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Krušnohoří: Patrimonio UNESCO e i 5 siti minerari cechi che hanno rivoluzionato il mondo

krušnohoří - mědník
Collina di Mědník - By The photonaut - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=89477774

Patrimonio UNESCO Krušnohoří: la regione mineraria al confine sassone-boemo

L’area delle Krušnohoří è caratterizzata da una serie di monumenti industriali legati all’attività mineraria storica della regione, durata circa 800 anni. Dopo decenni di sforzi da parte di governi, università, associazioni e musei tedeschi e cechi, nel luglio 2019 la regione è stata finalmente iscritta nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco.

I siti minerari cechi iscritti a UNESCO: elenco e caratteristiche

Un totale di 22 siti sono stati inclusi nell’elenco di questa importante regione: 17 in Germania e 5 in Repubblica Ceca. In questo articolo ci concentreremo sulla parte ceca (ma va là), quindi sulle seguenti località: il paesaggio minerario di Jáchymov; il paesaggio minerario del triangolo Abertamy – Boží Dar – Horní Blatná; la Torre Rossa della Morte (Rudá věž smrti); il paesaggio minerario di Krupka e il paesaggio minerario di Mědník.

L’impatto globale dell’estrazione: argento, uranio e la nascita del dollaro

I ricchi giacimenti di argento, stagno, cobalto e uranio hanno dato sviluppo, fin dal XII secolo, all’industria mineraria, che è poi stata la forma di economia dominante dell’intera regione fino al XX secolo. Tutto ciò ha avuto un enorme impatto sulle modalità, tecnologie e progresso del settore minerario e metallurgico, che hanno finito per influenzare tutto il mondo.
Anche il paesaggio è stato condizionato dall’attività mineraria, creando un’
identità e un’autenticità che non hanno eguali in nessuna parte del globo.

L’obiettivo principale della salvaguardia di queste zone è preservare la storia dell’estrazione dei minerali nelle Krušnohoří dal XII al XX secolo. Allo stesso tempo, dovrebbe aiutare e promuovere il sostegno di un turismo sostenibile e l’ulteriore sviluppo dell’area.

Jáchymov: la culla dell’argento europeo e dell’uranio mondiale

Poco dopo la sua fondazione, nel 1516, Jáchymov divenne per breve tempo la più importante zona di estrazione dell’argento in Europa e nel mondo. Jáchymov è generalmente considerata una delle culle delle scienze minerarie, le cui fondamenta furono gettate nel XVI secolo da Georgius Agricola, umanista e mineralogista tedesco. Il suo trattato in 12 volumi “De re metallica”, pubblicato nel 1556, può essere considerato il primo studio scientifico completo sull’estrazione mineraria e la metallurgia.
L’opera rappresentò il punto di riferimento nel campo dell’attività mineraria per i due secoli successivi.

Grazie all’enorme produzione di argento, Jáchymov divenne centrale anche per lo sviluppo dei sistemi monetari. Nel 1520 la zecca reale locale iniziò a coniare i tolari d’argento di Jáchymov (in ceco Jáchymovský tolar, in tedesco Joachimstaler), su esempio dei Guldengroschen (o Guldiner) sassoni. Questa moneta gettò le basi per il sistema commerciale tolare, che venne applicato in molti paesi europei da li fino alla fine del XIX secolo.
Curiosità: il nome del dollaro statunitense deriva proprio dal tolar di Jáchymov. E pure oggi ne avete imparata una.

Jáchymov nel XVI secolo: architettura rinascimentale e la prima scuola mineraria

Nel XVI secolo a Jáchymov fu creato un insieme unico di architettura tardo gotica e rinascimentale, come la chiesa di San Gioacchino (Svatého Jáchyma), la chiesa di Tutti i Santi (kostel Všech svatých), la Zecca Reale (Královská mincovna), oggi museo, il municipio e numerose case nel centro della cittadina.
Nel 1716 fu fondata la prima scuola mineraria statale al mondo, che divenne un modello per la creazione di strutture simili sia nell’impero austro-ungarico che nel resto d’Europa.

Krušnohoří
Krušnohoří, Důl Mauritius – copyright https://www.krusnohorci.cz/unesco

Estrazione dell’uranio a Jáchymov

Sempre a Jáchymov, dal XIX secolo si iniziò ad estrarre un nuovo minerale, l’uranio.

L’anno 1840 segna la prima estrazione sistematica di uranio al mondo.
Inizialmente l’uranio veniva usato per creare inchiostri. Successivamente, dopo che Marie Curie-Sklodowská e suo marito Pierre Curie, nel 1898, isolarono i nuovi elementi radio e polonio, Jáchymov ebbe il monopolio della produzione di radio fino alla prima guerra mondiale.
Nel 1906 venne fondata la prima stazione termale al radon al mondo, utilizzando l’acqua della miniera radioattiva locale per curare i disturbi muscolo-scheletrici.

Jáchymov conobbe la più grande espansione dell’estrazione dell’uranio dopo la seconda guerra mondiale. In quel periodo l’uranio locale veniva esportato principalmente in Unione Sovietica, dove fu anche utilizzato per produrre la prima bomba atomica russa, fatta esplodere nel 1949. Durante il dopoguerra, il regime comunista vi istituì campi di lavoro, in cui gli oppositori erano forzati ad estrarre uranio ed altri minerali destinati alle armi.

I luoghi più rilevanti della zona mineraria Unesco di Jáchymov sono descritti qui.

Triangolo minerario Abertamy – Horní Blatná – Boží Dar

Il paesaggio culturale minerario del triangolo Abertamy – Horní Blatná – Boží Dar.

La zona delimitata dalle cittadine Abertamy – Boží Dar – Horní Blatná rappresenta un vasto paesaggio minerario relitto, oggi scarsamente popolato e per lo più ricoperto da foreste.
Questo territorio presenta singolarità legate all’estrazione dello stagno, del ferro e di altri minerali, portata avanti dal XVI al XX secolo.

Il fossato di Blatenský (Blatenský vodní příkop) è un canale artificiale di 12 km che attraversa l’area, unendo Horní Blatná a Boží Dar, e veniva utilizzato per l’estrazione dei minerali. La costruzione del fossato iniziò nel 1540 e con il tempo il suo corso venne modificato più volte. L’acqua delle torbiere di Boží Dar veniva utilizzata per azionare le macchine presenti nelle miniere della regione.

