XVI edizione Settimana della lingua italiana: gli eventi in Repubblica Ceca e Praga 2024
Perché si chiama Cechia e non Repubblica Ceca: il nuovo nome che non decolla
È inutile negarlo. Lo abbiamo pensato un po’ tutti, chi in silenzio e chi no, ma ormai è palese: il nome Czechia (Cechia) non piace. È quanto emerge da un articolo diffuso da The Guardian. L’iniziativa, decisa dal governo del paese dopo oltre 20 anni di dibattito e presentata ufficialmente all’ONU nello scorso aprile, sosteneva che “Czech Republic” fosse un nome troppo lungo e ingombrante. Proponeva, dunque, di aggiungere il nome breve “Czechia” (Cechia), almeno per quel che riguardava le situazioni informali, come per esempio, le telecronache sportive. Un po’ come il nome “Italia” sta a “Repubblica Italiana”, ma con meno successo rispetto.
La crisi d’identità ceca: il precedente della divisione dalla Cecoslovacchia
Non è la prima volta che la Repubblica Ceca soffre di crisi d’identità: già nel 1992, quando si trattò di dividere la Cecoslovacchia in due paesi distinti, la scelta non fu così semplice come per la Slovacchia. Il nome Boemia (che in ceco si chiama appunto “Čechy”) fu scartato perché escludeva esplicitamente la Moravia (e la spesso dimenticata Slesia Ceca).
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Boemia, Moravia e Slesia: perché il nome unico è complicato
Di fatto, sebbene Boemia, Moravia e Slesia siano regioni storiche e non amministrative, e malgrado tutti gli abitanti della Repubblica Ceca parlino una stessa lingua e abbiano usanze tutto sommato comuni, non esiste alcun termine (in ceco) che possa raggruppare tutti gli abitanti del paese in modo univoco.
Per lo stesso motivo, anche quello che divenne poi il nome ufficiale rischiò di essere rifiutato, poiché “ceche” erano le tribù che si insediarono in Boemia nel VI secolo. In quella circostanza, il nome Czechia era stato proposto da 55 esperti come nome ufficiale del paese.
Il termine Czechia, si è detto, non costituisce una ridenominazione di Repubblica Ceca come Stato ma si tratta piuttosto di un termine complementare. Il ministero degli Esteri, nel presentare la richiesta di aggiunta del nome, aveva fornito diverse motivazioni:
- Czechia è la traduzione del nome breve Česko, già ampiamente usato nel Paese;
- Czechia è simile al precedente Czechoslovakia (Cecoslovacchia);
- Czechia è attestato in documenti in latino risalenti al 1602;
- Nomi equivalenti a Czechia si trovano in diverse lingue, ad esempio Tschechien in tedesco, Tsjekkia in norvegese, Čechija in russo.
Perché il governo ceco ha scelto Czechia: le motivazioni ufficiali del ministero
Il nome Czechia, tuttavia, ha scatenato numerose polemiche sia tra la popolazione ceca che tra politici, quali l’ex ministro degli Esteri, Karel Schwarzenberg, le maggiori obiezioni sono giunte ovviamente dal Partito Moravo, per le ragioni già spiegate.
Čechomorava e Czechland: le alternative scartate al nuovo nome
Al momento di valutare un termine sostitutivo, alcuni avevano suggerito il termine Čechomorava, che sarebbe in linea con Cecoslovacchia, la proposta tuttavia non ha avuto mai un seguito. È stata proposta anche la variante Czechland/Czechlands, respinta dal ministero degli Esteri poiché si tratta di un neologismo formato appositamente
L’unica certezza, oggi, sta nel fatto che Czechia, a oltre tre mesi dalla sua ufficializzazione, non riesce a entrare nel cuore della gente. Un po’ per abitudine forse, perché i cambiamenti effettuati per legge necessitano tempo per diventare parte del vivere comune. Forse invece perché ritenuto “brutto”. Insomma, per il momento, oltre che sulla carta, la Repubblica Ceca continua a rimanere tale anche sulla bocca e nel cuore della gente.
E voi cosa ne pensate del nuovo nome?
Rispondete al sondaggio e fateci sapere cosa ne pensate!
Erasmus a Brno: perché un’italiana ha scelto questa città (intervista a Mery)
Continua il nostro viaggio tra gli italiani in Repubblica Ceca: questa volta ci spostiamo a Brno, dove ha studiato Mery G. Montalbano, che ci rilasciato un’intervista sulla sua bella esperienza.
