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Sottopasso Hlavní Nádraží-Žižkov: i lavori iniziano questo mese

Hlavní nádraží - Stazione
Foto by Juandev - Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=58492573

Nuovo sottopasso collegherà Hlavní Nádraží a Žižkov

La Compagnia per l’amministrazione ferroviaria ceca (SŽDČ) ha comunicato che questo mese iniziano i lavori di costruzione di un nuovo sottopasso che connette Hlavní Nádraží con il quartiere di Žižkov.

Sottopasso: costo e tempistiche

Quando sarà pronto il sottopasso e come funzionerà: ecco la timeline e il costo del progetto.

La costruzione sarà effettuata da una joint venture tra Metrostav e Hochtief ed ha un costo di 219 milioni di corone. Il sottopasso dovrebbe essere pronto ad agosto. Quindi finalmente i Žižkoviani potranno tornare a casa a piedi, senza dover saltellare tra i binari (i meno) o dover tornare indietro attraverso Sherwood per prendere il tram.

L’uscita del sottopasso sarà in piazza Winston Churchill dove c’è una fermata del bus ma pure un centro commerciale. A scanso di equivoci: náměstí Winston Churchill è Žižkov, Italská è Vinohrady.

L’uscita sarà fornita anche di scale mobili e un ascensore. Il progetto prevede anche la possibilità di aggiungere un ulteriore nástupiště alla stazione.
La SŽDČ ha annunciato che il sottopasso è il primo di una serie di lavori che riguarderanno Hlavní Nádraží. Il passo successivo sarà aggiungere le scale mobili per salire ai nástupíště 5, 6 e 7.

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Praga sospende affitti bar all’aperto 2020: il decreto della giunta

Bar all'aperto
Bar all'aperto

Praga elimina gli affitti per i dehors

La scorsa settimana la giunta di Praga ha approvato all’unanimità la soppressione degli affitti per i bar all’aperto.

Cosa cambia per bar e locali: tassa di occupazione spazi pubblici azzerata

La misura si applica ovviamente al solo anno 2020 e riguarda, oltre che i bar all’aperto in senso stretto, anche i tavolini che i locali piazzano sui marciapiedi durante la bella stagione. Di fatto la “tassa per l’occupazione dello spazio pubblico” (questo il nome tecnico di questi affitti) è piuttosto onerosa, dell’ordine di un centinaio di corone al giorno per metro quadrato. Insomma, un pub x che mette tre tavolini sul marciapiede occupando 10 metri quadri si trova a pagare 30.000 corone al mese.

Chi è escluso dalla sospensione affitti: condizioni e limitazioni

Questa misura non riguarda ovviamente i locali che hanno un contenzioso aperto con la città. I locali inoltre devono garantire gli standard di sicurezza correlati al Coronavirus finché questi rimarranno in vigore.

City tax hotel annullata: altre misure di sostegno economico

Oltre a questo il comune ha anche eliminato la city tax per gli hotel.

L’impatto economico: 344 milioni di corone in meno per Praga

Queste misure costeranno al comune e ai distretti di Praga circa 344 milioni. Il sindaco di Praga 1 Petr Hejma ha affermato che quest’anno il municipio perderà circa 60 milioni di corone ma ha notato che “è una misura necessaria a sostenere il settore e non sarà nemmeno l’ultima”.

Fonte E15 

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Fine dello stato di emergenza in Repubblica Ceca: le misure dopo il 17 maggio

17 maggio business attività commerciali
17 maggio

Misure dopo fine emergenza: cosa cambia dal 17 maggio in Repubblica Ceca

Questo perché il governo ha deciso che alcune delle misure annunciate dall’unità di crisi (krizový štáb) rimangono responsabilità del ministero della Salute.

Eventi e assembramenti: nuove capacità da maggio e giugno

Dal 25 maggio saranno ammessi eventi di gruppo all’interno e all’esterno per un massimo di 300 persone. Se l’epidemia rimane sotto controllo, la capacità aumenterà a 500 persone dall’8 giugno e a 1.000 dal 22 giugno.

Mascherine e distanziamento: regole fino al 25 maggio dopo fine emergenza

Fino al 25 maggio, le persone devono indossare le mascherine fuori casa. Le eccezioni sono solo i bambini di età inferiore ai due anni, gli alunni e gli studenti agli esami.

Dopo il 17 maggio è possibile stare all’aperto in gruppi di dieci persone.

Tutti gli eventi artistici, sportivi, religiosi, federali o di altro tipo hanno una capacità massima di 100 persone. Deve essere garantita una distanza di almeno due metri.

Apertura confini Repubblica Ceca: test e quarantena dal 17 maggio

  • Dopo il 17 maggio cittadini cechi e gli stranieri residenti possono andare all’estero.
  • Tuttavia, al rientro bisogna presentare un test negativo al coronavirus al controllo di frontiera.
  • Chi rimane all’estero fino a un massimo di 24 ore hanno condizioni speciali. Se le persone non presentano un test negativo per coronavirus entro tre giorni dopo il ritorno, si fanno la quarantena obbligatoria.
  • Gli stranieri residenti possono viaggiare senza verificare lo scopo del loro viaggio alla frontiera.
  • Gli agenti di polizia effettuano controlli presso specifici valichi di frontiera che rimangono aperti.