È anche doveroso menzionare che la tecnica del panning era largamente usata per la ricerca dello stagno. Ciò è dimostrato dalla presenza di cumuli di residui minerari, detti sejpy (cassaforti) in ceco, sulla collina d’oro (Zlatý Kopec) e lungo il fiumiciattolo Černá, nei pressi di Boží Dar.

Gigantesche miniere di superficie e gallerie sotterranee, che non hanno eguali in altre parti del mondo, sono ancora visibili in quest’area, citiamo: le fosse del lupo (Vlčí jámy), la miniera di Červená jáma (il pozzo rosso) e il sotterraneo della miniera di Mauritius. Qui si trova la lista di tutti i luoghi di rilievo di quest’area.

Rudá věž smrti: la Torre Rossa della Morte di Krušnohoří

La Torre Rossa della Morte (Rudá věž smrti), situata nel villaggio di Vykmanov, vicino a Ostrov, commemora e documenta le sofferenze dei prigionieri politici che furono detenuti in condizioni disumane nei campi di lavoro forzato di Jáchymov negli anni 50.

Il complesso, dominato da una torre di sette piani in mattoni rossi, servì negli anni 1951-1956 come impianto centrale di trattamento e smistamento dell’uranio estratto non solo nella regione di Jáchymov, ma anche in altre aree dell’allora Cecoslovacchia. Il luogo faceva parte del campo di lavoro forzato Vykmanov II (nome in codice “L”), istituito nel 1951, in cui furono internati 300 prigionieri politicamente scomodi. La Torre Rossa della Morte era uno dei luoghi di lavoro più pericolosi nella regione di Jáchymov, poiché tutti coloro che vi lavoravano non indossavano nessun dispositivo di protezione ed entravano in contatto diretto con il materiale radioattivo.

I prigionieri erano costretti a prendere il materiale dai carri e trasportarlo fino all’ultimo piano della torre. Da li dovevano gettarlo su enormi setacci, attraverso i quali il minerale si rompeva e cadeva al piano terra. Li c’erano altri prigionieri, il cui compito era quello di spostare il minerale frantumato all’interno di barili di ferro (alti 50 cm e con un peso massimo di 80 kg), usando mazze di legno. I barili poi venivano sigillati e portati in Unione Sovietica in treno.

Attraverso quest’attività si sollevavano enormi nuvole di polvere radioattiva, che con il vento si spargeva per tutto il campo, oltre che ad essere respirata, ingoiata e a rimanere sui vestiti e sulla pelle.

L’intero campo di lavoro fu abolito nel 1956.

Krupka: il paesaggio minerario tra storia e sostenibilità

Krupka rappresenta la più antica area mineraria di stagno delle Krušnohoří ed uno degli insiemi di monumenti architettonici meglio conservati sul versante ceco. Oltre all’estrazione dello stagno e del rame, risalenti già al XIII secolo, dal XIX secolo a Krupka si estrassero altri minerali, tra cui il tungsteno.

La tutela Unesco si applica principalmente al paesaggio delle vecchie zone minerarie, che comprende la città alta di Krupka, con le gallerie, i cumuli e le depressioni. Qui si trovano l’entrata alla miniera Starý Martin, che vanta di avere la venatura di stagno più lunga dell’Europa centrale; il museo tecnico dei minatori e il vecchio sentiero minerario che portava da Krupka alta a Krupka bassa.

La protezione si applica anche all’architettura, realizzata in connessione con le attività minerarie. La città bassa di Krupka ha conservato una struttura urbanistica medievale, il cui nucleo storico è dato dalle rovine del castello, successivamente usato come sede di un ufficio minerario. Continuando per il centro storico, si notano edifici sacri di pregio artistico e case borghesi di stampo medievale o rinascimentale. Per esempio: la chiesa gotica dell’Assunzione della Vergine Maria, con l’adiacente campanile minerario; la chiesa gotica dello Spirito Santo (svatého Ducha); la chiesa cimiteriale rinascimentale di Sant’Anna (svaté Anny);  case storiche, e una vecchia fucina.

Mědník: il paesaggio minerario della collina storica

La collina di Mědník, ovvero la collina del rame, si trova nel villaggio di Měděnec e presenta una singolare concentrazione di miniere. Sulla collina si trovano i resti di circa 80 gallerie, pozzi e miniere databili dal XV al XIX secolo, che documentano i vari metodi di estrazione del ferro e del rame.

I punti minerari più importanti di questa località storica sono la galleria di Marie Pomocné (Vergine Maria Ausiliatrice) e quella della Země zaslíbená (terra promessa), parzialmente aperte al pubblico rispettivamente nel 2007 e nel 2012. Si aggiunge l’ex miniera di Měděnec, operativa negli anni 1968–1992 come ultima miniera di ferro nelle terre ceche. Un importante monumento nella zona protetta sono anche i resti di una cava di calcare tra il villggio di Kovářská e la cittadina Loučná pod Klínovcem. Questo monumento tecnico è la più antica fornace per la calce conservata in Boemia.

Dal punto di vista storico-architettonico, è di rilievo la cappella barocca dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria, datata 1674.

Altri patrimoni UNESCO della Repubblica Ceca: la lista completa


Fiera Libro Praga 2024: Italia ospite d’onore con autori e classici del Novecento

Vystaviště, sede della fiera internazionale del libro di Praga
By Vity - Own work, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2062978

Italia ospite d’onore alla Fiera del Libro di Praga

Riportiamo il secondo comunicato stampa relativo alla partecipazione dell’Italia come paese ospite d’onore della XXVII edizione della fiera internazionale del libro di Praga, in programma a Holešovice dal 9 al 12 giugno.

La XXVII edizione della più importante iniziativa dedicata all’editoria e alla letteratura internazionale della Repubblica Ceca, la fiera Fiera internazionale del libro di Praga (Svět knihy Praha), in programma dal 9 al 12 giugno nell’area fieristica di Holešovice, vibrerà dell’atmosfera e del calore di una piazza italiana grazie a un programma ricco e variegato predisposto col sostegno dell’Ambasciata d’Italia, dell’IIC di Praga, dell’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, della CAMIC – Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca e dell’AIE – Associazione Italiana Editori. La partecipazione italiana si tiene sotto l’egida del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, nel quadro della campagna di “nation branding” beIT.

La scelta dell’Italia come ospite d’onore vuole anche sottolineare un’importante ricorrenza dell’Istituto Italiano di Cultura, che opera a Praga da ben 100 anni: un secolo di collaborazione che testimonia il persistere di relazioni culturali durature e sempre vive tra i due paesi. L’attuale edizione celebra inoltre il 90° anniversario dalla nascita di Umberto Eco, romanziere, saggista e semiologo di fama mondiale. Come motto dell’edizione di quest’anno la Fiera del Libro ha infatti scelto una sua citazione tratta da “Il nome della rosa”: “Noi viviamo per i libri. Dolce missione in questo mondo dominato dal disordine e dalla decadenza”.