Ciao Mery, grazie per l’intervista e benvenuta su italia praga one way. La prima domanda che ci viene in mente è sulla tua scelta di venire a studiare in Repubblica Ceca. Perché hai scelto Brno come meta del tuo Erasmus e non qualche altra città europea?
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Costo della vita e trasporti pubblici: perché Brno è conveniente
I motivi principali sono stati due e molto semplici: a Brno avrei potuto studiare e seguire le lezioni in inglese, cosa che sarebbe stato impossibile fare in Spagna o Germania, dato che lì l’università offre per gli Erasmus corsi nella lingua del proprio Paese; poi l’ho scelta per il costo della vita non elevato, nella norma o a volte molto al di sotto della media, soprattutto per gli affitti e i costi dei mezzi pubblici, che sono tra l’altro efficientissimi.
Eri già stata in Repubblica Ceca? Come è stato l’impatto con la cultura ceca?
Il temperamento ceco: cosa sorprende un’italiana
No, è stata la mia prima volta in Repubblica Ceca. L’inizio del mio Erasmus è stato anche quello della mia prima esplorazione all’estero in assoluto.
Non sapevo bene cosa aspettarmi, a parte il freddo! L’impatto iniziale è stato positivo, se pure è vero che “accoglienza calorosa” è qualcosa difficile da trovare. E’ un paese dal temperamento mite, ma che tra una birra (per iniziare), tanto sport e lavoro sa farsi valere.
Quali sono le cose che più ti hanno colpito in positivo e in negativo?
Cosa apprezzi della città: trasporti, lavoro e attività gratuite
Dettagli che sorprendono: silenzi, regole e puntualità ceca
Delle persone ceche tanti sono i dettagli che colpiscono, soprattutto agli occhi di un italiano: innanzitutto il non essere così “rumorosi” durante una conversazione, sul tram, nei locali pubblici; il rispetto delle regole, che siano stradali o civili; la puntualità di professori, tecnici aggiusta-tutto eccetera; l’amore per la natura e per lo sport. La città è molto organizzata, con uno dei migliori sistemi di trasporto pubblico in Europa, offre molte opportunità di lavoro e tante occasioni di svago… anche gratuite (ma per davvero? SÌ!).
Un esempio sono le passeggiate organizzate nei boschi limitrofi alla città, raggiungibili grazie al tram, in cui è possibile incontrare ogni domenica persone nuove provenienti da tutto il mondo. Tantissimi pub (chiamati anche Klub da alcuni) in cui scegliere tra tanti, diversi tipi di birra e molti parchi in cui a volte ci sono pic-nic internazionali.
Spesso vengono organizzate manifestazioni, sagre e concerti nella piazza principale e, data la posizione centrale di Brno, d’estate è possibile partecipare a festival sia in Repubblica Ceca, che in Ungheria o Austria.
Le noti dolenti invece riguardano il cibo, di qualità un po’ di bassa, il caffè molto caro e l’ignoranza di questa sconosciuta chiamata “caffettiera”. Infine la pulizia non ottima di alcune persone che sul tram dà i suoi frutti.
Da ex studentessa a Brno: quali consigli vorresti dare ai futuri studenti Erasmus per ambientarsi bene?
Gestire le finanze e divertirsi: il segreto per un buon Erasmus
Pentimento dopo l’Erasmus
La risposta alla domanda: ti sei pentita della scelta?
Chi viaggia deve adattarsi, nel bene e nel male. Alla città, alla gente, al nuovo metodo di studio, da non sottovalutare. Quello che alla fine consiglio è di gestire bene le vostre finanze e di divertirvi più che potete in una città medio-grande che offre tanto.
Ti sei pentita della scelta? A posteriori ne avresti fatta una diversa?
Assolutamente no.
Quindi ti piacerebbe tornare in Repubblica Ceca? Come studentessa o per opportunità lavorative?
Si, mi piacerebbe tornare per lavorare e vivere pienamente la città. E dopo, chi lo sa, forse iniziare un master interessante!
Ci sono esperienze che consiglieresti assolutamente di fare a chi si trova in Repubblica Ceca?
Attrazioni da non perdere: lago, Spilberk e oltre Praga
A Brno consiglio di andare al lago appena fuori la città, che è raggiungibile in tram. Prendere un caffè e gustare uno strudel al Cafè che si trova dentro il Castello dello Spilberk. Visitare la Cattedrale di San Pietro e Paolo ed anche altre città o paesini molto carini della Repubblica Ceca, dopo aver visto Praga, ovviamente.
