Le rovine del castello di Okoř - copyright ktron / Wikimedia Commons https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Okor,_z%C5%99%C3%ADcenina_hradu.jpg
Castello di Okoř: fortezza medievale a 20 km da Praga
Il castello prende il nome dall’omonimo villaggio Okoř, che si raggiunge facilmente da Praga sia in bici che in macchina (c’è un parcheggio a pagamento nelle vicinanze). Le rovine del castello sono situate su un basso promontorio roccioso, che si innalza dalla valle del piccolo ruscello Zákolanský, e si notano immediatamente appena ci si avvicina al villaggio.
Architettura e storia: le rovine gotiche
Le rovine rappresentano un esempio unico di fortezza medievale e per questo dal 1958 sono incluse nel catalogo dei monumenti culturali protetti. Della struttura originaria rimangono i torsi delle fortificazioni tardo gotiche, una grande torre a prisma con i resti di una cappella, la torre del pozzo, un edificio chiamato refettorio, il cortile centrale, i palazzi e le mura di fortificazione con i bastioni e le feritoie.
Attività ad Okoř
Di fronte alle rovine del castello si estende un prato molto ampio, dove è possibile distendersi e rilassarsi, fare un pic-nic, giocare a freesbee o a pallone. In questo stesso spazio, in primavera ed estate, hanno luogo eventi d’epoca, come esibizioni di associazioni cavalleresche o spettacoli di scherma, e concerti. Fino a prima della pandemia, ogni agosto si teneva il rinomato “Open Air Festival Okoř“. Per chi fosse interessato all’interno delle rovine del castello, l’apertura alle visite va da aprile fino a novembre.
Altre interessanti occupazioni nei dintorni sono la camminata lungo il ruscello, marcata in rosso, e le gite in bici. Okoř fa parte del circuito della famosa gara ciclistica Pražská padesátka, un percorso circolare di 50 km che parte da e finisce a Praga Dejvice. Il tracciato (gpx presente sul sito ufficiale) è molto interessante, poiché passa tra foreste e paesini ed ha un’elevazione di più di 700 metri.
Le elezioni del 25 settembre si avvicinano e noi riportiamo le nuove direttive generali per noi italiani residenti all’estero.
Su richiesta dell’ambasciata e in base alle disposizioni del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, si trasmette la nota informativa avente per oggetto:Elezioni politiche 2022: indizione e opzione di voto in italia per i residenti all’estero.
Come comunicare al comune la scelta di voto in Italia
Se il 25 settembre siete in Italia e volete votare in Italia (magari siete di Bolzano e potete votare il SVP, cosa impossibile qui), in fondo a questo articolo trovate il link al documento da compilare per comunicare al vostro comune di origine che volete votare in Italia. Al consolato avreste dovuto comunicarlo entro fine luglio.
Con il decreto del Presidente della Repubblica n. 96 del 21 luglio 2022, il Signor Presidente della Repubblica ha sciolto le Camere. Con d. P.R. n. 97 della stessa giornata è stata fissata al 25 settembre 2022 la convocazione dei comizi per le elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. I cittadini residenti all’estero voteranno per i candidati della Circoscrizione estero.
Primo voto dall’estero? Ecco cosa cambia
Avremo delle schede diverse e con molti meno partiti rispetto all’Italia.
Voto per corrispondenza: come funziona e verificare l’indirizzo su AIRE
In base alla Legge 27 dicembre 2001, n. 459, i cittadini italiani residenti all’estero iscritti nelle liste elettorali della Circoscrizione estero votano per posta, ricevendo il plico elettorale al proprio indirizzo di residenza. A tal fine, si raccomanda quindi di controllare e regolarizzare la propria situazione anagrafica e di indirizzo presso il proprio consolato, utilizzando preferibilmente il portale online dei servizi consolari Fast It.
Come votare in Italia: l’opzione entro il 31 luglio
In alternativa al voto per corrispondenza, i cittadini iscritti all’AIRE possono SCEGLIERE DI VOTARE IN ITALIA PRESSO IL PROPRIO COMUNE, comunicando per iscritto la propria scelta (OPZIONE) al Consolato ENTRO IL 31 LUGLIO 2022 (il 10° giorno successivo all’indizione delle votazioni). Tale comunicazione può essere scritta su carta semplice e – per essere valida – deve contenere nome, cognome, data, luogo di nascita, luogo di residenza e firma dell’elettore e deve essere accompagnata da copia di un documento di identità del dichiarante. Per tale comunicazione si può anche utilizzare l’apposito modulo scaricabile dal sito web del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale o da quello del proprio Ufficio consolare di riferimento.
Differenze tra voto all’estero e voto in Italia
Gli elettori che scelgono di votare in Italia in occasione delle prossime elezioni politiche riceveranno dai rispettivi Comuni italiani la cartolina-avviso per votare – presso i seggi elettorali in Italia – per i candidati nelle circoscrizioni nazionali e non per quelli della Circoscrizione Estero.
Voto all’estero: scelta unica per consultazione
La scelta (opzione) di votare in Italia vale esclusivamente per una consultazione elettorale.
Si ribadisce in ogni caso che l’opzione DEVE PERVENIRE all’Ufficio consolare NON OLTRE I DIECI GIORNI SUCCESSIVI A QUELLO DELL’INDIZIONE DELLE VOTAZIONI. Come prescritto dalla normativa vigente, sarà cura degli elettori verificare che la comunicazione di opzione spedita per posta sia stata ricevuta in tempo utile dal proprio Ufficio consolare.
Revoca dell’opzione e rimborsi: cosa prevede la legge
La scelta di votare in Italia può essere successivamente REVOCATA con una comunicazione scritta da inviare o consegnare all’Ufficio consolare con le stesse modalità ed entro gli stessi termini previsti per l’esercizio dell’opzione.
