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Ospedale Kuks: il complesso barocco del conte Špork nella valle dell’Elba

ospedale Kuks
Kuks - copyright http://www.pevnostjosefov.cz

Il magnifico complesso barocco di Kuks

Nella valle del fiume Elba, a nord di Hradec Králové, esiste un magnifico complesso barocco: l’ospedale Kuks.

L’ospedale Kuks rappresenta un importante monumento barocco e la sua costruzione coninvolse artisti di fama internazionale, come l’incisore Michael Heinrich Rentz, il pittore Petr Brandl, l’architetto Giovanni Battista Alliprandi e lo scultore Matyáš Bernard Braun.

Il complesso Kuks è oggigiorno famoso non solo per l’ospedale. In questo luogo magico si possono ammirare la monumentale Chiesa della Santissima Trinità, il ciclo di dipinti murali “La danza della morte”, le allegorie delle virtù e dei vizi, ed una delle più antiche farmacie barocche conservate nell’Europa centrale, la farmacia “Al Melograno” (in ceco, “U granátového jablka”).

Il conte Špork e la visione del complesso termale-ospedaliero

Il conte František Antonín Špork ereditò la tenuta nella valle dell’Elba nel 1684 e dieci anni dopo iniziò un progetto ambizioso ed estremamente costoso: la trasformazione della valle di Kuks in un centro termale e sociale per la nobiltà.
L’area era stata progettata in modo speculare su un asse perpendicolare al fiume Elba: gli edifici sulla riva sinistra (a nord) erano adibiti alla vita sociale, quelli sulla riva destra (a sud) erano destinati a questioni più spirituali.
Il progetto riuscì e le terme di Kuks furono classificate tra le più famose d’Europa, nominate assieme a Karlovy Vary e Baden Baden.

Tutti gli edifici sulla sponda sinistra – le case, il teatro, la locanda, il mulino a vento ed anche l’edificio termale – erano costruiti in legno. Il primo edificio in pietra fu costruito nel 1704 in un luogo sopra l’odierna scalinata a cascata. La parte inferiore della casa si trasformò in una zona termale con dodici bagni ed al primo piano era presente un salone di rappresentanza, con un porticato che si apriva sulla bellissima vallata circostante. La famiglia del conte Špork abitava al secondo piano per una parte dell’anno, e per questo motivo la casa termale veniva chiamata castello.
Mentre molte delle case in legno sono ancora in piedi, il castello fu demolito intorno al 1900.

La Chiesa della Santissima Trinità: architettura ottagonale di Alliprandi

La collina sulla sponda destra era dominata da un ospedale, con la Chiesa della Santissima Trinità.

La costruzione della chiesa, a pianta ottagonale irregolare, iniziò nel 1707 su progetto dell’architetto italiano Giovanni Battista Alliprandi e sotto la guida del costruttore Pietro Antonio Netolla e dello scalpellino Giovanni Pietro della Torre. La costruzione dell’ospedale partì un anno dopo. Questo sarebbe servito come luogo di riposo per pensionati e disabili della tenuta del conte Špork, curati dalla congregazione dei Fratelli della Misericordia. Fu anche creato un giardino ospedaliero, al quale venne successivamente annesso un cimitero con una cappella.

Leggi anche: Invalidovna: il barocco ceco unito a missione sociale

La terrazza di fronte alla Chiesa della Santissima Trinità venne decorata con otto statue delle Beatitudini, in aggiunta alle statue degli angeli della Beata e Addolorata Morte e della Religione, che furono create tra il 1712 e il 1718. Ed entrambi i lati della terrazza furono adornati da una serie di statue, che rappresentano le allegorie delle dodici virtù e dei dodici vizi.
Le statue sono opera dal famoso scultore Matyáš Bernard Braun.

Dalla gloria delle terme barocche al declino dell’ospedale Kuks (1740-1938)

Nel 1738, František Antonín Špork morì senza aver visto l’ospedale in funzione. Due anni dopo, una tempesta ed un’alluvione distrussero gran parte delle costruzioni, incluso il ponte sull’Elba, e questo evento segnò la fine delle gloriose terme, di cui non rimane traccia.
L’attività dell’ospedale iniziò nel 1743, quando i Fratelli Misericordiosi arrivarono a Kuks su invito della figlia del conte, Anna Kateřina.

L’ospedale funzionò fino al 1938, quando, a causa degli accordi della conferenza di Monaco, i Fratelli Misericordiosi ed i loro ricoverati dovettero lasciare l’edificio. Il complesso servì varie cause duranti gli anni: magazzino, scuola, museo di storia locale, riformatorio. Alla fine della guerra, i tedeschi in fuga dall’avanzata dell’Armata Rossa si rifugiarono qui.

Alla fine degli anni 50 iniziò un lunghissimo progetto per salvare il complesso barocco.
Nel 1946 ebbero luogo le prime visite organizzate alle statue davanti all’ospedale e all’interno della farmacia. Nel 1958 l’edificio fu dichiarato monumento culturale nazionale, erroneamente con il nome “Castello di Kuks” e nel 1995 fu riconosciuto come ospedale.

L’ospedale come lo si vede oggi ha riaperto al pubblico nel marzo del 2015, dopo una lunga ristrutturazione.