Cosa spinge una siciliana ad innamorarsi così della Repubblica Ceca?
Molto dipende dalla storia di questo Paese che martoriato dal regime sovietico per tanto, troppo tempo, mostra i suoi segni sia attraverso i suoi edifici che attraverso la calma attitudine delle persone. D’altro canto, dopo la svolta degli anni ’90, la Repubblica Ceca è rinata ed innovata. Ormai sempre più competitiva dal punto di vista delle infrastrutture, dei servizi, e della produzione. Dall’altro lato, forse mi sono “innamorata” (a parte per il verde dei parchi) perché in fondo il mio carattere combacia perfettamente con l’atmosfera che si respira lì. E chi è stato almeno a Praga può capire.
Come rinnovare l’abbonamento Lítačka dei mezzi di Praga: guida operativa
Abbiamo dedicato molti articoli alla defunta Opencard, alla nuova Lítačka e al passaggio tra la prima e la seconda.
Per chiudere il cerchio abbiamo deciso di illustravi la procedura online per rinnovare l’abbonamento della tessera dei trasporti pubblici di Praga.
Rinnovare l’abbonamento dei mezzi pubblici
Ecco le istruzioni passo passo per rinnovare l’abbonamento dei mezzi pubblici di Praga:
- con la vostra Lítačka a portata di mano (o Opencard visto che saranno valide fino alla loro naturale scadenza) collegatevi al negozio elettronico della società dei trasporti di Praga.
- alla fine della pagina vedrete la seguente frase “Nakup můžete zahájit zde“; cliccate su “zde” e verrete portati su un’altra pagina
- selezionate l’opzione Platební karta e quindi su Pokračovat
- nel campo ID průkaz inserite le 16 cifre che identificano la vostra tessera dei trasporti e e selezionate dal menù a tendina čipová karta; accettate le condizioni selezionando la casella sottostante e cliccate nuovamente su Pokračovat
- selezionate la data di inizio validità dell’abbonamento che state per acquistare e proseguite cliccando su Pokračovat
- selezionate la tipologia di abbonamento che volete acquistare (5 mesi, 1 mese, 1 anno, 3 mesi) e quindi cliccate ancora su Pokračovat
- selezionate l’area geografica di interesse
- verificate i dettagli delle vostre selezioni e se tutto è corretto potete aggiungere tutto al carrello cliccando su Vložit do košíku; se invece dovete modificare qualcosa cliccate su zpět per tornare alla schermata precedente
- adesso vi trovate sulla pagina riepilogo di ciò che avete nel carrello e potete proseguire cliccando come sempre su Pokračovat oppure su další Nákup per continuare con gli acquisti
- proseguendo, dovrete inserire un indirizzo email di contatto dove riceverete la ricevuta di acquisto
- adesso inserite il codice di verifica (robot text) e cliccate su Potrvzuji
- adesso visualizzerete numero di ordine del vostro acquisto e potete cliccare su Zaplatit per procedere al pagamento
- scegliete il tipo di carta di credito cliccando su “Vyberte typ karty”
- cliccate su “Platební Brána”
- inserite il numero di carta di credito, la data di scadenza e il codice di sicurezza se richiesto dalla vostra banca e infine cliccate su Zaplatit
- riceverete a breve una email che conferma il vostro acquisto e sul monitor vedrete la scritta “Zpět na úvodní stránku” che significa “Torna alla pagina principale”.
- l’ultimo passo è validare l’abbonamento appena comprato in una delle macchinette che trovate all’interno delle stazioni della metro; inserite la vostra tessera per alcuni secondi e una volta che apparirà la scritta “Muzete Odebrat” potete estrarre la carta.
Passo 1: accesso al negozio online e selezione pagamento Lítačka
Passo 2: scelta abbonamento (1/3/5 mesi, 1 anno) e zona geografica
Passo 3: verifica carrello e dati di contatto
Passo 4: pagamento con carta di credito e validazione finale
Siamo sicuri che questo articolo sarà utile a tutti coloro che non parlano ceco e che si sono appena trasferiti a Praga.
