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Cannabis terapeutica in Repubblica Ceca: primo farmaco locale in farmacia

Cannabis terapeutica ceca arriva nelle farmacie, più economica di quella olandese

Cannabis terapeutica in Repubblica Ceca nelle farmacie

Nelle farmacie ceche ieri sono giunti i primi farmaci alla cannabis per uso medico coltivati in loco. Si tratta di Cannabis sativa L. con un contenuto di THC del 19 per cento e CBD meno dell’uno per cento. In totale, i contratti di fornitura in Repubblica Ceca prevedono che ogni coltivatore possa vendere 40 chilogrammi di cannabis, al mese.

“L’Istituto di Stato per il controllo della droga (SUKL) ha acquistato la prima cannabis per uso medico, sviluppata dalla società Elkoplast Slušovice Ltd. sulla base di appalti pubblici. La prima consegna, di un volume di 11,2 chilogrammi si trova nel magazzino di distribuzione SUKL, da lì, la canapa può essere distribuita in singole farmacie in tutta la Repubblica Ceca”, ha detto la portavoce SUKL Lucie Šustková.

Prezzo cannabis medica ceca in farmacia: 68 CZK/g più economica dell’Olanda

Il prezzo base ceco della cannabis destinata a medicinali è 68 corone per grammo. A questo si aggiunge il costo per la distribuzione e lo stoccaggio di 9,75 corone per grammo. Un ulteriore aumento di prezzo del 10% è dovuto all’IVA. Ne consegue che i farmaci prodotti in Repubblica Ceca saranno molto più economici di quelli olandesi.

Ricetta elettronica e normativa: come accedere alla cannabis terapeutica ceca

La cannabis a scopo terapeutico nella Repubblica Ceca è disponibile esclusivamente su ricetta elettronica. La norma che regola la distribuzione di cannabis terapeutica è operativa dal gennaio 2015, attualmente sono abilitati a queste ricette otto medici e 16 farmacisti. Il trattamento di cannabis è consentito dalla legge per alleviare i sintomi di pazienti affetti da cancro, sclerosi multipla o l’Aids.

Leggi anche il nostro articolo sulla legge ceca per il possesso di droghe  77817a45f4732123786ae3ee723412e4


Divinamente Management: come funziona il collettivo di spettacoli su misura

Divinamente management, intervista all'art director Simona Cecotti

“Focalizzare il più possibile la propria proposta in relazione all’evento a cui si partecipa o al prodotto che si sponsorizza.”

Questa in sostanza l’originale idea del collettivo Divinamente management, una proposta unica in Italia che sta riscuotendo un buon successo anche all’estero.

Tant’è che Italia Praga One Way ha incontrato l’art director Simonetta Cecotti, per capire dettagli in più sul progetto, a Praga, in occasione di un evento organizzato dall’hotel a gestione italiana Golden Wheel.

Divinamente Management: musicisti, attori e scenografi su misura

Un progetto nato nel 2012, dopo anni di esperienza sul campo e in grado di rivoluzionare tanto l’intrattenimento quanto il marketing. Difficile descrivere la sostanza di ciò che è proposto dal collettivo, anche perché l’idea di base è quella di adattare lo show in alle richieste del cliente – in altre parole, ogni show è costruito su misura e nessuno show è uguale agli altri.

Simonetta Cecotti, art director di Divinamente Management, intervistata da Italia Praga One Way

Musicisti con orecchio assoluto: improvvisazione e interazione col pubblico

Ballerini, attori e scenografi: il team completo dello show

Alla base di tutto, un collettivo di musicisti di altissima caratura, dotati, non ultimo, di orecchio assoluto, vale a dire musicisti di incredibile valore tecnico ma anche di ottima capacità di di improvvisazione. Elemento considerevole infatti, questi musicisti si muovono ed interagiscono direttamente col pubblico mentre suonano.

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Dunque un evento musicale alla base di tutto. Ma non finisce però qui: oltre ai musicisti, divinamente management coinvolge spesso ballerini e attori per un maggior coinvolgimento nello spettacolo. E in ultimo, o forse prima di tutto, anche un team di scenografi e costumisti in grado di adattare l’elemento estetico degli spettacoli (cominciando dai vestiti), al contesto in cui essi si svolgono.

Tre anni di collaborazioni: da matrimoni privati a brand nazionali

Non è dunque un caso se, in soli 3 anni di attività, divinamente management, oltre ad aver partecipato a matrimoni e ricevimenti privati, ha collaborato con Bauli, Ca’ del bosco – Francia Corta o Sammontana.