Accesso stranieri non residenti: ingresso e condizioni dal 17 maggio

  • Possono entrare nella ČR solo gli stranieri che hanno familiari nel paese, viaggiano verso il proprio paese d’origine o vi entrano per lavoro o studio.
  • È consentito l’ingresso anche ai dipendenti dei trasporti internazionali, ai servizi di infrastrutture critiche, ai diplomatici o agli stranieri la cui presenza locale è nell’interesse della Repubblica ceca.
  • Ci sono eccezioni anche per le persone in situazioni urgenti, come ad un funerale, un matrimonio o una visita dal medico.
  • Chi accetta stranieri per motivi di lavoro è obbligato a fornire loro alloggio, assistenza medica e trasporto dal/al confine di Stato in ogni momento. Agli stranieri è proibito muoversi liberamente nel paese, possono solo andare lavoro o se assolutamente necessario.

Ristoranti, piscine e attività: cosa riapre dopo fine emergenza

  • Anche dopo il 17 maggio gli interni di tutti i ristoranti restano chiusi, compresi quelli nei centri commerciali con una superficie di oltre 5.000 metri quadrati. Le uniche eccezioni sono le mense.
  • Nei giardini all’aperto dei ristoranti, è necessario mantenere una distanza di almeno 1,5 metri dai singoli tavoli. I visitatori possono togliersi la mascherina solo quando mangiano o bevono.
  • Non possono esercitare nemmeno i servizi di taxi condivisi, come Uber o Bolt, i taxi classici invece riprendono l’attività.
  • Piscine coperte e piscine, saune, saloni per tatuaggi e piercing, e castelli rimangono chiusi.
  • Le strutture alberghiere rimangono chiuse, ad eccezione di centri termali, ostelli scolastici e per stranieri venuti in ČR per lavorare.
  • Gli stabilimenti aperti devono far rispettare il distanziamento sociale, prevenire lunghe code, fornire disinfettanti e guanti.
  • Le stesse misure si applicano ai venditori all’aperto e ai mercati. Inoltre, non è possibile vendere alimenti destinati al consumo immediato (se crudi) e anche la degustazione è vietata.
  • Padiglioni di zoo e giardini botanici rimangono chiusi ancora una settimana. I biglietti possono essere acquistati solo online, gli operatori devono rispettare intervalli minimi obbligatori.
  • Parrucchieri, saloni di bellezza o studi di massaggio continuano a funzionare a regime speciale anche dopo il 17 maggio: i lavoratori sono obbligati a indossare maschere e fornire agenti antibatterici. Sono infine tenuti a disinfettare il pavimento almeno una volta al giorno.

Strutture sanitarie e visite: restrizioni dopo fine stato di emergenza

    Visite a case di riposo: regole di accesso post-emergenza

  • Le visite nelle case di riposo o di assistenza sanitaria in genere rimangono vietate anche dopo il 17 maggio. L’eccezione si applica solo ai minori, ai clienti con disabilità limitate o alle persone nella fase terminale della malattia.
  • Nascite: è consentita la presenza solo all’altro genitore o persone della stessa famiglia, tutti con mascherina.
  • Gli ospedali sono ancora tenuti a riservare un certo numero di posti letto per i pazienti con coronavirus.

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Comunicazioni ufficiali e mappe: risorse per l’emergenza Repubblica Ceca

Comunicazioni ufficiali: dove trovare gli aggiornamenti

MINISTERO SALUTE CECO – https://www.mzcr.cz/obsah/2020_4107_1.html
AMBASCIATA D’ITALIA IN REPUBBLICA CECA

Mappe e situazione contagio: risorse ufficiali Repubblica Ceca


Staroměstska tržnice: la ristrutturazione del Mercato della Città Vecchia a Praga

Mercato della Città vecchia
Mercato della Città vecchia - By ŠJů, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32046128

Ricostruzione del Mercato della Città Vecchia

Lo spazio nascosto in via Rytířská verrà finalmente ricostruito dopo anni di abbandono.

Architettura e storia della Staroměstska tržnice

Il Mercato della Città Vecchia (Staroměstska tržnice) fu costruito tra il 1894 e il 1896 in stile neorinascimentale, secondo il progetto dell’architetto Jindřich Fialka. Ha una struttura in ghisa e soffitto in vetro, con mosaici e altri elementi decorativi visibili all’interno.

Costi e tempi di ristrutturazione: 300-400 milioni di corone

Negli ultimi anni aveva ospitato un supermercato, un ristorante asiatico e altre attività commerciali. Ora lo spazio potrebbe essere rinnovato. Secondo il consigliere comunale di Praga Jan Chabr (Spojené síly pro Prahu – SSP)  la ristrutturazione costerà circa 300 milioni di corone, con un massimo di 400 milioni”. I lavori di ristrutturazione dovrebbero riportare l’interno al suo aspetto originale e creare un ampio spazio aperto.

Il recupero del monumento: obiettivi e visione del Comune

Il piano del Comune è quello di creare un normale mercato all’interno di un monumento culturale. Cioè rispettare le belle arti e far sì che gli edifici recuperino o mantengano la loro funzione originale.

Chi gestirà il nuovo mercato: il ruolo di Ondřej Kobza

I lavori dovrebbero terminare nel 2022, dopodiché la città affitterà lo spazio a un inquilino che dovrebbe gestirne l’utilizzo. Il gestore non è stato ancora scelto, ma tra gli interessati figura Ondřej Kobza, imprenditore le cui aziende hanno già seguito il progetto di ristrutturazione del tetto del Lucerna ma anche le rivitalizzazioni di Vítězné náměstí e Krymská.