Classici del Novecento

Un particolare focus sarà dedicato alle traduzioni più recenti dei grandi autori del Novecento, saranno presentate due nuove traduzioni di opere di Italo Calvino, uno dei più importanti scrittori italiani del XX secolo. Si tratta di “Palomar”, sorta di esperimento tra prosa e saggistica, e della versione integrale de “Le cosmicomiche”. Tra i classici della letteratura italiana si parlerà anche di Elsa Morante, con la presentazione della prima traduzione ceca de “L’Isola di Arturo”.

Autori italiani alla Fiera Libro Praga 2024: Di Pietrantonio, Ardone, Auci

Nel corso della rassegna i lettori avranno modo di incontrare non solo scrittori già noti in traduzione ceca, ma anche autori di romanzi di prossima uscita. Parteciperanno alla Fiera Donatella Di Pietrantonio, narratrice brillante che con “L’Arminuta” e “Borgo Sud” ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti. Poi Viola Ardone, una delle più note scrittrici italiane del momento, che presenterà “Oliva Denaro”, un’intensa storia di formazione di grande impatto emotivo; Stefania Auci che introdurrà la traduzione ceca de “L’inverno dei leoni”, seguito de “I leoni di Sicilia”, avvincente saga familiare incentrata sull’ascesa della dinastia dei Florio; Claudia Durastanti che presenterà il romanzo “La straniera”, basato sulla sua vicenda di figlia di genitori sordi; Gianfranco Calligarich, di cui il pubblico ceco ha apprezzato “L’ultima estate in città”; Francesca Melandri che presenterà “Eva dorme”, un romanzo pluripremiato caratterizzato da una potente storia di lotta e riconciliazione a metà tra storia familiare e romanzo storico, e Guido Sgardoli, uno dei più tradotti tra gli scrittori italiani per ragazzi, presente nei cataloghi cechi con il libro “The stone. La settima pietra”. Per la saggistica parteciperà Luigi Zoja, psicanalista, autore di volumi di rilievo internazionale tradotti anche in ceco, che discuterà con l’economista e filosofo Tomáš Sedláček.

Graphic novel Silvio Pellico | Spielberg: il bicentenario

In occasione del bicentenario dell’incarcerazione dello scrittore Silvio Pellico nella fortezza ceca dello Spielberg di Brno, la Fondazione Eleutheria presenta “Silvio Pellico | Spielberg 1822 – 2022”, graphic novel di Eugenio Belgrado ispirata a “Le mie prigioni”, celebre libro di memorie del patriota italiano.

Programma professionale e incontri B2B alla Fiera

Nel padiglione italiano saranno presenti con un proprio spazio 10 case editrici e società di distribuzione: Edizioni del Baldo, Edizioni E/O, Giulio Einaudi, Giunti Editore Bompiani, GLU distribuzione, Gruppo Mondadori, Miraggi, Sassi Junior, Storie Cucite e White Stared Publishers; mentre Alma Edizioni, Edilingua, Gruppo Albatros, Gruppo Editoriale San Paolo, Kimerik Edizioni, Mimebù Edizioni, Narratè e ZOOlibri invieranno del materiale librario.

Nell’ambito della Fiera si terranno dei seminari professionali con la partecipazione, tra gli altri, del presidente del CEPELL – Centro per il Libro e la Lettura, il giornalista e critico letterario Marino Sinibaldi (“Il libro è  wireless: Strategie per promuovere la lettura e il futuro dei libri nella società tecnologica”), del responsabile del portale “newitalianbooks” dedicato alla promozione del libro italiano all’estero, Paolo Grossi, della direttrice della Bologna Children’s Book Fair, Elena Pasoli (“Il presente e il futuro delle fiere dei festival letterari”), della Rights Manager della casa editrice E/O, Emanuela Anechoum (“La posizione delle case editrici indipendenti nel mercato librario europeo” e “Talento o marketing? Come nasce un best seller“), di Simone Fenoil, che illustrerà le attività della Scuola Holden e le nuove tendenze nell’insegnamento della scrittura creativa, e del direttore della casa editrice Miraggi Alessandro De Vito (“Presentazione delle collane editoriali dedicate alla letteratura ceca”).

Svět knihy Praha: la fiera letteraria più importante della Repubblica Ceca

Negli appuntamenti degli ultimi anni i quattro giorni della Fiera internazionale del libro di Praga hanno registrato una media di 50.000 visitatori, 400 espositori, 800 ospiti e 650 programmi di accompagnamento per edizione.

Nonostante le restrizioni sanitarie dello scorso anno, anche l’edizione 2021 della fiera internazionale del libro di Praga ha potuto vantare 34.000 visitatori, 288 espositori, 607 ospiti e 481 programmi, con l’aggiunta di 11 mostre; mentre i Paesi presenti sono stati 27.

Per ulteriori informazioni sui biglietti e sul programma: https://www.svetknihy.cz/

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La nuova voce del tram di Praga: 4 candidate in finale e tu voti

Voce del tram T3
Pavel Hrdlička (Czech Wikipedia user Packa) / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)

Il suono immutabile dei tram di Praga: l’eredità sonora

Da quando sono arrivato qui in Erasmus nel 2006, se c’è una cosa che a Praga non è cambiata è la voce del tram. Insomma, quella che dice “Sparta, příští zastávka: Hradčanská”.

Ma pare che anche per la voce del tram (e degli autobus) sia giunto il momento della pensione. Dagmar Hazdrová, l’annunciatrice che abbiamo sempre sentito, ha oramai 88 anni, e ha ricoperto il suo ruolo del trasporto pubblico di Praga dal 1996.

Sicché, il DPP ha cominciato le selezioni per una nuova voce.

Le 4 voci candidate per la nuova voce del tram di Praga

Come votare la nuova voce del tram entro il 19 giugno

E ora che siamo arrivati alla finale, il DPP ha lanciato un sondaggio con 4 voci da votare. Il sondaggio è disponibile qui (schiacciate su “Vstoupit do Ankety” e potrete scegliere). La votazione si concluderà il 19 giugno. Possiamo scešgliere tra due voci maschili e due femminili e, a sentire il DPP si tratta di doppiatori o attori di teatro. Le voci per ora restano anonime, così che i nomi non influiscano sulla decisione.

