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Praga per studenti: 7ª città al mondo nel ranking The Campus Advisor

Paesaggio di První nádvoří Pražského hradu Praga 1.L'indagine ha coinvolto 12.164 studenti di tutto il mondo, che hanno dovuto votare la propria città. La capitale ceca si è classificata al settimo posto nel mondo.
Photo by Pavel S on Unsplash

L’indagine globale su 12.164 studenti

Gli studenti di tutto il mondo hanno dovuto votare la propria città basandosi su diversi criteri.

Cosa rende una città universitaria migliore delle altre? Il costo della vita, la comunità locale e l’intrattenimento locale sono sicuramente tra i fattori presi più spesso in considerazione dagli studenti universitari.

Basandosi su questi criteri, il portale The Campus Advisor ha condotto uno studio e ha scoperto che Praga è una delle prime dieci città al mondo per gli universitari.

La capitale ceca si è classificata al settimo posto nel mondo e al terzo posto nell’Unione Europea.

Praga ha ottenuto un punteggio finale di 4,40 su 5, ricavato dalla media dei voti ottenuti in sei diverse aree di valutazione. Nello specifico:

  • 4,70 per la cordialità degli studenti;
  • 4,61 per la vita notturna;
  • 4,53 per i trasporti pubblici;
  • 4,43 per la sicurezza;
  • 4,22 per i servizi
  • 3,90 per il costo della vita.

Le città dell’UE con il punteggio più alto sono state Vienna (quarta in assoluto) e Berlino (sesta). Secondo The Campus Advisor, le prime tre città al mondo in cui studiare sono Melbourne (Australia), Newcastle (Inghilterra) e Seul (Corea del Sud).

Alcuni dei risultati non sorprendono affatto. La città è conosciuta come uno dei fulcri della vita notturna dell’Europa centrale, e i trasporti pubblici e un alto livello di sicurezza sono spesso citati come alcune delle cose migliori della vita nella capitale ceca.

Costo della vita e cordialità a Praga: perché gli studenti affrontano un aumento

E se il punteggio relativamente basso per il costo della vita potrebbe lasciare perplesso qualcuno, non è un segreto che l’inflazione stia facendo salire i prezzi in tutta l’economia ceca, per non parlare dell’aumento degli affitti nella capitale.

Inoltre, il punteggio molto alto della città per la cordialità contrasta con altri studi sugli expat, che spesso citano l’ostilità da parte della gente del posto come uno dei principali aspetti negativi vissuti da studenti stranieri e residenti a Praga.

Praga: vita notturna, trasporti e sicurezza

I punteggi di Praga per studenti includono dettagli su vita notturna, trasporti e sicurezza.


Vocabolario nautico ceco: guida ironica tra fiumi, laghi e oceani

Dizionario nautico
Ivan K. Ajvazovskij, "la nona onda". Foto di Hovhannes https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=21854187

Dizionario nautico ceco senza mare

La Repubblica Ceca non ha il mare, ciò nonostante c’è chi si ostina a non fare a meno del pesce. Eccovi il dizionario nautico.

Premettiamo che il dizionario nautico, un po’ per il nostro scarso amore verso il mare e un po’ per la mancanza di cui sopra, è per certo pesantemente incompleto. Siete caldamente invitati a suggerire aggiunte. Il Canepa ha la precedenza.

Pronunzia del ceco: guida alle lettere fondamentali e alla lettura

Per chi ancora non ha imparato a leggere in ceco – qui c’è la pronuncia delle lettere

Sladkovodní námořní slovník – dizionario nautico d’acqua dolce

Říční zeměpis – Geografia fluviale

  • ledovec – ghiacciaio
  • řeka – fiume
  • říčka – torrente (roba poco diffusa qui)
  • potok – ruscello
  • jezero – lago
  • rybník – rybník
  • vodopád – cascata
  • meander – ansa o meandro
  • bažina – palude
  • ústí – foce
  • Labe – Elba
  • Odra – Oder
  • Visla – Vistola
  • Dunaj – Danubio
  • Tisa – Tibisco
  • Litava – Leita (tutti gli altri dalla Daugava all’Amur hanno nomi uguali ai nostri)
  • Pád – Po
  • Adiže – Adige (solo per il Pieralli)
  • Tiber – Tevere
  • Soča – Isonzo (tutti gli altri dall’Arno al Timavo si tengono il nome italiano)

Říční živočiši – Fauna fluviale

  • Ryba – pesce
  • Štika – luccio
  • Candát – sander
  • Okoun – pesce persico
  • Jeseter – storione
  • Losos – salmone
  • Pstruh – trota
  • Žába – rana
  • Uhoř – bisate/capitone/anguilla
  • Kapr & nutrie- #evabbé
  • Krokodýl – coccodrillo (cui aggiungiamo aligátor e kajman)
  • Bobr – castoro (con annessi anche tutti i plurimi significati della lingua di Shakespeare)
  • Vydra – Lontra

Slanovodní námořní slovník – dizionario nautico d’acqua salata

Mořský zeměpis – Geografia marina

  • Ostrov – isola
  • (Italský) poloostrov – penisola (italiana)
  • Souostroví – arcipelago
  • Korálovy útes – barriera corallina
  • Písečná kosa – lingua di sabbia
  • Písek – sabbia
  • Záliv – golfo, laguna e baia
  • Zátoka – insenatura
  • Šije – istmo
  • (Messinský) průliv – stretto (di Messina)
  • Rudé moře a Černé moře – Mar rosso e Mar nero
  • Středozemské moře – Mar mediterraneo
  • Jadranské moře – Mare adriatico (tutti gli altri han nomi uguali all’italiano)
  • Tichý oceán – Oceano pacifico (gli altri due han nomi uguali all’italiano)
  • Gronsko – Groenlandia
  • Bermudský trojúhelník – #evabbé, ma così ci metto l’articolo su ů e ú