Fonte Expats

Foto – By ŠJů, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0,

Leggi anche l’articolo sulla rivitalizzazione del mercato di Holešovice


Muro della Fame di Praga: la Hladová zeď di Carlo IV tra storia e carestia

Hladová zeď
By ŠJů (cs:ŠJů) - Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11915647

Hladová zeď: il Muro della Fame di Praga costruito da Carlo IV (1360-1362)

Il Muro della Fame: 1.178 metri di storia

Costruzione e caratteristiche della fortificazione medievale.

La Hladová zeď fu costruita tra il 1360 e il 1362, ovviamente da Carlo IV come la metà dei monumenti della capitale. Lo scopo era quello di rafforzare le fortificazioni cittadine del Castello di Praga e di Malá Strana. A quel tempo fu un lavoro imponente, un muro lungo 1.178 metri costruito in soli due anni.

In origine era alto tra 4 e 4,5 metri ed era spesso 1,8 metri.. La parte superiore era dotata di merli, galleria, feritoie e diversi bastioni. Dicono che ce ne fossero otto. La hladová zeď si estendeva da Újezd ​​a Strahov e fino a Hradčany.

Restauri del Muro della Fame: da Maria Teresa ai giorni nostri

Il muro fu restaurato per la prima volta nel 1624. Fu ulteriormente fortificato a metà del XVIII secolo per ordine dell’imperatrice Maria Teresa. Piccole riparazioni furono eseguite nel corso dei secoli.

La carestia del 1361: motivo e contesto della costruzione

Perché si chiama Muro della Fame: il nome richiama la strategia di Carlo IV durante la carestia del 1361.

La costruzione deve il suo nome di Muro della fame in relazione alla carestia scoppiata nel 1361. Gli storici ritengono che Carlo IV, con politica da New deal, aumentò le persone che lavoravano alla costruzione per poter dar da mangiare alle persone rimaste senza cibo. Ma le reali intenzioni erano senza dubbio strategiche, come dimostra il fatto che la costruzione del muro è stata avviata prima della carestia.

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Intervista al prof. Luca Vannucci: cauto ottimismo, serietà e scindere il falso dal realistico

Andreas Pieralli e il prof. Luca Vannucci. Disegni di Tiziano Marasco
Andreas Pieralli e il prof. Luca Vannucci. Disegni di Tiziano Marasco

L’intervista al prof. Luca Vannucci per Ubi Maior: “Cauto ottimismo, serietà e scindere ciò che è falso da ciò che è realistico”

Fase 2 in Repubblica Ceca: riaperture e dubbi sul COVID-19

Da qualche giorno in Repubblica Ceca è iniziata la fase 2. Riaprono, con le dovute limitazioni e precauzioni, ristoranti, cinema, musei, centri commerciali e molte altre attività.

La voglia di tornare alla nostra vita di sempre è tanta, ma il covid19 è davvero acqua passata? Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

Perché intervistare un immunologo e non fake virologi

In giro si legge di tutto di più e su Internet infuriano quelli che, senza averne minimamente le competenze, si improvvisano virologi o epidemiologi. Ma qui a Praga, fortunatamente, la nostra piccola comunità italo-ceca vanta tra le sue fila un personaggio di tutto rilievo. E così, piuttosto che ascoltare il parere sul covid19 di un piastrellista (con tutto il rispetto per la professione, ci mancherebbe) abbiamo pensato di sentire l’opinione autorevole di un noto immunologo italiano, per la precisione viareggino, che vive e lavora da molti anni a Praga.

Temi affrontati: vaccini, mascherine, contagio e immunità

In questa primissima intervista della nuova rubrica Ubi Maior abbiamo avuto il piacere, nonché l’onore, di intervistare il professor Luca Vannucci, medico, chirurgo, oncologo e immunologo (già intervistato nel 2016 da IPOW) con cui abbiamo trattato numerosi temi attuali di grande interesse. Cosa sono questi maledetti virus e come funzionano? Quali sono le prospettive del vaccino? Sarà utile vaccinarsi quest’inverno contro l’influenza? Per quanto tempo un asintomatico è ancora contagioso? La tanto dibattuta mascherina serve o non serve, e per quanto dovremo portarla ancora?

Queste, tra le tante, alcune delle domande che abbiamo fatto al nostro concittadino toscano (permetteteci un po’ di sano campanilismo), al quale abbiamo anche chiesto di dare un voto al governo ceco e di spiegarci perché il virus sembri colpire più duramente a Ovest che a Est (o meglio Centro-Est ché sennò gli amici cechi si risentono). Già che c’eravamo, gli abbiamo anche chiesto qualche consiglio generale su come proteggere e rafforzare la nostra immunità.

Insomma, in questa intervista (corredata dei disegni di Tiziano Marasco), che speriamo utile per comprendere meglio un fenomeno complesso per noi tutti (tranne che per il piastrellista di cui sopra che ha già capito tutto), il prof. Vannucci ci invita a non drammatizzare oltremisura, a evitare di correre dietro alle fake news e a lasciare ogni valutazione definitiva a quando la scienza avrà fatto più chiarezza su una malattia nuova sconosciuta all’organismo umano.

