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Sant’Apollinare: il capolavoro neogotico dell’ospedale di Praga (1867-1875)

Ospedale Sant'Apollinare
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Ospedale Sant’Apollinare a Praga: storia

Venne costruito tra il 1867 e il 1875. Al suo completamento era l’ospedale di maternità più grande e moderno d’Europa.

L’edificio del moderno ospedale per la maternità di Sant’Apollinare fu costruito su iniziativa del conte František Thun-Hohenstein, a causa delle pessime condizioni igieniche delle strutture esistenti a Praga. Nel 1863, il comitato del Regno incaricò l’architetto ceco Josef Hlávka di creare un progetto per il nuovo ospedale.

Hlávka studiò letteratura medica sull’ostetricia e trasse ispirazione dagli importanti e progressisti ospedali di maternità esistenti in Europa al tempo. I modelli principali furono quelli di Bruxelles, Parigi e Vienna. Voleva che il progetto e la sua successiva attuazione si adattassero al meglio al suo scopo.

Alla fine, Hlávka decise di progettare un edificio a pianta quadrata, con al centro un cortile interno rettangolare, ed un sistema di sei padiglioni con undici tratti che conducono a diverse parti dell’ospedale e che sono interconnessi da corridoi.

Quanto allo stile architettonico si optò per il neogotico della Germania settentrionale. Il materiale usato fu prevalentemente i mattoni rossi, con l’aggiunta di pietra per lo zoccolo ed i trafori intorno alle finestre.

Grazie all’avanzato sistema dei padiglioni, in caso di necessità si poteva chiudere e completamente isolare i singoli reparti.

Nel bel mezzo delle attività di costruzione dell’ospedale, nel 1870, Josef Hlávka rimase parzialmente paralizzato e si spostò da Praga a Lužany, dove era preso in cura. Da Lužany, continuò a dirigere i lavori fino alla loro conclusione, tramite l’aiuto del costruttore Čeňek Gregor.

La cappella della Santa Croce: interno neogotico e restauri (1997)

La struttura dell’ospedale comprende anche la cappella della Santa Croce.
Al suo interno vi sono un battistero ed un altare di marmo, un confessionale in quercia nello stile neogotico ed un organo. Le pitture interne risalgono al 1902 e sono opera di Adolf Liebscher e Adolf Körber.

L’occupazione comunista chiuse la cappella che già negli anni 50 divenne un magazzino. Nel 1997 iniziò la sua restaurazione sotto la supervisione dell’istituto statale per la cura dei monumenti. E l’inaugurazione incluse la collocazione di una statua come omaggio a Josef Hlávka, creata dello scultore accademico Josef Mařatka.

Durante gli anni, l’intero complesso richiese varie ricostruzioni ed ammodernamenti per rimanere al passo con le nuove tecnologie e combinare i moderni standard medici con i valori dell’architettura storica.

Sant’Apollinare monumento culturale: riconoscimenti e protezione

Per il suo straordinario valore architettonico e per l’importanza nella storia della medicina, l’area dell’ospedale di Sant’Apollinare, insieme alla cappella della Santa Croce, è stata dichiarata monumento culturale protetto nel 1964.

Leggi anche: Il Neogotico a Brno


Kunsthalle Praga: la Zengerovka di Zenger diventa museo d’arte moderna

Kunsthalle
Kunsthalle a Klárov (Malá Strana). Il Copyright di quest'immagine ci appartiene

La stazione di trasformazione (in ceco Zengerova transformační stanice) prende il nome dall’importante fisico ceco Václav Zenger.

La trafostanice di Zenger, chiamata Zengerovka in slang, fu creata negli anni 1930-1932 secondo il progetto dell’architetto Vilém Kvasnička, aiutato da Jan Mayer, entrambi allievi di Jan Kotěra.

Lo stile dell’edificio fa parte del Classicismo moderno. Kvasnička seppe unire la funzione industriale di un interno ordinato e razionalista a una concezione esterna di palazzo urbano, con facciata neoclassica, permettendo all’edificio di fondersi naturalmente con l’architettura storica di Malá Strana.

Principi chiave dell’architettura di Le Corbusier

Il progetto rispecchia molti dei principi chiave dell’architettura moderna teorizzati dall’architetto svizzero Le Corbusier. Ad esempio, il tetto piano, la struttura in cemento armato e i pilastri che elevano l’edificio.

L’immobile era diviso in quattro parti principali: la zona residenziale, la sala macchine, la stazione di trasformazione e la sottostazione (ovvero i nodi che connettono più linee elettriche).

Nel 1931 la stazione di Zenger venne messa in funzione e gli scambi di corrente alimentavano i tram e i filobus di Praga 1, 6 e 7. Inoltre, la trafostanice divenne un hub chiave per la teleferica di Petřín, usata per portare i Sokol su allo stadio di Strahov.

Il visionario dell’arte cinetica Zdeněk Pešánek, già nominato nell’articolo sulla trafostanice Edison, progettò quattro sculture cinetiche con la luce per la facciata anteriore della Zengerovka. I materiali usati per queste sculture erano il gesso, la plastica, il metallo e tubi al neon. Le opere furono esposte nel padiglione cecoslovacco all’Esposizione Universale di Parigi nel 1937, dove vinsero alcuni premi. Purtroppo, dopo essere state riportate a Praga, furono perse e ciò che rimane oggi sono solo i modelli, conservati nella Galleria Nazionale di Praga (Národní galerie Praha, NGP).

Con la nazionalizzazione degli anni 50 la stazione di trasformazione divenne di proprietà degli impianti di distribuzione di energia di Praga e la parte di scambio passò alla compagnia di trasporti della capitale.