Předpověď počasí: lessico meteo-marino in ceco

  • Záplavy – alluvioni e straripamenti
  • Hurakán – uragano
  • Cyklona + (azorská) anticyklona – ciclone + anticiclone (delle Azzorre)
  • Mořský proud – Corrente marina
  • Maracaibo, moře stupeň devět – Maracaibo, mare forza 9

Mořští živočichové – Animali marini (invertebrati complessi e vertebrati)

  • Racek – essere malvagio, maligno e malefico 
  • Tuňák – tonno
  • Tučňák – pinguino (lett. “er grassazzo”)
  • Lachtan – otaria, foca
  • Mrož lední – tricheco
  • Velryba – balena (velká-ryba, pesce grande anche se è un mammifero)
  • Vorvaň – Capodoglio
  • Narval & Delfin – #eddaiperò
  • Žralok – squalo (da žrát, divorare)
  • Mečoun – pesce spada (da meč, spada)
  • Makrela – sgombro
  • Pražma – orata
  • Parmice – triglia
  • Kanic – cernia
  • Zubatec – dentice (in effetti… da zub, dente)
  • Štikozubec – nasello
  • Morčák / mořský vlk – branzino / spigola
  • Pakambala / kambala – rombo
  • Treska – merluzzo, da cui si ricavano
  • Rybí prsty – bastoncini Findus,
  • Sušený ryb – stoccafisso (dall’olandese Stock-visch, pesce conservato), e
  • Sušený solený ryb – baccalà (almeno secondo eur-lex)
  • Sleď – aringa
  • Ančovičky – NDP alici
  • Pangas – pangasio

Phylum animali: invertebrati pluricellulari (sotto-categoria della fauna marina)

Plazi, měkkýši, korýši, žahavci, ostnokožci – Rettili, molluschi, crostacei, celenterati, echinodermi

  • (Ninja) želvy – tartarughe (ninja)
  • mušle – mitili, per est. cozze
  • slávky – cozze blu
  • zelené slávky – cozze verdi della Nuova Zelanda
  • škeble – vongole
  • ustřice – ostrica
  • kalamár – #eddaiperò, ma attenzione che
  • kalamář – calamaio
  • chobotnice – affare con tentacoli (piovra o polpo)
  • sépie – #eddaiperò
  • krevety – gamberetti
  • krab – granchio
  • rak poustevníček – io, ma meno creativo (secondo Erika almeno)
  • langusta – aragosta
  • humr – astice
  • medúza – #eannamo
  • hvězdice – stella marina

Termini nautici complementari: barche, strumenti e ordini

Dopravní prostředky – Aggeggi di trasporto

  • Člun – barca
  • Vor – zattera (dacché penso il capodoglio si chiami Vorvaň perché le cappotta)
  • Loď – nave
  • Plachetnice – qualsiasi cosa abbia almeno una vela (plachta) e sia più grande di un windsurf
  • Plavidlo – natante (da plavat, nuotare)
  • Šlapadlo – pedalò
  • Zaoceánská loď – transatlantico
  • Parní loď – piro-scafo
  • Křižník – incrociatore
  • (Raketonosná) ponorka třídy “Tajfun” – sottomarino (nucleare) di classe Tifone
  • Letadlová loď – portaerei
  • Triéra – trireme
  • Karavela – a scanso di equivoci, che questa può servire
  • Galéra + Galeasa – Galea e galeazza (per quelli tra noi che son stati a Lepanto)
  • poi i rimanenti Galeone, Fregata, Batiscafo, Giunca, Prahos rimangono piuttosto uguali

Další hogofoga – ulteriori diavolerie

  • Rybářský prut – canna da pesca
  • Rybářská síť – rete da pesca
  • Kormidlo – timone
  • Veslo – remo
  • plachta – vela

Pokyny a Příkazy – istruzioni e ordini

  • Upoutejte ten provaz! – cazzi quella gomena! (o almeno credo)

Lidské tvorby – Creazioni antropiche

  • Ropovod, plynovod e vodovod – oleodotto, gasdotto e acquedotto (o anche rubinetto)
  • Přistav – porto
  • Přístaviště – banchine
  • Hráz – argine
  • Náplavka – golena (che tanto sapete tutti cosa sia)
  • Přehrada – diga
  • Atlantida – Atlantide
  • Lemurie – Lemuria
  • Mimozemšťani – extraterrestri (già che con Atlantide è partita il complesso di Roberto Giacobbo) tra cui spicca immancabile
  • Vetřelec – Xenomorfo
  • Dvacet tisíc mil pod mořem – 20.000 leghe sotto i mari
  • Tajemství modré vody – Il mistero della pietra azzurra

Tutti gli articoli della rubrica Ceco in pillole

Qui trovate invece il volume che dà una panoramica della lingua ceca

Ceco in pillole vol. #0: la lingua ceca, basi e domande


Vršovická Záložna: il capolavoro Art Nouveau di Balšánek a Vršovice

Sala principale
Sala principale della Vršovická Záložna. Copyright: Galerie České spořitelny - https://www.galerieceskesporitelny.cz

Vršovická Záložna: storia della banca Art Nouveau di Vršovice (1902-1910)

La storia della Vršovická Záložna è strettamente legata al rapido sviluppo di Vršovice, avvenuto all’inizio del XX secolo.

Il boom edilizio nella vicina Vinohrady raggiunse il suo apice in quegli anni e la domanda sempre continua di nuovi terreni raggiunse la Fondazione Civica di Vršovice. Questa era un’istituzione finanziaria fondata nel 1888, che possedeva molti appezzamenti. La fondazione beneficiava in modo significativo dalla vendite di questi terreni e dall’erogazione di prestiti per nuove costruzioni.

Nel 1902, Vršovice ricevette lo status di città, che mantenne fino al 1922, quando fu annessa a Praga. Ma la fondazione riuscì a mantenere la sua indipendenza per altri trent’anni, fino a quando, nel 1952, entrò a far parte della rete centralizzata delle casse di risparmio statali.