Prossimamente per Ubi Maior usciranno nuove interviste a personaggi noti e meno noti della comunità italo-ceca e non solo. Se questa vi è piaciuta non dimenticatevi allora di iscrivervi al canale YouTube per non perdervi gli aggiornamenti!

Prof. Luca Vannucci: carriera e immunologia

Chi è il prof. Luca Vannucci: carriera, immunologia e Accademia delle Scienze Ceca.

Un CV di tutto rispetto quello del professor Luca Vannucci. Medico, chirurgo, oncologo e immunologo, ha lavorato all’Università di Pisa e alla Chicago University dove ha iniziato a fare ricerca sul cancro collaborando con Charles Brenton Huggins, premio Nobel per la medicina nel 1966. Da un modello sperimentale di tumore all’intestino ideato negli USA, poi sviluppato in Italia, il prof. Vannucci è arrivato per la prima volta 1995 a Praga come visiting professor nel Laboratorio di immunità naturale e cellulare dell’Istituto di Microbiologia dell’Accademia delle Scienze Ceca, dove si è appassionato all’immunologia. Abbandonata la sua attività di chirurgo e oncologo a Pisa, si è stabilito a Praga, ha preso il dottorato in immunologia e ha proseguito nella ricerca sul cancro. Nel 2009, il Consiglio scientifico dell’Istituto lo ha eletto direttore del Laboratorio, divenuto poi nel 2011 Laboratorio di Immunoterapia, primo direttore italiano all’Accademia delle Scienze ceca. Nel 2012 è stato il primo non ceco eletto nel consiglio nazionale della Società di Immunologia Ceca e, alla fine del 2018, ne è stato eletto presidente, primo non ceco a ricoprire questa carica. Non sono mancati, tra i vari premi internazionali, anche i riconoscimenti italiani. Il Presidente della Repubblica Italiana lo ha nominato Ufficiale dell’Ordine della Stella d’Italia per l’attività, scientifica e sociale, svolta in RC a favore degli italiani e dei cechi e, ancora prima, ha ricevuto il Distintivo d’oro da Camic, la Camera di Commercio Italo-Ceca di Praga, per la promozione delle attività di relazioni italo-ceche.

Quarantena Repubblica Ceca aprile-maggio: aggiornamenti giorno per giorno

Quanti soldi servono per vivere a PragaPraga Airbnb Coprifuoco

Dato che l’altro articolo iniziava a diventare un po’ ingombrante, ne facciamo uno nuovo. Qui gli aggiornamenti sul mese 2 (aprile-maggio) della quarantena “leggera” nella Repubblica Ceca.

23 aprile: riapertura anticipata negozi e libertà movimento

RIAPERTURA ANTICIPATA

Il mese 2 è durato pochino. Il governo ceco, anche sulla base di una sentenza del tribunale comunale di Praga che sopprime quattro provvedimenti approvati dall’esecutivo negli ultimi due mesi. I provvedimenti sono relativi alla riduzione della libertà di movimento e alla chiusura di determinati esercizi al dettaglio. Ne deriva quanto segue.

    Piano riapertura Repubblica Ceca: negozi, palestre, università 27 aprile

  • Il piano di riapertura previsto dal governo (riportato qui sotto), è anticipato di due settimane.
  • Da lunedì 27 aprile possono riaprire tutti i negozi dotati di un ingresso proprio e con una superficie inferiore ai 2.500 mq. Riaprono autoscuole e palestre (rimane il fatto che ci si cambia e si fa la doccia a casa). Riaprono le università, ma non è chiaro se questo valga solo per le consultazioni con i professori o anche per le lezioni. Possono riaprire anche gli zoo, i giardini botanici, le biblioteche. È possibile organizzare funzioni religiose a patto che i partecipanti siano meno di 15.
  • Dall’11 maggio possono aprire i ristoranti con giardino/cortile.
  • Il 25 maggio riapriranno musei, monumenti pubblici e centri termali.

LIBERTÀ DI MOVIMENTO

    Regole libertà movimento e viaggi all’estero

  • A partire da venerdì 24 aprile è possibile circolare all’aperto in gruppi da massimo 10 persone.
  • Il ministro della Salute Adam Vojtěch ha confermato che dallo stesso giorno è possibile recarsi all’estero “anche per andare in ferie”. Al ritorno è necessario passare 14 giorni in quarantena o avere un test, effettuato 4 giorni prima del ritorno, negativo al Coronavirus.
  • [Dato che scriviamo venerdì mattina, anticipiamo che la situazione non è proprio chiarissima, ndIP1W]

VARIE ED EVENTUALI

    Ricorso ministeriale e obbligo mascherina

  • Il ministero della Sanità presenterà ricorso contro la sentenza del tribunale
  • Ricordando che il ricorso non ha a che fare con l’obbligo di portare le mascherine, il viceministro della Salute Roman Prymula ha dichiarato che la gente dovrà uscire a volto coperto almeno fino a fine giugno.
  • Il governo venerdì 24 aprile chiede comunque il prolungamento dello stato di emergenza fino al 25 maggio.

CONTAGI

Dati contagi e numeri epidemiologici 23 aprile Repubblica Ceca

7.188, guariti 2.186, critici 76, decessi 210 (worldometers)


20 aprile: confini e andamento contagi

VARIE ED EVENTUALI

    20 aprile: confini e contagi

  • Governo discute riapertura confini per i lavoratori transfrontalieri.