Se si sceglie di rientrare in Italia per votare, la Legge NON prevede alcun tipo di rimborso per le spese di viaggio sostenute, ma solo agevolazioni tariffarie all’interno del territorio italiano. Solo gli elettori residenti in Paesi dove non vi sono le condizioni per votare per corrispondenza (Legge 459/2001, art. 20, comma 1-bis) hanno diritto al rimborso del 75 per cento del costo del biglietto di viaggio, in classe economica.
Contatti dell’Ufficio consolare
L’Ufficio consolare è a disposizione al seguente recapito per ogni ulteriore chiarimento: [email protected]
Solvayovy lomy - il copyright di questa foto ci appartiene
I Solvayovy lomy, ovvero le Le ex cave Solvay (per l’appunto, i Solvayovy lomy) si trovano nel bel mezzo di una foresta tra i villaggi di Svatý Jan pod Skalou, Bubovice e Loděnice, a circa 20 km ad ovest di Praga. I Solvayovy lomy sono oggi uno “skanzen”, ossia un museo all’aperto, che racconta l’estrazione ed il trasporto del calcare del Carso Boemo.
Il museo è costruito in una ex cava di calcare abbandonata, conosciuta come “All’ombrello” (U paraplete) o “In acque fredde” (Na stydlych vodách). L’offerta ai visitatori include un giro su una ferrovia a scartamento ridotto lungo un circuito di 1,8 km, una visita alla galleria sotterranea ed il museo. In aggiunta, la mostra all’aperto vi farà conoscere ed ammirare molti veicoli ed oggetti usati nella cava: un binario inclinato, escavatori a cavo, vecchie locomotive, macchine su ruote e cingolati. Attenzione! La temperatura all’interno della galleria sotterranea è costante a 8°C, quindi è bene portare con sé qualcosa di pesante da indossare, soprattutto se si fa visita in estate.
Il museo all’aperto è gestito dall’associazione Barbora, società fondata nel 1993 per la conservazione dei monumenti minerari e industriali. I membri di Barbora restaurarono gradualmente la ferrovia a scartamento ridotto e costruirono quello che oggi rappresenta il museo. Sul luogo è presente anche un bar, creato all’interno di un vecchio tram. Sul sito ufficiale dello skanzen si trovano molte informazioni, ma gli orari di apertura non vengono aggiornati spesso. Per le notizie più fresche si rimanda alla pagina facebook.
Storia dei Solvayovy lomy: dall’estrazione del calcare (1918) al museo moderno
Le cave Solvay sono state per decenni uno dei principali fornitori di calcare di qualità per la produzione chimica. La cava venne creata per fornire calcare ad una fabbrica vicino Ústí nad Labem, che era impegnata nella produzione di soda con il cosiddetto metodo Solvay. La ditta Solvay era sia il proprietario, che l’operatore della cava ed il museo di oggi mantiene quel nome.
La concessione per la costruzione della cava fu ottenuta nel 1916. L’attività mineraria iniziò nel 1918 dapprima in una cava ad un piano, successivamente nell’espansione su due piani. Martelli pneumatici e trapani rompevano la pietra. I compressori erano azionati da una locomotiva a vapore prima, e da un motore a benzina poi, e fornivano l’aria compressa per gli utensili pneumatici.
Il materiale estratto veniva caricato manualmente nei carrelli di una ferrovia a scartamento ridotto da 600 mm. Questi carrelli portavano il materiale fino alla stazione superiore della funivia a gravità, che a sua volta raggiungeva la ferrovia a Loděnice, da dove il calcare veniva trasportato alla fabbrica per la lavorazione. La funivia era lunga 1580 metri, aveva un’altezza di 126 metri ed era in grado di trasportare 38 tonnellate di materiale all’ora.
Nel 1925 l’energia elettrica raggiunse la cava. Ciò permise di sostituire il motore a scoppio per il compressore con uno elettrico e di acquistare un compressore più potente.Nel 1928 la cava era già dotata di tre motori elettrici con una potenza complessiva di 85,75 CV ed oltre 60 lampadine illuminavano l’impianto.
Approfondisci: Moravský Kras, il Carso Moravo
Il calcare veniva inizialmente estratto creando gallerie sotterranee orizzontali scavate sotto il deposito stesso, ma sembra che questo metodo di estrazione non desse molti risultati. Così, nell’estate del 1926 fu aperta una nuova cava, conosciuta come la cava superiore, ora detta “Střelnice”.Questa nuova cava era alta 12 m, ovvero più di quella originaria e quindi il calcare veniva trasportato fuori tramite un binario in pendenza.
Nel 1929 iniziarono i lavori per una nuova cava in un’area sul lato opposto della collina, visto che le riserve di calcare non erano più in quantità e qualità sufficienti. Questa cava fu chiamata meridionale ed era collegata a quella superiore da una galleria di trasporto lunga 217 m.
L’attività mineraria proseguì negli anni indipendentemente dagli sviluppi politici e raggiunse il suo apice durante la seconda guerra mondiale. Fu in quel periodo che sia l’attrezzatura, sia i metodi di estrazione e trasporto del calcare vennero ampliati e modernizzati. Negli anni 50 la cava venne nazionalizzata, poi privatizzata dinuovo e cambiò molti proprietari.
L’estrazione continuò fino agli anni 60 ed il calcare veniva usato come materiale per le riparazioni stradali. Finalmente, nel 1963 si mise in funzione una nuova cava più moderna nelle vicinanze ed i Solvayovy lomy furono completamente abbandonati.
Il futuro dello skanzen: progetti di sviluppo e conservazione
L’ultimo progetto portato avanti dall’associazione Barbora è la riparazione della locomotiva a vapore 800 B 50 delle Ferrovie Ceche. Si tratta di un’attività molto costosa (si narra che l’intero intervento superi il milione di corone ceche) ed ogni offerta o supporto sono benvenuti.