Restauro Cappella italiana a Praga: lo stato avanzamento dei lavori della Vlašská kaple
Restauro della Cappella Italiana a Praga
Si è svolta oggi, presso la sede dell’ambasciata italiana a Praga, la presentazione dei lavori di restauro della Cappella italiana (Vlašská kaple nanebevzetí panny Marie). La cappella, parte del Klementinum, si trova in via Karlova nella Città vecchia, esattamente di fronte alla porta del ponte Carlo.
Restauro dell’ambasciata: aggiornamento lavori
L’ambasciatore Aldo Amati, assieme a Kamila Hálová, interprete ufficiale dell’ambasciata, hanno presentato il punto a cui sono giunti i lavori di restauro dell’edificio, che a causa delle sue condizioni precarie, era diventato un pericolo per i turisti che attraversano via Karlova.
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Quando riaprirà la Cappella italiana: timeline e tempistiche
Ora i lavori di restauro degli esterni sono stati terminati, rimangono da recuperare gli affreschi che decorano il soffitto della cappella e l’imponente organo. L’ambasciatore Amati, in tal senso, ha notato che questi lavori “dovrebbero essere terminati tra 8-10 mesi, e che la cappella dovrebbe essere agibile a giugno”.
Storia della Cappella italiana: dalla costruzione (1590-1597) al restauro 2024
La cappella, un edificio di forma ovale manierista con cupola, fu costruita tra il 1590-1597, disegnata da D. Bossi secondo il progetto di O. Mascarina per le esigenze della comunità italiana a Praga, che già al tempo era molto numerosa. Di fatto la cappella, chiusa da 20 anni a causa della precaria condizione strutturale, è proprietà della Repubblica Italiana, elemento che ha complicato molto il processo di restauro, per motivi sia burocratici di coordinamento tra Italia e ČR, che logistici, dovuti alla distanza.
Budget e finanziamenti: 900mila euro, partner aziendali italiani e cechi
Il primo progetto di recupero era stato presentato nel 2005 dall’allora ambasciatore Radicati, solo con Amati tuttavia i lavori hanno avuto inizio. I costi delle operazioni sono ancora da definire, le stime parlano di 900 mila euro. Alle operazioni contribuiscono (SIAD, Ahrcos, PSN, Univerzální stavební, Generali e Brembo).

Marco Cosimi a Praga nel 1989: la prima visita un mese prima della caduta della Cecoslovacchia
Questa intervista avrebbe potuto tranquillamente essere inserita nella sezione “Italiani a Praga”, dato che Marco Cosimi, fiorentino, vive qui ormai dal 1998. Quello che però ci ha colpito è stata la sua prima visita a Praga.
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Raccontaci un po’ come sei arrivato qui per la prima volta.
Sono stato qui per la prima volta con un programma di studio tra il mio liceo e un liceo di Praga. Il nostro soggiorno a Praga durò circa 10 giorni ai quali seguirono 10 giorni di soggiorno degli studenti cechi del Liceo Na Pražáčce a Firenze; era il mese di ottobre del 1989, un mese prima che cadesse il regime comunista. Non saprei dire come sia stato possibile visto il regime ancora presente, probabilmente fu l’effetto della perestrojka e dei buoni contatti di una nostra prof. di Filosofia
A bruciapelo, quali sono i tuoi ricordi?
Viaggio Firenze-Praga 1989: confini e controlli
Il percorso in treno, la presenza di soldati e i controlli al confine della ČSSR.
Un viaggio in treno lunghissimo, di più di un giorno, da Firenze a Praga. Il filo e i soldati coi fucili spianati al confine tra Austria e l’allora Česko-Slovenská Socialistická Republika (ČSSR), con annessi interminabili controlli di frontiera a ciascuno di noi. E il fatto che, appena scesi alla stazione di Praga, tutti ci guardavano come marziani. Fu incredibile per molti aspetti.
Dove hai alloggiato?
L’alloggio a Prosek: paneláky e il calore della famiglia ceca
In appartamento con la famiglia dello studente che poi ospitai, come tutti i miei compagni di classe, a casa dei miei genitori a Firenze. Viveva con i suoi genitori a Prosek, e la finestra della camera in cui alloggiavo guardava verso alcuni dei paneláky tipici di quel quartiere, che si estendono per centinaia di metri come mura di un alveare. A prima vista mi sembrò terrificante, nei giorni successivi scoprii invece il calore di quella casa.

Il tipico quartiere socialista insomma?