La sede in stile Art Nouveau dell’Istituto finanziario di Vršovice fu progettata nel 1910 dall’architetto Antonín Balšánek, che fu uno dei principali rappresentanti dell’Art Nouveau ceco.

Gli scultori cechi della Vršovická Záložna: Šaloun, Novák e Pekárek

Per eseguire i lavori di costruzione, decorazione artistica e design d’interni, la banca e l’architetto preferirono commercianti ed artigiani cechi e, se possibile, locali.
L’unico elemento ad essere ordinato dall’estero furono le attrezzature per il caveau, che arrivarono da Parigi.

Molti importanti pittori e scultori cechi presero parte alla decorazione sia dell’esterno, che dell’interno della banca e le loro rappresentazioni artistiche sono allegorie legate al tema degli affari e della finanza.

Facciata della Vršovická Záložna: sculture di Šaloun e allegorie ceche

La facciata dell’edificio, che domina l’ex piazza Komenský, oggi Vršovický, è ricca di decorazioni scultoree.

Gli elementi decorativi esterni: il timpano, le statue allegoriche e Mercurio

Si parte con un alto timpano,  sulla cui sommità spiccano lo stemma di Vršovice al centro ed altre decorazioni con stucchi dello scultore Karel Novák.

Ai lati del frontone sono presenti due statue monumentali di Ladislav Šaloun: la figura maschile, a destra, con i libri è l’allegoria della saggezza e la figura femminile a sinistra, con la frutta e i fiori, rappresenta la prosperità.

Dal portale d’ingresso principale dell’epoca, in granito, si distingue la testa del dio Mercurio, il dio del commercio, opera dello scultore e medaglista Josef Pekárek.

Davanti all’ingresso si ergono due colonne con lampioni, alla cima delle quali sono presenti due falchi in bronzo, opera di Josef Jiří Hlava.

L’interno della Vršovická Záložna: vetrate, stucchi e il dipinto di Obrovský

Per il disegno dell’edificio, Balšánek si ispirò alla pianta delle basiliche: la parte centrale destinata al pubblico ha un soffitto a volta completamente in vetro ed è separata dagli spazi degli uffici laterali da colonne.

I singoli elementi della decorazione interna sono collegati dall’idea di base del risparmio: il lavoro persistente e paziente porta al successo e alla prosperità.

Il tiglio come simbolo nazionale ceco

Viene sottolineato il carattere nazionale dell’istituzione usando le foglie di tiglio (Lípa) come decorazioni. Per chi non lo sapesse, il tiglio è l’albero nazionale ceco.

L’ingresso alla sala avviene attraverso un vestibolo con una scala, ai cui lati sono appaiono 2 targhe commemorative dedicate ai fondatori della banca e a Josef Herold (avvocato e sindaco di Vršovice nel 1884). Inoltre, sono presenti rilievi scultorei con allegorie del commercio di Josef Pekárek:  una donna con un fascio di verghe ed un’ascia (antica icona della magistratura), a simboleggiare il diritto, ed una donna che tira monete, a simboleggiare la finanza.

“Stavba domu stupněm k blahobytu”: il dipinto di Jakub Obrovský

La sala centrale è riccamente decorata con stucchi e ornamenti ,ed elementi geometrici si alternano a quelli floreali.

La caratteristica dominante della sala è il grande dipinto “Stavba domu stupněm k blahobytu” (costruzione di una casa, un passo verso il benessere) di Jakub Obrovský, che funzionava principalmente come pubblicità per un istituto finanziario che forniva prestiti per la costruzione di case.

Al centro della sala è presente una statua di marmo dell’artista František Uprka, rappresentante una lavandaia (Přadlena), che simboleggia la diligenza, l’onestà e la modestia.

Tutto intorno la sala principale si trova la più grande produzione indipendente di Antonín Štrunc.

Sulla parete d’ingresso Štrunc creò figure soprannaturali di una donna ed un uomo con rami di tiglio, che rappresentano diligenza e perseveranza (Přičinlivost a Vytrvalost) ed un affascinante rilievo con tre bambini che fanno i conti.

Compose anche un ciclo di 16 medaglioni, locati tra i pilastri, con mezze figure di donne circondate da motivi naturali. Ognuno rappresenta la personificazione dei fenomeni naturali, delle stagioni e dei relativi lavori agricoli.

Štrunc è anche autore di una coppia con ghirlande presso la scala che porta dall’atrio agli uffici al primo piano.

Visto che siamo a Vršovice, ti consigliamo di leggere l’articolo sulla vicina chiesa di San Venceslao

L’ufficio e la sala della fondazione furono messi in funzione nella primavera del 1913.
Oggi l’edificio è gestito da Česká Spořitelna come una delle sue numerose filiali rappresentative.

L’edificio può essere visitato in occasioni speciali, ad esempio durante le giornate di Open House Praha, oppure durante le giornate dedicate all’architettura Den Architektury. E non è consentito scattare foto o video all’interno.


Sant’Apollinare: il capolavoro neogotico dell’ospedale di Praga (1867-1875)

Ospedale Sant'Apollinare
Ospedale Sant'Apollinare - il copyright di questa immagine ci appartiene

Ospedale Sant’Apollinare a Praga: storia

Venne costruito tra il 1867 e il 1875. Al suo completamento era l’ospedale di maternità più grande e moderno d’Europa.

L’edificio del moderno ospedale per la maternità di Sant’Apollinare fu costruito su iniziativa del conte František Thun-Hohenstein, a causa delle pessime condizioni igieniche delle strutture esistenti a Praga. Nel 1863, il comitato del Regno incaricò l’architetto ceco Josef Hlávka di creare un progetto per il nuovo ospedale.