Come raggiungere i Solvayovy lomy da Praga: orari e trasporti
Da Bubovice: Con una camminata di poco più di 1 km completamente in piano fino al museo. Si arriva a Bubovice sia con la macchina, sia con l’autobus 311 da Zličín.
Da Loděnice: Si segue il sentiero blu, che parte dalla stazione dei treni e porta su fino alla cava. Armatevi di scarpe resistenti e comode, perché si deve camminare per 3,5 km con un dislivello di quasi 200 m, Se non si ha la macchina, si raggiunge Loděnice o con il treno da Praha Smíchov o con gli autobus 380 e 384 da Zličín.
Da Svatý Jan pod Skalou: Il percorso è all’incirca di 2 km, con 200 m di dislivello. Si segue prima il sentiero rosso e poi uno verde. Con i mezzi pubblici si deve prima arrivare a Loděnice o a Beroun e poi prendere un autobus da li. Se da Loděnice vedi sopra, se da Beroun l’autobus è il 425.
Si raggiunge lo skanzen anche in bicicletta direttamente da casa vostra, oppure prendete la metro fino a Stodůlky ed iniziate a pedalare da li.
Dopo aver visitato lo skanzen si può continuare la camminata, fino a raggiungere la rocca con la croce, da cui si ha una vista stupenda sul paese sottostante Svatý Jan pod Skalou e sulle colline tutt’intorno. Tutti i sentieri sono marcati e chiaramente visibili.
Tavolo e sedie giganti - copyright https://www.mestojavornik.cz/turistika/turisticke-cile-1/obri-zidle-na-sedmi-lanech/
Tavolo e sedie giganti di Lánský: storia della scultura sulla collina
A circa 25 km da Jeseník, nel nord-ovest della Slesia, quasi al confine con la Polonia, si trova la collina di Lánský. È alta solo 423 metri, ma, essendo disboscata, offre una bellissima vista sulla natura circostante, incluse le montagne Rychlebské.
Nel 2007 qualcuno, che rimane ancora sconosciuto, decise di scolpire un tavolo gigante in legno e due sedie e di portarli in cima alla collina. Da allora, questa scultura è diventata un punto di riferimento e, se si può dire, di pellegrinaggio (soprattutto fotografico).
L’insolita decorazione sulla vetta della collina è visibile già da lontano e si fa più grande man a mano che ci si avvicina.
Come raggiungere Lánský: autobus 120 e sentiero da Jeseník
Si raggiunge la collina molto facilmente in bici o con l’autobus 120 da Jeseník fino alla fermata Skorošice Sedmlánů. Da li parte un sentiero lungo circa 500 metri che vi porterà fino in cima.
Restauro 2018: come il gruppo di ragazzi ha salvato la scultura
Negli anni la struttura ha iniziato a decomporsi per via delle intemperie. Così nel 2018 un gruppo di ragazzi si diede da fare per la restauraztione. Sulla pagina facebook ufficiale si trovano alcune fotografie e vecchi post.
Miluji a Neratovice - copyright B.mertlik https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Miluji,_Neratovice_2019-07-08.jpg
Scultura Miluji: opera di Lenka Klodová
La scultura Miluji misura 3,2 × 14 metri ed è stata creata dall’artista Lenka Klodová nel 2001.
Perché MILUJI è il Stonehenge di Neratovice
MILUJI (io amo) è una scultura di pietra installata su una collina artificiale a Neratovice, un paese ad una trentina di chilometri a nord di Praga.
Il materiale usato è la famosa pietra arenaria ceca, la stessa usata per le Čertový hlavy. Miluji è una metafora romantica di un luogo dedicato all’amore e si basa su somiglianze formali con i santuari preistorici come, per esempio, Stonehenge. E proprio per questo l’opera è stata soprannominata Neratovický Stonehenge (lo Stonehenge di Neratovice).
Oltre al significato metafisico, Klodová ha anche voluto creare un luogo di incontro per la comunità locale e grazie alla forma concisa della scultura, sia formale che sostanziale, essa è diventata ormai un simbolo di Neratovice.
Come raggiungere MILUJI in treno: da Praga in 30 minuti
È facile imbattersi nella scultura se si viaggia in treno da Mladá Boleslav o da Mělník verso Praga (o il contrario). Difatti quando il treno si ferma nella stazione di “Neratovice Sídliště”, il Miluji appare di fronte a voi. In inverno, quando la collina è innevata, l’atmosfera è magica.
Il copyright di questa foto ci appartiene, così come la decisione di preferire l'estetica alla coerenza tematica e mettere il polo centrale fuori dal suo sottocapitolo. E in ogni caso, pure la bici ci appartiene.
Ciclovie e segnaletica in Repubblica Ceca: come orientarsi in bici
L’intero paese è mappato con segnali stradali che tracciano i percorsi ciclabili. Questo aiuta ad andare in bicicletta senza la necessità di guardare costantemente il cellulare e offre un supporto a chi è agli inizi e non è pratico.
La segnaletica caratteristica è di tipo verticale e include cartelli a sfondo giallo, con scritte in nero. I cartelli più comuni mostrano il simbolo di una bicicletta ed il numero del percorso. Ma si possono anche trovare altri segnali, sempre gialli, con le indicazioni delle destinazioni e i km mancanti, oppure su come attraversare incroci particolari.
Nella foto qui sotto, per esempio, i cartelli riportano le ciclovie A41 e A1. Quest’ultima corre lungo uno dei lati del fiume Vltava, da Praha Bohnice, per poi dividersi e proseguire lungo il fiume Berounka fino a Černošice.