CONTAGI

6.747 (+), guariti 1.311 (+), critici 84 (-), decessi 188 (+)


19 aprile: quarantena smart e misure economiche

VARIE ED EVENTUALI

    19 aprile: quarantena smart e deficit di bilancio

  • Governo prevede di avviare mercoledì la quarantena smart (controlli a campione per verificare chi ha anticorpi)
  • Previsto ulteriore aumento del deficit di bilancio annuo a 300 miliardi di corone.

CONTAGI

6.747 (+140), guariti 1.311 (+61), critici 84 (-1), decessi 188 (+5)


18 aprile: situazione contagi

VARIE ED EVENTUALI

  • Niente

CONTAGI

6.607 (+57), guariti 1.250 (+76), critici 85 (-1), decessi 183 (+8)


17 aprile: allentamento misure restrittive

VARIE ED EVENTUALI

    17 aprile: allentamento e sanzioni

  • Confermata prima onda di allentamento della quarantena leggera.
  • Senato approva sanzioni a chi viola le misure restrittive fino alla fine del mese 2 (15 maggio).

CONTAGI

6.549 (+116), guariti 1.174 (+172), critici 86 (+5), decessi 175 (+4)


16 aprile: medicinali e aiuti europei

VARIE ED EVENTUALI

    16 aprile: medicinali e fondi europei

  • Giappone dona alla ČR il medicinale favipiravir.
  • Senato chiede rapido investimento dei fondi europei destinati alla lotta contro il Covid-19. Praga ha ricevuto da Bruxelles 32,6 miliardi di corone (1,2 miliardi di euro).
  • Praga sopprime la city tax e sospende l’esazione degli affitti per hotel e bar all’aperto.

CONTAGI

6.433 (+132), guariti 1.002 (+171), critici 81 (+6), decessi 171 (+5)


15 aprile: riaperture servizi e accordi bilaterali

VARIE ED EVENTUALI

    15 aprile: riaperture e accordi bilaterali

  • A breve sarà presentato piano riapertura servizi sociali.
  • Viceministro Salute Roman Prymula annuncia possibili riaperture viaggi all’estero nelle prossime settimane. Le decisioni saranno frutto di discussioni e accordi bilaterali tra singoli Stati. Per ora si parla di Croazia e Slovacchia.

CONTAGI

6.301 (+150), guariti 831 (+155), critici 75 (-9), decessi 166 (+3)


14 aprile: novità quarantena

VOUCHER DA 10.000 CZK PER TURISMO INTERNO

Per potenziare il turismo interno, il governo sta mettendo insieme un nuovo programma di voucher. I datori di lavoro sarebbero incoraggiati a dare ai propri dipendenti un buono da 10.000 kc da spendere per il turismo interno in Rep. Ceca. Lo stato contribuirebbe in tal senso e il datore di lavoro riceverebbe anche una detrazione fiscale. Il ministero per lo Sviluppo regionale sta attualmente negoziando e finalizzando i dettagli del pacchetto che dovrebbe essere pronto entro due settimane.

CONTAGI

6.151 (+40), guariti 676 (+34), critici 84 (-2), decessi 163 (+2)


13 aprile: inizio mese 2 quarantena

PIANO RIAPERTURA DELLE ATTIVITÀ

Il governo ha presentato il piano di riapertura delle attività, che si svolgerà lungo tutto il mese 2 della quarantena. Si sviluppa in 5 fasi dal 20 aprile all’8 giugno. Ovviamente il piano è suscettibile a variazioni secondo i dati di contagio.

  • 20 aprile – botteghe di artigiani, mercatini di prodotti agricoli, saloni auto. Si potrà ricominciare attività sportive in piccoli gruppi
  • 4 maggio – tutti i negozi sotto i 200 mq (previ controlli del caso) e non facenti parte di centri commerciali.
  • 11 maggio – autoscuole e tutti i negozi sotto i 1000 mq (previ controlli del caso) e non facenti parte di centri commerciali. Riapriranno anche le palestre, ma sarà vietato l’uso di spogliatoi e docce.
  • 25 maggio – hospody, ristoranti, kavárny e affini. Anche musei gallerie e giardini zoologici (questi ultimi con restrizioni). Barbieri e parrucchiere, pedicure, manicure, massaggi, fisioterapie
  • 8 giugno – centri commerciali ma anche hotel e servizi alberghieri, servizi taxi, tatuatori, teatri, fortezze e castelli, eventi collettivi (numero di partecipanti a salire), eventi culturali, sociali, sportivi fino a 50 persone, campi scuola per bambini fino a 15 anni, matrimoni con condizioni igieniche specifiche, giardini zoologici compresi spazi interni

GOVERNO

  • Il governo ha deciso di testare 17.000 persone appartenenti ad un campione rappresentativo della popolazione. I risultati dei test saranno resi noti il lunedì successivo (27 aprile). L’obiettivo non è capire quante persone siano contagiate dal Coronavirus, ma piuttosto quante hanno recuperato e sviluppato anticorpi. Secondo il viceministro della Sanità Roman Prymula, il numero di persone con anticorpi indica la percentuale della popolazione che ha sviluppato l’immunità al virus. Se il numero delle persone immunizzate sarà abbastanza alto l’epidemia potrebbe terminare entro due mesi. Prymula ha anche avvertito che le persone non dovrebbero ancora iniziare a pianificare le loro vacanze estive. Ha suggerito di aspettare fino a metà maggio, quando la situazione sarà molto più chiara. Ha anche aggiunto che le persone dovrebbero aspettarsi di trascorrere le vacanze estive in Repubblica Ceca quest’anno.
  • Scuole cominceranno ad aprire gradualmente a partire dalla prossima settimana, ma le attività non saranno complete almeno fino a luglio. (cfr. ČTK)
  • Secondo ministro Salute Adam Vojtěch i confini resteranno chiusi almeno fino a giugno.

