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Giovani che lasciano casa: Repubblica Ceca più indipendente della Slovacchia

Photo by Blue Bird (from pexels.com)

L’età media in cui i giovani vanno via da casa è in grado di dire molto sulla situazione economica e culturale di una nazione.

Per questo motivo, l’Eurostat da anni si occupa di raccogliere ed elaborare statistiche che riguardino proprio questo momento di transizione alla vita adulta nei 27 paesi dell’Unione. Nel 2019, il 29% dei cechi tra i 25 e 34 anni viveva ancora con i genitori. Numeri molto diversi rispetto alla vicina Slovacchia, dove questa percentuale è del 56,4%.

Il primato per l’indipendenza giovanile va però ai paesi nordici: la Danimarca ha il più basso numero di giovani che vivono ancora con la famiglia d’origine (4%), seguita da Finlandia (4,8%) e Svezia (5,7%).

Agli ultimi posti troviamo la Grecia (57,8%) e la Croazia (62%).

A variare da paese in paese non è solo la percentuale di giovani che si sposta da casa, ma anche l’età in cui si decide di farlo. Anche qui, i paesi nordici sono “in cima alla classifica”: 17,8 anni di età media per la Svezia, 21,2 per la Danimarca e 21,8 per la Finlandia. Altre nazioni in cui i giovani vanno ad abitare da soli prima dei 24 anni sono Estonia, Francia, Germania e Paesi Bassi.

Ma più si ci sposta al sud più si alza l’età media in cui si diventa indipendenti: in Italia chi lascia casa dei genitori ha in media 30,1 anni, a Malta 29,9, in Spagna 29,5 e in Portogallo e Grecia 29 anni.

Donne vs uomini: il divario d’età nel lasciare casa

È curioso anche notare come in quasi tutti i paesi UE le donne tendano ad andare via da casa prima degli uomini. L’unica eccezione è il Lussemburgo (20,3 anni per le donne contro i 20 degli uomini). In Repubblica Ceca l’età media maschile è di 26,9 anni mentre quella femminile di 24,7. In Slovacchia questo divario è di poco più largo (29,6 anni per le donne contro il 32,1 degli uomini). La differenza di genere più ampia è stata registrata in Romania, con 25,7 anni per le donne rispetto ai 30,3 degli uomini.

Fonte – expats

Confronto Repubblica Ceca e Slovacchia: quando i giovani vanno via da casa


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Imparare il ceco: struttura grammaticale e difficoltà reali per italiani

Lingua ceca
Da Czechuniversities.com - copyright non specificato

Ceco in pillole ormai ha venti puntate, ma in realtà uno sguardo d’insieme sulla lingua ceca non lo abbiamo mai dato. È ora di porre rimedio.

Così, quando nel favoleggiato gruppo qualcuno chiederà “è difficile imparare il ceco?”, basterà linkare il malloppo sottostante.

A questa domanda però non rispondiamo immediatamente che altrimenti non leggete fino in fondo. Prima parliamo della lingua ceca in sé. Ne parliamo a grandi linee, coi link agli articoli dedicati se volete approfondire.

Cominciamo col dire che il ceco, come l’italiano, appartiene alla famiglia indoeuropea. Ciò vuol dire che sono imparentate alla lontana. Un po’ come voi e il vostro cugino di quattordicesimo grado nato a Buenos Aires che non avete mai visto. Non vi somigliate, non pensate allo stesso modo, ma qualcosa in comune c’è (tipo il cognome). Insomma, non ci va bene, ma potrebbe andare peggio. Finlandese, Ungherese e Basco, ad esempio, somigliano all’italiano meno del ceco. E non siamo neppure usciti dall’Europa

Partiamo da cose semplici – scrittura

La cosa più semplice della lingua ceca è la scrittura. In ceco a ogni suono corrisponde una e una sola lettera, come potete vedere qui (vol. 1). Anche il problema di Ů e Ú (vol. 8), ovvero la stessa lettera scritta in due modi diversi, si impara in maniera molto intuitiva. Certo, c’è il piccolo problema che i cechi scrivono in un modo e parlano in maniera leggermente diversa (vol. 2), ma si sopravvive.

Pronuncia ceca: i 5 suoni difficili che non esistono in italiano

A livello di pronuncia il ceco ci rimane un po’ ostile, dato che ha cinque suoni che non esistono in italiano. Essi sono

H CH Ř Ď e Ť

In un paio di mesi dovreste impararle tutte – per scoprire come si pronunciano, potete tornare al vol. 1.