La Farmacia “U Granátového”

La farmacia creata dai Padri Misericordiosi si chiamava “Al Melograno”, frutto che raffigura un simbolo di rinascita. Oggi la farmacia è stata convertita nel Museo della Farmacia, gestito dalla Facoltà di Farmacia dell’Università di Hradec Králové ed ospita due mostre permanenti sulla storia della farmacia ceca.
Sugli scaffali della farmacia museo potete ancora trovare pozioni fatte di sangue di drago, occhi di gambero o polvere del cranio del boia.

La prima mostra è intitolata “La magia del Farmacista” ed è dedicata allo sviluppo della farmacia, come disciplina. Durante il tour si visitano l’ufficio originale della Farmacia Kuks dei Fratelli Misericordiosi, del 1743, ed il magazzino della farmacia, dove sono conservati campioni di erbe, minerali ed animali.
I visitatori possono mettersi nei panni del farmacista frantumando elementi chimici con il mortaio e creando pasticche e supposte, oppure firmare ricette e dare consigli sull’uso delle medicine.

La seconda mostra, “Dalla farmacia alla fabbrica”, traccia la storia della produzione di farmaci ed è l’unica nel suo genere nella Repubblica Ceca. Questo tour presenta lo sviluppo della fabbricazione dei medicinali: dalla produzione su piccola scala nelle farmacie alla produzione industriale nelle fabbriche fino a circa metà del XX secolo. Qui si possono vedere attrezzature e macchinari originali restaurati, usati per la preparazione di medicinali.

Il giardino ospedaliero e botanico di Kuks

Il giardino delle erbe si trova dietro l’edificio dell’ospedale sin dal suo inizio, nel XVIII secolo. Qui da sempre si coltivano piante medicinali per la farmacia locale, ma anche frutta e verdura per la cucina dell’ospedale. L’importanza del giardino declinò intorno al 1945, quando la farmacia e l’ospedale vennero chiusi definitivamente, ma la restaurazione degli anni Duemila lo ha riportato in auge.
Il giardino delle erbe aromatiche è oggi liberamente accessibile ed è aperto tutti i giorni all’alba al tramonto.

La caratteristica dominante del giardino delle erbe è una statua di un guerriero cristiano, creata nel 1732 nella bottega di Matyáš Bernard Braun. Ai due lati sono presenti due obelischi, che un tempo erano collocati sulle rive dell’Elba.
Il percorso centrale del giardino è fiancheggiato da tredici statue di Bartolomeo Zwengs, che rappresentano le arti e le stagioni. Nell’angolo destro del giardino si vede una statua dell’angelo Gloria della Natività, proveniente da Betlemme, e rilievi di putti sono incastonati nel muro di cinta.

Le statue di Braun a Kuks: le 24 allegorie delle virtù e dei vizi

Matyáš Bernard Braun creò anche una galleria naturale di sculture barocche nella foresta a pochi chilometri da Kuks. Queste statue sono scolpite nelle roccia arenaria e l’opera è chiamata il Presepe di Braun (in ceco, Braunův betlém) . Per raggiungerle c’è un sentiero naturalistico ad anello di 7 km, che parte dall’ospedale e li torna. Altrimenti, se siete pigri, potete raggiungere l’altro lato in macchina e parcheggiare.

Sul percorso sono presenti alcuni pannelli informativi, che spiegano la storia dei singoli monumenti.  Ovviamente sono in ceco, quindi o li saltate, oppure potete usare l’opzione della macchina fotografica su google translate, che traduce in tempo reale.
Originariamente, l’intera opera del presepe consisteva di 26 sculture, ma ne sono rimaste solo 10: L’immagine della fuga delle famiglie sante in Egitto, i rilievi “Adorazione dei pastori” ed “Arrivo dei Re Magi”, il rilievo della “Visione di sant’Uberto”, un sedile in pietra con un libro come simbolo di San Paolo, Cristo e la Samaritana al pozzo di Giacobbe, le statue degli eremiti Onofrio (o Noferi) e Garinus (
Juan Garín), di Maria Maddalena e di San Giovanni Battista.

Il complesso dell’ospedale Kuks è aperto da Marzo a Novembre ed ha differenti orari, a seconda della stagione. Trovate tutte le informazioni al riguardo sul sito ufficiale e se date un occhio alla pagina facebook troverete  aggiornamenti sugli eventi e, soprattutto, sempre tante bellissime foto.

Leggi anche: Holašovice e il barocco di campagna


Spořilov: il capolinea tram di Praga alla ricerca di sé

La guida ai capolinea dei tram di Praga

Era da tanto, ma anche no, che si parlava di mappare tutti i capolinea tramviari di Praga. Ebbene, com’era come non era, un giorno che la retta via era smarrita, mi ritrovai in men che non si dica a Spořilov, capolinea che non avevo mai visitato prima (e probabilmente c’era anche un motivo), dove ad oggi terminano la loro audace corsa i tram numero 11 e 14, nonché il notturno 96. Ok, non dei grandi protagonisti, ammettiamolo, del trasporto pubblico praghese, ma pur sempre degli onesti proletari della rete urbana pubblica. Da segnalare, ad ogni modo, anche un fragoroso 135, testé passato, che è un autobus da non sottovalutare, perché passa per Florenc, Náměstí míru, e un sacco di altri posti interessanti (forse).

Cosa c’è da vedere qui a Spořilov?

Niente, assolutamente niente.