Come ascoltare le nuove voci sui tram: linee 9 e 136 con QR code

È possibile già sentire queste 4 voci in alcuni segmenti della linea 9 del tram e della linea 136 dell’autobus. Non tutti i veicoli che fanno queste tracce hanno le voci nuove, quelli designati sono contrassegnati con speciali etichette che includono anche un codice QR. Scannerizzando questo codice QR parte il redirect al sondaggio online.

Diecimila fermate a Praga: la sfida di aggiornare tutto il sistema

Ci sono oltre diecimila fermate nella rete di trasporto integrato di Praga, cioè nella capitale e nelle zone circostanti della Boemia centrale. Gli annunci vengono aggiornati in maniera continua (soprattutto a causa delle výluky mi vien da dire).

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Museo del gas di Praga Michle: storia dell’impianto e come visitarlo

Il museo del gas di Praga
Il museo del gas di Praga - il copyright di questa foto ci appartiene

Museo del gas di Praga: inaugurazione

Il museo è stato aperto nel 1999 all’interno di uno degli edifici storici dell’ex impianto industriale per la produzione di gas (Pražská plynárenská a.s.).

Nei primi anni del XX secolo esistevano alcune piccole stazioni di servizio sul territorio di Praga, ma queste riuscivano a rifornire solo aree circoscritte. Con laumentare della richiesta di gas, si decise quindi di costruire un complesso centrale nella zona di Michle, allora in piena campagna.

Inizialmente, il nuovo impianto forniva 30 milioni di m3 di gas all’anno. Dopo le successive due fasi di ampliamento raggiunse una capacità di 100 milioni di m3 all’anno.

L’architettura funzionalista e la scultura Věda a práce

Il progetto fu redatto in stile funzionalista dall’architetto ceco Josef Kalous (famoso per essersi occupato del padiglione A del centro esposizioni di Brno) e la costruzione avvenne tra il 1925 e il 1927.

L’ingresso del complesso fu decorato con la scultura in bronzo Scienza e Lavoro (Věda a práce) dello scultore Ladislav Šaloun. In forma allegorica, il minatore che estrae il carbone rappresenta il lavoro e la donna che trasforma il carbone in gas rappresenta la scienza. La donna tiene in mano un pezzo di carbone, da cui, in ricorrenze particolari, fuoriesce una fiamma a gas.

La cerimonia di apertura dellimpianto si tenne il 18 e 19 maggio 1927.

Incendio e chiusura

La ricostruzione postbellica

Il 6 gennaio del 1961 scoppiò un incendio in uno dei serbatoi del gas. Il gasometro a stantuffo in questione era alto 84 metri e largo 50 e al momento dell’incendio era quasi pieno (conteneva 147.000 m2 di gas). L’intera area venne stata evacuata, nessuno rimase ferito e l’incendio venne sedato in un giorno.

Limpianto di Michle cessò definitivamente la produzione di gas nel 1975, in concomitanza con il completamento di un nuovo impianto, più moderno, a Horní Měcholupy.

Ciò che si vede oggi è un complesso ricostruito negli anni 90 in modo molto accurato, che replica lo stile originale e mantiene parte degli edifici. A questo link si possono osservare le foto del prima e dopo, a confronto.

Il museo

Le collezioni: dalla tecnica ai contatori del gas

La prima parte del museo racconta la storia e lo sviluppo dell’industria del gas nel mondo e, in particolare, nelle terre ceche. Questa esibizione include pannelli, mappe e documenti disposti in ordine cronologico e menziona le personalità più rilevanti dell’industria del gas.
La seconda parte lascia spazio alla tecnica e offre una panoramica dei modelli degli impianti di produzione ed estrazione di gas, dei serbatoi per lo stoccaggio e dei gasdotti. Le attrazioni includono i resti della prima stazione di servizio di Karlín del 1847 e il gasdotto del ponte Carlo del 1878.

Infine, nell’ultima parte, è presente un’estesa collezione di oggetti e apparecchi a gas: stufe, ferri da stiro, piastre per capelli, un proiettore di diapositive soprannominato “Laterna Magica”, la lavatrice automatica Moretta, un frigorifero, una macchina per la tostatura del caffè e tanto altro. Sono inoltre presenti oltre 100 contatori del gas di vario tipo, dal più antico della Repubblica Ceca (di Siry, Lizars & Co., del 1873), ai contatori a gettoni Glozarl e ai più recenti contatori del gas intelligenti.

Come visitare il museo

Come visitare il museo del gas gratuitamente: prenotazione e orari

Il museo è aperto gratuitamente al pubblico solamente durante alcune feste nazionali e altre giornate speciali.

Per visite al di fuori di queste occasioni si deve prendere un appuntamento chiamando il +420 725 766 517, oppure scrivendo un’email a Jan Žákovec ([email protected]).
Non fatevi scoraggiare! Il tutto è molto semplice e veloce e il signor Žákovec, che vi farà da guida, è una persona molto affabile e amichevole. Oltretutto è anche uno dei lampionai (lampáři) che accendono i lampioni a gas nel centro storico di Praga durante il periodo natalizio.

La visita è sempre gratuita e all’interno del museo troverete alcuni opuscoli in inglese.

Altro dalla sezione altra Praga 


Up For Travellers: la conferenza sul turismo sostenibile all’IIC di Praga

CS UP FOR TRAVELLERS
Copyright IIC

Conferenza UP FOR TRAVELLERS all’IIC di Praga

Trasmettiamo il comunicato stampa relativo alla conferenza UP FOR TRAVELLERS svoltasi ieri all’IIC di Praga.

Con tre focus sullo stato dell’arte del settore turistico nel campo dello studio, della ricerca e della sperimentazione è stato lanciato oggi, 11 maggio 2022, nella Cappella barocca dell’Istituto Italiano di Cultura di Praga, il progetto Up For Travellers, “una introspettiva sul turismo che incontra l’uomo e lo scopre viaggiatore” promossa dalla società Sardegna Travel col sostegno dell’IIC di Praga e della CAMIC – Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca.