Art Director – Simonetta Ceccotti
Email: [email protected]
Indirizzo: Divinamente Management


Vincenzo Di Piazza: arte povera e materiali non convenzionali tra Pistoia e Praga

Vincenzo Di Piazza: artista italiano innamorato di Praga

L’arte moderna, ed in particolare quella astratta, è un terreno insidioso per la produzione artistica, che richiede una notevole abilità per creare opere di valore.

È necessario seguire molti canoni compositivi per far si che un’opera non figurativa risulti in grado di essere comunicativa, o che semplicemente, possa “stare in piedi” a livello compositivo, grazie al giusto mix di motivi e distribuzione di colori e, eventualmente, materiali.

Le opere di Vincenzo Di Piazza: arte povera e materiali non convenzionali

In questo senso, la maturità artistica raggiunta nel corso di pochi anni da Vincenzo di Piazza, artista pistoiese autodidatta, è impressionante.

Il sapere chimico nella scelta dei materiali poveri

Le sue opere si rifanno essenzialmente all’arte povera. Prevedono dunque,oltre all’impiego di vernici polimeriche non convenzionali, l’inserimento di attrezzi da lavoro, supporti in compensato, e vari materiali, per un effetto, spesso tridimensionale, che spesso si stacca dalla pittura e punta verso l’installazione. E non ultimo, una notevole padronanza della chimica.

Paolo Di Piazza: indipendenza espressiva e metodo impulsivo

Piuttosto curioso, anche il fratello Paolo di Piazza è artista e si dedica alla scultura. Ciò non di meno, sebbene spesso e volentieri i fratelli seguano percorsi artistici simili, in questo caso Paolo e Vincenzo hanno seguito percorsi autonomi. Non lavorano in sinergia e non c’è collegamento tra i loro lavori.

Tecnica e gestualità nella scultura di Paolo Di Piazza

Le opere nascono in poco tempo, prevedendo l’impiego di materiali che seccano in fretta, e Vincenzo di Piazza ha un approccio impulsivo ed immediato che tuttavia produce composizioni molto equilibrate, che spesso attirano l’occhio grazie all’incredibile effetto del colore da un lato e la creazione di motivi casuali eppure incredibilmente solidi, e spesso ricorrenti dall’altro.

Pagina di Vincenzo di Piazza
Alcune opere esposte presso Golden Wheel Boutique Hotel a Praga



Robert Balzar Trio e Gabriele Mirabassi in concerto a Brno e Praga

Gabriele Mirabassi e Robert Balzar Trio a Praga e Brno

Riceviamo e ripubblichiamo con piacere questo comunicato dell’’Istituto Italiano di Cultura di Praga.

L’Istituto Italiano di Cultura di Praga è lieto di annunciare il concerto del  Robert Balzar Trio con, ospite italiano, il clarinettista Gabriele Mirabassi, in programma al festival JazzFestBrno, venerdì 8 aprile 2016, alle ore 19.30 al Sono Centrum di Brno e sabato 9 aprile, alle ore 19.30, nella Chodovská tvrz a Praga.

Come raggiungere Sono Centrum di Brno: indirizzi e coordinate

Ecco come raggiungere il Sono Centrum di Brno, che si trova in Veveří 113, Brno, 616 00 ed ecco le coordinate da inserire nel vostro navigatore 49°12’34.5″N 16°35’19.5″E

La Chodovská tvrz di Praga potete semplicemente raggiungerla seguendo questa mappa. Non si trova lontano dalla fermata Chodov della linea rossa. Ma sicuramente potete trovare itinerari alternativi per raggiungerla.

Robert Balzar Trio: il migliore jazz ensemble ceco

Il trio del contrabassista Robert Balzar, formato nel 1996, è annoverato tra i migliori gruppi di musica jazzistica in Repubblica Ceca.

Gabriele Mirabassi: clarinettista jazz e ricercatore di musica sudamericana

Gabriele Mirabassi è jazzista dallo spirito libero; si muove con disinvoltura sia nella musica classica che nel jazz.robert balzar trio italia praga one way

Ha collaborato con numerosi artisti. Da anni svolge una ricerca approfondita sulla musica strumentale popolare brasiliana e sudamericana in
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Ha inciso una ventina di dischi. L’album “Canto di Ebano” è statoriconosciuto il “miglior disco dell’anno TopJazz 2008”.