Da Zenger a Kunsthalle (aka museo d’arte)

Nei primi anni duemila si ammodernò l’intera stazione di trasformazione e si collocarono tutte le apparecchiature tecniche nel seminterrato. La maggior parte dell’enorme edificio rimase così vuota e si iniziò a pensare a un nuovo utilizzo, tra cui la creazione di un hotel. Non se ne fece più nulla.

Nel 2018 la Pudil Family Foundation, fondata da Pavlína e Petr Pudil, ha acquistato l’immobile e ne ha iniziato la ricostruzione per tramutarlo in un museo. Nello stesso anno, su iniziativa del Klub Za starou Prahu (il Club per la vecchia Praga), l’edificio è stato dichiarato monumento culturale.

I lavori sono terminati nel 2020, dando vita al Kunsthalle, tedesco per “Galleria d’arte”, che ha aperto il 22 febbraio 2022.

Documentazione e ricostruzione di Zengerovka

Gli elementi architettonici e tecnologici della Zengerovka sono stati minuziosamente documentati e inventariati durante la rimozione e ciò ha permesso una ricostruzione abbastanza fedele.

L’edificio conserva tutte le parti essenziali del progetto originale. Si tratta di: grondaie, cornicioni, facciate, fondamenta, persiane in acciaio, scala e balaustra dell’originale terrazza “finta” (all’epoca della trafostanice non si usava la terrazza). Una struttura di spicco è la gru, che è stata rinnovata ed incorporata come manufatto storico.

Architettura e design del nuovo Kunsthalle Praga

Le innovazioni sono invece rappresentate da un layout interno aperto, che facilita l’esposizione delle mostre, e dalla tonalità beige della facciata, che ricorda la pietra arenaria. Inoltre, nel nuovo ingresso principale si è deciso di aggiungere una passerella. Si tratta di una forma a piramide triangolare in acciaio inossidabile, lavorata con il bronzo. Sulla terrazza è presente una caffetteria con una vista superba su Praga.

Per i curiosi: il nome Kunsthalle ancorato alla facciata è creato da dieci lettere in acciaio inossidabile, chiuse, come se fossero scatole. Il metodo di lavorazione usato è detto spalatura in bronzo, che imita una struttura in bronzo.

Abbiamo parlato anche di un’altra trafostanice, la Edison


Gli hussiti: Jan Hus e la prima defenestrazione di Praga

La statua del comandante hussita Jan Žižka sulla collina di Vítkov a Žižkov ------- credits: CC0, via Wikimedia Commons

Boemia: scontri tra Impero e hussiti

All’inizio del XIV secolo, le controversie sul potere della Chiesa nella società in Boemia si spostarono sul campo di battaglia con gli scontri tra l’Impero e gli hussiti, ovvero i seguaci del predicatore Jan Hus.

Jan Hus bruciato sul rogo: il martirio che accese la rivolta

Tutto cominciò quando Hus venne bruciato sul rogo a Costanza, il 6 luglio 1415. Hus, che aveva criticato il potere secolare della Chiesa e denunciato la vendita delle indulgenze giusto un secolo prima di Lutero, cominciò a essere venerato come un martire. I suoi insegnamenti si diffusero rapidamente in tutta la Boemia. Gli hussiti presero a usare un calice come loro simbolo in riferimento al diritto del popolo di ricevere anche il vino durante la comunione.

Il re Venceslao IV cercò di calmare la situazione. Nominò nuovi governatori che si occuparono di reprimere e arrestare gli Hussiti, giustiziandone alcuni come avvertimento. Questo non fece altro che creare ulteriore malcontento verso i governatori, fino ad arrivare alla Prima Defenestrazione di Praga. Questa segnò l’inizio delle guerre hussite, che durarono per anni.

L’inizio delle crociate

Dopo la morte di Venceslao IV, la corona passò a suo fratello Sigismondo (Zikmund Lucemburský). La nobiltà era disposta ad accettarlo, ma aveva delle richieste particolari che Sigisimondo rifiutò. Da Wrocław (Breslavia) iniziò a preparare un esercito per riconquistare la terra finita in mano ai ribelli.

Su sua richiesta, papa Martino V dichiarò la prima crociata nel marzo 1420. Il re Sigismondo di Lussemburgo, re d’Ungheria e Roma, presero l’iniziativa. Nonostante fossero più numerosi del loro nemico, i crociati non furono in grado di distruggere le truppe ussite composte da volontari privi di qualsiasi addestramento militare.

Jan Žižka: il generale hussita imbattuto nelle guerre hussite

Soprattutto, non furono in grado di battere Jan Žižka, che passò alla storia come uno dei pochissimi comandanti militari a non perdere mai una battaglia.

La prima e poi la seconda crociata si conclusero con la vittoria sull’esercito imperiale. Dopo la schiacciante debacle sulla collina Vítkov (proprio lei) e un anno dopo a Žatec, i crociati subirono ulteriori sconfitte a Kutná Hora e Německý Brod.

Il 10 gennaio 1422 gli hussiti sferrarono l’ultimo colpo, durante quella che fu la loro fuga in Ungheria.

I Compacta di Praga: fine delle crociate hussita e tregua religiosa

Il fallimento della seconda crociata portò al consolidamento del movimento hussita nelle terre ceche, tant’è che fino al 1427 nessun esercito osò invadere la Boemia. Nel 1430 il Papa Martino V indisse una nuova crociata, che si concluse però in un nuovo fallimento con la battaglia di Domažlice l’anno successivo. Solo a quel punto i cristiani di rito latino avviarono delle trattative pacifiche, che portarono alla stesura dei Compacta di Praga, approvati nel 1436.