Segnaletica per le biciclette – copyright ŠJů https://cs.wikipedia.org/wiki/Cyklistick%C3%A9_trasy_v_Praze#/media/Soubor:Zna%C4%8Dky_cyklotras_u_Hl%C3%A1vkova_mostu.jpg
Mappe.cz: navigazione e ciclovie in Repubblica Ceca
Uno strumento molto utile per andare in giro in bici è mapy.cz, che mappa tutte le ciclovie. Sia da browser, che da app si deve selezionare l’opzione “Outdoor” (o “Turistická”, in ceco) e si vedranno tutte le vie ciclabili, con i corrispettivi numeri, segnalate in fuchsia.
Ciclovie storiche: la Vltavská e la A2 a Praga
A volte si dispone di stradine o corsie solo per bici, o per bici e pedoni assieme, e in questo caso vi troverete a pedalare insieme a famiglie con passeggini, gente in rollerblades con cani al guinzaglio e non. Tipico esempio a Praga è la ciclovia Vltavská, nota anche come parte della A2, soprattutto appena esce un raggio di sole. Altre volte ci si ritrova in piccoli paesi e in viette secondarie dove regna la calma, mentre altre volte si pedala nel traffico intenso, tra macchine e mezzi pubblici.
Differenze tra ciclovie urbane e provinciali
Ciclovie in città vs. provincia: differenze infrastrutturali e sicurezza.
Tantissimi stranieri si lamentano del fatto che sia difficile e addirittura pericoloso andare in bici in città, soprattutto se si parla di Praga, proprio per il fatto che manca un’infrastruttura omogenea e si passa da piste ciclabili all’essere fagocitati dal traffico. Ovviamente, la percezione di ognuno dipende sempre dal paragone che si fa e dalle esperienze pregresse. Esistono associazioni (Čistou stopou Prahou e AutoMat in primis) che si occupano di far pressione sugli organi politici, affinché la vita dei ciclisti venga facilitata sempre di più. Per esempio alcune delle proposte e realizzazioni sono: maggiori piste ciclabili interconnesse tra loro, maggiore sicurezza nell’attraversamento dei punti critici delle città, e anche nuove leggi, come la proposta che impone una distanza di almeno 1,5 metri nel caso di sorpasso di una bicicletta.
Automat organizza anche un paio di critical mass ogni anno in diverse parti della repubblica, esattamente con l’intento di sensibilizzare i cittadini e la politica sul tema dello spostamento in bici in città.
Vero è che o ci si butta nel traffico con i paraocchi, ignari e inconsapevoli, oppure bisogna essere decisi e far capire agli automobilisti che devono rispettare le biciclette. Vale la pena anche ricordare, che molto spesso nei centri delle città si trovano ciottoli insieme alle rotaie dei tram: una gioia, sopratutto con la pioggia. Per cui, se non vi sentite abbastanza sicuri e siete timorosi, evitate le aree centrali delle città e le grandi arterie, e optate per qualcosa di più tranquillo.
Regole stradali e precedenze: pedalare in sicurezza in Repubblica Ceca
Perciò bisogna rispettare le stesse regole delle automobili. Esempi: non si passa con il rosso; si deve tenere la destra quanto più possibile; si deve sempre dare la precedenza ai tram; non si va contromano e non si pedala sui marciapiedi (se non quando è indicato diversamente); non si pedala sulle strisce pedonali, ma si scende e si spinge la bici a mano; si devono usare le braccia per indicare i cambi di direzione.
mapy.cz permette anche di ideare un’infinità di percorsi. Basta selezionare l’icona della bicicletta al momento della creazione del tragitto e scegliere se si vuole un percorso interamente su strada (road bike) o misto (MTB). Per i più avventurosi, è possibile passare in bici anche sulla maggior parte dei percorsi di hiking, eccetto all’interno dei parchi nazionali, nelle zone militari ed in altre aree che possono essere interdette all’occorrenza. Questi percorsi sono marcati con i colori blu, giallo, rosso e verde, non solo su mapy.cz, ma anche nella realtà (alberi, muri, pietre, pali..) e sono di solito quelli più belli e più divertenti.
Un’altra informazione che torna senz’altro utile, è che si possono portare le biciclette in metro a Praga e sui (tutti i) treni delle compagnie České dráhy e Arriva. Questo da la possibilità di allontanarsi da Praga o da qualsiasi altro grande centro ed esplorare aree nuove e meno conosciute e poi ritornare con il treno. Ricordatevi che per la bici si paga un biglietto a parte.
In questi due link trovate alcune esempi di tragitti per biciclettate più o meno corte nei dintorni di Praga: qui e qui. Per giri in città non impegnativi si può ricorrere a Rekola o Nextbike (purtroppo il casco non è in dotazione). Oppure ci si può affidare ad uno dei tanti noleggi sparsi per il paese.
Per finire, in Repubblica Ceca sono molto di moda i bikepark e i trail. Su trailhunter, České bikeparky e mtbczech si trovano liste, mappe e tante altre info sulle varie località. Se non si dispone di una bicicletta propria adatta a quel tipo di terreno, nella maggior parte dei casi si riesce a noleggiare sul posto, incluso casco e protezioni.
Collina di Mědník - By The photonaut - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=89477774
Patrimonio UNESCO Krušnohoří: la regione mineraria al confine sassone-boemo
L’area delle Krušnohoří è caratterizzata da una serie di monumenti industriali legati all’attività mineraria storica della regione, durata circa 800 anni. Dopo decenni di sforzi da parte di governi, università, associazioni e musei tedeschi e cechi, nel luglio 2019 la regione è stata finalmente iscritta nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco.
I siti minerari cechi iscritti a UNESCO: elenco e caratteristiche
Un totale di 22 siti sono stati inclusi nell’elenco di questa importante regione: 17 in Germania e 5 in Repubblica Ceca. In questo articolo ci concentreremo sulla parte ceca (ma va là), quindi sulle seguenti località: il paesaggio minerario di Jáchymov; il paesaggio minerario del triangolo Abertamy – Boží Dar – Horní Blatná; la Torre Rossa della Morte (Rudá věž smrti); il paesaggio minerario di Krupka e il paesaggio minerario di Mědník.