L’appuntamento praghese ha proposto una riflessione articolata intorno al viaggio, al viaggiatore e alla complessità dello strumento turismo, sia dal punto di vista teorico sia sotto il profilo operativo, presentando anche contenuti progettuali in fase di realizzazione nell’isola della Sardegna. Partendo dal Codice mondiale di etica del turismo e dal quadro normativo europeo del settore, sono state approfondite le componenti legate all’innovazione, alla digitalizzazione e alla mobilità sostenibile del settore turistico, con riflessioni sul viaggio come racconto e dialogo interculturale, nonché sull’armonia relazionale che unisce l’uomo al paesaggio. Tra le buone prassi legate alla Sardegna, sono stati presentati il Cammino minerario di Santa Barbara tra paesaggio culturale e paesaggio rurale, la piattaforma globale per le guide digitali SmartGuide focalizzata sul fenomeno del “neverending tourism” e alcuni percorsi per un’accoglienza sostenibile in cui il territorio viene interpretato come uno spazio polifunzionale.

Come ha sottolineato l’Ambasciatore d’Italia in Repubblica Ceca Mauro Marsili in apertura dei lavori, “Up For Travellers” si prefigge di interrogare il turismo e le sue possibili prospettive in uno scenario di “imprevisti” che hanno ridisegnato tempi, modi e approcci al viaggio e dove gli attori dell’ecosistema turistico sono chiamati a ripensarsi per dare risposte ad una domanda radicalmente cambiata.

Introduzione alla conferenza con i relatori

La conferenza è stata introdotta dalla Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, Alberta Lai, dal Presidente della CAMIC, Danilo Manghi e dal General Manager di Sardegna Travel, Antonio Costantino.

Relatori e ospiti della conferenza di turismo sostenibile a Praga

Tra i relatori, alcuni intervenuti in presenza, altri in collegamento video, si segnalano gli interventi di Ramune Genzbigelyte-Venturi della Direzione generale del mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI della Commissione Europea , del Direttore esecutivo dell’Associazione dei tour operator della Repubblica Ceca, Michal Veber, del Manager della Grimaldi group, Alberto Portolano, dell’ordinario di Diritto del Turismo e di Diritto della navigazione e dei trasporti alla facoltà di Economia dell’università di Sassari, Francesco Morandi, del professore di Geografia dell’università di Tor Vergata, Simone Bozzato, e del presidente della fondazione Eleutheria Augusto Razetto. Maggiori informazioni sul progetto: https://www.travelphilosophy.it/

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Fiera del Libro di Praga 2024: Italia ospite d’onore con Donatella Di Pietrantonio e Viola Ardone

fiera internazionale del libro di Praga

Italia ospite d’onore al Libro di Praga

Riportiamo il comunicato stampa relativo alla partecipazione dell’Italia come paese ospite d’onore della XXVII edizione della fiera internazionale del libro di Praga, in programma a Holešovice dal 9 al 12 giugno.

Quando e dove: date e location della Fiera del Libro 2024

La XXVII edizione della più importante iniziativa dedicata all’editoria e alla letteratura internazionale della Repubblica Ceca, la fiera internazionale del libro di Praga (Svět knihy), in programma dal 9 al 12 giugno nell’area fieristica di Holešovice, vibrerà dell’atmosfera e del calore di una piazza italiana anche grazie a un programma ricco e variegato predisposto col sostegno dell’Ambasciata d’Italia, dell’Istituto Italiano di Cultura, dell’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, della CAMIC – Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca e dell’AIE – Associazione Italiana Editori.

La partecipazione italiana si tiene sotto l’egida del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, nel quadro della campagna di “nation branding” beIT.

“Il cuore della Fiera internazionale del libro di Praga quest’anno batterà per l’Italia”, hanno dichiarato Radovan Auer e Guillaume Basset, rispettivamente Direttore generale e Direttore artistico della rassegna. “La scelta dell’Italia come ospite d’onore vuole anche sottolineare un’importante ricorrenza dell’Istituto Italiano di Cultura, che opera a Praga da ben 100 anni. Un secolo di collaborazione che testimonia il persistere di relazioni culturali durature e sempre vive tra i due paesi” hanno aggiunto gli organizzatori nel comunicato stampa di presentazione del festival.

L’attuale edizione celebra inoltre il novantesimo anniversario dalla nascita di Umberto Eco, romanziere, saggista, filosofo e semiologo di fama mondiale, di cui sono noti anche i legami con Praga. Come motto dell’edizione di quest’anno la Fiera del Libro ha infatti scelto una sua citazione tratta da “Il nome della rosa”: “Noi viviamo per i libri. Dolce missione in questo mondo dominato dal disordine e dalla decadenza.”

Nel corso della rassegna i lettori avranno modo di incontrare non solo scrittori già noti in traduzione ceca, ma anche autori di romanzi di prossima uscita. Il programma infatti si concentra su alcune figure di spicco che meglio rappresentano la scena letteraria italiana contemporanea e le cui opere sono state tradotte in ceco negli ultimi due anni.

Donatella Di Pietrantonio: dall’Arminuta al premio Strega

Donatella Di Pietrantonio, narratrice brillante che con “L’Arminuta”, storia dura e al tempo stesso poetica di una ragazza adottata e poi restituita ai propri genitori biologici, ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra i quali il premio Campiello e il David di Donatello per la sceneggiatura del film tratto dal romanzo; mentre con “Borgo Sud” è stata finalista del premio Strega.

Viola Ardone e il Treno dei bambini

Poi Viola Ardone, una delle più note scrittrici italiane del momento, la cui fama ha varcato i confini nazionali grazie al romanzo “Il treno dei bambini”, potente e toccante storia ambientata nell’Italia del dopoguerra tradotta in più di trenta lingue, tra cui il ceco, che presenterà “Oliva Denaro”, un’intensa storia di formazione di grande impatto emotivo.

Altri autori italiani in programma

Tra i volti nuovi per la Repubblica Ceca, la scrittrice Stefania Auci che introdurrà la
traduzione ceca de “L’inverno dei leoni”, seguito de “I leoni di Sicilia”, l’avvincente saga familiare incentrata sull’ascesa della dinastia dei Florio, e Claudia Durastanti che presenterà il romanzo “La straniera”, un’opera introspettiva ricca di spunti di riflessione, finalista all’edizione 2019 del premio Strega.

Sempre nella categoria autori, interverranno lo scrittore, giornalista e sceneggiatore Gianfranco Calligarich, di cui il pubblico ceco ha apprezzato “L’ultima estate in città”, con una prosa esistenziale che in molti hanno paragonato ai film di Fellini e di Sorrentino; la sceneggiatrice, scrittrice e documentarista Francesca Melandri che presenterà “Eva dorme”, un romanzo pluripremiato che ripercorre gli anni del terrorismo sudtirolese, e Guido Sgardoli, uno dei più tradotti tra gli scrittori italiani per ragazzi, presente anche nei cataloghi cechi.