Hlávka studiò letteratura medica sull’ostetricia e trasse ispirazione dagli importanti e progressisti ospedali di maternità esistenti in Europa al tempo. I modelli principali furono quelli di Bruxelles, Parigi e Vienna. Voleva che il progetto e la sua successiva attuazione si adattassero al meglio al suo scopo.

Alla fine, Hlávka decise di progettare un edificio a pianta quadrata, con al centro un cortile interno rettangolare, ed un sistema di sei padiglioni con undici tratti che conducono a diverse parti dell’ospedale e che sono interconnessi da corridoi.

Quanto allo stile architettonico si optò per il neogotico della Germania settentrionale. Il materiale usato fu prevalentemente i mattoni rossi, con l’aggiunta di pietra per lo zoccolo ed i trafori intorno alle finestre.

Grazie all’avanzato sistema dei padiglioni, in caso di necessità si poteva chiudere e completamente isolare i singoli reparti.

Nel bel mezzo delle attività di costruzione dell’ospedale, nel 1870, Josef Hlávka rimase parzialmente paralizzato e si spostò da Praga a Lužany, dove era preso in cura. Da Lužany, continuò a dirigere i lavori fino alla loro conclusione, tramite l’aiuto del costruttore Čeňek Gregor.

La cappella della Santa Croce: interno neogotico e restauri (1997)

La struttura dell’ospedale comprende anche la cappella della Santa Croce.
Al suo interno vi sono un battistero ed un altare di marmo, un confessionale in quercia nello stile neogotico ed un organo. Le pitture interne risalgono al 1902 e sono opera di Adolf Liebscher e Adolf Körber.

L’occupazione comunista chiuse la cappella che già negli anni 50 divenne un magazzino. Nel 1997 inizla sua restaurazione sotto la supervisione dell’istituto statale per la cura dei monumenti. E l’inaugurazione incluse la collocazione di una statua come omaggio a Josef Hlávka, creata dello scultore accademico Josef Mařatka.

Durante gli anni, l’intero complesso richiese varie ricostruzioni ed ammodernamenti per rimanere al passo con le nuove tecnologie e combinare i moderni standard medici con i valori dell’architettura storica.

Sant’Apollinare monumento culturale: riconoscimenti e protezione

Per il suo straordinario valore architettonico e per l’importanza nella storia della medicina, l’area dell’ospedale di Sant’Apollinare, insieme alla cappella della Santa Croce, è stata dichiarata monumento culturale protetto nel 1964.

Leggi anche: Il Neogotico a Brno


Kunsthalle Praga: la Zengerovka di Zenger diventa museo d’arte moderna

Kunsthalle
Kunsthalle a Klárov (Malá Strana). Il Copyright di quest'immagine ci appartiene

La stazione di trasformazione (in ceco Zengerova transformační stanice) prende il nome dall’importante fisico ceco Václav Zenger.

La trafostanice di Zenger, chiamata Zengerovka in slang, fu creata negli anni 1930-1932 secondo il progetto dell’architetto Vilém Kvasnička, aiutato da Jan Mayer, entrambi allievi di Jan Kotěra.

Lo stile dell’edificio fa parte del Classicismo moderno. Kvasnička seppe unire la funzione industriale di un interno ordinato e razionalista a una concezione esterna di palazzo urbano, con facciata neoclassica, permettendo all’edificio di fondersi naturalmente con l’architettura storica di Malá Strana.

Principi chiave dell’architettura di Le Corbusier

Il progetto rispecchia molti dei principi chiave dell’architettura moderna teorizzati dall’architetto svizzero Le Corbusier. Ad esempio, il tetto piano, la struttura in cemento armato e i pilastri che elevano l’edificio.

L’immobile era diviso in quattro parti principali: la zona residenziale, la sala macchine, la stazione di trasformazione e la sottostazione (ovvero i nodi che connettono più linee elettriche).

Nel 1931 la stazione di Zenger venne messa in funzione e gli scambi di corrente alimentavano i tram e i filobus di Praga 1, 6 e 7. Inoltre, la trafostanice divenne un hub chiave per la teleferica di Petřín, usata per portare i Sokol su allo stadio di Strahov.

Il visionario dell’arte cinetica Zdeněk Pešánek, già nominato nell’articolo sulla trafostanice Edison, progettò quattro sculture cinetiche con la luce per la facciata anteriore della Zengerovka. I materiali usati per queste sculture erano il gesso, la plastica, il metallo e tubi al neon. Le opere furono esposte nel padiglione cecoslovacco all’Esposizione Universale di Parigi nel 1937, dove vinsero alcuni premi. Purtroppo, dopo essere state riportate a Praga, furono perse e ciò che rimane oggi sono solo i modelli, conservati nella Galleria Nazionale di Praga (Národní galerie Praha, NGP).

Con la nazionalizzazione degli anni 50 la stazione di trasformazione divenne di proprietà degli impianti di distribuzione di energia di Praga e la parte di scambio passò alla compagnia di trasporti della capitale.

Da Zenger a Kunsthalle (aka museo d’arte)

Nei primi anni duemila si ammodernò l’intera stazione di trasformazione e si collocarono tutte le apparecchiature tecniche nel seminterrato. La maggior parte dell’enorme edificio rimase così vuota e si iniziò a pensare a un nuovo utilizzo, tra cui la creazione di un hotel. Non se ne fece più nulla.

Nel 2018 la Pudil Family Foundation, fondata da Pavlína e Petr Pudil, ha acquistato l’immobile e ne ha iniziato la ricostruzione per tramutarlo in un museo. Nello stesso anno, su iniziativa del Klub Za starou Prahu (il Club per la vecchia Praga), l’edificio è stato dichiarato monumento culturale.

I lavori sono terminati nel 2020, dando vita al Kunsthalle, tedesco per “Galleria d’arte”, che ha aperto il 22 febbraio 2022.