Concerto a Brno con l’Istituto Italiano di Cultura

Il concerto organizzato a Brno si svolge in collaborazione con l’istituto.

Vi lasciamo un video di una performance del clarinettista Mirabassi.


Bohemians Praga: stadio Ďolíček, ultras e calcio danubiano da insider

Calcio praghese: quando gioca il Bohemians 1905

L’atmosfera è particolare. Se vi capita di passare da Praga un sabato in cui il Bohemians 1905 gioca in casa (di solito alle 15, ogni tanto alle 17), fateci un salto. Se invece vivete qui, e avete degli amici locali (cosa che a non tutti riesce) e sentite parlare di Bohemians o di Klokani (canguri) aggregatevi.

Lo stadio Ďolíček del Bohemians Praga: storia, capienza e tradizione

Il Bohemians è L’ALTRA squadra del quartiere di Vršovice. Il suo stadio (tram stop Bohemians, linea 22) dista non più di due chilometri dalla fantascientifica Eden Arena, dove gioca lo Slavia (tramstop Slavia, sempre linea 22).

Lo stadio – il Ďolíček – credo non sfigurerebbe nella nostra Lega pro: una tribuna coperta, la curva per i tifosi di casa e tre righe di panche sull’altro lato lungo del campo, metà delle quali destinate agli ospiti. Avrà capienza di forse 5000 posti e sarà costruito, e mai ristrutturato, ai tempi di Pepi Bican – tant’è che il comune lo vuol demolire.

Il Ďolíček
Il Ďolíček

Come arrivare al Ďolíček e prezzi dei biglietti

Tornando a noi, il secondo caso – cioè se andate allo stadio con degli autoctoni –  sarà particolarmente stimolante. Molto probabilmente quando arriverete al Ďolíček avrete già messo in groppa una discreta scimmia. Alle partite qui si va in tram o a piedi. Il secondo caso è il mio, e ci vado, di solito, con non meno di 3 slovacchi. Da casa mia al Ďoliček ci sono forse 30 minuti di camminata in discesa, durante la quale ci si fa fuori non meno di una svapora, una bottiglia di cola e una di Tuzemák – rum prodotto in ČR.

Una volta allo stadio, c’è solo da prendere il biglietto – 150 kč per le partite fighe, 100 per le altre. E si va in curva (kotel), no come i fighetti in tribuna coperta, perché lì si respira quell’atmosfera tipica di calcio danubiano.

Un’atmosfera composta al 50% dai cori (mai contro l’avversario), al 40% dall’afrore diffuso di pivo a párek (birra e salssice) e al 10% da altri aromi vegetali.

Il Bohemians 1905: la squadra di Panenka

Tifosi Bohemians: atmosfera, cori e tradizione ultrasta

Ma in realtà se arrivate nelle condizioni testé descritte, della partita vi frega poco. Conta prendere ancora pivo e magari una luganega (klobása), poi amen, si sta li, chi sa le parole canta, chi non le sa beve, fuma e spara cagate. Come dovrebbe essere e com’era ai tempi in cui la Cecolovacchia di Planička dominava il mondo pallonaro e Karel Poláček scriveva Muži v ofsajdu*.

Come gioca il Bohemians Praga: livello tecnico e stile di calcio

Comunque sia il Bohemians 1905 gioca piuttosto male, esprime un calcio pasta e fagioli, o se preferite, piccone e palla nel bosco. In Synot lotta per la salvezza, in Italia farebbe altrettanto una o due serie sotto, a occhio. Squadre ceche che se la giocherebbero in A sono forse 4 – Viktoria Plzeň, Mladá Boleslav (forse), Slavia e Sparta. Ecco se passate da Praga, ste ultime due squadre evitatele. In campo e fuori vedrete cose comuni anche nei nostri stadi, e allo stadio dello Sparta la birra è rigorosamente analcolica.

Allo stadio del Bohemians invece, vedrete quello che dovrebbe essere l’approccio dei tifosi, e dell’intero quartiere di Vršovice, a una partita di calcio.

* Muži v ofsajdu (Uomini in fuorigioco) è un libro che tratta le gesta di due tifosi di un’altra leggendaria squadra praghese – il Viktoria Žižkov. Pubblicato verso il 1928, purtroppo non è tradotto in italiano.