Per davvero. Non c’era niente, era tutto grigio e di sera buio, non una pubblicita, non un’insegna luminosa, niente. Di quella via ricordo anche la žigulí gialla e bianca con le due lettere grandi VB sulle fiancate della Veřejná Bezpečnost, nient’altro. Al contrario, da bravi studenti italiani in gita, restavamo spesso allibiti davanti alle ragazze ceche con i loro occhi dal taglio slavo e dai colori romantici , ahaha.
Che lingua parlavate con i vostri ospiti?
Lingua, scuola e perestrojka in Cecoslovacchia
Nel 1989, il contesto comunista cecoslovacco riservò sorprese in ambito linguistico e scolastico, influenzato dalla perestrojka.
In inglese. E, a sorpresa, i cechi parlavano un inglese un migliore del nostro perché, anche li probabilemnte per effetto della perestrojka in corso, lo studio delle lingue, oltre all´odiato russo, era ormai stato introdotto. Ma a scuola assistemmo anche a una lezione, proprio di russo. Rimanemmo colpiti dalla disciplina e dal silenzio che vigeva nelle classi… oltre che dai sandali (per non dire ciabatte vere e proprie) calzati dagli studenti all’interno della scuola come fossero a casa propria.

C’era miseria? Avete avuto paura?
Costo della vita nella Cecoslovacchia del 1989
Il tenore di vita modesto nel regime comunista.
Paura mai, era tutto molto tranquillo, sempre e comunque. E miseria, no, non la definirei così ma certamente un tenore di vita molto molto modesto. L’impressione che ebbi era che i cechi avessero a disposizione quello che può considerarsi il minimo indispensabile per una vita appena dignitosa, il cibo in dosi sufficienti, indumenti di base e un tetto sulla testa. Anche perché le famiglie che ci ospitavano (magari anche con un po’ di paura) facevano di tutto per non farci mancare niente e metterci a nostro agio. Una cosa è certa. Il costo della vita era bassissimo. All’arrivo cambiammo tutti poche centinaia di migliaia delle lire di allora ma non sapevo come spenderle. Nessuno di noi sapeva cosa fare con i soldi visto che il cibo e le bevande non costavano quasi niete e negozi dove poter acquistare altro che non fossero beni di prima necessita peraltro a noi ignoti e con confezioni sospettose non ne esistevano. Ricordo che alla fine comprai un elmetto da hokej come souvenir, sport che non ho mai praticato in vita mia, né prima né dopo, altri si portarono a casa chitarre elettriche, probabilmente quasi senza sapere il numero delle corde che ha una chitarra.
C’erano avvisaglie di quello che stava per accadere?
Qualcosa, ma almeno a me non sembrò che la Čssr fosse sull’orlo del collasso. Erano però stati aperti i confini e molti tedeschi venivano dalla Germania est, lasciavano le loro Trabant in mezzo alle strade e cercavano di raggiungere l’ambasciata dell’altra Germania in qualsiasi modo per chiedere asilo. Anche scavalcando le ringhiere.
Cosa ti ha convinto a tornare?
I buoni rapporti con alcuni studenti, due di loro vennero a trovarci a Firenze dopo pochi mesi dalla caduta del muro invitandoci a passare l’ultimo dell’anno (90-91) di nuovo qui a Praga. Non mi feci scappare l’occasione e non mi perito a dire che é stato per me e i miei amici il piu bello mai vissuto… In realtà, qualche anno dopo mi sono sposato ed ho avuto una figlia.
L’indipendenza della Repubblica Ceca: la rivoluzione pacifica del 28 ottobre 1918
Il 28 ottobre (28 října, qui il link ai mesi cechi), si festeggia la nascita della prima repubblica cecoslovacca. La prima Cecoslovacchia durò dal 1918, alla fine della prima guerra mondiale, fino all’invasione nazista del 1938.
Quel 28 ottobre era un lunedì, giornata lavorativa, la guerra era ormai perduta, i tram non andavano e i negozi erano chiusi. Su alcuni di essi erano affisse insegne con sopra scritto “Chiuso per rivoluzione”, le strade erano piene di gente.
L’annuncio dell’armistizio: «Příměří» su Piazza Venceslao
Intorno alle 10:00 del mattino il giornale Národní politika appese, fuori dalla sua sede di Piazza Venceslao, appese un’insegna su cui era scritta una sola parola: “Příměří”, armistizio. Di seguito il giornale diffuse la notizia che il ministro degli Esteri dell’impero Austro-ungarico, il conte Andrássy, aveva spedito una lettera di resa al presidente americano Wilson. Nella lettera si notava inoltre che Vienna avrebbe lasciato ai cechi, agli slovacchi e ai popoli jugoslavi la scelta di cosa fare in seguito, se continuare a far parte dell’impero o no.