L’ultima pietra”. Per la saggistica interverrà Luigi Zoja, psicanalista, autore di volumi di rilievo internazionale, che discuterà con l’economista e filosofo Tomáš Sedláček, curatore della prefazione alla versione in lingua ceca dell’opera “Storia dell’arroganza”.

Spazio Italia oltre la letteratura

Nella visione degli organizzatori lo spazio riservato all’Italia vuole superare i confini della letteratura e del confronto con gli autori.

“Abbiamo immaginato il nostro stand come uno spazio aperto dove la gente si incontra, ricalcando l’atmosfera e il calore di una piazza italiana”, ha sottolineato la Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Praga, Alberta Lai.

“Come Paese ospite d’onore abbiamo cercato di proporre al pubblico ceco un quadro paradigmatico dell’universo letterario italiano contemporaneo – ha aggiunto la direttrice –, spaziando dalla narrativa alla saggistica, dalla letteratura per l’infanzia al romanzo storico, senza trascurare la musica, con l’esibizione del cantautore Peppe Voltarelli, e la poesia”.

La poesia, appunto, con le performance dei campioni internazionali di Poetry slam Sergio
Garau e Luca Bernardini e la mostra interattiva “Ascoltare con gli occhi. Voci della poesia Italiana“ che sarà esposta negli spazi fieristici. Un allestimento virtuale con le voci e i relativi spettrogrammi di diciassette tra i più grandi poeti e poetesse italiani del Novecento, rielaborati in forma pittorica dall’artista e poetessa Giovanna Iorio, al cui interno il visitatore potrà ascoltare la voce dell’autore da cui il ritratto è stato generato, accompagnandosi con la lettura del testo originale in italiano e della traduzione in ceco, curata dagli italianisti Jiří Pelán e Alice Flemrová.

Il teatro sarà presente con lo spettacolo “Sonata a quattro piedi”, delle artiste italiane Laura Kibel e Veronica Gonzalez, che proporranno una performance a metà strada tra il mimo e il teatro di figura. Un particolare focus sarà dedicato alle traduzioni più recenti dei grandi autori del Novecento, dove saranno presentate due nuove traduzioni di opere di Italo Calvino, uno dei più importanti scrittori italiani del XX secolo.

Si tratta di Palomar, sorta di esperimento tra prosa e saggistica, e della versione integrale de Le cosmicomiche. Tra i classici della letteratura italiana si parlerà anche di Elsa Morante. La prima traduzione ceca de “L’Isola di Arturo”, che sarà presentata alla fiera, cerca di rimediare a un debito nei confronti della scrittrice, il cui nome in Repubblica Ceca è rimasto ingiustamente all’ombra di quello del marito, Alberto Moravia. Agli incontri con il pubblico e alle sessioni per gli specialisti prenderanno parte, tra gli altri, anche il presidente del CEPEL – Centro per il Libro e la Lettura, il giornalista e critico letterario Marino Sinibaldi, la direttrice della Bologna Children’s Book Fair, Elena Pasoli, e la Rights Manager della casa editrice E/O, Emanuela Anechoum. Nel padiglione italiano saranno inoltre presenti con un proprio spazio 10 case editrici e società di distribuzione:

  • Edizioni del Baldo,
  • E/O edizioni,
  • Giulio Einaudi,
  • Giunti,
  • GLU distribuzione,
  • Gruppo Mondadori,
  • La Quercia,
  • Sassi
    Editore,
  • Storie Cucite e White Stared;inoltre Alma, Edilingua, Gruppo Albatros Il Filo, Gruppo
  • Editoriale San Paolo, Kimerik, Mim Edizioni, Narrafood e ZOOlibri invieranno del materiale librario.

Nel corso della giornata inaugurale,

un pensiero andrà anche al Risorgimento italiano con la Fondazione Eleutheria di Praga presieduta da Augusto Razetto che presenterà la graphic-novel in ceco e in italiano “Silvio Pellico. Spielberg 1822 – 2022” per celebrare il bicentenario dell’incarcerazione del patriota all’interno della fortezza dello Spielberg nella città di Brno.

Il volume prende spunto da “Le mie prigioni” ed è stato sceneggiato e illustrato dall’autore Eugenio Belgrado.

Svět knihy: storia e importanza

La fiera libro più grande della Repubblica Ceca, con la sua storia e il suo impatto culturale.

Negli appuntamenti degli ultimi anni i quattro giorni della kermesse “Svět knihy Praha” hanno registrato una media di 50.000 visitatori, 400 espositori, 800 ospiti e 650 programmi di accompagnamento per edizione.

Nonostante le restrizioni sanitarie dello scorso anno, anche l’edizione 2021 della fiera internazionale del libro di Praga ha potuto vantare 34.000 visitatori, 288 espositori, 607 ospiti e 481 programmi, con l’aggiunta di 11 mostre; mentre i Paesi presenti sono stati 27.

Per ulteriori informazioni sui biglietti e sul programma: https://www.svetknihy.cz/

Programma completo degli eventi della Fiera di Praga


Červená Lhota: il castello rosso su laghetto della Boemia meridionale

Il castello di Červená Lhota
Il castello di Červená Lhota - copyright https://www.invia.cz/blog/zamek-cervena-lhota-malebny-domov-princezen/

Červená Lhota: il castello rosso rinascimentale su laghetto

La peculiarità di Červená Lhota è quella di essere un castello completamente rosso (da cui il nome) e di stare al centro di uno stagno. Difatti, si raggiunge l’ingresso del castello tramite un ponte di pietra.
È situato nella Boemia meridionale, a 15 km ad est di
Soběslav e ad un centinaio di km a sud di Praga. Dal 2001 è monumento culturale nazionale.

Visitare Červená Lhota: orari e tour

Orari ufficiali, tour interni e noleggio barche estivo.

Il castello ed il parco circostante sono già un’attrazione in sé, ma, per chi fosse interessato ad andare oltre, si possono visitare gli interni (solo in estate!) con appositi tours. La visita base dura circa 50 minuti, durante i quali si possono vedere 16 stanze, che rappresentano la residenza della nobiltà del XIX e dell’inizio del XX secolo.
Sempre durante la stagione estiva, si possono noleggiare piccole barche a remi per fare un giro nel laghetto ed osservare il castello da una prospettiva diversa.