Staliňáky, Ford e il primeiro tramvia birroso di Spořilov

Il posto colpisce per uno strano edificio, recante l’altisonante insegna di První pivní tramvay, scritto però con la y… forse il primo tramvia birroso? E comunque, arrivando si nota subito l’enorme concessionario Ford, Škoda e di altre marche che campeggia sfacciato sulla destra. Dall’altra parte del dall’altra parte del capolinea si notano degli edifici in file parallele ordinate che hanno tutto l’aspetto di essere degli staliňáky, così almeno li chiamano a Ostrava, ovvero i precursori in mattoni dei paneláky. Sostanzialmente dei caseggiati popolari rigorosamente identici gli uni agli altri, ma di qualità superiore ai famigerati e invivibili paneláky in cemento armato che hanno cominciato a costruire dagli anni ‘60 in poi, almeno credo. Altre cose da segnalare: qua vicino dovrebbe esserci un rinfrescante laghetto verso il quale vado appropinquandomi seguendo fedelmente un simpatico sentiero segnalato rosso.

Procedendo lungo la via U mlýna, ovvero Al mulino, mulino peraltro ampiamente non pervenuto, si costeggiano delle case ristrutturate, poi un panelák di 4 piani, che erano quelli un po’ più vivibili, con le terrazze rifatte e vetrate, tanto da sembrare quasi un posto decente. Più avanti delle villette a schiera che mi inducono addirittura a sbilanciarmi affermando che questo sembrerebbe addirittura un posto carino dove vivere. Superata una giovane coppia che, a giudicare dalle loro faccia, soprattutto da quella di lei, probabilmente aveva appena litigato, scendiamo 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10 gradini di numero per ritrovarci in un disconnesso viottolo alberato che ci porta in via K vodě, che vuol dire verso l’acqua. Ma come sicuramente saprete in ceco il termine voda, acqua, viene usato anche in generale per dire un posto dove c’è dell’acqua, ovvero un lago, uno stagno o un fiume. Quindi jít k vodě, per esempio, significa andare in un posto ricco di H2O, il celebre fluido noto per la sua freschezza e il potere dissetante.

Eccomi arrivato, dunque, all’ameno laghetto di Hamerský rybník, dove a darmi il benvenuto una vecchia cappella, scusate il termine, tutta ricoperta di scarabocchi e graffiti, che evidentemente ha visto tempi migliori quando, forse, ospitava qualche santo. Lo splendido laghetto (d’altronde appare difficile immaginare un laghetto brutto) è costeggiato sul suo lato settentrionale da una la pista ciclabile, la numero A23, che da un lato, verso est, conduce a Michle e poi Vyšehrad, mentre dall’altro, verso ovest, va verso Zaběhlice dove poi sparisce miseramente fondendosi con la ben più celebre (?) A41. Poco più avanti una serie di campi da tennis, un ristorante nuovo, dopo il quale intravedo anche dei campi da beach volley dove, proprio adesso, si sta svolgendo un accesissimo match tra tre donne, tutte rigorosamente in bikini, e un fortunato signore (fortunatamente non in bikini).

Insomma, pare proprio uno di quei luoghi dove la gente si dedica inspiegabilmente allo sport all’aria aperta. Superati i campi sportivi arrivo a un incrocio dove si interseca il sentiero segnalato rosso, dove sulla sinistra si erge ottusamente la chiesa di Santa Maria Assunta, originariamente romanica, ma resa assai insulsa dalle successive, pesanti e invasive baroccizzazioni. Mentre, sulla destra, una quantità incredibile di papere, paperotti, paperelle e cigni attorniati da qualche famiglia debitamente corredata di prole dedita alla nobile attività del lancio del rohlík al papero.

Proseguo sul sentiero… grazie a Dio le persone si diradano sempre di più, giusto qualche bicicletta in su in giù. Mi appresto, dunque, a proseguire lungo il mio periglioso sentiero seguendo il percorso rosso che, con la protezione del Signore, dovrebbe portarmi fino al grande lago di Hostivař. Ivi, ristorata la mia anima bramosa di solitudine e riflessione, salirò su uno sbrigativo 177 che mi porterà dritto dritto a casa nelle brumose e nebbiose periferie industriali nordorientali.

Questo è, ordunque, quanto potevo dirvi sul capolinea di Spořilov. Arrivati a questo punto, probabilmente vi starete chiedendo se esista il rischio reale che vengano pubblicati altri articoli simili inerenti ad altri capolinea. Domanda oltremodo lecita e legittima che preferisco lasciare senza risposta per indurre nel lettore una sensazione opprimente di inquietudine e angoscia.

Růženka: la torretta a forma di casco nel cuore della Svizzera Boema

Růženka
Il palombaro Růženka - il copyright di questa immagine ci appartiene

Torretta Růženka: cupola e vista 360°

Torretta in cemento con design a cupola e vista panoramica sulla Svizzera Boema.

La torretta di avvistamento Růženka si trova in cima al Pastevní vrch (il colle del pascolo), una collina di 402 m situata a circa 15 km a nord di Děčín. È facilmente raggiungibile se si visita la famosa Svizzera Boema (České Švýcarsko). Basta fare una deviazione e ci si ritrova nel piccolo villaggio di Růžová.

La costruzione: 2017–2018, finanziata dalla comunità locale

La costruzione della torretta iniziò nel 2017, su progetto dello studio di architettura Mjölk di Liberec. Il comune di Růžová aveva stanziato un budget per la costruzione, raccogliendo soldi con una colletta pubblica. Contribuirono a ciò i cittadini, le aziende locali ed alcuni comuni circostanti. L’apertura al pubblico avvenne il 21 aprile 2018.