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Da notare, in risposta alla proposta di demolizione da parte del comune, le due scritte dietro alla curva: “Non molliamo il Ďolícek” e “Ďolíček, più che uno stadio”


Amadè Trio al Monastero di Milevsko: concerto IIC con Mozart e Verdi

Istituto Italiano di cultura presenta concerto Amadè Trio

L’Istituto Italiano di Cultura di Praga è lieto di annunciare il concerto dell’Amadè Trio (IT/CZ) in programma mercoledì 30 marzo 2016 alle ore 19.00 presso La Scuola Latina del Monastero di Milevsko (ceco), nella Boemia meridionale.

Amadè Trio: clarinettisti in Boemia

I tre clarinettisti Magistrelli, Romanò e Hejhal nel Monastero di Milevsko, Boemia meridionale.

Il Trio, formato dai clarinettisti Luigi Magistrelli, Cristina Romanò e Jan Hejhal, eseguirà musiche di W.A. Mozart, J. Haydn, A. Stadler e G. Verdi. Luigi Magistrelli ha studiato clarinetto al Conservatorio “G. Verdi” di Milano con il Maestro Primo Borali. Si è esibito da solista e anche in veste di 1° clarinetto con diverse orchestre nelle principali città d’Italia e all’estero. Ha registrato per Pongo Classica, Bayer Records, Nuova Era, Stradivarius, Arta Records e con l’orchestra “Filarmonica della Scala” diretta da Riccardo Muti per Sony Classical.

Logo o sede dell'Istituto Italiano di Cultura di Praga, organizzatore del concerto Amadè Trio 2016
Il monastero

Jan Hejhal: primo clarinetto del Teatro Nazionale di Praga a Milevsko

È docente di clarinetto presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano. Jan Hejhal è il 1° clarinetto dell’Orchestra del Teatro Nazionale di Praga, nonché docente al Liceo e Scuola di Musica di Praga. Il concerto si realizza in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura

Entrata a offerta libera


Febiofest 2016 a Praga: Marco Bellocchio e le anteprime italiane (17-25 marzo)

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Febiofest, torna il festival internazionale del cinema a Praga

Ritorna questa settimana Febiofest, il festival internazionale del cinema più importante di Praga.

Febiofest 2016 Praga: date, sedi e programma completo

L’edizione 2016 si svolgerà dal 17 al 25 marzo 2016 al Cinestar Anděl e al CineStar Praha – Černý Most.

Locandina Febiofest 2016, festival internazionale del cinema di Praga

Marco Bellocchio a Febiofest 2016: retrospettiva e premio Kristian

Una particolare attenzione sarà attribuita al cinema italiano con una retrospettiva dedicata a Marco Bellocchio, di cui saranno proiettati I pugni in tasca, Sangue del mio sangue e Buongiorno notte. Nel corso della serata inaugurale di Febiofest, il celebre regista, sceneggiatore e attore italiano sarà insignito dal Presidente del Festival, Fero Fenič, del premio Kristian “per il suo contributo alla cinematografia mondiale”.

Tre anteprime italiane a Febiofest 2016: Guadagnino, Carpignano, Messina

Oltre ai film di Bellocchio saranno presentate tre pellicole italiane in prima visione per la Repubblica Ceca: A Bigger Splash di Luca Guadagnino, Mediterranea di Jonas Carpignano e L’attesa di Piero Messina.

Sarà dedicata all’Italia anche  la serata del 20 marzo della sezione  Culinary Cinema. Il Febiofest è organizzato con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura di Praga.

Qui il sito del festival – In inglese

Ecco i principali eventi di scena a Praga e in Repubblica Ceca.


Poldi Libri: la casa editrice che traduce letteratura ceca da Brno

Italiani a Brno: il collettivo Poldi Libri, casa editrice veneta con il cuore in Repubblica Ceca

Studiare una lingua straniera è propedeutico all’emigrazione. In un periodo in cui gli italiani emigrano sempre più spesso per sventura, ovvero per le scarse offerte della madrepatria, Italia Praga One Way intervista tre italiani per cui l’emigrazione era certa già al momento della scelta di un corso di studi.

Parliamo di Salvatore Marchese, Davide Sormani e Michele Sirtori, fondatori della Poldi Libri, una casa editrice veneta ma diretta da Brno (Rep. Ceca), che traduce solo ed esclusivamente libri cechi.

Come è nata la casa editrice Poldi Libri

Come è nata la vostra idea di fondare una casa editrice?