Difficile?

Se lo credete davvero, qui su youtube trovate un tutorial su come pronunciare alcune consonanti nella lingua degli zulu. Se vi sembra facile, qui su youtube avete un’applicazione pratica di quella lingua. SPOILER: vi sembrerà che ci siano interferenze nell’audio, ma è proprio la lingua a essere così.

Se infine avete paura di parole come zmrzlina o di una frase come strč prst skrz krk (che a prescindere vi meritate di sentire), date un occhio al volume 5.

Mi periterò di scrivere qualcosa sulla quantità vocalica. Forse.

Aggettivi cechi: due tipi, comparativi e superlativi

Questi sono solo di due tipi. Quelli che finiscono in -ní come moderní sono unisex (il nostro sociale- stato/forma sociale). Quelli che finiscono in ý/á/é come chutný/chutná/chutné (buono/buona nel senso di gustoso) hanno desinenze diverse per maschile femminile e neutro. Perché in effetti il ceco ha il neutro come l’inglese, ma qui ci torniamo.

Venendo a comparativi e superlativi, sappiate che sono unificati. È facilissimo. Restando a moderno e buono nel senso di gustoso

  • Comparativo di maggioranza – se volete dire più moderno e più buono, prendete gli aggettivi e ci attaccate dietro -ější: modernějsí e chutnější.
  • Superlativo – prendete i due comparativi qui sopra e ci attaccate davanti nej-: nejmodernější è modernissimo, nejchutnější invece buonissimo/gustosissimo
  • Comparativo di minoranza – si usa poco, non serve granché
  • Forme irregolari – non sono molte, e quando mi gira ne scriverò.

Qui trovate il primo simpatico glossario, ovvero una serie di aggettivi (spesso improbabili) che sono anche cognomi cechi (vol. 4). I link a tutti gli altri glossari invece li trovate a fine articolo.

Passiamo a qualcosa di più difficile.

Sistema dei casi cechi: declinazione spiegata per italiani

Come funziona la declinazione: casi e complementi

Effettivamente il problema più ostico dei principianti. Così come i verbi vengono coniugati, i nomi e gli aggettivi in ceco hanno un sistema di desinenze che funziona secondo un principio logico basato sui complementi.

Così se per “dico” e “dite” sentiamo la differenza di significato tra i due verbi, in ceco esiste una precisa differenza di significato tra auto e autem. Vi spiego meglio come funziona in questo articolo qua (vol. 16). Poi ci sono alcune declinazioni particolari (vol. 15 e di nuovo vol. 7) e anche una discreta serie di palatalizzazioni (vol. 17). E come detto sopra, il ceco ha ancora il neutro. Ma per quello basta l’ultima lettera della parola, ovvero:

  • O o Í è neutro
  • A è tendenzialmente femminile
  • consonante è tendenzialmente maschile
  • il resto lo trovate sempre nel volume16 che ho menzionato due righe sopra.

Il fatto di avere le declinazioni poi dà al ceco una certa libertà nella formulazione delle frasi. Intendiamoci, il ceco, proprio come l’italiano, è una lingua in cui l’ordine delle parole è principalmente Soggetto-Verbo-Oggetto. Ma la possibilità di poter definire la funzione grammaticale di un nome cambiandone la desinenza permette di mettere le parole a biga di coppo (ovvero così, guardatelo, vi tornerà utile sotto). Ne ho parlato diffusamente nel volume 13. Poi ci sono i clitici, ma quella è roba avanzata. Li trovate al volume 12, se volete.

Verbi cechi: coniugazione e struttura

Il ceco ha le coniugazioni come l’italiano. Non è necessario usare i pronomi e dire I do, you do, ecc. come in inglese. Basta dělám, děláš, e via.

La lingua ceca però ha conosciuto un’evoluzione incredibile a livello di verbi. All’inizio aveva un sistema abbastanza simile a quello dell’italiano, poi c’è stata un’incredibile semplificazione. Per parlare in ceco vi basta sapere un presente, un passato, un futuro e un condizionale. Trovate maggiori informazioni al volume 8. Il passivo esiste, ma non si usa tanto.

Certo, dover dire tutto con solo quattro tempi è un po’ difficile per un italiano che, anche se capra, ne deve normalmente usare almeno otto – contando condizionali e congiuntivi usati a biga di coppo e non contando gerundi o coniugazioni perifrastiche. Ma si fa.

Una cosa che riesce più difficile, è invece comprendere il modo in cui in ceco ha ovviato a questa scarsità di tempi.