Dall’alto della torre, e soprattutto dalle sue finestre, si ha una vista a 360°.
A nord si può vedere l’intero panorama dei rilievi che dominano la valle dell’Elba e le pareti di roccia arenaria dell’area della Pravčická brána. Se si punta a nord ovest ed il cielo è terso, si riescono ad intravedere i picchi tedeschi del Piccolo Zschirnstein (473 m), del Pfaffenstein (434 m), del Lilienstein (425 m), dello Zirkelstein (384 m) e dello Schrammsteine (424 m).
Muovendosi verso est si osservano i monti Lusaziani (Lužické hory), con i picchi Jedlová (776 m) e Studenec (737 m), ed il Růžovský vrch (619 m). A sud si notano le montagne centrali della Boemia con le cime di
Vlhošť (614 m) e Milešovka (837 m). Volgendosi ad ovest, si chiude il cerchio con il Děčínský Sněžník (723 m).

Altre torri di avvistamento in Repubblica Ceca da visitare


Tre posedy a Libčice nad Vltavou: le torrette di design degli studenti CVUT

3 posedy – Silo
3 posedy – Silo - il copyright di questa photo ci appartiene

Tre posedy a Libčice nad Vltavou: il progetto design-build del CVUT

I posedy sono piccole dominanti del paesaggio ceco. Chi va a camminare nei campi o nei boschi della repubblica ha sicuramente visto più volte questi piccoli stand. Spesso in legno, a volte con forme bizzarre, e con una scala, sono torrette di avvistamento costruite inizialmente per i cacciatori. Oggi, chiunque ne fa uso, soprattutto per ammirare i panorami da un punto più alto.

Alcuni studenti dell’Istituto di Design della Facoltà di Architettura del CVUT (l’università tecnica ceca) hanno progettato e costruito tre torrette: la panchina, il silo e la poltrona.
Il progetto è stato lanciato in collaborazione tra la città di Libčice nad Vltavou e l’università ed è focalizzato sull’insegnamento dell’architettura sostenibile e dei cosiddetti progetti di design-build. In questo tipo di approccio, gli studenti progettano e realizzano le costruzioni loro stessi, sporcandosi le mani.

Tre forme geometriche: panchina, silo e poltrona a confronto

Il concetto usato dagli studenti di architettura include diverse forme geometriche e relative funzioni.
La panchina è la più grande. I posti a sedere sono fianco a fianco e, con il bel tempo, si riesce a vedere il monte Říp. Il silo ha una forma circolare e offre uno spazio più intimo. La sedia è la struttura più bassa e, di conseguenza, la scala è più corta e più sicura per i bambini e gli anziani.

Materiali e dimensioni delle posedy: acciaio, legno di larice e cemento

Ogni struttura è composto da tre parti: fondamenta in cemento, una struttura portante in acciaio, con una scala e una piattaforma panoramica in legno con ringhiera e panca. L’altezza delle torrette è compresa tra tre e cinque metri e il legno usato è il larice.

Gli studenti CVUT autori delle posedy

Gli studenti che hanno lavorato al progetto e alla sua realizzazione sono: Michaela Chmielová, Tomáš Kodet, Alena Linková, Jan Šefl, Mikuláš Valdman, Tomáš Vojtíšek, Anna Zíková.


Castello di Okoř: rovine gotiche a 20 km da Praga

Le rovine del castello di Okoř
Le rovine del castello di Okoř - copyright ktron / Wikimedia Commons https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Okor,_z%C5%99%C3%ADcenina_hradu.jpg

Castello di Okoř: fortezza medievale a 20 km da Praga

Il castello prende il nome dall’omonimo villaggio Okoř, che si raggiunge facilmente da Praga sia in bici che in macchina (c’è un parcheggio a pagamento nelle vicinanze). Le rovine del castello sono situate su un basso promontorio roccioso, che si innalza dalla valle del piccolo ruscello Zákolanský, e si notano immediatamente appena ci si avvicina al villaggio.

Architettura e storia: le rovine gotiche

Le rovine rappresentano un esempio unico di fortezza medievale e per questo dal 1958 sono incluse nel catalogo dei monumenti culturali protetti. Della struttura originaria rimangono i torsi delle fortificazioni tardo gotiche, una grande torre a prisma con i resti di una cappella, la torre del pozzo, un edificio chiamato refettorio, il cortile centrale, i palazzi e le mura di fortificazione con i bastioni e le feritoie.

Attività ad Okoř

Di fronte alle rovine del castello si estende un prato molto ampio, dove è possibile distendersi e rilassarsi, fare un pic-nic, giocare a freesbee o a pallone. In questo stesso spazio, in primavera ed estate, hanno luogo eventi d’epoca, come esibizioni di associazioni cavalleresche o spettacoli di scherma, e concerti. Fino a prima della pandemia, ogni agosto si teneva il rinomato “Open Air Festival Okoř“.
Per chi fosse interessato all’interno delle rovine del castello, l’apertura alle visite va da aprile fino a novembre.

Altre interessanti occupazioni nei dintorni sono la camminata lungo il ruscello, marcata in rosso, e le gite in bici. Okoř fa parte del circuito della famosa gara ciclistica Pražská padesátka, un percorso circolare di 50 km che parte da e finisce a Praga Dejvice. Il tracciato (gpx presente sul sito ufficiale) è molto interessante, poiché passa tra foreste e paesini ed ha un’elevazione di più di 700 metri.