L’impatto globale dell’estrazione: argento, uranio e la nascita del dollaro
I ricchi giacimenti di argento, stagno, cobalto e uranio hanno dato sviluppo, fin dal XII secolo, all’industria mineraria, che è poi stata la forma di economia dominante dell’intera regione fino al XX secolo. Tutto ciò ha avuto un enorme impatto sulle modalità, tecnologie e progresso del settore minerario e metallurgico, che hanno finito per influenzare tutto il mondo. Anche il paesaggio è stato condizionato dall’attività mineraria, creando un’identità e un’autenticità che non hanno eguali in nessuna parte del globo.
L’obiettivo principale della salvaguardia di queste zone è preservare la storia dell’estrazione dei minerali nelle Krušnohoří dal XII al XX secolo. Allo stesso tempo, dovrebbe aiutare e promuovere il sostegno di un turismo sostenibile e l’ulteriore sviluppo dell’area.
Jáchymov: la culla dell’argento europeo e dell’uranio mondiale
Poco dopo la sua fondazione, nel 1516, Jáchymov divenne per breve tempo la più importante zona di estrazione dell’argento in Europa e nel mondo. Jáchymov è generalmente considerata una delle culle delle scienze minerarie, le cui fondamenta furono gettate nel XVI secolo da Georgius Agricola, umanista e mineralogista tedesco. Il suo trattato in 12 volumi “De re metallica”, pubblicato nel 1556, può essere considerato il primo studio scientifico completo sull’estrazione mineraria e la metallurgia. L’opera rappresentò il punto di riferimento nel campo dell’attività mineraria per i due secoli successivi.
Grazie all’enorme produzione di argento, Jáchymov divenne centrale anche per lo sviluppo dei sistemi monetari. Nel 1520 la zecca reale locale iniziò a coniare i tolari d’argento di Jáchymov (in ceco Jáchymovský tolar, in tedesco Joachimstaler), su esempio dei Guldengroschen (o Guldiner) sassoni. Questa moneta gettò le basi per il sistema commerciale tolare, che venne applicato in molti paesi europei da li fino alla fine del XIX secolo. Curiosità: il nome del dollaro statunitense deriva proprio dal tolar di Jáchymov. E pure oggi ne avete imparata una.
Jáchymov nel XVI secolo: architettura rinascimentale e la prima scuola mineraria
Nel XVI secolo a Jáchymov fu creato un insieme unico di architettura tardo gotica e rinascimentale, come la chiesa di San Gioacchino (Svatého Jáchyma), la chiesa di Tutti i Santi (kostel Všech svatých), la Zecca Reale (Královská mincovna), oggi museo, il municipio e numerose case nel centro della cittadina. Nel 1716 fu fondata la prima scuola mineraria statale al mondo, che divenne un modello per la creazione di strutture simili sia nell’impero austro-ungarico che nel resto d’Europa.
Sempre a Jáchymov, dal XIX secolo si iniziò ad estrarre un nuovo minerale, l’uranio.
L’anno 1840 segna la prima estrazione sistematica di uranio al mondo. Inizialmente l’uranio veniva usato per creare inchiostri. Successivamente, dopo che Marie Curie-Sklodowská e suo marito Pierre Curie, nel 1898, isolarono i nuovi elementi radio e polonio, Jáchymov ebbe il monopolio della produzione di radio fino alla prima guerra mondiale. Nel 1906 venne fondata la prima stazione termale al radon al mondo, utilizzando l’acqua della miniera radioattiva locale per curare i disturbi muscolo-scheletrici.
Jáchymov conobbe la più grande espansione dell’estrazione dell’uranio dopo la seconda guerra mondiale. In quel periodo l’uranio locale veniva esportato principalmente in Unione Sovietica, dove fu anche utilizzato per produrre la prima bomba atomica russa, fatta esplodere nel 1949. Durante il dopoguerra, il regime comunista vi istituì campi di lavoro, in cui gli oppositori erano forzati ad estrarre uranio ed altri minerali destinati alle armi.
I luoghi più rilevanti della zona mineraria Unesco di Jáchymov sono descritti qui.
Triangolo minerario Abertamy – Horní Blatná – Boží Dar
Il paesaggio culturale minerario del triangolo Abertamy – Horní Blatná – Boží Dar.
La zona delimitata dalle cittadine Abertamy – Boží Dar – Horní Blatná rappresenta un vasto paesaggio minerario relitto, oggi scarsamente popolato e per lo più ricoperto da foreste. Questo territorio presenta singolarità legate all’estrazione dello stagno, del ferro e di altri minerali, portata avanti dal XVI al XX secolo.
Il fossato di Blatenský (Blatenský vodní příkop) è un canale artificiale di 12 km che attraversa l’area, unendo Horní Blatná a Boží Dar, e veniva utilizzato per l’estrazione dei minerali. La costruzione del fossato iniziò nel 1540 e con il tempo il suo corso venne modificato più volte. L’acqua delle torbiere di Boží Dar veniva utilizzata per azionare le macchine presenti nelle miniere della regione.
È anche doveroso menzionare che la tecnica del panning era largamente usata per la ricerca dello stagno. Ciò è dimostrato dalla presenza di cumuli di residui minerari, detti sejpy (cassaforti) in ceco, sulla collina d’oro (Zlatý Kopec) e lungo il fiumiciattolo Černá, nei pressi di Boží Dar.
Gigantesche miniere di superficie e gallerie sotterranee, che non hanno eguali in altre parti del mondo, sono ancora visibili in quest’area, citiamo: le fosse del lupo (Vlčí jámy), la miniera di Červená jáma (il pozzo rosso) e il sotterraneo della miniera di Mauritius. Qui si trova la lista di tutti i luoghi di rilievo di quest’area.