Gli abitanti dei vari paesi, e nel nostro caso quelli di Praga interpretarono l’armistizio come una resa resa della vecchia monarchia e convennero, come da tradizione, a piazza Venceslao.
In realtà da tempo Vienna stava pensando di instaurare una sorta di federalismo asburgico, concedendo ai cechi una sorta di indipendenza all’interno dell’impero. Non sarebbe stata la proma volta, dato che era già accaduto con gli ungheresi dopo i moti del 1848. La sconfitta della guerra rese l’ipotesi irrealizzabile, poiché tutti i popoli fino ad allora sottomessi richiesero l’indipendenza sulla base del principio di autodeterminazione. Molti politici cechi si trovavano a Ginevra come rappresentanti del governo ceco in esilio. Edvard Beneš alla guida di quel governo, proclamò la Repubblica alle 11.
L’ascesa ceca: l’addio agli Asburgo
I cechi, quel 28 ottobre issarono la loro bandiera sulla statua di san Venceslao e presero a demolire i simboli del potere asburgico.
Le autorità e le forze armate non ebbero il coraggio di intervenire. l’Austria si stava arrendendo, ma non aveva riconosciuto l’indipendenza ceca.
Verso le cinque del pomeriggio presso la Casa Comunale si riunì il Comitato Nazionale (che esisteva da tempo) per redigere la prima legge del nuovo stato, la costituzione di uno Stato indipendente ceco.
Una rivoluzione pacifica: nessun colpo sparato il 28 ottobre
Quel giorno non fu sparato un singolo colpo, al di la delle manifestazioni di gioia non vi furono tumulti, anzi, la gente, a sera, tornò normalmente a casa.
Il 30 ottobre: l’adesione slovacca e la nascita ufficiale
Due giorni dopo, il 30 ottobre, il quartier generale militare austriaco capitolò definitivamente perché i soldati ungheresi e rumeni si rifiutarono di combattere. Quel giorno gli slovacchi, con una dichiarazione autonoma, si unirono ai cugini. Era nata la repubblica cecoslovacca così come è stata fino al 1993. Dal 1918 al 1938 fu guidata da Tomáš Garrigue Masaryk.
A quel giorno è dedicata una laterale di piazza Venceslao, l’abbiamo già trovata nel nostro articolo su Můstek.
Qui trovate le principali festività ceche
Claudio Magris vince il Premio Franz Kafka: la Settimana della Lingua Italiana chiude a Praga
Foto: Francesco Bencivenga
Můstek Praga: perché la fermata metro si chiama così (la storia del fossato)
Můstek, můstek… Můstek è una fermata della metro di Praga, per la precisione quella in cui si incrociano la metro gialla e quella verde. È una delle 2 fermate di Piazza Venceslao, quella del lato “a valle”, opposto al Museo Nazionale. In sostanza è la fermata più estesa nella metro praghese.
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La fermata metro Můstek oggi: il labirinto di Piazza Venceslao
A tutti gli effetti un autentico labirinto, con almeno 8 uscite, 7 per la verde e una per la gialla (in quest’ultima potete chiedere o rinnovare gli abbonamenti per il trasporto pubblico). La gente rischia di passare delle ore senza capire dove andare o sbagliando strada. E questo vale tanto per le uscite quanto per il cambio di metro (ma lì almeno basta seguire la folla).

Se siete di passaggio o siete appena arrivati qui, mettetevi l’anima in pace, prima di 6 mesi sarà molto difficile orientarsi. In ogni caso, non siamo qui a dar consigli su come uscire da una fermata della metro, ma a spiegarne il nome. Můstek, ovvero piccolo “most” (ponte), ponticello. Perché si chiama così, dato che la Vltava si trova a 2 km di distanza e di ponti dalle parti di Piazza Venceslao non se ne vedono?
Il fossato medievale intorno alla Città Vecchia di Praga
La risposta va cercata molto indietro nel tempo, precisamente nel Medioevo, ed è suggerita da una delle strade da cui uscite: Na příkopě, che da Piazza Venceslao porta alla Torre delle Polveri. Příkop significa fossato, e il příkop in questione era quello che circondava le mura della Città Vecchia. Il fossato proseguiva poi in via 28. října e nella Národní třída (cfr. immagine sotto). E questo spiega anche perché una delle porte della città (la torre delle polveri) sia situata in una zona del centro.

