala Seifert, la traduttrice Monika Štefková e la direttrice Pappalardo presenteranno la raccolta di racconti “Dieci” di Andrej Longo, pubblicata in ceco dalla casa editrice Meridione.

Lezioni di italiano e laboratori IIC per bambini e ragazzi

In programma anche appuntamenti quotidiani con microlezioni di italiano per adulti e bambini e laboratori dedicati a bambini e ragazzi, organizzati in collaborazione con la casa editrice Lví kámen.

L’edizione 2026 di Svět knihy Praha si tiene sotto il patrocinio del Presidente della Repubblica Ceca, Petr Pavel, e ha come temi portanti la Storia e l’Europa, entrambi declinati secondo la celebre citazione di Milan Kundera scelta come motto della manifestazione: “La lotta dell’uomo contro il potere è la lotta della memoria contro l’oblio”. In occasione della cerimonia di apertura, tenutasi alla presenza del Ministro della Cultura, Oto Klempir, una particolare attenzione è stata dedicata alla partecipazione della Repubblica Ceca come paese ospite d’onore della Fiera del Libro di Francoforte di quest’anno, in programma dal 7 all’11 ottobre.

“La Fiera internazionale del libro Svět knihy si conferma un appuntamento imperdibile nel panorama culturale della Repubblica Ceca, senza dubbio un contesto particolarmente vivace e ricco di opportunità e stimoli – ha dichiarato la direttrice Pappalardo – L’Istituto partecipa anche quest’anno con grande entusiasmo, ampiamente ripagato dal successo di pubblico. I lettori cechi, infatti, amano i nostri autori e siamo qui anche per loro: per puntare i riflettori sulle novità della scena letteraria ed editoriale italiana ed avvicinarli ancora di più alla nostra lingua”.  

Osservazione della Terra dallo spazio: conferenza all’Ambasciata d’Italia a Praga

“Dallo Spazio a Praga”: in Ambasciata un incontro sul potenziale delle applicazioni di osservazione della Terra derivate dallo spazio

L’evento “Dallo Spazio a Praga”: programma e relatori

Praga, 12 maggio 2026. In occasione della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo, l’Ambasciata d’Italia a Praga organizza oggi l’incontro “Dallo Spazio a Praga”, per discutere il potenziale delle applicazioni di osservazione della Terra derivate dallo spazio, con un focus sui benefici per il monitoraggio dello sviluppo urbano, la conservazione delle foreste e i servizi di agricoltura di precisione della Repubblica Ceca. I lavori prenderanno il via alle ore 18 con il benvenuto dell’Ambasciatore Alessandro Gaudiano e dell’Addetta Spaziale dell’Ambasciata Maria Cristina Falvella, che coordina l’iniziativa. Seguiranno gli interventi del direttore della New Technologies and Space Agency della Repubblica Ceca, Vaclav Kobera, del coordinatore delle attività di Education per l’Osservazione della Terra dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) nella sede ESRIN di Frascati, Francesco Sarti, della responsabile del dipartimento Market, Downstream & Innovation dell’Agenzia dell’Unione Europea per il Programma Spaziale (EUSPA), Fiammetta Diani, dello specialista in Osservazioni terrestri e cartografia dell’Università Carlo IV di Praga, Daniel Paluba, e del presidente della società eGEOS, Ezio Bussoletti, che invierà un contributo video. Come sottolineato dall’Ambasciatore Gaudiano, l’osservazione della Terra dallo spazio svolge un ruolo chiave per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, in particolare per le attività di monitoraggio e analisi di parametri essenziali per la sostenibilità che incidono sul clima, l’agricoltura di precisione, la gestione delle risorse idriche e le infrastrutture urbane: “Grazie a decenni di investimenti, l’Italia, con i programmi nazionali CosmoSkyMed e IRIDE, ha sviluppato una piattaforma all’avanguardia nel mondo per il monitoraggio in tempo reale, la prevenzione e la sicurezza del territorio, e si propone per guidare lo sviluppo di applicazioni e servizi innovativi all’insegna dell’efficienza e della sostenibilità”. Le osservazioni provenienti dai satelliti geostazionari e polari, integrate con i dati raccolti a terra e a qualsiasi livello atmosferico, vengono assimilate in modelli numerici che consentono di monitorare numerosi parametri che determinano l’evoluzione ambientale e l’impatto antropico sul nostro pianeta. Sfruttare appieno il potenziale dei prodotti e delle applicazioni spaziali è fondamentale per monitorare questi cambiamenti, adottare politiche adeguate e migliorare l’efficacia dei servizi, con importanti benefici per la popolazione.

L’evento sarà accompagnato da una piccola mostra con immagini e animazioni satellitari di Praga e della Repubblica Ceca.

Ricercatori italiani in Repubblica Ceca: 100+

In occasione della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo, si contano oltre 100 ricercatori italiani attivi in Repubblica Ceca.

La Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo è stata istituita nel 2018 dal Ministero dell’Università e della Ricerca, con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il Ministero della Salute, con l’obiettivo di valorizzare il contributo dei ricercatori italiani alla scienza internazionale e di promuovere la divulgazione dei risultati delle loro ricerche. Nella Repubblica Ceca sono attivi oltre cento ricercatori italiani, molti dei quali con incarichi apicali nei dipartimenti di appartenenza. Un dato rilevante che conferma l’elevato livello della cooperazione bilaterale tra i due Paesi anche nel settore scientifico e nella ricerca. 

- Advertisement -