Un po’ di (noiosa) storia su Červená Lhota

La prima fonte scritta che menziona il castello è una voce nei registri fondiari del 1465.
Nel 1530 la proprietá fu acquistata dalla famiglia cavalleresca di Káb, fedeli servitori degli Asburgo, che qui vissero fino ai primi anni del 1600.
Nel 1621 Červená Lhota passò ad Antonio Bruccio, un nobile cattolico italiano, comandante della cavalleria dell’esercito imperiale, al servizio della famiglia Slavata.

Dopo l’estinzione della famiglia degli Slavata nel 1693, i proprietari cambiarono più volte. Dal 1835 fino al 1945 il castello fu di proprietà di quattro generazioni della famiglia dei principi imperiali tedeschi Schönburg-Hartenstein. Fu il principe Johann Schönburg-Hartenstein a dare al castello l’aspetto attuale. Tra il 1903 e il 1913 decise di modificare l’edificio secondo una ricostruzione neorinascimentale progettata dall’architetto Humbert Walcher von Moltheim.

Červená Lhota al cinema: location dei film fiabeschi cechi classici

Molti film fiabeschi cechi hanno, come location, il castello di Červená Lhota: Svatby pana Voka del 1970 (Il matrimonio del signor Vok), Zlatovláska del 1973 (Riccioli d’oro), Princezna na hrášku nel 1976 (La principessa sul pisello), O kráse a štěstí del 1986 (Sulla bellezza e sulla felicità), O zatoulané princezně del 1988 (La principessa randagia).

Come arrivare a Červená Lhota da Praga: auto, bike e trasporto pubblico

Si raggiunge facilmente il castello di Červená Lhota sia in macchina, che in bici. Con i mezzi di trasporto pubblico si fa un po’ di fatica: si deve prima arrivare a Soběslav e poi prendere un autobus da li. C’è comunque da tenere in considerazione che il treno da Praga impiega quasi 2 ore fino a Soběslav e poi da li c’è un’altra mezz’ora in autobus. Controllate sempre Pubtran prima di organizzare la vostra gita.


Jože Plečnik: lo sloveno che ha reinventato Praga

La fontana del leone di Josip Plečnik
La fontana del leone di Jože Plečnik - il copyright di questa foto ci appartiene.

Jože Plečnik a Praga: da Vienna al rinnovamento architettonico

Jože Plečnik (spesso scritto Josip, in ceco) viene considerato uno dei più notevoli esponenti dell’architettura moderna ed è celebrato nella Repubblica Ceca anche se le sue produzioni locali sono solamente tre.

Formazione a Vienna sotto Otto Wagner (1894-1897)

Negli anni 1894-1897 Plečnik studiò a Vienna sotto la guida del famoso architetto dell’Art Nouveau Otto Wagner. L’insegnamento di Wagner consisteva nello studio dei modelli classici dell’antichità e del Rinascimento italiano. Gli studenti dovevano conoscere gli elementi architettonici degli antichi per poterli poi usare nelle loro progettazioni architettoniche.
Dopo essersi diplomato nel 1898 partì per un viaggio di studio in Italia e Francia, da cui tornò alla fine dell’estate del 1899.

L’insegnamento a Praga: la Scuola delle Arti Applicate (1911-1921)

Nel 1911 si trasferì a Praga, dove insegnò alla Scuola delle Arti Applicate (oggi Umprum, Vysoká škola uměleckoprůmyslová) fino al 1921, prendendo il posto di Jan Kotěra (qui gli articoli su di lui). Plečnik si ispirava al metodo di Wagner durante il proprio lavoro pedagogico. Nelle sue lezioni, enfatizzatava sia sui principi classici dell’architettura e sulle tradizioni dell’arte popolare, sia sulla mescolanza di queste influenze. Ispirò i suoi studenti così tanto, che molti di loro entrarono, in seguito, a far parte del movimento ceco d’avanguardia: il cubismo.

Alla fine del suo mandato come professore a Praga tornò nella sua natia Ljubljana, dove venne chiamato per insegnare al dipartimento di architettura della Facoltà di Ingegneria.

Il Castello di Praga di Plečnik

Un capolavoro tra innovazione e tradizione (1920-1934).

Nel 1920 Plečnik iniziò a lavorare a uno dei suoi progetti più importanti, il castello di Praga. Ciò rappresentava un compito arduo, visto il ruolo dominante sia dell’edificio stesso, che della zona circostante. L’allora presidente Masaryk cercava un architetto che fosse in grado di rinnovare gli edifici preservandone allo stesso tempo gli elementi storici. Questa caratteristica venne individuata da Masaryk in Plečnik, che fu nominato capo architetto.
Tra il 1920 e il 1934 Plečnik realizzò numerosi progetti in tutto il castello, tra cui la ricostruzione di alcuni giardini e cortili monumentali e l’installazione di statue e sculture, ad esempio l’Obelisco. Realizzò anche una serie di nuovi interni, come la famosa Sala Plečnik (Plečnikův sál), completata nel 1930.

È interessante sottolineare come Plečnik riuscì a combinare il vecchio con il nuovo, trasformando il castello medievale in qualcosa di completamente moderno.

La Chiesa del Sacro Cuore: il progetto più eccezionale di Plečnik a Praga (1932)

Il suo secondo e ultimo lavoro a Praga fu la Chiesa del Sacro Cuore di Nostro Signore del 1932. La chiesa ha un disegno e un’architettura decisamente moderni e rappresenta uno degli edifici più eccezionali di Praga.

150 anni da Jože Plečnik: altri articoli correlati


La centrale idroelettrica di Štvanice: il capolavoro Art Nouveau di Praga

Centrale idroelettrica di Štvanice
Centrale idroelettrica di Štvanice - copyright Tamorlan https://cs.wikipedia.org/wiki/Soubor:Vodn%C3%AD_elektr%C3%A1rna_%C5%A0tvanice.JPG

Centrale idroelettrica Art Nouveau sull’isola Štvanice

All’estremità occidentale dell’isola più grande di Praga, Štvanice, sorge l’edificio in stile Art Nouveau della centrale idroelettrica.

Si tratta di un un monumento tecnico, progettato dall’architetto Alois Dlabač e costruito dalla ditta di Plzeň “Müller a Kapsa”, degli ingegneri Antonín Müller e Vojtěch Kapsa. Dal 2002 è monumento culturale protetto.

La centrale idroelettrica dell’isola di Štvanice risale al 1912–1914 e faceva parte della rete delle piccole centrali idroelettriche (MVE – Malé Vodní Elektrárny) costruite sulla Vltava dalla fine del XIX secolo, per fornire energia alle famiglie ed illuminare la città.