Altre escursioni alla sezione Fuori Praga 


Elezioni 2022: come votare dall’estero o rientrare in Italia

elezioni

Elezioni 2022: direttive per italiani all’estero

Le elezioni del 25 settembre si avvicinano e noi riportiamo le nuove direttive generali per noi italiani residenti all’estero.

Su richiesta dell’ambasciata e in base alle disposizioni del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, si trasmette la nota informativa avente per oggetto:Elezioni politiche 2022: indizione e opzione di voto in italia per i residenti all’estero.

Come comunicare al comune la scelta di voto in Italia

Se il 25 settembre siete in Italia e volete votare in Italia (magari siete di Bolzano e potete votare il SVP, cosa impossibile qui), in fondo a questo articolo trovate il link al documento da compilare per comunicare al vostro comune di origine che volete votare in Italia. Al consolato avreste dovuto comunicarlo entro fine luglio.

Con il decreto del Presidente della Repubblica n. 96 del 21 luglio 2022, il Signor Presidente della Repubblica ha sciolto le Camere. Con d. P.R. n. 97 della stessa giornata è stata fissata al 25 settembre 2022 la convocazione dei comizi per le elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. I cittadini residenti all’estero voteranno per i candidati della Circoscrizione estero.

Primo voto dall’estero? Ecco cosa cambia

Avremo delle schede diverse e con molti meno partiti rispetto all’Italia.

Voto per corrispondenza: come funziona e verificare l’indirizzo su AIRE

In base alla Legge 27 dicembre 2001, n. 459, i cittadini italiani residenti all’estero iscritti nelle liste elettorali della Circoscrizione estero votano per posta, ricevendo il plico elettorale al proprio indirizzo di residenza. A tal fine, si raccomanda quindi di controllare e regolarizzare la propria situazione anagrafica e di indirizzo presso il proprio consolato, utilizzando preferibilmente il portale online dei servizi consolari Fast It.

Come votare in Italia: l’opzione entro il 31 luglio

In alternativa al voto per corrispondenza, i cittadini iscritti all’AIRE possono SCEGLIERE DI VOTARE IN ITALIA PRESSO IL PROPRIO COMUNE, comunicando per iscritto la propria scelta (OPZIONE) al Consolato ENTRO IL 31 LUGLIO 2022 (il 10° giorno successivo all’indizione delle votazioni). Tale comunicazione può essere scritta su carta semplice e – per essere valida – deve contenere nome, cognome, data, luogo di nascita, luogo di residenza e firma dell’elettore e deve essere accompagnata da copia di un documento di identità del dichiarante. Per tale comunicazione si può anche utilizzare l’apposito modulo scaricabile dal sito web del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale o da quello del proprio Ufficio consolare di riferimento.

Differenze tra voto all’estero e voto in Italia

Gli elettori che scelgono di votare in Italia in occasione delle prossime elezioni politiche riceveranno dai rispettivi Comuni italiani la cartolina-avviso per votare – presso i seggi elettorali in Italia – per i candidati nelle circoscrizioni nazionali e non per quelli della Circoscrizione Estero.

Voto all’estero: scelta unica per consultazione

La scelta (opzione) di votare in Italia vale esclusivamente per una consultazione elettorale.

Si ribadisce in ogni caso che l’opzione DEVE PERVENIRE all’Ufficio consolare NON OLTRE I DIECI GIORNI SUCCESSIVI A QUELLO DELL’INDIZIONE DELLE VOTAZIONI. Come prescritto dalla normativa vigente, sarà cura degli elettori verificare che la comunicazione di opzione spedita per posta sia stata ricevuta in tempo utile dal proprio Ufficio consolare.

Revoca dell’opzione e rimborsi: cosa prevede la legge

La scelta di votare in Italia può essere successivamente REVOCATA con una comunicazione scritta da inviare o consegnare all’Ufficio consolare con le stesse modalità ed entro gli stessi termini previsti per l’esercizio dell’opzione.

Se si sceglie di rientrare in Italia per votare, la Legge NON prevede alcun tipo di rimborso per le spese di viaggio sostenute, ma solo agevolazioni tariffarie all’interno del territorio italiano. Solo gli elettori residenti in Paesi dove non vi sono le condizioni per votare per corrispondenza (Legge 459/2001, art. 20, comma 1-bis) hanno diritto al rimborso del 75 per cento del costo del biglietto di viaggio, in classe economica.

Contatti dell’Ufficio consolare

L’Ufficio consolare è a disposizione al seguente recapito per ogni ulteriore chiarimento: [email protected]

Qui potete scaricare il MODULO PER VOTARE IN ITALIA ALLE ELEZIONI DEL 25 SETTEMBRE 2022

Circoscrizione estero: come funziona il voto all’estero


Solvayovy lomy: il museo all’aperto delle cave di calcare nel Carso Boemo

Solvayovy lomy
Solvayovy lomy - il copyright di questa foto ci appartiene

I Solvayovy lomy, ovvero le Le ex cave Solvay (per l’appunto, i Solvayovy lomy) si trovano nel bel mezzo di una foresta tra i villaggi di Svatý Jan pod Skalou, Bubovice e Loděnice, a circa 20 km ad ovest di Praga. I Solvayovy lomy sono oggi uno “skanzen”, ossia un museo all’aperto, che racconta l’estrazione ed il trasporto del calcare del Carso Boemo.