(Marchese) L’idea è di Michele Sirtori. Consci del fatto che le grosse case editrici non sempre hanno interesse per le letterature di nicchia – per la letteratura ceca solo dopo invasioni di carri armati o rivoluzioni – tutti noi si stava lì a vagheggiare su chissaché. Michele invece propose di mettere in piedi una casa editrice e di curare i libri dalla traduzione alla distribuzione, passando per impaginazione, copertina, stampa. La sede legale sarebbe stata casa sua a Portovaltravaglia. Tutti vivevamo in luoghi diversi, ci eravamo però conosciuti in vario modo, perché studiavamo ceco a Venezia, anche se in anni diversi. Ci siamo dati delle regole che arginassero le iniziali tendenze anarchiche e oggi ci coordiniamo spesso anche solo via mail o via skype. Finora non siamo riusciti a riunirci neppure una volta tutti nello stesso luogo, ma la cosa non crea nessun problema.

(Sormani) Noi tutti volevamo tradurre, qualcuno di noi aveva provato a contattare senza successo alcune case editrici note. Quindi Michele ha detto: “Fondiamo una casa editrice”. Messa così sembra facile, ma ci vuole un matto come Michele per dare il la a una cosa del genere, e ci vogliono degli spregiudicati pronti a tutto come noi per attuarla. Nessuno di noi si stupirebbe di nulla, neanche di trovare i jeans in frigorifero. Quindi rispondere “sì” a Michele è stata una scelta ovvia.

(Sirtori) Volevamo tradurre testi che a noi interessavano ma che molti altri editori avrebbero trovato commercialmente poco attraenti. È come quando a un amico si consiglia un libro che amiamo: per farlo leggere ad altri però va prima tradotto e così abbiamo iniziato a fare.

Letteratura ceca: le pubblicazioni di Poldi Libri

Di che genere di pubblicazioni si occupa la Poldi libri?

(Sormani) Noi ci occupiamo solo di letteratura ceca tradotta in italiano. Questo stando ai fatti. Poi vagheggiamo spesso di possibili ulteriori espansioni ad altre lingue, però alla fine non lo si fa mai, per molti motivi. Primo, noi siamo tutti boemisti, quindi questa è la nostra specializzazione. Secondo, già così siamo al limite delle nostre capacità, la Poldi richiede tempo e lavoro, per ora non c’è la possibilità di aggiungere altra carne al fuoco.

Finanziamento di una casa editrice indipendente

Dato che siete volontari, da dove traete i fondi per mandare avanti la vostra attività?

(Sormani) All’inizio ci siamo tassati per avviare la cosa, ora reinvestiamo i proventi delle vendite.  Se le vacche sono particolarmente magre, si deve ricorrere a un’altra autotassazione. Ultimamente non è stato necessario, comunque nessuno di noi ha mai guadagnato niente a parte l’ovvia gloria che attende ogni boemista.

(Marchese)  Adesso che ci penso, con i guadagni della Poldi non ci siamo mai concessi nemmeno un caffé né una birra. Non ci è proprio mai venuto in mente. Molte traduzioni sono state finanziate con un sussidio dal Ministero della Cultura ceco. Zeus li benedica!

(Sirtori) Il nostro principale investimento è stato un’auto molto potente, che sovente parcheggiamo per brevi istanti davanti una banca, rigorosamente con il motore acceso.

I fondatori di Poldi Libri: oltre l’editoria

Oltre a mandare avanti la Poldi però dovete mandare avanti anche voi stessi. Al di là dell’attività culturale, cosa fate nelle vostre vite?

(Marchese) In effetti le attività della Poldi andrebbero catalogate sotto la voce “volontariato”, almeno fino al giorno in cui tutti gli italiani capiranno il valore della cultura ceca e della letteratura tutta, iniziando a leggere come matti ed esaurendo il nostro magazzino… Nel frattempo ognuno di noi ha il suo bravo lavoro per vivere: io insegno italiano in un istituto di lingue di Brno, Davide lo dirà da solo (per me è troppo complicato), Valeria De Tommaso è lettrice di Italiano presso l’Università Masaryk sempre a Brno e ha lavorato per anni per la De Agostini, due membri sono ancora in Italia (ma chissà un giorno, vedi mai!): Maria Elena Cantarello gestisce uno splendido bar, Stefano Baldussi lavora presso la Banca Etica.

(Sirtori) Io il pittore d’interni e il decoratore, aspirante pavimentista.

(Sormani) Io lavoro in una multinazionale occupandomi di ordini d’acquisto e altre amenità. Inutile tirarla per le lunghe, la cosa importante è che studiare serve: lavoro con molte lingue straniere, tranne quelle che ho fatto all’università.