Rudá věž smrti: la Torre Rossa della Morte di Krušnohoří
La Torre Rossa della Morte (Rudá věž smrti), situata nel villaggio di Vykmanov, vicino a Ostrov, commemora e documenta le sofferenze dei prigionieri politici che furono detenuti in condizioni disumane nei campi di lavoro forzato di Jáchymov negli anni 50.
Il complesso, dominato da una torre di sette piani in mattoni rossi, servì negli anni 1951-1956 come impianto centrale di trattamento e smistamento dell’uranio estratto non solo nella regione di Jáchymov, ma anche in altre aree dell’allora Cecoslovacchia. Il luogo faceva parte del campo di lavoro forzato Vykmanov II (nome in codice “L”), istituito nel 1951, in cui furono internati 300 prigionieri politicamente scomodi. La Torre Rossa della Morte era uno dei luoghi di lavoro più pericolosi nella regione di Jáchymov, poiché tutti coloro che vi lavoravano non indossavano nessun dispositivo di protezione ed entravano in contatto diretto con il materiale radioattivo.
I prigionieri erano costretti a prendere il materiale dai carri e trasportarlo fino all’ultimo piano della torre. Da li dovevano gettarlo su enormi setacci, attraverso i quali il minerale si rompeva e cadeva al piano terra. Li c’erano altri prigionieri, il cui compito era quello di spostare il minerale frantumato all’interno di barili di ferro (alti 50 cm e con un peso massimo di 80 kg), usando mazze di legno. I barili poi venivano sigillati e portati in Unione Sovietica in treno.
Attraverso quest’attività si sollevavano enormi nuvole di polvere radioattiva, che con il vento si spargeva per tutto il campo, oltre che ad essere respirata, ingoiata e a rimanere sui vestiti e sulla pelle.
L’intero campo di lavoro fu abolito nel 1956.
Krupka: il paesaggio minerario tra storia e sostenibilità
Krupka rappresenta la più antica area mineraria di stagno delle Krušnohoří ed uno degli insiemi di monumenti architettonici meglio conservati sul versante ceco. Oltre all’estrazione dello stagno e del rame, risalenti già al XIII secolo, dal XIX secolo a Krupka si estrassero altri minerali, tra cui il tungsteno.
La tutela Unesco si applica principalmente al paesaggio delle vecchie zone minerarie, che comprende la città alta di Krupka, con le gallerie, i cumuli e le depressioni. Qui si trovano l’entrata alla miniera Starý Martin, che vanta di avere la venatura di stagno più lunga dell’Europa centrale; il museo tecnico dei minatori e il vecchio sentiero minerario che portava da Krupka alta a Krupka bassa.
La protezione si applica anche all’architettura, realizzata in connessione con le attività minerarie. La città bassa di Krupka ha conservato una struttura urbanistica medievale, il cui nucleo storico è dato dalle rovine del castello, successivamente usato come sede di un ufficio minerario. Continuando per il centro storico, si notano edifici sacri di pregio artistico e case borghesi di stampo medievale o rinascimentale. Per esempio: la chiesa gotica dell’Assunzione della Vergine Maria, con l’adiacente campanile minerario; la chiesa gotica dello Spirito Santo (svatého Ducha); la chiesa cimiteriale rinascimentale di Sant’Anna (svaté Anny); case storiche, e una vecchia fucina.
Mědník: il paesaggio minerario della collina storica
La collina di Mědník, ovvero la collina del rame, si trova nel villaggio di Měděnec e presenta una singolare concentrazione di miniere. Sulla collina si trovano i resti di circa 80 gallerie, pozzi e miniere databili dal XV al XIX secolo, che documentano i vari metodi di estrazione del ferro e del rame.
I punti minerari più importanti di questa località storica sono la galleria di Marie Pomocné (Vergine Maria Ausiliatrice) e quella della Země zaslíbená (terra promessa), parzialmente aperte al pubblico rispettivamente nel 2007 e nel 2012. Si aggiunge l’ex miniera di Měděnec, operativa negli anni 1968–1992 come ultima miniera di ferro nelle terre ceche. Un importante monumento nella zona protetta sono anche i resti di una cava di calcare tra il villggio di Kovářská e la cittadina Loučná pod Klínovcem. Questo monumento tecnico è la più antica fornace per la calce conservata in Boemia.
Dal punto di vista storico-architettonico, è di rilievo la cappella barocca dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria, datata 1674.
Altri patrimoni UNESCO della Repubblica Ceca: la lista completa
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Italia ospite d’onore alla Fiera del Libro di Praga
Riportiamo il secondo comunicato stampa relativo alla partecipazione dell’Italia come paese ospite d’onore della XXVII edizione della fiera internazionale del libro di Praga, in programma a Holešovice dal 9 al 12 giugno.
La XXVII edizione della più importante iniziativa dedicata all’editoria e alla letteratura internazionale della Repubblica Ceca, la fiera Fiera internazionale del libro di Praga (Svět knihy Praha), in programma dal 9 al 12 giugno nell’area fieristica di Holešovice, vibrerà dell’atmosfera e del calore di una piazza italiana grazie a un programma ricco e variegato predisposto col sostegno dell’Ambasciata d’Italia, dell’IIC di Praga, dell’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, della CAMIC – Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca e dell’AIE – Associazione Italiana Editori. La partecipazione italiana si tiene sotto l’egida del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, nel quadro della campagna di “nation branding” beIT.