Altro nella sezione Cultura e società


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Vila Löw-Beer a Brno: il capolavoro Art Nouveau della famiglia tessile ceca

Vila Löw-Beer
Vila Löw-Beer - copyright Karelj https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Vila_L%C3%B6w-Beer_Brno_2016_3.jpg

Vila Löw-Beer: gioiello Art nouveau

Vila Löw-Beer è una villa in stile Art nouveau costruita tra il 1903 e il 1904 su progetto dell’architetto Alexander von Neumann per l’industriale Moritz Fuhrmann.

La famiglia Löw-Beer: storia, emigrazione e eredità industriale tessile

Dopo la morte di Fuhrmann nel 1913, la villa fu acquistata dall’imprenditore tessile Alfred Löw-Beer, da cui oggi prende il nome. La famiglia Löw-Beer visse nella vila fino al 1939, quando dovette emigrare per scappare alle reappresaglie naziste.

Architettura Art Nouveau: decorazioni, stucchi e interni della villa

La villa e il giardino annesso furono costruiti in stile Art Nouveau, tipico degli anni a cavallo tra fine 800 ed inizi 900. La facciata presenta decorazioni in stucco con elementi ornamentali e floreali, che si ritrovano anche sulle piastrelle di ceramica e sulle ringhiere in ghisa delle scale.

Gli stessi motivi naturali e vegetali sono ripetuti anche negli interni e le pareti e i soffitti sono decorati con dettagli raffinati. Le camere sono luminose e contrastano piacevolmente con gli elementi in legno scuro.

Modifiche del 1930: Rudolf Baumfeld e il rinnovamento

Negli anni 30 Alfred Löw-Beer volle ricostruire la villa e il progetto fu redatto dall’architetto viennese Rudolf Baumfeld. La modifica più rilevante coinvolse il salone centrale, a cui furono dati nuovi interni, una scala in legno e un’illuminazione superiore.

Nel 1950  la villa divenne monumento culturale protetto, grazie alle strutture originali conservate. Ma senza finanziamenti e senza manutenzione, cadde in uno stato di semi abbandono.

Restauri 2013 e apertura al pubblico: Vila Löw-Beer oggi

Finalmente, nel 2013 si procedette ad un sostanziale restauro in cui si ripararono, come prima cosa, il tetto, i soffitti e il lucernario, che venne completamente ricostruito. Si installò un nuovo sistema di riscaldamento centralizzato, si rifecero le fognature e l’impianto elettrico e si aggiunse un ascensore per permettere l’accesso ai disabili (la villa è priva di barriere architettoniche).

Si recuperarono non solo gli esterni, ma anche gli interni: porte e finestre, stucchi e piastrelle, ringhiere ed inferriate, scale in legno e in pietra.

Congiuntamente alla villa, furono oggetto della ricostruzione anche il giardino e la casetta presente in esso, detta “Dogana” (Celnice), che versava in pessime condizioni. La casetta ha avuto differenti usi nell’arco della sua storia, e nel 900 costituiva la dimora dell’amministratore di Vila Löw-Beer. Tuttavia, essa  non è inclusa nella protezione di monumento culturale.

Visita a Vila Löw-Beer: orari, mostra permanente e guida virtuale

Oggi è possibile notare la grande facciata color salmone della villa passando in via Drobného. Per i più curiosi ed acculturati, la villa è aperta alle visite dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18.  Al suo interno si ammirano decori Art Nouveau ed una mostra permanente sulla borghesia e sull’industria tessile di Brno. La visita non richiede l’accompagnamento, ma ogni ora viene data una breve introduzione sulla storia, sull’architettura e sui proprietari della villa.

Con questo link si accede ad una passeggiata virtuale, che illustra parti della villa e del giardino. Sul sito ufficiale sono presenti tantissime informazioni utili, sia sulla storia della villa e dei Löw-Beer, sia sulle esposizioni e le modalità di visita.

Approfondisci: Patrimoni Unesco cechi e visite a Brno


Centrale idroelettrica Hučák: l’Art Nouveau nascosto di Hradec Králové

Centrale idroelettrica Hučák
La centrale. Autore Gerald Blondy. Fonte, regione Hradec Králové - https://www.hkregion.cz/dr-cs/100162-labska-vodni-elektrarna-hucak.html

Hučák: storia della centrale Art Nouveau sull’Elba (1907-1912)

La piccola centrale idroelettrica Hučák è una delle tante rappresentazioni dell’Art Nouveau nella Repubblica Ceca. La storia di questa centrale sull’Elba risale al 1907, quando i politici locali decisero di proteggere la città e i suoi abitanti dalle frequenti inondazioni.
Entrambi i fiumi Elba e Orlice avevano livelli e flussi d’acqua che cambiavano continuamente, quindi si pensò di progettare un sistema di sbarramenti mobili e ribaltabili.

Il progetto fu preparato dal professore Karel Novák, che era l’allora direttore delle Compagnie Elettriche di Praga. Novák decise che non si potesse fare a meno di una riserva di vapore per coprire i consumi in periodi di acque grandi o, viceversa, di portate minime.

Come fu costruita: i lavori 1909-1912

Nella primavera del 1909 iniziarono i lavori. Come prima cosa si distrusse la vecchia diga di Hučák (da cui la centrale prende il nome), dove passava l’acquedotto e si costruirono un ponte in cemento e una stazione per le turbine. Alla fine del 1911 tutto era completato e agli inizi del 1912 la centrale iniziò a fornire elettricità alla cittadina.
Si narra che il 12 febbraio 1910, dopo le 14, avvenne il collegamento dell’impianto alle stazioni di trasformazione e alle reti in cavo della città. E quella stessa sera si accesero le lampade ad arco di František Křižík nella Piazza Grande (Velké náměstí) di Hradec Králové.