In realtà, è la cosa più difficile di tutte e quindi non ne parlerò

Per ora vi dico che si chiama aspetto verbale. E aggiungo che quando sarete grandi e sarete stati qui per un po’ inizierete a porvi delle domande sul perché in italiano c’è solo un verbo e in ceco ce ne sono due. A quel punto aprite questo (vol. 9). E, per il ciclo “c’è di peggio”, pensate che a noi boemisti questa cosa viene sbattuta in faccia tre mesi dopo la prima lezione in assoluto, quando nemmeno sai fare la Ř.

Difficoltà reali di imparare il ceco rispetto all’italiano

Per italiani standard 

Dipende da quel che volete e da dove siete. Se vi interessa solo farvi capire parlando a biga di coppo, ce la fate stando un anno qua e con qualche sforzo consistente. Siete avvantaggiati se vi trovate in una città che non è Praga (sempre più ammorbata dalla fetida piaga che tutti induce a utilizzar l’idioma di Ken Follet). Più piccolo è il centro abitato e più fortunati siete.

Per boemisti che ci credono

Facendo avanti e indietro a colpi di erasmus è più ostica. Io ho iniziato a orientarmi bene quando facevo la traduzione di laurea per il triennio. Il problema è che traducevo Alois Jirásek. Al quinquennio invece, in un impeto di praticità e alla ricerca di qualcosa di più facile, ho tradotto Ladislav Vančura. Per chi sa il ceco veramente bene, ho tradotto questo romanzo. Ed è stato pure pubblicato (da loro, ma non compratelo. Comprate invece questo qui). In ogni caso, alla fine riuscivo a parlar ceco in maniera fluente, il problema è che parlavo come quel romanzo.

So benissimo che il nostro scopo ultimo (almeno a livello di intenzione) è raggiungere il livello madrelingua e non essere riconosciuti per stranieri quando parliamo. Di fatto però se si inizia a studiare una lingua troppo tardi, a men che non sia una neolatina, non ce la si fa. E iniziare a 20 anni in questo caso è tardi.

Insomma, se fate errori cercate di correggerli fin da subito o non ne uscite, ve li portate dietro e la gente saprà che site stranieri. Ok, esser presi per russi, ucraini, serbi o vychodniari anziché italiani è un bel traguardo. Ma quando vi viene fatto notare un errore semplice dopo 15 anni fa un male cane. Insomma: sforzatevi più che potete.

Difficoltà principali del ceco per italiani

Direi che i problemi sono 4.

  1. Pronuncia – ažilmente superabile. Alcuni suoni entrano meno di altri e il più difficile, per me, non è la Ř ma la H.
  2. Declinazioni – è difficile capirne il principio logico, soprattutto se non avete fatto latino. Ed è difficile usarle in maniera meccanica. Ma si fa.
  3. Aspetti verbali. Questi sono difficili e basta.
  4. In ceco si usa molto di più il nome del verbo. Vedrò di scriverci su.

Glossari cechi: risorse per imparare parole e cognomi

Altre domande sulla Repubblica Ceca? Visita la sezione F.A.Q.


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Riapertura Repubblica Ceca 2021: timeline completa delle fasi

Riapertura Repubblica Ceca 2021: la timeline completa

Visto e considerato che probabilmente le cose saranno di nuovo un po’ a biga di coppo, apriamo questo articolo per seguire la riapertura 2021.

Eurobarometro 2024: il 40% dei cechi favorevole all’euro, record negli ultimi 10 anni

adozione dell'euro immobili

I cechi mai così favorevoli all’euro negli ultimi 10 anni. C’è però ancora del lavoro da fare. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio dell’Eurobarometro.

Probabilmente è merito della pandemia, sta di fatto che il sostegno all’adozione dell’euro nella Repubblica ceca  è raddoppiato in un anno.

Secondo le statistiche, il quaranta per cento dei cechi vorrebbe aderire all’Unione monetaria europea. Il sondaggio nella Repubblica Ceca è stato condotto dall’agenzia Kantar a febbraio su 1.100 intervistati. I sondaggi si svolgono in tutta Europa ogni anno.

Euro in Europa: dove i cechi si posizionano rispetto a Italia, Portogallo e Ungheria

In ogni caso, il sostegno alla moneta unica nell’Unione europea è cresciuto anche in altri paesi ma in modo più significativo nella Repubblica ceca (+19% punti percentuali), in Portogallo (+13%), Italia (+12%) e Lituania (+10%). Secondo i dati più recenti, la moneta unica gode di maggior sostegno in Portogallo (95%), Slovenia (94%) e Irlanda (91%). In Italia, il 71% della popolazione è favorevole.