Documentazione e ricostruzione di Zengerovka

Gli elementi architettonici e tecnologici della Zengerovka sono stati minuziosamente documentati e inventariati durante la rimozione e ciò ha permesso una ricostruzione abbastanza fedele.

L’edificio conserva tutte le parti essenziali del progetto originale. Si tratta di: grondaie, cornicioni, facciate, fondamenta, persiane in acciaio, scala e balaustra dell’originale terrazza “finta” (all’epoca della trafostanice non si usava la terrazza). Una struttura di spicco è la gru, che è stata rinnovata ed incorporata come manufatto storico.

Architettura e design del nuovo Kunsthalle Praga

Le innovazioni sono invece rappresentate da un layout interno aperto, che facilita l’esposizione delle mostre, e dalla tonalità beige della facciata, che ricorda la pietra arenaria. Inoltre, nel nuovo ingresso principale si è deciso di aggiungere una passerella. Si tratta di una forma a piramide triangolare in acciaio inossidabile, lavorata con il bronzo. Sulla terrazza è presente una caffetteria con una vista superba su Praga.

Per i curiosi: il nome Kunsthalle ancorato alla facciata è creato da dieci lettere in acciaio inossidabile, chiuse, come se fossero scatole. Il metodo di lavorazione usato è detto spalatura in bronzo, che imita una struttura in bronzo.

Abbiamo parlato anche di un’altra trafostanice, la Edison


Gli hussiti: Jan Hus e la prima defenestrazione di Praga

La statua del comandante hussita Jan Žižka sulla collina di Vítkov a Žižkov ------- credits: CC0, via Wikimedia Commons

Boemia: scontri tra Impero e hussiti

All’inizio del XIV secolo, le controversie sul potere della Chiesa nella società in Boemia si spostarono sul campo di battaglia con gli scontri tra l’Impero e gli hussiti, ovvero i seguaci del predicatore Jan Hus.

Jan Hus bruciato sul rogo: il martirio che accese la rivolta

Tutto cominciò quando Hus venne bruciato sul rogo a Costanza, il 6 luglio 1415. Hus, che aveva criticato il potere secolare della Chiesa e denunciato la vendita delle indulgenze giusto un secolo prima di Lutero, cominciò a essere venerato come un martire. I suoi insegnamenti si diffusero rapidamente in tutta la Boemia. Gli hussiti presero a usare un calice come loro simbolo in riferimento al diritto del popolo di ricevere anche il vino durante la comunione.

Il re Venceslao IV cercò di calmare la situazione. Nominò nuovi governatori che si occuparono di reprimere e arrestare gli Hussiti, giustiziandone alcuni come avvertimento. Questo non fece altro che creare ulteriore malcontento verso i governatori, fino ad arrivare alla Prima Defenestrazione di Praga. Questa segnò l’inizio delle guerre hussite, che durarono per anni.

L’inizio delle crociate

Dopo la morte di Venceslao IV, la corona passò a suo fratello Sigismondo (Zikmund Lucemburský). La nobiltà era disposta ad accettarlo, ma aveva delle richieste particolari che Sigisimondo rifiutò. Da Wrocław (Breslavia) iniziò a preparare un esercito per riconquistare la terra finita in mano ai ribelli.

Su sua richiesta, papa Martino V dichiarò la prima crociata nel marzo 1420. Il re Sigismondo di Lussemburgo, re d’Ungheria e Roma, presero l’iniziativa. Nonostante fossero più numerosi del loro nemico, i crociati non furono in grado di distruggere le truppe ussite composte da volontari privi di qualsiasi addestramento militare.

Jan Žižka: il generale hussita imbattuto nelle guerre hussite

Soprattutto, non furono in grado di battere Jan Žižka, che passò alla storia come uno dei pochissimi comandanti militari a non perdere mai una battaglia.

La prima e poi la seconda crociata si conclusero con la vittoria sull’esercito imperiale. Dopo la schiacciante debacle sulla collina Vítkov (proprio lei) e un anno dopo a Žatec, i crociati subirono ulteriori sconfitte a Kutná Hora e Německý Brod.

Il 10 gennaio 1422 gli hussiti sferrarono l’ultimo colpo, durante quella che fu la loro fuga in Ungheria.

I Compacta di Praga: fine delle crociate hussita e tregua religiosa

Il fallimento della seconda crociata portò al consolidamento del movimento hussita nelle terre ceche, tant’è che fino al 1427 nessun esercito osò invadere la Boemia. Nel 1430 il Papa Martino V indisse una nuova crociata, che si concluse però in un nuovo fallimento con la battaglia di Domažlice l’anno successivo. Solo a quel punto i cristiani di rito latino avviarono delle trattative pacifiche, che portarono alla stesura dei Compacta di Praga, approvati nel 1436.

Altro nella sezione Cultura e società


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Vila Löw-Beer a Brno: il capolavoro Art Nouveau della famiglia tessile ceca

Vila Löw-Beer
Vila Löw-Beer - copyright Karelj https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Vila_L%C3%B6w-Beer_Brno_2016_3.jpg

Vila Löw-Beer: gioiello Art nouveau

Vila Löw-Beer è una villa in stile Art nouveau costruita tra il 1903 e il 1904 su progetto dell’architetto Alexander von Neumann per l’industriale Moritz Fuhrmann.

La famiglia Löw-Beer: storia, emigrazione e eredità industriale tessile

Dopo la morte di Fuhrmann nel 1913, la villa fu acquistata dall’imprenditore tessile Alfred Löw-Beer, da cui oggi prende il nome. La famiglia Löw-Beer visse nella vila fino al 1939, quando dovette emigrare per scappare alle reappresaglie naziste.

Architettura Art Nouveau: decorazioni, stucchi e interni della villa

La villa e il giardino annesso furono costruiti in stile Art Nouveau, tipico degli anni a cavallo tra fine 800 ed inizi 900. La facciata presenta decorazioni in stucco con elementi ornamentali e floreali, che si ritrovano anche sulle piastrelle di ceramica e sulle ringhiere in ghisa delle scale.