Data la comune vocazione, devo porvi la fatal domanda a cui tutti noi abbiamo già risposto tre o quattrocento volte: cosa vi ha condotti allo studio del ceco? La ritenete una lingua difficile? E soprattutto, se poteste tornare indietro, lo rifareste?

(Sormani) Partiamo dal fondo, che è la più facile: lo rifarei. Del resto se dopo aver studiato ceco fossi venuto a vivere in Repubblica Ceca e avessi cominciato a tradurre  – il tutto odiando il ceco – sarei davvero un mentecatto. Al ceco sono arrivato di riflesso: iniziai con russo e inglese all’università, ma l’inglese non mi divertiva. Il ballottaggio fu tra serbo-croato e ceco, vinse il ceco. La difficoltà del ceco c’è e non c’è: la grammatica è complessa, ma se una persona è motivata, lo fa per scelta e studia regolarmente, di sicuro arriva a parlare e scrivere in ceco in modo accettabile. Ci sono due categorie di persone che spacciano il ceco per impossibile: i cechi che se la tirano e girano un po’ il coltello nella piaga delle difficoltà altrui. E gli stranieri che non vogliono mettersi veramente a studiare con regolarità e quindi se la menano con difficoltà insormontabili che non ci sono.

(Marchese) Non ti preoccupare è una domanda che ci si aspetta con la frequenza di un “Come va?”. I primi colpevoli sono naturalmente la letteratura ceca e la storia della ex-Cecoslovacchia: stavo studiando architettura a Venezia quando ho dovuto ammettere che stavo divorando troppi libri di quel paese, a cominciare da Hrabal, ’68 praghese etc. Ho lasciato architettura e mi sono iscritto a Lingue. Per di più a Venezia insegnava Sergio Corduas,non ho resistito. Quando piace, il ceco diventa una lingua facilissima, per lo stesso motivo parlo un inglese pessimo e rivoltante… Temo che rifarei le stesse cose, se potessi tornare indietro. A volte è impossibile fare altrimenti. Le altre passioni e curiosità vedrò di levarmele prima o dopo la pensione.

>>CONTINUA>>

Di Praga cosa pensate? Spesso i boemisti che hanno studiato in Moravia hanno sentimenti contrastanti riguardo alla metropoli. Io stesso non faccio esclusione, a dispetto di un percorso di studi quasi unicamente pragocentrico.

(Sirtori) Io sono un moravista di formazione e propensione, Praga la vedo si e no due volte all’anno. E’ stata una città molto bella ed affascinante, ora ha perso parecchio del suo smalto. A Praga invidio solo la metropolitana. E U Tygra. E il fiume. E il Caffè Slavia. E…

(Marchese) Praga è Praga, che discorsi. È una delle principali cause che fa ammalare di boemistica. Lapreferisco però un po’ a gocce da quando Disneyland ci si è trasferita nel centro.Non è snobismo, ma già soffrivo a Venezia per le valanghe di turisti e tutto ciò che comportano, che senso avrebbe subirle anche a Praga? Inoltre la “mammina con gli artigli” come la chiamava il solito Kafka, dopo la sedicente rivoluzione di velluto apriva tutte le porte al visitatore curioso, oggi non proprio. Infine non si fa a tempo a trovare il proprio locale preferito che la volta successiva già non c’è più. Ma ogni volta che la rivedo, porca miseria che tuffo al cuore! A questo punto dovrei spendere parole di lode su Brno. Mi suonerebbero però un po’ banali perché le ho ripetute infinite volte. Provo a riassumere così: Brno non ti trattiene ma ci si sta meravilgliosamente bene. Ed è a sole due ore da Praga…

(Sormani) La mia prima borsa di studio fu Praga, ci rimasi quattro mesi e mi piacque molto, a Praga torno regolarmente per la maratona o per vedere alcuni amici. Invece a Brno all’inizio feci un po’ fatica ad ambientarmi. Ora sto benissimo qui, ma l’astio di certi moravi nei confronti di Praga è per me insensato, fastidioso e sciocco. Del resto Praga è più grande, più bella, ci sono più soldi, c’è la metro. È normale che la gente di Brno nutra un po’ di invidia (tié).

Da emigrati, qual’è il vostro rapporto con la comunità italiana di Praga o di Brno? Siete membri attivi o le schivate e state nascosti come insegnava Epicuro?

(Sirtori) A parte due membri della Poldi e la mia famiglia, non ho praticamente contatti con altri italiani, non è snobismo, forse sono solo un tipo poco “comunitario”.