Il sostegno all’euro prevale anche in tre paesi che ancora usano una valuta propria: Ungheria (63%), Romania (55%) e Croazia (48% a favore, 45% contro). La media dell’UE è del 70% a favore e del 23% contro.

In quattro paesi al di fuori dell’area dell’euro, tuttavia, prevalgono ancora i contrari: Svezia (73% contrari), Danimarca (68%), che però aderisce agli AEC II con opt-out, Repubblica Ceca (60%) e Polonia (56%).

L’ostilità dei cechi contro la moneta unica è iniziata nel 2009 ed è stata associata alla crisi economica e soprattutto alla cosiddetta crisi greca. Dei paesi dell’UE che hanno aderito all’Unione insieme a Repubblica ceca, Slovenia, Malta, Cipro, Slovacchia, Estonia, Lettonia e Lituania hanno gradualmente adottato l’euro. Tra gli altri Stati membri più recenti, Croazia e Bulgaria stanno cercando di entrare a far parte della zona euro, entrambi i paesi vorrebbero adottare l’euro intorno al 2024. La Romania stima la data di adozione dell’euro al 2027.

Adozione dell’euro: la Repubblica Ceca continua a rimandare

Perché il sostegno all’euro è aumenta?

Citando SeznamZpravy, “la crisi del coronavirus, a differenza di quella del 2007, non ha avuto un effetto negativo della percezione dell’euro tra i cechi, al contrario, l’ha notevolmente migliorata”.

Questo perché non vi è più paura che l’Unione europea e la zona euro risultino incapaci di gestire una crisi economica. Il motivo principale della crescita del sostegno è quindi l’attuale piano di ripresa, detto Recovery Fund. “È chiaro che l’UE è riuscita, almeno a livello economico, a unirsi in risposta alla crisi del coronavirus”, citiamo sempre SZ.

Fondi europei: 190 miliardi di corone ceche per digitalizzazione e infrastrutture

Il piano è aiutare a riavviare e modernizzare l’economia: lo stato ceco, coi fondi ricevuti da Bruxelles vuole investire 190 miliardi di corone ceche in digitalizzazione, energia e trasporti intelligenti, mobilità pulita istruzione, servizi sociali, scienza e prevenzione sanitaria. Il resto lo abbiamo scritto qui.

Recovery Fund: alla Repubblica Ceca 35+15 miliardi

Altro nella sezione Notizie


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Posázavský Pacifik: la ferrovia più bella della Repubblica Ceca

Posázavský pacifik
Autor: Elektracentrum – Vlastní dílo, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=36622283
[Pubblicato 28/06/17, aggiornato 05/05/17]

Il Posázavský Pacifik è molto probabilmente una delle più belle tratte ferroviarie della Repubblica Ceca. Congiunge Praga con le cittadine di Čerčany, Vlašim, Kácov e Světla nad Sázavou percorrendo la valle della Sázava.

IIC Praga maggio 2021: festival Jeden Svět, cinema italiano e letteratura

febbraio 2022 maggio 2021 aprile 2021 IIC LOGO Enit e l'Italia XX settimana della lingua italiana

Si trasmette il programma di eventi per maggio 2021 dell’Istituto italiano di cultura (IIC) di Praga.

Durante maggio 2021 si segnala il festival Jeden Svět.

Campagna vaccinale in Repubblica Ceca: dati, fasi e aggiornamenti

Vaccino Campagna vaccinale in Repubblica Ceca
Di NIAID - Study Participant Receives NIAID/GSK Candidate Ebola Vaccine, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=36038613

Come già fatto più volte, riesumiamo  la tradizione dell’articolo in aggiornamento costante anche per la campagna vaccinale in Repubblica Ceca.

Linea 19 tram Praga: percorso, fermate e ritorno a giugno 2021

Tram linea 19
Autor: Tomáš Máca – Vlastní dílo, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18142268

Linea 19 tram Praga: percorso, fermate e caratteristiche tecniche

Linea C metro Praga: tutte le fermate tradotte e spiegate

linea C Praga: le 4 migliori stazioni di metro

Oggi traduciamo i nomi delle fermate lungo la linea C, detta anche “l’unico posto dell’MHD in cui parla un tipo”.