Gli stessi motivi naturali e vegetali sono ripetuti anche negli interni e le pareti e i soffitti sono decorati con dettagli raffinati. Le camere sono luminose e contrastano piacevolmente con gli elementi in legno scuro.

Modifiche del 1930: Rudolf Baumfeld e il rinnovamento

Negli anni 30 Alfred Löw-Beer volle ricostruire la villa e il progetto fu redatto dall’architetto viennese Rudolf Baumfeld. La modifica più rilevante coinvolse il salone centrale, a cui furono dati nuovi interni, una scala in legno e un’illuminazione superiore.

Nel 1950  la villa divenne monumento culturale protetto, grazie alle strutture originali conservate. Ma senza finanziamenti e senza manutenzione, cadde in uno stato di semi abbandono.

Restauri 2013 e apertura al pubblico: Vila Löw-Beer oggi

Finalmente, nel 2013 si procedette ad un sostanziale restauro in cui si ripararono, come prima cosa, il tetto, i soffitti e il lucernario, che venne completamente ricostruito. Si installò un nuovo sistema di riscaldamento centralizzato, si rifecero le fognature e l’impianto elettrico e si aggiunse un ascensore per permettere l’accesso ai disabili (la villa è priva di barriere architettoniche).

Si recuperarono non solo gli esterni, ma anche gli interni: porte e finestre, stucchi e piastrelle, ringhiere ed inferriate, scale in legno e in pietra.

Congiuntamente alla villa, furono oggetto della ricostruzione anche il giardino e la casetta presente in esso, detta “Dogana” (Celnice), che versava in pessime condizioni. La casetta ha avuto differenti usi nell’arco della sua storia, e nel 900 costituiva la dimora dell’amministratore di Vila Löw-Beer. Tuttavia, essa  non è inclusa nella protezione di monumento culturale.

Visita a Vila Löw-Beer: orari, mostra permanente e guida virtuale

Oggi è possibile notare la grande facciata color salmone della villa passando in via Drobného. Per i più curiosi ed acculturati, la villa è aperta alle visite dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18.  Al suo interno si ammirano decori Art Nouveau ed una mostra permanente sulla borghesia e sull’industria tessile di Brno. La visita non richiede l’accompagnamento, ma ogni ora viene data una breve introduzione sulla storia, sull’architettura e sui proprietari della villa.

Con questo link si accede ad una passeggiata virtuale, che illustra parti della villa e del giardino. Sul sito ufficiale sono presenti tantissime informazioni utili, sia sulla storia della villa e dei Löw-Beer, sia sulle esposizioni e le modalità di visita.

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Centrale idroelettrica Hučák: l’Art Nouveau nascosto di Hradec Králové

Centrale idroelettrica Hučák
La centrale. Autore Gerald Blondy. Fonte, regione Hradec Králové - https://www.hkregion.cz/dr-cs/100162-labska-vodni-elektrarna-hucak.html

Hučák: storia della centrale Art Nouveau sull’Elba (1907-1912)

La piccola centrale idroelettrica Hučák è una delle tante rappresentazioni dell’Art Nouveau nella Repubblica Ceca. La storia di questa centrale sull’Elba risale al 1907, quando i politici locali decisero di proteggere la città e i suoi abitanti dalle frequenti inondazioni.
Entrambi i fiumi Elba e Orlice avevano livelli e flussi d’acqua che cambiavano continuamente, quindi si pensò di progettare un sistema di sbarramenti mobili e ribaltabili.

Il progetto fu preparato dal professore Karel Novák, che era l’allora direttore delle Compagnie Elettriche di Praga. Novák decise che non si potesse fare a meno di una riserva di vapore per coprire i consumi in periodi di acque grandi o, viceversa, di portate minime.

Come fu costruita: i lavori 1909-1912

Nella primavera del 1909 iniziarono i lavori. Come prima cosa si distrusse la vecchia diga di Hučák (da cui la centrale prende il nome), dove passava l’acquedotto e si costruirono un ponte in cemento e una stazione per le turbine. Alla fine del 1911 tutto era completato e agli inizi del 1912 la centrale iniziò a fornire elettricità alla cittadina.
Si narra che il 12 febbraio 1910, dopo le 14, avvenne il collegamento dell’impianto alle stazioni di trasformazione e alle reti in cavo della città. E quella stessa sera si accesero le lampade ad arco di František Křižík nella Piazza Grande (Velké náměstí) di Hradec Králové.

Restauro e protezione del monumento

Durante gli anni successivi non mancarono lavori di ampliamento ed ammodernamento, che si protrassero fino al 1930. I motivi di queste modifiche erano legati a perdite per il malfunzionamento della turbina, alle condizioni fatiscenti degli edifici e a diverse altre carenze strutturali.

L’intonaco e le decorazioni originarie dei primi del 900 dovettero essere rimossi. Fortunatamente, tutti gli ornamenti, i fregi e i colori erano stati accuratamente documentati precedentemente e la restaurazione fu fedele. La stessa cura si usò durante la riparazione del ponte, su cui si installarono repliche dei lampioni, realizzate secondo la documentazione del progetto originale. La delicata ricostruzione della centrale e del ponte avvenne sotto la supervisione professionale del personale addetto alla cura dei monumenti.

Architettura Art Nouveau di František Sander: forma e stile della centrale

L’edificio in stile Art Nouveau fu progettato dall’architetto František Sander. La costruzione del ponte in cemento fu eseguita da Sander insieme all’ingegnere František Jirásek.

La muratura grigia, l’intonaco plastico e la pietra arenaria hanno conferito agli edifici un carattere distintivo. La pianta della centrale idroelettrica Hučák è a forma di L. Il lato più corto è adiacente alla diga e ha un edificio a torre. Il frontone di questa torre porta un orologio e lo stemma di Hradec Králové realizzato in gesso.