Restauro e protezione del monumento

Durante gli anni successivi non mancarono lavori di ampliamento ed ammodernamento, che si protrassero fino al 1930. I motivi di queste modifiche erano legati a perdite per il malfunzionamento della turbina, alle condizioni fatiscenti degli edifici e a diverse altre carenze strutturali.

L’intonaco e le decorazioni originarie dei primi del 900 dovettero essere rimossi. Fortunatamente, tutti gli ornamenti, i fregi e i colori erano stati accuratamente documentati precedentemente e la restaurazione fu fedele. La stessa cura si usò durante la riparazione del ponte, su cui si installarono repliche dei lampioni, realizzate secondo la documentazione del progetto originale. La delicata ricostruzione della centrale e del ponte avvenne sotto la supervisione professionale del personale addetto alla cura dei monumenti.

Architettura Art Nouveau di František Sander: forma e stile della centrale

L’edificio in stile Art Nouveau fu progettato dall’architetto František Sander. La costruzione del ponte in cemento fu eseguita da Sander insieme all’ingegnere František Jirásek.

La muratura grigia, l’intonaco plastico e la pietra arenaria hanno conferito agli edifici un carattere distintivo. La pianta della centrale idroelettrica Hučák è a forma di L. Il lato più corto è adiacente alla diga e ha un edificio a torre. Il frontone di questa torre porta un orologio e lo stemma di Hradec Králové realizzato in gesso.

Centrale idroelettrica Hučák
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La zona centrale dell’ala trasversale è la sala macchine con le turbine idrauliche originali prodotte dalla Českomoravská-Kolben, di Praga Vysočany. L’ala lungo il fiume Elba, lunga 160m è divisa in due coppie di sale con tetti semicircolari vetrati. Al piano terra sono presenti i trasformatori, le officine, gli uffici e quello che oggi è il centro per i turisti.

Dettagli tecnici: turbine Francis e ponte sull’Elba

Il ponte della centrale, che passa sul fiume Elba ha 3 campate: due di 18 m ed una di 15 m, a cui è collegata l’ala dell’impianto che ospita le turbine idrauliche Francis. Sui pilastri del ponte sono presenti alcuni chioschi, sempre in stile Art Nouveau, che contengono i dispositivi di controllo della diga, e i lampioni per l’illuminazione pubblica. La larghezza del ponte è di 5 m, la lunghezza di 57 m.

La centrale elettrica dell’Elba è ora di proprietà della compagnia semistatale ČEZ (equivalente ceco dell’ENEL). Rimane comunque un monumento culturale protetto e costituisce una parte importante della zona monumentale della città di Hradec Králové.

Per maggiori dettagli tecnici potete dare uno sguardo alla pagina ufficiale.

Il centro informazioni offre visite guidate gratis tutti i giorni feriali alle 14:00 e il weekend sia alle 10:00, che alle 14:00. I tour sono in ceco, ma vengono offerti alcuni opuscoli in inglese.

Leggi anche: Art Nouveau a Praga: Bílkova vila (villa Bílek)

I nostri articoli sulle Escursioni nella Repubblica Ceca


L’orloj di Olomouc: il capolavoro del realismo socialista ceco

Orologio astronomico
Orologio astronomico di Olomouc - copyright https://www.informuji.cz/objekt/5681-olomoucky-orloj/

L’orologio astronomico di Olomouc: monumento protetto

È considerato monumento culturale protetto dal 1958, facendo parte dell’edificio del municipio.

L’orologio astronomico di Olomouc si trova sulla facciata settentrionale dell’edificio del municipio.

La sua struttura architettonica è costituita da una nicchia ad arco spezzato gotico, che raggiunge un’altezza di 14 metri.

Durante la seconda guerra mondiale l’orologio venne danneggiato da colpi di arma da fuoco. I danni interessarono principalmente la facciata e gli affreschi laterali.

Dopo la fine della guerra si volle procedere con la restaurazione e, nel 1946, su raccomandazione dell’Istituto dei monumenti di Brno si decise per una ricostruzione radicale dell’orologio astronomico. Si volle cambiare l’aspetto per creare un’opera completamente nuova, basata sullo spirito e sulla società del tempo.

Il disegno del nuovo orologio venne creato tra il 1947 ed il 1955, in tipico stile Sorela (ovvero, del Realismo Socialista – Socialistický Realismus).

Karel Svolinský e Marie: gli artisti dietro l’orloj

Il pittore e grafico Karel Svolinský disegnò i mosaici in vetro e sua moglie, la scultrice Marie, si occupò delle figure in movimento. L’orologiaio di Olomouc, Konrad Schuster, ricostruì i marchingegni dell’orologio astronomico.

L’orologio venne svelato al pubblico e messo in funzione durante una cerimonia il 9 maggio 1955.

Le decorazioni dell’orologio

Nella parte superiore della nicchia sono presenti i mosaici con motivo folcloristico di Karel Svolinský. Essi sono: la cavalcata dei Re e la processione delle Regine.
Nella parte rientrata della nicchia, per tutta la lunghezza e su ambo i lati si notano dodici medaglioni, ognuno raffigurante l’allegoria di un mese dell’anno.

Nella parte centrale si trovano alcune nicchie in cui sono presenti figurine policrome in legno di tiglio alte fino a 70 cm. Ricordiamo che il tiglio (lípa) è uno dei simboli nazionali della Repubblica Ceca.

Nelle due nicchie superiori, una per lato, le statuine sono statiche e rappresentano due fabbri che battono all’incudine (nicchia di sinistra) ed un trombettista ed un clarinettista al leggio (nicchia di destra).

Nelle nicchie sottostanti, due per lato, c’è il meccanismo del carillon, per cui le statuine sono posizionate su un piatto girevole.

Sei figure in rotazione quotidiana

Ogni gruppo contiene sei figure, che ruotano per sei minuti al suono dei rintocchi ogni giorno a mezzogiorno.