CONTAGI

6.111 (+52), guariti 642 (+84), critici 86 (-1), decessi 161 (+18)


13 APRILE

CONTAGI

6.059 (+68), guariti 558 (+91), critici 87, decessi 143 (+5)


Quarantena Repubblica Ceca mese 1: aggiornamenti marzo

Risorse ufficiali: dati contagi e decreti Repubblica Ceca

COMUNICAZIONI UFFICIALI

MINISTERO SALUTE CECO – https://www.mzcr.cz/obsah/2020_4107_1.html
AMBASCIATA D’ITALIA IN REPUBBLICA CECA

MAPPE E SITUAZIONE DEL CONTAGIO

Máme taky u nás: i monumenti cechi che imitano i più famosi del mondo

České stonehenge
České stonehenge

“Máme taky u nás”: modi di dire cechi

Ovvero “c’è anche qui da noi” è un modo di dire ceco per far notare che anche in Boemia, Moravia e Slesia ci sono luoghi che ne ricordano altri, più famosi, disseminati nel mondo.

Di luoghi ne abbiamo trovati veramente molti (grazie, Kudyznudy), alcuni validi nell’accostamento, altri un po’ meno, ma comunque degni di essere menzionati per meriti propri. Quindi, se volete farvi un giro del paese all’insegna del “Máme taky u nás”, qui troverete di che scegliere.

“Máme taky u nás” azzeccati

Eiffel di Praga

La Tour Eiffel di Praga: copia franco-ceca del monumento parigino

Partiamo dalla più ovvia, ovvero la tour Eiffel di rimpetto al castello di Praga. La copia del più celebre monumento parigino fu costruita nel primo dopoguerra e simboleggiava i buoni rapporti tra Francia e Cecoslovacchia, con tanto di poeti surrealisti (Éluard su tutti) presenti all’inaugurazione.

Eifelovka Petrín máme taky u nás
By Anton Fedorenko – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15263627

Svizzera Boema

Svizzera Boema e Fujiyama ceca: paesaggi che imitano le Alpi

Del České Švýcarsko abbiamo già parlato qui. Vicino a Děčín, questo parco nazionale è uno dei luoghi più belli e famosi in tutto il paese. Probabilmente meglio dell’originale, ma con montagne più contenute. Già che siamo qui però non possiamo dimenticare che nel České Švýcarsko c’è anche la Česká Fujiyama, ovvero una montagna, che in passato è stata evidentemente un vulcano e che ricorda un po’ il quiescente collega giapponese. Si chiama Růžový vrch (colle rosa) e lo vedete qui sotto.

Česká Fujiyama
By Björn Ehrlich – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3170544

Toscana morava

Anche qui l’accostamento ci sta, almeno a parere di chi scrive e di altri italiani di varie risme che l’hanno attraversata. Mancano i borghi, ma a livello di paesaggio naturale la somiglianza è abbastanza intuitiva. Il Moravské Toskánsko è un’area collinosa che si estende da Třebíč a Kýjov (ma quella “vera” è la zona di Kyjov).

Toscana Morava / Moravské toskánsko
Saint Barbara Chapel in Svatobořice, Moravian Toscany near Kyjov, Moravia, Czechia © Bigstock-denbelitsky

Carso Moravo

Carso Moravo: grotte e paesaggio carsico

Sul Moravský Kras abbiamo fatto un articolo. In superficie è molto meno spoglio dell’omologo giuliano mentre sottoterra è meno vasto, ma comunque molto simile a livello estetico.

Moravský Kras
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d0/Star%C3%A1_Amat%C3%A9rsk%C3%A1_jeskyn%C4%9B_-_B%C3%ADl%C3%A1_voda_v_Povod%C5%88ov%C3%A9_chodb%C4%9B.jpg

L’articolo continua nella seconda parte

“Máme taky u nás” ambiziosi

Yellowstone boemo

Yellowstone boemo: la riserva naturale di Soos a Františkovy Lázně

Qua il máme taky u nás inizia a essere un po’ tirato. Il Český Yellowstone è la riserva naturalistica di Soos (wikipedia italiana) vicino a Františkový Lázně. Una zona in effetti molto caratteristica – se siete mai andati a Cheb in treno d’estate probabilmente l’avete notata.

Český Yellowstone
By Richenza – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17321516

Le Versailles di Boemia e Slesia

Versailles ceca: i castelli che imitano la reggia francese

Ovviamente si tratta di due regge sul modello di quella francese. Il Slezský Versailles è il castello di Slezské Rudoltice, la versione česká (che abbiamo messo in foto) è invece Nové Hrady u Lytomyšle. Questa seconda è decisamente più vicina all’originale e, non ultimo, è vicina anche ad una cittadina patrimonio dell’Unesco.