Centrale idroelettrica Hučák
Il copyright di questa foto ci appartiene

La zona centrale dell’ala trasversale è la sala macchine con le turbine idrauliche originali prodotte dalla Českomoravská-Kolben, di Praga Vysočany. L’ala lungo il fiume Elba, lunga 160m è divisa in due coppie di sale con tetti semicircolari vetrati. Al piano terra sono presenti i trasformatori, le officine, gli uffici e quello che oggi è il centro per i turisti.

Dettagli tecnici: turbine Francis e ponte sull’Elba

Il ponte della centrale, che passa sul fiume Elba ha 3 campate: due di 18 m ed una di 15 m, a cui è collegata l’ala dell’impianto che ospita le turbine idrauliche Francis. Sui pilastri del ponte sono presenti alcuni chioschi, sempre in stile Art Nouveau, che contengono i dispositivi di controllo della diga, e i lampioni per l’illuminazione pubblica. La larghezza del ponte è di 5 m, la lunghezza di 57 m.

La centrale elettrica dell’Elba è ora di proprietà della compagnia semistatale ČEZ (equivalente ceco dell’ENEL). Rimane comunque un monumento culturale protetto e costituisce una parte importante della zona monumentale della città di Hradec Králové.

Per maggiori dettagli tecnici potete dare uno sguardo alla pagina ufficiale.

Il centro informazioni offre visite guidate gratis tutti i giorni feriali alle 14:00 e il weekend sia alle 10:00, che alle 14:00. I tour sono in ceco, ma vengono offerti alcuni opuscoli in inglese.

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I nostri articoli sulle Escursioni nella Repubblica Ceca


L’orloj di Olomouc: il capolavoro del realismo socialista ceco

Orologio astronomico
Orologio astronomico di Olomouc - copyright https://www.informuji.cz/objekt/5681-olomoucky-orloj/

L’orologio astronomico di Olomouc: monumento protetto

È considerato monumento culturale protetto dal 1958, facendo parte dell’edificio del municipio.

L’orologio astronomico di Olomouc si trova sulla facciata settentrionale dell’edificio del municipio.

La sua struttura architettonica è costituita da una nicchia ad arco spezzato gotico, che raggiunge un’altezza di 14 metri.

Durante la seconda guerra mondiale l’orologio venne danneggiato da colpi di arma da fuoco. I danni interessarono principalmente la facciata e gli affreschi laterali.

Dopo la fine della guerra si volle procedere con la restaurazione e, nel 1946, su raccomandazione dell’Istituto dei monumenti di Brno si decise per una ricostruzione radicale dell’orologio astronomico. Si volle cambiare l’aspetto per creare un’opera completamente nuova, basata sullo spirito e sulla società del tempo.

Il disegno del nuovo orologio venne creato tra il 1947 ed il 1955, in tipico stile Sorela (ovvero, del Realismo Socialista – Socialistický Realismus).

Karel Svolinský e Marie: gli artisti dietro l’orloj

Il pittore e grafico Karel Svolinský disegnò i mosaici in vetro e sua moglie, la scultrice Marie, si occupò delle figure in movimento. L’orologiaio di Olomouc, Konrad Schuster, ricostruì i marchingegni dell’orologio astronomico.

L’orologio venne svelato al pubblico e messo in funzione durante una cerimonia il 9 maggio 1955.

Le decorazioni dell’orologio

Nella parte superiore della nicchia sono presenti i mosaici con motivo folcloristico di Karel Svolinský. Essi sono: la cavalcata dei Re e la processione delle Regine.
Nella parte rientrata della nicchia, per tutta la lunghezza e su ambo i lati si notano dodici medaglioni, ognuno raffigurante l’allegoria di un mese dell’anno.

Nella parte centrale si trovano alcune nicchie in cui sono presenti figurine policrome in legno di tiglio alte fino a 70 cm. Ricordiamo che il tiglio (lípa) è uno dei simboli nazionali della Repubblica Ceca.

Nelle due nicchie superiori, una per lato, le statuine sono statiche e rappresentano due fabbri che battono all’incudine (nicchia di sinistra) ed un trombettista ed un clarinettista al leggio (nicchia di destra).

Nelle nicchie sottostanti, due per lato, c’è il meccanismo del carillon, per cui le statuine sono posizionate su un piatto girevole.

Sei figure in rotazione quotidiana

Ogni gruppo contiene sei figure, che ruotano per sei minuti al suono dei rintocchi ogni giorno a mezzogiorno.

I personaggi a sinistra sono un tessitore, un macellaio, un bottaio con grembiule ed attrezzi, una madre con bambino, un’impiegata con la valigetta ed un atleta. A destra abbiamo un lattaio, un fabbro con martello e pinza, un giardiniere con la vanga, una giocatrice di pallamano, un contadino con pala e zappa sulla spalla, un muratore con spatola e mattone.

Il gallo dorato che gracchia a mezzogiorno: il tocco finale dell’orloj

Tra le nicchie delle figure in movimento, al centro, c’è una statua di un gallo dorato. Alla fine della cerimonia di mezzogiorno, il gallo gracchia tre volte e muove le ali.

I quadranti astronomici dell’orloj: zodiaco, stagioni e mappa stellare

Sotto questo blocco si colloca una serie di cinque quadranti. Il piu grande, al centro, contiene i segni zodiacali e le allegorie delle quattro stagioni che ruotano intorno al sole. Quelli laterali mostrano i minuti (divisi per cinque, 5-60), i mesi (1-12), le ore (1-24) ed un quadrante blu scuro con un vetro traslucido, contenente una mappa del cielo stellato.

Nella parte inferiore della decorazione si trovano le figure dei rappresentanti della classe lavoratrice: un operaio ed un chimico. Ed ancora un altro quadrante contenente multipli orologi.

In questo video potete ammirare tutta la danza da vicino.