I personaggi a sinistra sono un tessitore, un macellaio, un bottaio con grembiule ed attrezzi, una madre con bambino, un’impiegata con la valigetta ed un atleta. A destra abbiamo un lattaio, un fabbro con martello e pinza, un giardiniere con la vanga, una giocatrice di pallamano, un contadino con pala e zappa sulla spalla, un muratore con spatola e mattone.

Il gallo dorato che gracchia a mezzogiorno: il tocco finale dell’orloj

Tra le nicchie delle figure in movimento, al centro, c’è una statua di un gallo dorato. Alla fine della cerimonia di mezzogiorno, il gallo gracchia tre volte e muove le ali.

I quadranti astronomici dell’orloj: zodiaco, stagioni e mappa stellare

Sotto questo blocco si colloca una serie di cinque quadranti. Il piu grande, al centro, contiene i segni zodiacali e le allegorie delle quattro stagioni che ruotano intorno al sole. Quelli laterali mostrano i minuti (divisi per cinque, 5-60), i mesi (1-12), le ore (1-24) ed un quadrante blu scuro con un vetro traslucido, contenente una mappa del cielo stellato.

Nella parte inferiore della decorazione si trovano le figure dei rappresentanti della classe lavoratrice: un operaio ed un chimico. Ed ancora un altro quadrante contenente multipli orologi.

In questo video potete ammirare tutta la danza da vicino.

Nonostante il risultato dell’ultima ricostruzione, l’orologio astronomico di Olomouc è un monumento tecnico ed artistico unico. In esso si può tracciare la storia centenaria del mestiere dell’orologeria, ma anche la storia dei cambiamenti ideologici.
Nella sua forma attuale rappresenta uno degli orologi astronomici più ricchi e colorati ed è l’unico orologio astronomico nello stile del realismo socialista.

Leggi anche: Olomouc, patrimonio Unesco


Jurkovičova vila a Brno: il capolavoro Art Nouveau di Dušan Jurkovič

Jurkovičová vila
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Jurkovičova vila a Brno: il capolavoro Art Nouveau di Dušan Jurkovič

L’architetto Dušan Samo Jurkovič è riconosciuto come uno dei più importanti architetti che lavorarono nelle terre ceche a cavallo tra il XIX e il XX secolo, sebbene abbia trascorso la maggior parte della sua vita nella nativa Slovacchia.

Ubicazione e primi anni: la villa nel quartiere di Žabovřesky

Jurkovič acquistò il terreno per la costruzione della sua casa a settembre del 1905.
La zona, conosciuta come “sotto la collina”, vicino alla foresta imperiale (Císařský les), si trova su un pendio boschivo sopra la valle del fiume Svratka ed offre una splendida vista sul territorio circostante.

All’inizio del XX secolo la zona faceva parte di Žabovřesky, un villaggio periferico indipendente, che sarebbe poi diventato parte della Grande Brno nel 1919.

La villa di Jurkovič è stata il primo edificio in quell’area.

La data esatta in cui iniziò la costruzione non è nota, così come non si sa esattamente quando la villa fu completata.

Comunque, i registri del censimento del 1906 confermano che la famiglia Jurkovič si trasferì nella casa in quello stesso anno e la iscrisse nel registro ufficiale del catasto nel 1907.

Influenze architettoniche: da Olbrich a Hoffmann

Jurkovič trasse gran parte della sua ispirazione per il design della villa dalle costruzioni di Joseph Maria Olbrich a Darmstadt e Josef Hoffmann a Hohe Warte a Vienna.
A suo tempo, la casa era uno degli edifici più moderni di Brno, insieme a Villa Reissig (Reissigova vila) di Leopold Bauer.

Gli interni: sala espositiva e spazi funzionali

La casa stessa era una mostra di architettura e di arti applicate. I visitatori potevano vedere la sala della scala centrale (all’epoca elemento di grande modernità) ed il salotto.
Le restanti stanze al piano terra servivano come sale espositive in cui Jurkovič presentava progetti, modelli, disegni e fotografie delle sue varie costruzioni.

Jurkovičova vila: modernismo e arte popolare

L’edificio fonde elementi del modernismo britannico e viennese con l’arte popolare, e la sua costruzione è piuttosto insolita.

Materiali innovativi: pietra, legno e sughero

I materiali da costruzione di base sono pietra, legno e sughero. Una base in pietra di cava sostiene un telaio in legno. Le pareti a graticcio sono riempite con una miscela di sabbia e calce ricoperte da pannelli in sughero per l’isolamento. Le tavole di sughero sono poi state ricoperte con intonaco cementizio all’esterno e intonaco all’interno.

Disposizione interna: aree sociali, studio e servizi

La disposizione della casa consisteva in aree sociali di rappresentanza, una sezione di lavoro e stanze private. Il pianterreno comprendeva un ingresso ed un salotto, una camera per i bambini, una camera da letto ed un bagno, una cucina e una camera di servizio. Qui l’architetto aveva allestito una propria sala espositiva. Al primo piano vi erano lo studio di Jurkovič ed una stanza per gli ospiti. Il seminterrato conteneva l’appartamento del custode, i locali di servizio e le cantine.

Villa: cambiamento evolutivo nell’architettura

Questa villa abbandona l’imitazione degli edifici popolari in legno.

Elementi decorativi: il mosaico perduto di Adolf Kašpar

Oltre alla massiccia loggia in pietra, gli elementi più caratteristici della casa includevano il cancello in legno intagliato e un mosaico in vetro sulla facciata d’ingresso, con un motivo derivato dalla fiaba del folklore slovacco “Il pastore e il drago” (Bača a šiarkan) dell’artista Adolf Kašpar. Purtroppo, il mosaico originale non è stato conservato, probabilmente è andato distrutto durante la prima guerra mondiale o nel periodo immediatamente successivo.