La scelta dell’Italia come ospite d’onore vuole anche sottolineare un’importante ricorrenza dell’Istituto Italiano di Cultura, che opera a Praga da ben 100 anni: un secolo di collaborazione che testimonia il persistere di relazioni culturali durature e sempre vive tra i due paesi. L’attuale edizione celebra inoltre il 90° anniversario dalla nascita di Umberto Eco, romanziere, saggista e semiologo di fama mondiale. Come motto dell’edizione di quest’anno la Fiera del Libro ha infatti scelto una sua citazione tratta da “Il nome della rosa”: “Noi viviamo per i libri. Dolce missione in questo mondo dominato dal disordine e dalla decadenza”.
Classici del Novecento
Un particolare focus sarà dedicato alle traduzioni più recenti dei grandi autori del Novecento, saranno presentate due nuove traduzioni di opere di Italo Calvino, uno dei più importanti scrittori italiani del XX secolo. Si tratta di “Palomar”, sorta di esperimento tra prosa e saggistica, e della versione integrale de “Le cosmicomiche”. Tra i classici della letteratura italiana si parlerà anche di Elsa Morante, con la presentazione della prima traduzione ceca de “L’Isola di Arturo”.
Autori italiani alla Fiera Libro Praga 2024: Di Pietrantonio, Ardone, Auci
Nel corso della rassegna i lettori avranno modo di incontrare non solo scrittori già noti in traduzione ceca, ma anche autori di romanzi di prossima uscita. Parteciperanno alla Fiera Donatella Di Pietrantonio, narratrice brillante che con “L’Arminuta” e “Borgo Sud” ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti. Poi Viola Ardone, una delle più note scrittrici italiane del momento, che presenterà “Oliva Denaro”, un’intensa storia di formazione di grande impatto emotivo; Stefania Auci che introdurrà la traduzione ceca de “L’inverno dei leoni”, seguito de “I leoni di Sicilia”, avvincente saga familiare incentrata sull’ascesa della dinastia dei Florio; Claudia Durastanti che presenterà il romanzo “La straniera”, basato sulla sua vicenda di figlia di genitori sordi; Gianfranco Calligarich, di cui il pubblico ceco ha apprezzato “L’ultima estate in città”; Francesca Melandri che presenterà “Eva dorme”, un romanzo pluripremiato caratterizzato da una potente storia di lotta e riconciliazione a metà tra storia familiare e romanzo storico, e Guido Sgardoli, uno dei più tradotti tra gli scrittori italiani per ragazzi, presente nei cataloghi cechi con il libro “The stone. La settima pietra”. Per la saggistica parteciperà Luigi Zoja, psicanalista, autore di volumi di rilievo internazionale tradotti anche in ceco, che discuterà con l’economista e filosofo Tomáš Sedláček.
Graphic novel Silvio Pellico | Spielberg: il bicentenario
In occasione del bicentenario dell’incarcerazione dello scrittore Silvio Pellico nella fortezza ceca dello Spielberg di Brno, la Fondazione Eleutheria presenta “Silvio Pellico | Spielberg 1822 – 2022”, graphic novel di Eugenio Belgrado ispirata a “Le mie prigioni”, celebre libro di memorie del patriota italiano.
Programma professionale e incontri B2B alla Fiera
Nel padiglione italiano saranno presenti con un proprio spazio 10 case editrici e società di distribuzione: Edizioni del Baldo, Edizioni E/O, Giulio Einaudi, Giunti Editore Bompiani, GLU distribuzione, Gruppo Mondadori, Miraggi, Sassi Junior, Storie Cucite e White Stared Publishers; mentre Alma Edizioni, Edilingua, Gruppo Albatros, Gruppo Editoriale San Paolo, Kimerik Edizioni, Mimebù Edizioni, Narratè e ZOOlibri invieranno del materiale librario.
Nell’ambito della Fiera si terranno dei seminari professionali con la partecipazione, tra gli altri, del presidente del CEPELL – Centro per il Libro e la Lettura, il giornalista e critico letterario Marino Sinibaldi (“Il libro è wireless: Strategie per promuovere la lettura e il futuro dei libri nella società tecnologica”), del responsabile del portale “newitalianbooks” dedicato alla promozione del libro italiano all’estero, Paolo Grossi, della direttrice della Bologna Children’s Book Fair, Elena Pasoli (“Il presente e il futuro delle fiere dei festival letterari”), della Rights Manager della casa editrice E/O, Emanuela Anechoum (“La posizione delle case editrici indipendenti nel mercato librario europeo” e “Talento o marketing? Come nasce un best seller“), di Simone Fenoil, che illustrerà le attività della Scuola Holden e le nuove tendenze nell’insegnamento della scrittura creativa, e del direttore della casa editrice Miraggi Alessandro De Vito (“Presentazione delle collane editoriali dedicate alla letteratura ceca”).
Svět knihy Praha: la fiera letteraria più importante della Repubblica Ceca
Negli appuntamenti degli ultimi anni i quattro giorni della Fiera internazionale del libro di Praga hanno registrato una media di 50.000 visitatori, 400 espositori, 800 ospiti e 650 programmi di accompagnamento per edizione.
Nonostante le restrizioni sanitarie dello scorso anno, anche l’edizione 2021 della fiera internazionale del libro di Praga ha potuto vantare 34.000 visitatori, 288 espositori, 607 ospiti e 481 programmi, con l’aggiunta di 11 mostre; mentre i Paesi presenti sono stati 27.
Pavel Hrdlička (Czech Wikipedia user Packa) / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)
Il suono immutabile dei tram di Praga: l’eredità sonora
Da quando sono arrivato qui in Erasmus nel 2006, se c’è una cosa che a Praga non è cambiata è la voce del tram. Insomma, quella che dice “Sparta, příští zastávka: Hradčanská”.
Ma pare che anche per la voce del tram (e degli autobus) sia giunto il momento della pensione. Dagmar Hazdrová, l’annunciatrice che abbiamo sempre sentito, ha oramai 88 anni, e ha ricoperto il suo ruolo del trasporto pubblico di Praga dal 1996.