Il museo è costruito in una ex cava di calcare abbandonata, conosciuta come “All’ombrello” (U paraplete) o “In acque fredde” (Na stydlych vodách). L’offerta ai visitatori include un giro su una ferrovia a scartamento ridotto lungo un circuito di 1,8 km, una visita alla galleria sotterranea ed il museo. In aggiunta, la mostra all’aperto vi farà conoscere ed ammirare molti veicoli ed oggetti usati nella cava: un binario inclinato, escavatori a cavo, vecchie locomotive, macchine su ruote e cingolati.
Attenzione! La temperatura all’interno della galleria sotterranea è costante a 8°C, quindi è bene portare con sé qualcosa di pesante da indossare, soprattutto se si fa visita in estate.

Il museo all’aperto è gestito dall’associazione Barbora, società fondata nel 1993 per la conservazione dei monumenti minerari e industriali. I membri di Barbora restaurarono gradualmente la ferrovia a scartamento ridotto e costruirono quello che oggi rappresenta il museo.
Sul luogo è presente anche un bar, creato all’interno di un vecchio tram. Sul sito ufficiale dello skanzen si trovano molte informazioni, ma gli orari di apertura non vengono aggiornati spesso. Per le notizie più fresche si rimanda alla pagina facebook.

Storia dei Solvayovy lomy: dall’estrazione del calcare (1918) al museo moderno

Le cave Solvay sono state per decenni uno dei principali fornitori di calcare di qualità per la produzione chimica. La cava venne creata per fornire calcare ad una fabbrica vicino Ústí nad Labem, che era impegnata nella produzione di soda con il cosiddetto metodo Solvay. La ditta Solvay era sia il proprietario, che l’operatore della cava ed il museo di oggi mantiene quel nome.

La concessione per la costruzione della cava fu ottenuta nel 1916. L’attività mineraria iniziò nel 1918 dapprima in una cava ad un piano, successivamente nell’espansione su due piani.
Martelli pneumatici e trapani rompevano la pietra. I compressori erano azionati da una locomotiva a vapore prima, e da un motore a benzina poi, e fornivano l’aria compressa per gli utensili pneumatici.

Il materiale estratto veniva caricato manualmente nei carrelli di una ferrovia a scartamento ridotto da 600 mm. Questi carrelli portavano il materiale fino alla stazione superiore della funivia a gravità, che a sua volta raggiungeva la ferrovia a Loděnice, da dove il calcare veniva trasportato alla fabbrica per la lavorazione. La funivia era lunga 1580 metri, aveva un’altezza di 126 metri ed era in grado di trasportare 38 tonnellate di materiale all’ora.

Nel 1925 l’energia elettrica raggiunse la cava. Ciò permise di sostituire il motore a scoppio per il compressore con uno elettrico e di acquistare un compressore più potente. Nel 1928 la cava era già dotata di tre motori elettrici con una potenza complessiva di 85,75 CV ed oltre 60 lampadine illuminavano l’impianto.

Approfondisci: Moravský Kras, il Carso Moravo

 

Il calcare veniva inizialmente estratto creando gallerie sotterranee orizzontali scavate sotto il deposito stesso, ma sembra che questo metodo di estrazione non desse molti risultati. Così, nell’estate del 1926 fu aperta una nuova cava, conosciuta come la cava superiore, ora detta “Střelnice”. Questa nuova cava era alta 12 m, ovvero più di quella originaria e quindi il calcare veniva trasportato fuori tramite un binario in pendenza.

Nel 1929 iniziarono i lavori per una nuova cava in un’area sul lato opposto della collina, visto che le riserve di calcare non erano più in quantità e qualità sufficienti. Questa cava fu chiamata meridionale ed era collegata a quella superiore da una galleria di trasporto lunga 217 m.

L’attività mineraria proseguì negli anni indipendentemente dagli sviluppi politici e raggiunse il suo apice durante la seconda guerra mondiale. Fu in quel periodo che sia l’attrezzatura, sia i metodi di estrazione e trasporto del calcare vennero ampliati e modernizzati. Negli anni 50 la cava venne nazionalizzata, poi privatizzata dinuovo e cambiò molti proprietari.


L’estrazione continuò fino agli anni 60 ed il calcare veniva usato come materiale per le riparazioni stradali. Finalmente, nel 1963 si mise in funzione una nuova cava più moderna nelle vicinanze ed i
Solvayovy lomy furono completamente abbandonati.

Il futuro dello skanzen: progetti di sviluppo e conservazione

L’ultimo progetto portato avanti dall’associazione Barbora è la riparazione della locomotiva a vapore 800 B 50 delle Ferrovie Ceche. Si tratta di un’attività molto costosa (si narra che l’intero intervento superi il milione di corone ceche) ed ogni offerta o supporto sono benvenuti.

Come raggiungere i Solvayovy lomy da Praga: orari e trasporti

Da Bubovice:
Con una camminata di poco più di 1 km completamente in piano fino al museo. Si arriva a Bubovice sia con la macchina, sia con l’autobus 311 da Zličín.

Da Loděnice:
Si segue il sentiero blu, che parte dalla stazione dei treni e porta su fino alla cava. Armatevi di scarpe resistenti e comode, perché si deve camminare per 3,5 km con un dislivello di quasi 200 m,  Se non si ha la macchina, si raggiunge Loděnice o con il treno da Praha Smíchov o con gli autobus 380 e 384 da Zličín.