La linea C, pur essendo l’ultima in ordine alfabetico, è stata la prima ad aprire. La linea rossa fu inaugurata infatti nel 1974. Quattro anni dopo fu la volta della linea A (verde) e solo nel 1985 arrivò infine la B (gialla).

Vediamo ora i nomi, partendo da Háje.

  1. Háje – boschetti (oramai di cemento probabilmente).
  2. Opatov – dell’abate (Opat). L’insediamento di Opatov fu fondato nel 1247 (o 1248 – i dati da varie fonti variano) dall’abate Herrman dell’abbazia di Litomyšl. Se infatti sulla linea B vediamo tanti nomi femminili trasformati in possessivi (aggiungendo -in come in Zličín), qui vediamo tanti maschili (che aggiungono appunto -ův, –ová e -ovo).
  3. Chodov – di cammino. Il quartiere di Chodov deve il suo nome al cognome Chod (cammino, appunto) e in origine si chiamava “Chodův dvůr”. Come per molti quartieri, anche questo deve la sua denominazione al nome di proprietari o fondatori. Il villaggio viene menzionato per la prima volta nel 1185 come Hodow.
  4. Roztyly – gli ingrassati (roz-tloustli). Dal nome del quartiere in cui si trova la fermata.
  5. Kačerov – fermata del papero (cfr. tra gli altri, tal Kačer Donald o Donald duck che dir si voglia)
  6. Budějovická – che sta in via Budějovicka. Dove questa via porti, ve lo lascio indovinare.
  7. Pankrác – Del quartiere Pankrác, quartiere che deve il suo nome al fatto di esser sorto attorno a un carcere a una chiesa dedicata a San Pancrazio.
  8. Pražského Povstání – Sollevazione di Praga (quella contro i nazisti nel 1945)
  9. Vyšehrad – dall’omonimo quartiere e dunque dal castello. Vyše-hrad = castello più in alto.
  10. I. P. Pavlova – sta sotto la piazza dedicata a Ivan Petrovič Pavlov, quello che faceva salivare i cani suonando una campanella.
  11. Fermate nord linea C: dal centro storico a Letňany

  12. Muzeum – si capisce
  13. Hlavní nádraží – stazione principale. Interessante che Hlavní viene da Hlava (testa) e che in Italiano una “stazione di testa” è una stazione in cui i binari finiscono (tipo Termini, Milano centrale, Venezia santa Lucia o quella di Luhačovice). Una stazione di testa a Praga è Masarykovo nádraží, che di Hlavní non ha nulla.
  14. Florenc – come spiegato nell’articolo sull’arte in metro: il nome è dovuto al fatto che un tempo nell’area al confine tra Nové Město e Karlín viveva una comunità di fiorentini (vedi anche Arte in metro).
  15. Vltavská – dicono che ci passi vicino la Vltava.
  16. Nádraží Holešovice – Stazione Holešovice. Holešovice è nome di molti luoghi in Repubblica Ceca. Viene dal nome Holíš, a sua volta derivante da Holý – glabro/calvo
  17. Kobylisy – Su questo non abbiamo dati certi, anche se il quartiere di Kobylisy esiste dalla preistoria. Ci sono due varianti. La prima è che qui si svolgessero molte impiccagioni e pertanto la zona fosse piena di corvi che si pappavano le carcasse. Corvo in ceco antico si dice Kob, da cui deriva oggi Kavka (Kafka). La seconda, più intuitiva per noi di oggi, è che qui vi fossero pascoli di giumente (kobyly, da non confondere con kobylky – cavallette).
  18. Ládví – dal ceco antico hledví, punto di osservazione.
  19. Střížkov (in copertina) – anche qui il nome viene dal fondatore: Střižek, diminutivo di Strezimír, colui che salvaguarda (střezit) la pace (mír).
  20. Prosek – non è come sembra. Prosek viene da prosekat, ovvero “farsi strada a colpi di lama”, sintomo del fatto che in questa zona ci fosse della vegetazione parecchio fitta.
  21. Letňany – anche qui come per Kobylisy, non è chiaro. Una variante sostiene che derivi da una tassa da pagare in estate, il letník. La seconda possibilità è che derivi da letnice, residenza estiva.