Le proprietà e i trasferimenti: da Jurkovič ai giorni nostri

Dušan Jurkovič visse nella villa con sua moglie ed i loro tre figli fino al 1919, quando si trasferì a Bratislava e vendette sia la casa che il terreno ad acquirenti privati.
Nel 1921 i locali furono temporaneamente confiscati dallo Stato, secondo l’atto della requisizione e dell’acquisto di beni immobili, che limitava la proprietà privata. A quel tempo la villa apparteneva al conte Bedřich Chorynský.

Successivamente la casa passò di proprietario diverse volte, diventando infine dimora della famiglia Švancara dal 1938 al 2006. Le autorità comuniste nel dopoguerra considerarono la proprietà sovradimensionata e i proprietari furono obbligati ad accogliere altri inquilini. Durante gli anni 50 un totale di tre famiglie viveva all’interno dell villa. In quello stesso periodo, il seminterrato fu trasformato in un rifugio antiaereo nucleare.

Dal 1963 monumento del patrimonio culturale ceco

Nel 2006 gli Švancarovi vendettero Villa Jurkovič allo Stato e da quel momento è amministrata dalla Galleria Morava di Brno, che ha avviato il progetto Dušan Jurkovič Center, che comprende un restauro della casa e la sua apertura al pubblico.

Villa Jurkovič e il giardino sono stati aperti al pubblico nell’aprile 2011, dopo una restaurazione sovvenzionata da fondi norvegesi.

Leggi anche: Patrimoni Unesco cechi: Brno


IIC Praga febbraio 2022: Canova, Pasolini e letteratura italiana — programma completo

gennaio 2022 febbraio 2022 ottobre 2021 luglio 2021 IIC: concerto "I poeti della canzone italiana"

Programma febbraio 2022 dello IIC di Praga

Si trasmette il programma di eventi per febbraio 2022 dell’Istituto italiano di cultura (IIC) di Praga.

Come evento principale per febbraio 2022 segnaliamo una retrospettiva su Pier Paolo Pasolini, con la proiezione di 4 film nel corso del mese.

Omaggio ad Antonio Canova

16.2 / 18:00 Arte – mini convegno

Il 2022, nel bicentenario della morte, è l’anno di Antonio Canova (Possagno 1757 – Venezia 1822). Scultore e pittore, Antonio Canova è il massimo esponente del Neoclassicismo italiano. I suoi capolavori, ispirati all’arte classica, hanno a loro volta ispirato artisti di ogni tempo e trovano posto nei più importanti musei del mondo, dal Louvre all’Hermitage.

L’Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con la Galleria Nazionale di Praga, la cui collezione permanente include opere di Antonio Canova, e al Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, rende omaggio al grande artista veneto con un convegno dedicato al suo genio senza tempo.

Programma

Moira Mascotto, direttore della Fondazione Canova Onlus e del Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno: Antonio Canova e il Museo di Possagno all’alba dei 200 anni della morte dello Scultore

Dopo aver delineato i punti salienti della biografia di Antonio Canova, si descrivono le collezioni conservate presso il Museo di Possagno, paese che ha dato i natali all’artista e dove oggi riposano le sue spoglie.

Petr Šámal, curatore della Collezione di grafica e disegni della Galleria Nazionale di Praga: L’eredità di Antonio Canova nell’Europa centrale

L’intervento analizza in che modo e in quale misura il lavoro del fondatore della scultura neoclassica si riflette nella cultura artistica dell’Europa centrale intorno al 1800 e oltre, esaminando i canali di comunicazione attraverso i quali l’opera di Canova può essersi diffusa.

Susanna Z. Wagner, curatrice della Collezione di arte moderna e contemporanea della Galleria Nazionale di Praga: Antonio Canova nel Contemporaneo

L’intervento si concentra sull’eredità di Antonio Canova nel Contemporaneo. Si sofferma sul confronto tra l’imitazione canoviana della scultura greca e l’appropriazione del canone classico nei linguaggi contemporanei. L’interpretazione contemporanea di Canova è bivalente, da una parte si tende ad una visione ideale ed estetizzante del corpo umano, dall’altra all’imperfezione, all’introversione e deformazione.

Cappella barocca dell’Istituto Italiano di Cultura. Mercoledì 16 febbraio, ore 18 In italiano e in ceco, con traduzione simultanea. Ingresso libero e nel rispetto delle norme vigenti.

Per partecipare è necessario registrarsi tramite Eventbrite

Club del Libro: 21 febbraio ore 18

Incontro via Zoom per il Club del Libro, il 21 febbraio alle ore 18:00.

Nasce il Club del libro, un gruppo di lettura dedicato alla letteratura italiana in traduzione ceca!

Il gruppo è aperto a chiunque desideri partecipare e scambiare impressioni e opinioni legate a letture di autori italiani.

Sceglieremo ogni volta un libro diverso su cui discutere insieme, classici o novità, senza preferenze di genere. Agli appuntamenti interverrà un traduttore, un redattore, un esperto o un appassionato di letteratura italiana che avrà il compito di stimolare e moderare la discussione. Non si tratterà dunque di una conferenza, ma di un dialogo a tema.

Per il primo incontro del 21 febbraio alle ore 18:00 abbiamo scelto Lacci, di Domenico Starnone, tradotto in ceco da Alice Flemrová, traduttrice e italianista, e pubblicato dalla casa editrice Kniha Zlín. A moderare l’evento sarà Alice Flemrová.

Gli appuntamenti sono indipendenti e si svolgono su zoom in lingua ceca.

Organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura.