Nonostante il risultato dell’ultima ricostruzione, l’orologio astronomico di Olomouc è un monumento tecnico ed artistico unico. In esso si può tracciare la storia centenaria del mestiere dell’orologeria, ma anche la storia dei cambiamenti ideologici.
Nella sua forma attuale rappresenta uno degli orologi astronomici più ricchi e colorati ed è l’unico orologio astronomico nello stile del realismo socialista.

Leggi anche: Olomouc, patrimonio Unesco


Jurkovičova vila a Brno: il capolavoro Art Nouveau di Dušan Jurkovič

Jurkovičová vila
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Jurkovičova vila a Brno: il capolavoro Art Nouveau di Dušan Jurkovič

L’architetto Dušan Samo Jurkovič è riconosciuto come uno dei più importanti architetti che lavorarono nelle terre ceche a cavallo tra il XIX e il XX secolo, sebbene abbia trascorso la maggior parte della sua vita nella nativa Slovacchia.

Ubicazione e primi anni: la villa nel quartiere di Žabovřesky

Jurkovič acquistò il terreno per la costruzione della sua casa a settembre del 1905.
La zona, conosciuta come “sotto la collina”, vicino alla foresta imperiale (Císařský les), si trova su un pendio boschivo sopra la valle del fiume Svratka ed offre una splendida vista sul territorio circostante.

All’inizio del XX secolo la zona faceva parte di Žabovřesky, un villaggio periferico indipendente, che sarebbe poi diventato parte della Grande Brno nel 1919.

La villa di Jurkovič è stata il primo edificio in quell’area.

La data esatta in cui iniziò la costruzione non è nota, così come non si sa esattamente quando la villa fu completata.

Comunque, i registri del censimento del 1906 confermano che la famiglia Jurkovič si trasferì nella casa in quello stesso anno e la iscrisse nel registro ufficiale del catasto nel 1907.

Influenze architettoniche: da Olbrich a Hoffmann

Jurkovič trasse gran parte della sua ispirazione per il design della villa dalle costruzioni di Joseph Maria Olbrich a Darmstadt e Josef Hoffmann a Hohe Warte a Vienna.
A suo tempo, la casa era uno degli edifici più moderni di Brno, insieme a Villa Reissig (Reissigova vila) di Leopold Bauer.

Gli interni: sala espositiva e spazi funzionali

La casa stessa era una mostra di architettura e di arti applicate. I visitatori potevano vedere la sala della scala centrale (all’epoca elemento di grande modernità) ed il salotto.
Le restanti stanze al piano terra servivano come sale espositive in cui Jurkovič presentava progetti, modelli, disegni e fotografie delle sue varie costruzioni.

Jurkovičova vila: modernismo e arte popolare

L’edificio fonde elementi del modernismo britannico e viennese con l’arte popolare, e la sua costruzione è piuttosto insolita.

Materiali innovativi: pietra, legno e sughero

I materiali da costruzione di base sono pietra, legno e sughero. Una base in pietra di cava sostiene un telaio in legno. Le pareti a graticcio sono riempite con una miscela di sabbia e calce ricoperte da pannelli in sughero per l’isolamento. Le tavole di sughero sono poi state ricoperte con intonaco cementizio all’esterno e intonaco all’interno.

Disposizione interna: aree sociali, studio e servizi

La disposizione della casa consisteva in aree sociali di rappresentanza, una sezione di lavoro e stanze private. Il pianterreno comprendeva un ingresso ed un salotto, una camera per i bambini, una camera da letto ed un bagno, una cucina e una camera di servizio. Qui l’architetto aveva allestito una propria sala espositiva. Al primo piano vi erano lo studio di Jurkovič ed una stanza per gli ospiti. Il seminterrato conteneva l’appartamento del custode, i locali di servizio e le cantine.

Villa: cambiamento evolutivo nell’architettura

Questa villa abbandona l’imitazione degli edifici popolari in legno.

Elementi decorativi: il mosaico perduto di Adolf Kašpar

Oltre alla massiccia loggia in pietra, gli elementi più caratteristici della casa includevano il cancello in legno intagliato e un mosaico in vetro sulla facciata d’ingresso, con un motivo derivato dalla fiaba del folklore slovacco “Il pastore e il drago” (Bača a šiarkan) dell’artista Adolf Kašpar. Purtroppo, il mosaico originale non è stato conservato, probabilmente è andato distrutto durante la prima guerra mondiale o nel periodo immediatamente successivo.

Le proprietà e i trasferimenti: da Jurkovič ai giorni nostri

Dušan Jurkovič visse nella villa con sua moglie ed i loro tre figli fino al 1919, quando si trasferì a Bratislava e vendette sia la casa che il terreno ad acquirenti privati.
Nel 1921 i locali furono temporaneamente confiscati dallo Stato, secondo l’atto della requisizione e dell’acquisto di beni immobili, che limitava la proprietà privata. A quel tempo la villa apparteneva al conte Bedřich Chorynský.

Successivamente la casa passò di proprietario diverse volte, diventando infine dimora della famiglia Švancara dal 1938 al 2006. Le autorità comuniste nel dopoguerra considerarono la proprietà sovradimensionata e i proprietari furono obbligati ad accogliere altri inquilini. Durante gli anni 50 un totale di tre famiglie viveva all’interno dell villa. In quello stesso periodo, il seminterrato fu trasformato in un rifugio antiaereo nucleare.

Dal 1963 monumento del patrimonio culturale ceco

Nel 2006 gli Švancarovi vendettero Villa Jurkovič allo Stato e da quel momento è amministrata dalla Galleria Morava di Brno, che ha avviato il progetto Dušan Jurkovič Center, che comprende un restauro della casa e la sua apertura al pubblico.

Villa Jurkovič e il giardino sono stati aperti al pubblico nell’aprile 2011, dopo una restaurazione sovvenzionata da fondi norvegesi.

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