(Sormani) In questo sono piuttosto epicureo, inizialmente lo ero per motivi di studio: volevo studiare il ceco, quindi a che pro praticare l’italiano. Ora non cerco certo gli italiani, ma nemmeno li evito. Però negli anni mi sono costruito prevalentemente amicizie non italiane (non necessariamente ceche) e quindi gli italiani tendo a vederli poco.

(Marchese) Anche senza disturbare Epicuro, non credo che gli italiani all’estero tendano più a costituirsi in comunità: ormai lo abbiamo capito addirittura noi, ci sono italiani e italiani in Italia come all’estero. Quelli che non frequenterei in patria, non li frequento neppure qui. Ma forse Epicuro ci stava: quando ho deciso di aderire all’ANPI, ho scelto di iscrivermi alla sezione di Venezia anche se ce n’era una a Praga… O forse era campanilismo moravo?

Vi capita mai di saper spiegare qualcosa in ceco ma non in italiano? Io ho questo problema ogni volta che devo descrivere la mia posizione lavorativa o devo fare la dichiarazione dei redditi (sono cose che ho fatto solo qui).

(Marchese) Capita, capita… Anni fa ristrutturando casa avevo imparato a descrivere in ceco attrezzi, materiali e mansioni per poi accorgermi che per dire le stesse cose in italiano avrei avuto bisogno di un vocabolario. E poi ormai la nostra testa è un caos linguistico e per deformazione professionale andiamo in cerca delle minime sfumature che SOLO quella parola in QUELLA lingua o dialetto hanno. A volte mi piacerebbe fosse lecito parlare come il mio omonimo ne “Il nome della rosa”…

(Sirtori) Può capitare, è inevitabile se determinati argomenti vengono trattati in ceco per la prima volta. Io non sarei in grado di spiegare il gioco del Mariáš in italiano…

Quale è invece il vostro rapporto coi cechi?

(Sirtori) Direi buono.

(Sormani) Io ho mediamente un rapporto molto buono, anche se non si può fare di un’erba un fascio. Ci sono molte cose che mi piacciono dei cechi. Quindi parliamo di ciò che non mi piace: li trovo troppo formali (mi è capitato che una compagna di corso all’università mi desse del Lei, ma stiamo scherzando…), e purtroppo ultimamente si sta diffondendo un certo razzismo contro i rom. Vivendo vicino a Cejlsento spesso commenti intolleranti verso i rom, lo trovo semplicemente odioso.

(Marchese) Credo buono, ne sono ancora innamorato. Oltre a tutto verso le eventuali pecche altrui si è sempre molto accondiscendenti. È verso l’idiozia patria che ci si sente quasi responsabili e i rapporti si fanno quindi tesissimi. Qualcosa che mi infastidisce dei cechi? Spesso pensando di farmi un complimento sul mio abbigliamento, mi sono sentito dire: “Sembri proprio un mafioso” La prima volta sono rimasto sotto choc… E vagli a spiegare che ingiuria più grossa non potrebbero farmela. Temo sia però colpa dei film americani. Ah pure le numerose battute sui rom mi mandano in bestia.

Cosa pensate quando dicono che la Repubblica Ceca è nell’Europa centrale e si offendono se parliamo di Europa dell’est?

(Marchese) Hanno ragione e che cavolo! “Europa dell’Est” è una categoria mentale di chi è nato dalla parte occidentale della cortina di ferro.

(Sirtori) Forse è solo un qui pro quo: noi con est parliamo di geopolitica (il blocco orientale) e loro di geografia. Basta mettersi d’accordo, del resto anche i cechi pensano che il Monte Bianco sia esclusivamente in territorio francese.

(Sormani) Un vero boemista (come Salvatore) si dovrebbe indignare a sentir parlare di Europa dell’est, io però sono un boemista emancipato e in più ho studiato anche russo. Dipende dal contesto di cui si parla. Chi parla avendo in mente il contesto politico della guerra fredda, ha buoni motivi per parlare di est, e molto spesso chi non conosce la Repubblica Ceca parla avendo in testa la cartina politica dell’Europa dei decenni scorsi. Certo l’etichetta politica è obsoleta, ma è inutile fare la capa tanta a un malcapitato che non ne sa nulla. Se si vuole parlare di cultura invece, è difficile se non impossibile parlare di est.