L’edificio rappresenta una delle prime strutture in cemento armato di Praga ed il suo stile architettonico si inserisce nell’Art Nouveau. La facciata è orientata ad ovest, la torre quadrata è alta 22 metri e termina con una cupola.

Originariamente, tre turbine Francis prodotte dalla Českomoravská-Kolben operavano nella centrale (le stesse turbine usate nelle centrali idroelettriche Hučák di Hradec Králové e Les Království).

L’equipaggiamento tecnico, che comprendeva anche ingranaggi in legno, durò fino al 1972, quando l’usura ed alcuni difetti irreparabili ne compromisero il corretto funzionamento. Nel 1973 la centrale di Štvanice venne chiusa ed i canali di alimentazione furono cementati.

Ricostruzione della centrale idroelettrica di Štvanice: dal 1984 al 1988

Tra il 1984 ed il 1987 si ricostruì la centrale e la sua rimessa in funzione avvenne alla fine del 1988. Durante i lavori si notò che le fondamenta dell’edificio erano poste solo su pali di legno e ghiaia ed ovviamente ciò non sarebbe durato in eterno. Quindi si procedette con la sostituzione dei pali con una struttura in cemento fissata in fondo allo strato roccioso. Inoltre, le turbine Francis furono rimosse per dare spazio a tre nuove turbine Kaplan.

Le turbine Francis e il canale sportivo mai usato di Štvanice

Curiosità: una parte di una turbina Francis venne salvata e riparata ed oggi la si può trovare nel parchetto dietro l’edificio della centrale. L’installazione è stata progettata dall’ingegnere Tomáš Šenberger, che ha avuto l’idea di posizionare la parte della turbina su un piedistallo e renderla un pezzo d’arte.

La ricostruzione non coinvolse solo l’edificio della centrale idroelettrica. A destra delle chiuse dell’isola venne creato anche un canale sportivo per lo slalom acquatico, che però non è mai stato usato, a beneficio di quello di Troja. 

L’edificio ha subito un’altra ricostruzione dopo le inondazioni del 2002.
L’accesso alla struttura non è permesso, ma la si può ammirare da fuori passeggiando nel parco dell’isola, da entrambi i lungofiume, oppure dal ponte di Štefánik (Štefánikův most).

Se volete andare sull’isola di Štvanice, controllate lo stato dei lavori al ponte tra Karlín e Holešovice


Castello di Lány: Plečnik e la residenza presidenziale a 40 km da Praga

Lány
Il copyright di questa foto ci appartiene

Castello di Lány: da fortezza medievale a residenza presidenziale di Masaryk

Immagino vi starete chiedendo cosa c’entri Plečnik con un edificio barocco. Ebbene, l’architetto si occupò della realizzazione di numerose opere, soprattutto nel parco del castello di Lány.

Intorno alla metà del XVI secolo, sul sito di una fortezza medievale, fu costruito a Lány un castello rettangolare a un piano, dalla famiglia Žejdlic di Šenfeld.
Nel 1589 la costruzione divenne la base del castello imperiale che Rodolfo II usava come tenuta da caccia.

Tra il XVII e il XVIII secolo vennero apportate innumerevoli modifiche barocche. E nella seconda metà del XVIII secolo, l’area passò nelle mani della famiglia dei principi di Fürstenberg, che ampliò il castello, aggiungendo una cappella e modificando il parco.

Nel 1921 lo stato cecoslovacco comprò il castello, che divenne la residenza estiva di Masaryk. La tenuta di Lány piacque talmente tanto al presidente da divenire la sua residenza permanente a partire dal 1935.

Masaryk incaricò Jože Plečnik di modificare sia il castello che il parco. Sappiamo già che Plečnik era diventato l’architetto preferito del presidente, con il progetto di rinnovamente del castello di Praga, per cui la scelta non fu difficile.

Le modifiche paesaggistiche e architettoniche che Plečnik apportò furono dirette maggiormente alle zone esterne e al parco.

Il progetto di Plečnik include un monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale e una fontana piramidale, situati davanti all’entrata principale del parco del castello.
L’architetto si occupò anche dell’ampliamento della serra delle palme, alla quale aggiunse un’ala centrale verticale e una fontana. Inoltre, Plečnik realizzò tre ponti in pietra sul ruscello interno al parco e collocò alcune panchine (dette le panchine presidenziali), che offrono una vista spettacolare del castello.

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La Fontana del Leone: simbolo dei cinque paesi cecoslovacchi

Come ultima realizzazione, nel 1929, Plečnik costruì un’opera monumentale, come vero e proprio simbolo del nuovo stato: la Fontana del Leone. Questa si trova sul tratto di muro di cinta presso il laghetto nella parte orientale del parco.

L’opera si compone di un muro di mattoni marroni, unito a cinque colonne doriche di pietra chiara, decorate con cinque teste di leone in bronzo. Ogni leone rappresenta un paese della Cecoslovacchia: la Boemia, la Moravia, la Silesia, la Slovacchia e la Rutenia Subcarpatica. Da ciascuna testa di leone l’acqua sgorga sfociando in una vasca comune, da cui fuoriesce tramite un’altra testa di leone, che simboleggia lo stato comune (la repubblica Cecoslovacca), istituito nel 1918.

Informazioni turistiche

Come visitare il castello di Lány: orari, prezzi e collegamenti da Praga

Il parco è aperto ai visitatori ogni anno dal sabato prima di Pasqua al 31 ottobre. I giorni di visita sono il mercoledì e il giovedì dalle 14:00 alle 18:00 e il weekend e i festivi dalle 10:00 alle 18:00. Inoltre ci sono due aperture speciali: il giorno della nascita e il giorno della morte di Masaryk (7 marzo e 14 settembre).
L’ingresso costa 15 corone e si paga solamente in contanti. Tutte le informazioni sono contenute in questa pagina.
Il castello non è invece accessibile al pubblico.

Come arrivare:

  • Con il treno da Praga Masarykovo nádraží fino a Stochov e poi una camminata di 2 km circa fino all’entrata del castello.
    Se non volete farvi quel pezzo di strada a piedi, potete optare per una connessione con l’autobus 577 o 619 da Stochov a Lány.
  • Con l’autobus 305 da Zličín fino a Lány, o con il 405 da Zličín fino a Stochov.
  • Con l’autobus 304 o 365 da Motol fino a Stochov.
  • In sella a una bicicletta per un percorso di circa 40 km se si parte dal centro di Praga, oppure di 30 partendo da Zličín.

Le opere di Plečnik a Lány: Fontana del Leone e monumenti nel parco


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