Per partecipare è necessario registrarsi tramite la piattaforma Eventbrite – dopo la registrazione, due giorni prima dell’evento verra’ comunicato un link per la partecipazione su zoom.

Incontro con Carlo Lucarelli

24 febbraio: Romanzo giallo italiano contemporaneo

Romanziere, drammaturgo, sceneggiatore per il cinema e per la televisione, conduttore televisivo, Carlo Lucarelli è uno degli autori che ha maggiormente contribuito al successo internazionale del romanzo giallo italiano contemporaneo.

Dalla sua penna sono nate figure di indimenticabili investigatori-investigatrici al centro di popolari serie di romanzi tradotti in molte lingue quali l’Ispettrice Grazia Negro: Lupo Mannaro (1994), Almost Blue (1996), Un giorno dopo l’altro (2000), Il sogno di volare (2013), Léon (2021); l’Ispettore Coliandro: Falange armata (1993) e Il giorno del lupo (1994); il Commissario De Luca: Carta bianca (1990), L’estate torbida (1991), Via delle oche (1997), Intrigo italiano (2017), Peccato mortale (2018) e L’inverno più nero (2020). Molti di questi romanzi sono diventati film per la tv di cui l’autore ha curato la sceneggiatura.

Dal 1999 al 2009 Carlo Lucarelli ha condotto Blu notte – Misteri italiani, programma in onda su Rai 3 in prima serata che analizzava in modo approfondito fatti di cronaca, indagini su disastri e su omicidi seriali dell’ultimo cinquantennio della storia italiana. Dopo la fortunata serie di stagioni della trasmissione, Lucarelli ha curato analoghi format su altre emittenti televisive. Anche nella sua intensa attività di saggista ha approfondito tematiche vicine a quelle trattate nelle trasmissioni televisive da lui condotte. Nel gennaio del 2022 su RaiPlay con il podcast Apnea ha raccontato i fatti del naufragio della nave da crociera Costa Concordia a dieci anni dal tragico naufragio.

Nel 2010 ha fondato a Bologna la scuola di scrittura “Bottega Finzioni”.

Giovedì 24 febbraio, ore 18. Cappella barocca dell’Istituto Italiano di Cultura. In italiano, con traduzione simultanea in lingua ceca. Ingresso libero e nel rispetto delle norme vigenti.

Come registrarsi agli eventi IIC Praga

Programmazione di febbraio

Per partecipare è necessario registrarsi tramite Eventbrite

Corso di storia dell’arte UNESCO in Italia

febbraio – marzo: LA GRANDE BELLEZZA – Corso di storia dell’arte attraverso i siti UNESCO in Italia

“LA GRANDE BELLEZZA” è un corso di storia dell’arte, in lingua italiana, di otto appuntamenti che coinvolgerà i partecipanti in un viaggio nell’Italia dei siti UNESCO. Con un programma ricco e articolato, il corso permetterà di conoscere alcuni dei luoghi più belli della Penisola, da Ravenna con i suoi mosaici tardoantichi e bizantini a Padova con la magnificente Cappella degli Scrovegni. E ancora a Milano con il “Cenacolo” del maestro Leonardo da Vinci e poi nella Roma barocca di Bernini e Borromini per concludere tra le sale della splendida Reggia di Caserta. Dall’Italia a Praga, il corso si impreziosisce con approfondimenti e visite guidate sull’arte e l’architettura italiana nella capitale ceca.

Il corso è a cura di Flavio R.G. Mela, responsabile della biblioteca dell’IIC di Praga, e dell’architetto Ottaviano Maria Razetto.

La partecipazione al corso è gratuita ed è possibile già iscriversi inviando un’email all’indirizzo [email protected] entro il 15 febbraio.

Maggiori informazioni sul programma (giorni, orari e modalità di partecipazione) verranno trasmesse direttamente agli iscritti e pubblicate successivamente. Il corso è fruibile dagli studenti del Dipartimento di Italianistica (Facoltà di Filosofia) dell’Università Carolina di Praga con ottenimento di crediti formativi.

Retrospettiva Pasolini: la forza del passato

Sezioni 18.1, 18.2 e 18.3 dedicate all’analisi del rapporto tra memoria storica e attualità nell’opera di Pier Paolo Pasolini.

In occasione del centenario della nascita del poeta, sceneggiatore, drammaturgo, scrittore e regista Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Ostia, 2 novembre 1975), il cinema Ponrepo, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Praga, propone una ricca retrospettiva della sua opera cinematografica.

La rassegna prosegue nel mese di febbraio con i seguenti titoli:

  • Il bell’Antonio di Mauro Bolognini (sceneggiatura di P. P. Pasolini)
    02/02/2022 19:30
  • Edipo re
    03/02/2022 19:30
  • Appunti per un’Orestiade africana
    08/02/2022 19:30
  • Le notti di Cabiria di Federico Fellini (sceneggiatura di P. P. Pasolini)
    17/02/2022 20:30
  • Comizi d’amore
    25/02/2022 20:30

Cykly

Serate Italiane al Teatro Nazionale

2. – 31. 3. Praga: Národní divadlo: ITALSKÉ VEČERY

Offerta riservata al pubblico dell’Istituto Italiano di Cultura

L’Italia avrà un ruolo di primo piano nel programma di spettacoli di balletto, prosa e opera che il Teatro Nazionale Ceco presenta nei mesi di febbraio e marzo. Siamo lieti di comunicare che il pubblico dell’Istituto Italiano di Cultura potrà usufruire per l’intero periodo di uno sconto del 20% sul prezzo del biglietto.