Da Svatý Jan pod Skalou:
Il percorso è all’incirca di 2 km, con 200 m di dislivello. Si segue prima il sentiero rosso e poi uno verde.
Con i mezzi pubblici si deve prima arrivare a Loděnice o a Beroun e poi prendere un autobus da li. Se da Loděnice vedi sopra, se da Beroun l’autobus è il 425.

Si raggiunge lo skanzen anche in bicicletta direttamente da casa vostra, oppure prendete la metro fino a Stodůlky ed iniziate a pedalare da li.

Dopo aver visitato lo skanzen si può continuare la camminata, fino a raggiungere la rocca con la croce, da cui si ha una vista stupenda sul paese sottostante Svatý Jan pod Skalou e sulle colline tutt’intorno. Tutti i sentieri sono marcati e chiaramente visibili.


Tavolo e sedie giganti di Lánský: la scultura più bizzarra della Slesia

Tavolo e sedie giganti
Tavolo e sedie giganti - copyright https://www.mestojavornik.cz/turistika/turisticke-cile-1/obri-zidle-na-sedmi-lanech/

Tavolo e sedie giganti di Lánský: storia della scultura sulla collina

A circa 25 km da Jeseník, nel nord-ovest della Slesia, quasi al confine con la Polonia, si trova la collina di Lánský. È alta solo 423 metri, ma, essendo disboscata, offre una bellissima vista sulla natura circostante, incluse le montagne Rychlebské.
Nel 2007 qualcuno, che rimane ancora sconosciuto, decise di scolpire un tavolo gigante in legno e due sedie e di portarli in cima alla collina. Da allora, questa scultura è diventata un punto di riferimento e, se si può dire, di pellegrinaggio (soprattutto fotografico).
L’insolita decorazione sulla vetta della collina è visibile già da lontano e si fa più grande man a mano che ci si avvicina.

Come raggiungere Lánský: autobus 120 e sentiero da Jeseník

Si raggiunge la collina molto facilmente in bici o con l’autobus 120 da Jeseník fino alla fermata Skorošice Sedmlánů. Da li parte un sentiero lungo circa 500 metri che vi porterà fino in cima.

Restauro 2018: come il gruppo di ragazzi ha salvato la scultura

Negli anni la struttura ha iniziato a decomporsi per via delle intemperie. Così nel 2018 un gruppo di ragazzi si diede da fare per la restauraztione. Sulla pagina facebook ufficiale si trovano alcune fotografie e vecchi post.

Altre escursioni nella Slesia e Repubblica Ceca


MILUJI: lo Stonehenge di Neratovice – la scultura in arenaria ceca

Miluji a Neratovice
Miluji a Neratovice - copyright B.mertlik https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Miluji,_Neratovice_2019-07-08.jpg

Scultura Miluji: opera di Lenka Klodová

La scultura Miluji misura 3,2 × 14 metri ed è stata creata dall’artista Lenka Klodová nel 2001.

Perché MILUJI è il Stonehenge di Neratovice

MILUJI (io amo) è una scultura di pietra installata su una collina artificiale a Neratovice, un paese ad una trentina di chilometri a nord di Praga.

Il materiale usato è la famosa pietra arenaria ceca, la stessa usata per le Čertový hlavy.
Miluji è una metafora romantica di un luogo dedicato all’amore e si basa su somiglianze formali con i santuari preistorici come, per esempio, Stonehenge. E proprio per questo l’opera è stata soprannominata Neratovický Stonehenge (lo Stonehenge di Neratovice).

Oltre al significato metafisico, Klodová ha anche voluto creare un luogo di incontro per la comunità locale e grazie alla forma concisa della scultura, sia formale che sostanziale, essa è diventata ormai un simbolo di Neratovice.

Come raggiungere MILUJI in treno: da Praga in 30 minuti

È facile imbattersi nella scultura se si viaggia in treno da Mladá Boleslav o da Mělník verso Praga (o il contrario). Difatti quando il treno si ferma nella stazione di “Neratovice Sídliště”, il Miluji appare di fronte a voi. In inverno, quando la collina è innevata, l’atmosfera è magica.

 


Andare in bici in Repubblica Ceca: ciclovie, segnaletica e regole pratiche

Il copyright di questa foto ci appartiene, così come la decisione di preferire l'estetica alla coerenza tematica e mettere il polo centrale fuori dal suo sottocapitolo. E in ogni caso, pure la bici ci appartiene.

Ciclovie e segnaletica in Repubblica Ceca: come orientarsi in bici

L’intero paese è mappato con segnali stradali che tracciano i percorsi ciclabili. Questo aiuta ad andare in bicicletta senza la necessità di guardare costantemente il cellulare e offre un supporto a chi è agli inizi e non è pratico.

La segnaletica caratteristica è di tipo verticale e include cartelli a sfondo giallo, con scritte in nero.
I cartelli più comuni mostrano il simbolo di una bicicletta ed il numero del percorso. Ma si possono anche trovare altri segnali, sempre gialli, con le indicazioni delle destinazioni e i km mancanti, oppure su come attraversare incroci particolari.

Nella foto qui sotto, per esempio, i cartelli riportano le ciclovie A41 e A1. Quest’ultima corre lungo uno dei lati del fiume Vltava, da Praha Bohnice, per poi dividersi e proseguire lungo il fiume Berounka fino a Černošice.