Qui trovate l’elenco della linea A

Qui trovate l’elenco della linea B

Tutti gli articoli della rubrica Ceco in pillole

Approfondisci: guida completa alla lingua ceca

Ceco in pillole vol. #0: la lingua ceca, basi e domande


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Rinnovamento della collina di Vítkov: approvato il piano per il 2022

Matthias Nonnenmacher, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

A inizio anno il consiglio comunale di Praga ha approvato il piano per il rinnovamento della collina di Vítkov, l’inizio dei lavori è previsto per il 2022

La statua di Jan Žižka è uno dei luoghi più iconici di Žižkov. Non solo perché è una delle sculture equestri più grandi al mondo, ma anche per via della sua posizione. Per trovarla bisogna risalire per la collina di Vítkov, e una volta arrivati in cima vi troverete davanti uno dei panorami più belli che Praga ha da offrire.

All’inizio di quest’anno, il consiglio comunale di Praga ha stanziato un appalto di 3,9 milioni di corone per la prima fase di rinnovamento del parco adiacente alla collina.
Si punta a rivitalizzare il parco preservandone le caratteristiche attuali. I Dipartimento della Cura dell’Ambiente sta preparando la documentazione per i permessi di costruzione, di questo passo i lavori potrebbero cominciare anche all’inzio del 2022.

Accessibilità e sentiero pedonale: il nuovo volto di Vítkov

Si cercherà di dare un carattere più residenziale al sentiero, che al momento è una semplice strada con due marciapiedi. In ogni caso, un’area pedonale larga 14 metri sostituirà il marciapiede. Verrà aggiunto anche una piazza con una fontana e questo spazio potrà essere adibito ad eventi pubblici.

Costi del progetto Vítkov: 100 milioni di corone

In seguito verranno aggiunti un ristorante ed un bistrò con bagni pubblici. Per evitare che collidano con l’aspetto della collina, verranno costruiti degli edifici “affondati sul terreno”. Il costo stimato è in totale di 100 milioni di corone.

Il concetto alla base è quello di preservare la collina di Vítkov nel suo aspetto naturale, senza distrarre dal suo punto di forza principale: il panorama.

Le 4 fasi di rinnovamento: illuminazione, drenaggio, alberi e conclusione 2030

Il piano si dividerà in tre o quattro fasi. Tra i lavori previsti, sono incluse delle modifiche all’illuminazione e miglioramenti del drenaggio stradale e l’aggiunta di fontane d’acqua potabile. Si prevede anche di piantare nuovi alberi, tra cui degli aceri resistenti alla siccità. La conclusione del progetto è prevista per il 2030.

Inizialmente si era discussa anche l’implementazione di un ascensore che portasse i pedoni fino alla cima della collina, per poi scartare l’idea poiché i costi avrebbero sforato le 120 milioni di corone. Un’altra soluzione per migliorare l’accessibilità della collina poteva essere quella di un ponte pedonale, ma anche in questo caso si è deciso di accantonare il piano.

Storia di Vítkov: dalle guerre hussite al monumento nazionale

Quella di Vítkov è una delle colline più importanti di Praga. Ne troviamo menzione storica già in documenti del 1041. Ai tempi era ancora ricoperta da una fitta foresta che negli anni venne sostituita da vigneti.

L’evento storico più importante è ovviamente quello del 14 luglio del 1420, durante le guerre hussite. Quel giorno sulla collina gli hussiti di Jan Žižka sconfissero i soldati cattolici.

Il Monumento Nazionale di Vítkov e la statua di Jan Žižka

Per quanto riguarda il Monumento Nazionale, spesso si associano le sue origini all’epoca del comunismo, ma in realtà la statua venne costruita tra il 1928 e il 1932. A progettarlo fu Jan Zázvorka al fine di onorare la memoria della legione cecoslovacca e della resistenza durante la prima guerra mondiale.

Durante la seconda guerra mondiale, il monumento venne privato di qualsiasi componente di valore e l’occupante tedesco ne adibì gli interni a magazzino. Tra il 1954 e il 1962 la sua funzione fu quella di mausoleo per Klement Gottwald.

Al momento vi sono custoditi i resti di alcuni soldati caduti durante la battaglia di Zborov della prima guerra mondiale e della battaglia del passo di Dukla della seconda. Non si conosce l’identità dei soldati, ma ogni anno si tengono delle cerimonie apposite durante le feste nazionali. Oggi all’interno del monumento è possibile trovare un museo sulla storia ceca moderna.

Vale anche la pena notare che, sebbene sia la parte che più spicca del monumento, la statua di Jan Žižka è stata aggiunta solo in un secondo momento. Della sua realizzazione se ne occupò Bohumil Kafka, ultimandola nel 1950. L’inaugurazione avvenne il 14 luglio, proprio il giorno dell’anniversario della battaglia tra hussiti e cattolici.

Fonte – expats

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