BALLETTO

Kafka: Il processo – L‘opera di Franz Kafka in un balletto del coreografo italiano Mauro Bigonzetti. Nel ruolo di Kafka Federico Ievoli, primo solista del balletto del Teatro Nazionale. 25 febbraio h 19:00, 26 febbraio h 14:00 e h 19:00, 9 marzo h 19:00, Teatro degli Stati

PROSA

Discorsi alla nazione – Testi di Ascanio Celestini, adattamento e regia di Petra Tejnorová. 6 e 9 febbraio h 20:00, Nová scéna.

OPERA

  • Turandot – L’ultima opera di Giacomo Puccini, omaggio all’età dell’oro del genere operistico. 17, 19 e 24 febbraio e 5 marzo 2022 h 19:00, Teatro Nazionale
  • Madama Butterfly – Una delle più famose opere di Puccini diretta dal maestro Maurizio Barbacini. 24 e 31 marzo 2022 h 19, Opera di Stato
  • Macbeth – La tragedia di Shakespeare nella versione operistica di Giuseppe Verdi. 18 e 25 febbraio e 6 marzo 2022 h19, Teatro dell’Opera di Stato

Selezionare i posti al momento dell’acquisto, quindi cliccare sul pulsante “Choose your discount“ e inserire il codice italskevecery per ottenere uno sconto del 20% sul prezzo del biglietto.

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Il castello colorato di Chodov: quando l’archivio di stato ceco sembra un giocattolo

Il castello Chodov, ovvero l'archivio nazionale
Il castello, ovvero l'archivio nazionale - copyright ŠJů https://commons.wikimedia.org/wiki/File:V%C3%BDhled_z_Archivu_hl._m._Prahy,_N%C3%A1rodn%C3%AD_archiv_(01).jpg

Il castello Chodov: l’edificio colorato sulla D1

Arrivando a Praga sulla D1, avete mai notato quell’edificio a forma di castello per bambini colorato e scintillante?

Ebbene, il castello è in realtà l’archivio di stato ceco, progettato dall’architetto Iva Knappová.

La storia del castello Chodov: come Iva Knappová risolse la crisi di spazio

Timeline di costruzione: da 1992 all’apertura nel 2001

La prima pietra fu posata il 20 ottobre 1992. Il 3 gennaio 1995 i documenti iniziarono ad essere spostati e alla fine del 1998 si contò che 64.617 miliardi di materiale d’archivio era stato trasferito (trasportato con 1.565 camion). Il 16 gennaio 1995 furono messe in funzione due camere di disinfezione, utilizzate principalmente per sterilizzare archivi infestati da muffe. L’archivio venne aperto al pubblico nel 2001.

Architettura del castello Chodov: le piastrelle colorate di Iva Knappová

A prima vista, il monolite richiama l’attenzione con la sua forma non convenzionale e le insolite facciate colorate, caratterizzate da piastrelle di ceramica e linee decise. Alla parte dell’ufficio principale, con spazi per il pubblico, segue quella con i depositi.

La crisi di spazio negli anni ’80 e ’90: origine del progetto

Il problema dello spazio era diventato critico già a cavallo tra gli anni 80 e 90, quando l’archivio aveva esaurito tutti gli edifici a disposizione. Nel 1991 l’archivio di stato si trovava in un totale di 19 immobili: 11 a Praga e 8 fuori.

Quindi si pensò di progettare uno stabile grande a sufficienza per ospitare sia tutti gli archivi già esistenti, più quelli futuri.

Come visitare l’archivio di stato Chodov da Praga

Il nuovo edificio doveva unire tutti i luoghi di lavoro distaccati esistenti e offrire loro confortevoli spazi moderni per gli archivi, il loro restauro e la ricerca, nonché per attività di ricerca, esperti e pubblico in generale.

Leggi anche Quartieri di Praga: la guida definitiva


Il memoriale ai Carbonari italiani a Brno: resistenza all’Impero austriaco nello Špilberk

Memoriale ai Carbonari
Memoriale ai Carbonari - copyright https://www.turistika.cz/mista/obrazky-z-brna-a-okoli-pomnik-italskych-karbonaru/detail

Il memoriale dei Carbonari

Il memoriale ricorda la significativa resistenza internazionale dei Carbonari italiani contro l’Impero Austriaco.

Il monumento è dedicato ai Carbonari italiani imprigionati nel castello di Špilberk negli anni 1823-1845.

Venne installato nell’Ottobre del 1925 dal comitato di Brno Dante Alighieri e dal 1958 fa parte dei monumenti storici e culturali protetti.

Il memoriale è costituito da una lapide verticale di travertino che si innalza da una base in pietra. Ai lati della lapide sono presenti due piccole colonne, ognuna delle quali regge un vaso di fiori in bronzo.

Sulla parte frontale superiore della lapide il rilievo in bronzo ritrae la Lupa Capitolina, che allatta Romolo e Remo. Sulla parte inferiore sono presenti alcune iscrizioni in rilievo, tra cui i nomi dei carbonari morti.

Gli autori furono l’architetto Mario Stanich-Sardi e lo scultore Dino Somà.

Il monumento originale aveva elementi fascisti, come due fasci littori ai lati e teste d’aquila di bronzo sui vasi dei fiori. Durante un restauro degli anni 90 si decise di eliminarli.

Il movimento per la liberazione dell’Italia ebbe origine nel 1808. A quel tempo il paese era frammentato e Francia e Austria ne condividevano il controllo. I membri delle associazioni rivoluzionarie segrete si incontrarono con i minatori di carbone, da cui presero il nome. Molti Carbonari, arrestati dalla polizia austriaca, vennero condotti nel più crudo carcere austriaco, lo Špilberk.

Silvio Pellico e lo Špilberk: il carcere austriaco più crudo

Per chi ancora non lo sapesse: Silvio Pellico fu incarcerato qui nel 1822, dove rimase per 9 anni e da dove scrisse la sua opera più famosa “Le mie prigioni”.

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