Segnaletica per le biciclette
Segnaletica per le biciclette – copyright ŠJů https://cs.wikipedia.org/wiki/Cyklistick%C3%A9_trasy_v_Praze#/media/Soubor:Zna%C4%8Dky_cyklotras_u_Hl%C3%A1vkova_mostu.jpg

Mappe.cz: navigazione e ciclovie in Repubblica Ceca

Uno strumento molto utile per andare in giro in bici è mapy.cz, che mappa tutte le ciclovie. Sia da browser, che da app si deve selezionare l’opzione “Outdoor” (o “Turistická”, in ceco) e si vedranno tutte le vie ciclabili, con i corrispettivi numeri, segnalate in fuchsia.

Ciclovie storiche: la Vltavská e la A2 a Praga

A volte si dispone di stradine o corsie solo per bici, o per bici e pedoni assieme, e in questo caso vi troverete a pedalare insieme a famiglie con passeggini, gente in rollerblades con cani al guinzaglio e non. Tipico esempio a Praga è la ciclovia Vltavská, nota anche come parte della A2, soprattutto appena esce un raggio di sole. Altre volte ci si ritrova in piccoli paesi e in viette secondarie dove regna la calma, mentre altre volte si pedala nel traffico intenso, tra macchine e mezzi pubblici.

Differenze tra ciclovie urbane e provinciali

Ciclovie in città vs. provincia: differenze infrastrutturali e sicurezza.

Tantissimi stranieri si lamentano del fatto che sia difficile e addirittura pericoloso andare in bici in città, soprattutto se si parla di Praga, proprio per il fatto che manca un’infrastruttura omogenea e si passa da piste ciclabili all’essere fagocitati dal traffico. Ovviamente, la percezione di ognuno dipende sempre dal paragone che si fa e dalle esperienze pregresse.
Esistono associazioni (Čistou stopou Prahou e AutoMat in primis) che si occupano di far pressione sugli organi politici, affinché la vita dei ciclisti venga facilitata sempre di
più. Per esempio alcune delle proposte e realizzazioni sono: maggiori piste ciclabili interconnesse tra loro, maggiore sicurezza nell’attraversamento dei punti critici delle città, e anche nuove leggi, come la proposta che impone una distanza di almeno 1,5 metri nel caso di sorpasso di una bicicletta.

Automat organizza anche un paio di critical mass ogni anno in diverse parti della repubblica, esattamente con l’intento di sensibilizzare i cittadini e la politica sul tema dello spostamento in bici in città.

Vero è che o ci si butta nel traffico con i paraocchi, ignari e inconsapevoli, oppure bisogna essere decisi e far capire agli automobilisti che devono rispettare le biciclette.
Vale la pena anche ricordare, che molto spesso nei centri delle città si trovano ciottoli insieme alle rotaie dei tram: una gioia, sopratutto con la pioggia. Per cui, se non vi sentite abbastanza sicuri e siete timorosi, evitate le aree centrali delle città e le grandi arterie, e optate per qualcosa di più tranquillo.

Regole stradali e precedenze: pedalare in sicurezza in Repubblica Ceca

Perciò bisogna rispettare le stesse regole delle automobili.
Esempi: non si passa con il rosso; si deve tenere la destra quanto più possibile; si deve sempre dare la precedenza ai tram; non si va contromano e non si pedala sui marciapiedi (se non quando è indicato diversamente); non si pedala sulle strisce pedonali, ma si scende e si spinge la bici a mano; si devono usare le braccia per indicare i cambi di direzione.

mapy.cz permette anche di ideare un’infinità di percorsi. Basta selezionare l’icona della bicicletta al momento della creazione del tragitto e scegliere se si vuole un percorso interamente su strada (road bike) o misto (MTB). Per i più avventurosi, è possibile passare in bici anche sulla maggior parte dei percorsi di hiking, eccetto all’interno dei parchi nazionali, nelle zone militari ed in altre aree che possono essere interdette all’occorrenza. Questi percorsi sono marcati con i colori blu, giallo, rosso e verde, non solo su mapy.cz, ma anche nella realtà (alberi, muri, pietre, pali..) e sono di solito quelli più belli e più divertenti.

Un’altra informazione che torna senz’altro utile, è che si possono portare le biciclette in metro a Praga e sui (tutti i) treni delle compagnie České dráhy e Arriva. Questo da la possibilità di allontanarsi da Praga o da qualsiasi altro grande centro ed esplorare aree nuove e meno conosciute e poi ritornare con il treno. Ricordatevi che per la bici si paga un biglietto a parte.

In questi due link trovate alcune esempi di tragitti per biciclettate più o meno corte nei dintorni di Praga: qui e qui. Per giri in città non impegnativi si può ricorrere a Rekola o Nextbike (purtroppo il casco non è in dotazione). Oppure ci si può affidare ad uno dei tanti noleggi sparsi per il paese.

Per finire, in Repubblica Ceca sono molto di moda i bikepark e i trail. Su trailhunter, České bikeparky e mtbczech si trovano liste, mappe e tante altre info sulle varie località. Se non si dispone di una bicicletta propria adatta a quel tipo di terreno, nella maggior parte dei casi si riesce a noleggiare sul posto, incluso casco e protezioni.

Leggi anche il vademecum per ritrovare il mare perduto


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