Sicché, il DPP ha cominciato le selezioni per una nuova voce.
Le 4 voci candidate per la nuova voce del tram di Praga
Come votare la nuova voce del tram entro il 19 giugno
E ora che siamo arrivati alla finale, il DPP ha lanciato un sondaggio con 4 voci da votare. Il sondaggio è disponibile qui (schiacciate su “Vstoupit do Ankety” e potrete scegliere). La votazione si concluderà il 19 giugno. Possiamo scešgliere tra due voci maschili e due femminili e, a sentire il DPP si tratta di doppiatori o attori di teatro. Le voci per ora restano anonime, così che i nomi non influiscano sulla decisione.
Come ascoltare le nuove voci sui tram: linee 9 e 136 con QR code
È possibile già sentire queste 4 voci in alcuni segmenti della linea 9 del tram e della linea 136 dell’autobus. Non tutti i veicoli che fanno queste tracce hanno le voci nuove, quelli designati sono contrassegnati con speciali etichette che includono anche un codice QR. Scannerizzando questo codice QR parte il redirect al sondaggio online.
Diecimila fermate a Praga: la sfida di aggiornare tutto il sistema
Ci sono oltre diecimila fermate nella rete di trasporto integrato di Praga, cioè nella capitale e nelle zone circostanti della Boemia centrale. Gli annunci vengono aggiornati in maniera continua (soprattutto a causa delle výluky mi vien da dire).
Il museo del gas di Praga - il copyright di questa foto ci appartiene
Museo del gas di Praga: inaugurazione
Il museo è stato aperto nel 1999 all’interno di uno degli edifici storici dell’ex impianto industriale per la produzione di gas (Pražská plynárenská a.s.).
Nei primi anni del XX secolo esistevano alcune piccole stazioni di servizio sul territorio di Praga, ma queste riuscivano a rifornire solo aree circoscritte. Con l‘aumentare della richiesta di gas, si decise quindi di costruire un complesso centrale nella zona di Michle, allora in piena campagna.
Inizialmente, il nuovo impianto forniva 30 milioni di m3 di gas all’anno. Dopo le successive due fasi di ampliamento raggiunse una capacità di 100 milioni di m3 all’anno.
L’architettura funzionalista e la scultura Věda a práce
Il progetto fu redatto in stile funzionalista dall’architetto ceco Josef Kalous (famoso per essersi occupato del padiglione A del centro esposizioni di Brno) e la costruzione avvenne tra il 1925 e il 1927.
L’ingresso del complesso fu decorato con la scultura in bronzo Scienza e Lavoro (Věda a práce) dello scultore Ladislav Šaloun. In forma allegorica, il minatore che estrae il carbone rappresenta il lavoro e la donna che trasforma il carbone in gas rappresenta la scienza. La donna tiene in mano un pezzo di carbone, da cui, in ricorrenze particolari, fuoriesce una fiamma a gas.
La cerimonia di apertura dell‘impianto si tenne il 18 e 19 maggio 1927.
Incendio e chiusura
La ricostruzione postbellica
Il 6 gennaio del 1961 scoppiò un incendio in uno dei serbatoi del gas. Il gasometro a stantuffo in questione era alto 84 metri e largo 50 e al momento dell’incendio era quasi pieno (conteneva 147.000 m2 di gas). L’intera area venne stata evacuata, nessuno rimase ferito e l’incendio venne sedato in un giorno.
L‘impianto di Michle cessò definitivamente la produzione di gas nel 1975, in concomitanza con il completamento di un nuovo impianto, più moderno, a Horní Měcholupy.
Ciò che si vede oggi è un complesso ricostruito negli anni 90 in modo molto accurato, che replica lo stile originale e mantiene parte degli edifici. A questo link si possono osservare le foto del prima e dopo, a confronto.
Il museo
Le collezioni: dalla tecnica ai contatori del gas
La prima parte del museo racconta la storia e lo sviluppo dell’industria del gas nel mondo e, in particolare, nelle terre ceche. Questa esibizione include pannelli, mappe e documenti disposti in ordine cronologico e menziona le personalità più rilevanti dell’industria del gas. La seconda parte lascia spazio alla tecnica e offre una panoramica dei modelli degli impianti di produzione ed estrazione di gas, dei serbatoi per lo stoccaggio e dei gasdotti. Le attrazioni includono i resti della prima stazione di servizio di Karlín del 1847 e il gasdotto del ponte Carlo del 1878.
Infine, nell’ultima parte, è presente un’estesa collezione di oggetti e apparecchi a gas: stufe, ferri da stiro, piastre per capelli, un proiettore di diapositive soprannominato “Laterna Magica”, la lavatrice automatica Moretta, un frigorifero, una macchina per la tostatura del caffè e tanto altro. Sono inoltre presenti oltre 100 contatori del gas di vario tipo, dal più antico della Repubblica Ceca (di Siry, Lizars & Co., del 1873), ai contatori a gettoni Glozarl e ai più recenti contatori del gas intelligenti.
Come visitare il museo
Come visitare il museo del gas gratuitamente: prenotazione e orari
Il museo è aperto gratuitamente al pubblico solamente durante alcune feste nazionali e altre giornate speciali.
Per visite al di fuori di queste occasioni si deve prendere un appuntamento chiamando il +420 725 766 517, oppure scrivendo un’email a Jan Žákovec ([email protected]). Non fatevi scoraggiare! Il tutto è molto semplice e veloce e il signor Žákovec, che vi farà da guida, è una persona molto affabile e amichevole. Oltretutto è anche uno dei lampionai (lampáři) che accendono i lampioni a gas nel centro storico di Praga durante il periodo natalizio.
La visita è sempre gratuita e all’interno del museo troverete alcuni opuscoli in inglese.