1348: Carlo IV, la Città Nuova e il ponte Můstek rimasto al suo posto
La curiosità, a questo punto ci porta al tempo in cui Carlo IV, nel 1348, decise di ampliare la città, o meglio, di costruire un intero, nuovo quartiere, che sarebbe divenuto la Città Nuova (Nové město). Le due città, vecchia e nuova, assunsero ben presto una forte connotazione etnica, la vecchia tedesca e la nuova ceca. Sicché i rapporti erano buoni, ma neanche troppo. Ciascuna delle città aveva il suo municipio (e quello della citt nuova fu utilizzato di li a poco per una defenestrazione), e il příkop con il relativo můstek rimasero al loro posto.
Dal 1760 ad oggi: il ponte Můstek coperto e la metro verde di Praga
Il příkop è stato coperto con il můstek solo nel 1760, ma città vecchia e nuova hanno continuato ad avere municipi autonomi, come tutt’ora accade. Il můstek è stato infine riportato alla luce durante gli scavi della metro A (verde) e lo potete vedere ancora in uno dei millemila ingressi della metro (lato New yorker).


Operatori telefonici in Repubblica Ceca: scelta, tariffe e balíčky pratici
Uno dei problemi che affliggono gli italiani nel momento dell’espatrio (avete scritto in molti) è senza dubbio costituito dalla scelta di un operatore telefonico cui affidarsi nel nuovo paese ospitante.
Da questo punto di vista, telefonare in Repubblica Ceca è più insidioso di quanto non si possa pensare: l’offerta è molto ristretta. Ci sono infatti tre soli provider, ovvero O2 (nelle cui file militò anche una costola di questo sito), Vodafone e T-mobile (senza oligopolio, ovviamente).
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Sebbene i siti delle compagnie siano dotati di una versione in inglese, la miglior scelta è quella di recarsi in un punto vendita di una delle compagnie e chiedere (e star sulla difensiva).
Riconnettendoci al discorso sull’oligopolio, non ci vuole molto a capirlo, le tariffe forfettarie mensili sono in tutto e per tutto identiche l’una all’altra. L’unica che si discosta in positivo, da questo punto di vista, è la Vodafone, che vende i cosiddetti balíčky (qui la pagina). Funzionano molto bene come tester delle vostre esigenze. Anche la O2 dovrebbe offrirli, ma, pare, la O2 funzioni male.
Il pacchetto più diffuso costa 250 corone (Komplet) al mese. Dovete ricaricare la vostra carta (tramite internet) e inviare un sms per attivare il balíček per un mese. Dopodiché, ogni mese dovete rinnovare con un nuovo sms. Vi offre 1,2 GB, sms e chiamate gratis a tutta la vodafone. Per tutto il resto pagherete la tariffa standard a SMS o a chiamata o a megabyte extra (queste, essendo aggiornabili, vi conviene chiederle nel punto vendita).
WiFi gratis e roaming UE: come risparmiare dati con Vodafone
Un altro pacchetto viene 199 corone (Dati + SMS illimitati) al mese e vi dà 1,2 GB e sms gratis. Se tenete conto che più o meno dovunque potete trovare un wi-fi a cui connettervi (tradotto: “1,2 GB sono pochi, ma qua i dati praticamente non li usi”) vale la pena tentare.
Altro punto a favore della Vodafone, le tariffe sono valide in tutta l’UE quindi, se andate all’estero, pagate in più solo le chiamate ricevute, le chiamate effettuate e gli sms hanno lo stesso costo.
Con il Wifi onnipresente non vi serve un quantitativo assurdo di byte al mese, grazie a whatsapp potete chiamare in Italia gratis, quindi prima di entrare a gamba tesa e sottoscrivere un contratto biennale da 700 corone al mese è effettivamente bene fare delle prove.
Segreteria telefonica: differenze tra Italia e Repubblica Ceca
In ultimo, sappiate che la risposta della segreteria in Repubblica Ceca vale come scatto alla risposta, quindi se chiamate qualcuno in Italia e questo non risponde riattaccate al quinto squillo. In Repubblica Ceca avete invece 12 squilli di autonomia.
Ancora una volta, questo il link alla pagina dei Balíčky vodafone