>>CONTINUA>>

Cosa pensate invece se i cechi dicono di somigliare più ai tedeschi che agli altri popoli slavi? (Ho sentito pure questa)

(Sirtori) Io non l’ho mai sentita, ad ogni modo è vero che geograficamente e storicamente sono uno dei popoli con i contatti più stretti con le popolazioni di lingua tedesca, se poi la Škoda ha addirittura rilevato la Volkswagen, qualcosa vorrà pur dire…

(Sormani) Non so se ne siano convinti o se sia piuttosto un desiderio. Di fatto il mondo slavo viene spesso erroneamente identificato con il mondo russo, visti i recenti trascorsi è abbastanza normale che i cechi se ne vogliano distanziare. Poi la Germania è vicina e qui c’era una minoranza tedesca che ha fatto parte in modo profondo e radicato della cultura locale, certo più della cultura polacca o di quella croata. Però capovolgiamo il discorso: che cosa vuol dire essere slavi? Non c’è un modello slavo di riferimento. Un russo non è più slavo di un ceco o di un bulgaro, tutti sono slavi a modo loro, con culture profondamente diverse.

(Marchese) Tra le tante, anch’io l’ho sentita, ma è un’opinione che credo vada scemando. A ritmo ventennale circa, i cechi sentono il bisogno di ridefinire la propria identità nazionale. È in fondo una cosa sana e noi cecofili attendiamo col fiato sospeso.

Visto che siamo in tema, vedete eredità lasciate dal regime socialista?

(Marchese) Una certa propensione al seguire scrupolosamente norme e normette, oppure allo scavalcarle sperando di sfangarla, il che si sposa perfettamente alla nuova era dopo l’entrata nell’Unione Europea…

(Sirtori) Mi sembra naturale: se in Italia sono bastati vent’anni di regime fascista per condizionare tutt’ora la nostra società, non vedo perché i cechi non dovrebbero risentire di 50 anni di regime comunista. E’ anche vero che quest’argomento viene utilizzato come alibi (vedi ad es. la qualità dei lavoratori dell’edilizia…), ma se devo individuare un danno del comunismo, questo è l’invidia e la falsità che ancora sono presenti, non è un caso che Havel li citasse.

Secondo voi la scissione ceco-slovacca è stata una buona idea?

(Marchese) Rispondo così: non gliela perdoneremo mai! Anzi vi invitiamo a dire la vostra, rispondendo a quattro brevi domande del nostro sondaggio su questo tema.

(Sirtori) Assolutamente no, la Cecoslovacchia era sicuramente uno stato più vario, più interessante e più curioso da scoprire rispetto ai due stati separati, che sono sicuramente più omogenei ma anche più piatti. Poi ovviamente alcuni ne hanno tratto vantaggio, per queste persone è stata un’idea ottima. Ma per gli altri no, è stato di sicuro un impoverimento culturale e politico.

Per concludere, cosa pensate ci sia nel futuro della Repubblica Ceca? E nel vostro futuro? Qualcun’altro vuole emigrare? Qualcuno vuole tornare in patria?

(Sormani) Boh. Ho dimenticato il colombre in vasca da bagno, vado a chiedergli. Non so. Rispetto al casino in cui siamo noi italiani, la Repubblica Ceca almeno non rischia di uscire dall’Euro, il che è già qualcosa. Nel futuro della Poldi c’è un orizzonte limitato: come Poldi ragioniamo di libro in libro, avendone in programma un paio avremo di sicuro lavoro per un po’. Abbiamo la fortuna sfacciata che la terra è tonda, quindi andando avanti l’orizzonte si sposta sempre un po’ più in là. In patria io per ora non ci torno, ma non disprezzerei l’idea di trasferirmi in un paese caldo, magari al mare. L’unica cosa per me insopportabile della Repubblica Ceca è questa: il clima.

(Marchese) Siamo tutti in attesa che i cechi ci stupiscano (prima o poi), lasciamoli fare. Quanto a noi, che tanti italiani ancora vogliano emigrare, è sotto gli occhi di tutti, che resterà più in Italia? Comunque da vecchi si diventa nostalgici e quindi vorrei invecchiare a morire guardando il mare a Venezia o a Palermo

(Sirtori) La Rep. Ceca si annetterà legalmente la Germania, la nuova capitale sarà Humpolec. Io sarò imperatore della rinata Grande Moravia (comprendente la piccola Boemia e la minuscola Germania). Ragionevolmente ritengo che qualcun altro (con o senza apostrofo) possa desiderare di emigrare, ma non chiedetemi chi, da dove e verso dove. Lo stesso vale per l’ultima domanda, escludendo però un bel po’ di italiani.


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