České Versailles
By Juhele_CZ – https://www.flickr.com/photos/96541566@N06/49335519946/, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=87190878

Stonehenge Boemo

Stonehenge boemo: i dolmen celtici tra Holašovice e Český Krumlov

Qui non è difficile arrivarci, si tratta di un piccolo complesso di dolmen e menhir celtici, vicino però a due siti Unesco: Holašovice e Český Krumlov. (Il České stonehenge è l’immagine di copertina)

Canada Boemo

Canada boemo: il parco naturale di 250 kmq a Jindřichův Hradec

Un parco naturale di 250 kmq vicino a Jindřichův Hradec, nel sud della Boemia. Se vi trovate nella zona potete approfittare dei percorsi tematici dedicati alla cortina di ferro e alcune escursioni di trekking sulla birra. Al di là del nome più o meno meritato, questa zona è una figata.

Česká Kanada
Autor: Herbert Ortner, Vienna, Austria – own digital image, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1301459

L’articolo si conclude nella terza parte

“Máme taky u nás” perlomeno fantasiosi

Niagara di Suchdol

Qui la bussola è completamente persa ma non vuol dire che i siti siano privi di interesse. Intanto, il Suchodol (valle secca) a cui ci si riferisce non è il quartiere di Praga ma si trova nei pressi di Broumov, in un parco naturale al confine tra Boemia nord-orientale e Polonia. La Suchodolská Niagara è poi una cascata di sei metri e con una portata di 5 L/s

Niagara di Suchodol
Autor – Michal Heczko 1200x1600_wkV26L

Siberia Boemia

Niente taiga, niente tundra, niente permafrost. Semplicemente un altopiano a sud di Tábor, famoso nella tradizione per avere gli inverni più lunghi e aspri del paese. Curioso è però il fatto che le temperature più basse mai registrate nella ČR non appartengano alla Česká Sibiř ma a una piccola zona vicino a České Budějovice, nei pressi di Litvínovice (record nazionale, -42,2 °C del 1929).

Le Ameriky (o Grand Canyon)

A sud-ovest di Praga trovate Velká Amerika, Malá Amerika e probabilmente anche Mexiko. Sono tre cave dismesse e riempite d’acqua. Particolarmente bella è la prima – utilizzata anche in alcuni film, il problema è che l’accesso è vietato. Aggiungiamo qui anche il Posázavský Pacifik (Pacifico sulla Sázava), ma più che un “Máme taky u nás” il nome è dovuto al fatto che nella zona c’era dell’oro e vi andavano i cercatori coi setacci.

Velká Amerika
Autor: Miroslav Tomíšek – Vlastní dílo, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19561032

Rio delle amazzoni moravo

Ovviamente non c’entra nulla col fiume sudamericano, ma la natura in quest’area è lussureggiante e particolare. Si trova tra i fiumi Morava e Dýje (Thaia in italiano) e se siete andati a Bratislava in treno o autostrada l’avete attraversata. Bonus: la confluenza di Morava e Dýje segna il triplice confine Repubblica Ceca-Austria-Slovacchia.

Confluenza Dyje e Morava
Autor: Stanislav Doronenko – Vlastní dílo, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4141510

Mari e riviere

La Repubblica Ceca si fregia di avere due “mari” e una riviera. Il primo mare è formato ancora dalla Dýje, precisamente alla diga di Vranova, ed è soprannominato Moravský  Jadran (Adriatico). Il Lago di Lipno, di nuovo nella Šumava, è detto anche “mare della Boemia meridionale”. Infine, tra Liberec e Česká Lipa, trovate lo Hamerské jezero, detto la “Riviera Severu” (Riviera del nord, qui sotto in foto).

Riviera Severu
By Jackies007 – Milan Dvořák, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=14021941

I due Sahara

Et dulcis in fundo mica potevano mancarci i deserti. Nella Repubblica ci sono due curiose formazioni sabbiose che sono state ovviamente rinominate come il più noto deserto e, non ultimo, sono entrambe vicine a posti che si chiamano Veselí (tipo “felicità”). La Moravská Sahara (Váté písky u Bzence) è larga ben 60 metri, lunga sei chilometri e si trova vicino a Veselí nad Moravou. La variante česká è invece il Písečný přesyp u Vlkova, vicino a Veselí nad Lužnici. È grande quanto un monolocale ma fa parte di una ben più estesa riserva naturale. Come il Český Kanada, si trova nel distretto di Jindřichův Hradec.

Sahara boemo
Autor: Chmee2 – Vlastní dílo, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9823283

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Altro nella sezione Visitare


Fake news e diplomazia: come una notizia falsa su mascherine ha rischiato un incidente tra Italia e Repubblica Ceca

Martina Dlabajová è parlamentare del Parlamento europeo per il movimento ANO 2011.
Martina Dlabajová è parlamentare del Parlamento europeo per il movimento ANO 2011.

Ospitiamo nel nostro blog un intervento dell’eurodeputata ceca Martina Dlabajová (ANO) sul tema delle mascherine che ha creato tensioni tra Italia e Repubblica Ceca e scatenato grandi polemiche.

Originaria di Zlín, Martina Dlabajová ha studiato all’università di Padova dove si è laureata in Scienze Politiche. Ha vissuto e lavorato 20 anni in Italia. Tornata in patria, è diventata presidente della Camera di Commercio della Regione di Zlín, per poi essere eletta deputata nel 2014 come indipendente in quota ANO al Parlamento europeo. Nel 2019 ha difeso il suo mandato.


Come si diffonde una fake news: il meccanismo dell’89% dei cechi colpiti

Le fake news sono ovunque. Il loro unico scopo è quello di seminare il falso, raggiungendo il numero massimo di lettori, tramite la condivisione di contenuti sui social e creando un’eco tra un post e l’altro, sfruttando l’emozione degli utenti che commentando impulsivamente senza controllare le fonti dell’informazione.

Purtroppo, la maggior parte di tali pubblicazioni riesce nel proprio intento, che siano malcelatamente false, o semplicemente abbastanza ambigue e insidiose da indurre il lettore in errore. A volte basta un titolo. Come recentemente evidenziato da un’indagine Ipsos, l’81% dei cittadini cechi ha avuto a che fare con fake news e la maggior parte di essi ha ammesso di non essersi resa conto subito che si trattava di un’informazione errata. Ha preso la notizia per vera e l’ha condivisa. Il danno era fatto.

Una situazione analoga si è verificata alcuni giorni fa in Italia, quando una fake news ha provocato un’incredibile ondata di risentimento contro la Repubblica Ceca. E se la sua diffusione non fosse stata interrotta, avrebbe potuto creare un incidente diplomatico di dimensioni enormi e conseguenze gravissime.

Cos’è successo realmente?

La catena di errori: da Červinka a Repubblica, la viralità sui social

Il quotidiano italiano La Repubblica ha pubblicato un articolo, in cui si sosteneva che il governo ceco avesse sequestrato delle forniture di materiale medico originariamente destinate all’Italia, e che avesse arbitrariamente deciso di trattenerle e distribuirle alle autorità sanitarie ceche. L’articolo intitolato “Coronavirus, mascherine per l’Italia sequestrate dalla Repubblica Ceca” accusava i cechi di egoismo e disinteresse per il destino altrui, proprio nel bel mezzo di una pandemia e di una crisi che ha investito l’Europa intera. L’accusa si rifaceva al commento dell’analista ceco Lukáš Lev Červinka, affiliato al partito dei Pirati attualmente all’opposizione, il quale, sulla sua pagina Facebook, aveva pubblicato le immagini delle scatole contenenti la merce sequestrata, dichiarando che le autorità ceche avessero agito con l’intenzione di “confiscare” le mascherine e il materiale sanitario destinato agli ospedali italiani. Un’accusa pubblicata da Červinka senza aver svolto alcuna indagine in merito, basata sull’aver notato le bandiere italiana e cinese sulle etichette sulle scatole stesse. Non intendo fare speculazioni sul perché Andrea Tarquini di Repubblica abbia iniziato a interessarsi alla vicenda, ma una cosa è certa: sin dall’inizio l’articolo si basava su informazioni di parte spacciate come indipendenti, giacché Červinka veniva originariamente citato nell’articolo in qualità di “ricercatore”, senza menzione alcuna dell’appartenenza politica e delle possibili implicazioni della sua denuncia. Questa versione stravolta dei fatti è stata rilanciata da altri media italiani e successivamente ripresa anche da alcune testate straniere. E i titoli sensazionali da clickbait hanno scatenato i leoni da tastiera sui social network, amplificando ancora una volta la diffusione del falso. Purtroppo, alcuni miei colleghi del Parlamento europeo, invece di cercare di calmare la situazione, si sono inseriti nella discussione fidandosi della veridicità dell’articolo prima di condividerlo o di pubblicare accuse, senza controllare adeguatamente le fonti né accettare spiegazioni e informazioni affidabili immediatamente condivise in via ufficiale dalle Ambasciate di entrambi i paesi. Questa notizia, fondata su informazioni false, ha prodotto sin dai primi giorni più di mezzo milione di commenti su Facebook e Twitter, molti di essi generati dall’odio. Gli italiani, che già da alcune settimane erano sottoposti a enorme tensione e, tuttora, vivono in isolamento domestico, non si sono lasciati sfuggire l’occasione di sfogarsi contro un “nemico comune”, e le hanno cantate per bene a quegli egoisti dei cechi. Ingiustamente. Perché? A metà marzo la polizia ceca ha effettivamente effettuato un sequestro di 680 mila mascherine e 28 mila respiratori in un deposito nella zona industriale di Lovosice (seguendo una pista che riconduceva a trafficanti del materiale stesso, sospettati di volere rivendere il materiale ad un prezzo maggiorato).

Indagine sulle mascherine cinesi sequestrate

L’indagine che ne è conseguita ha rivelato che solo una parte del materiale sequestrato (circa 100 mila mascherine) rappresentava una donazione della Croce rossa cinese di Qingtian ai cittadini cinesi residenti in Italia.

Il caso di per sé è complesso, ed è certo che l’indagine proseguirà per diverso tempo. Tuttavia, le autorità ceche, per mezzo del Ministro dell’Interno Jan Hamáček, hanno subito garantito a Roma che gli italiani non avrebbero perso nulla di quella donazione. Sin dall’inizio, la Repubblica Ceca aveva deciso di sostituire le mascherine e il restante materiale sanitario con materiale proprio e di inviarlo in Italia. Ed è ciò che è successo.

Alla fine, 110 mila mascherine sono giunte a Roma su un autobus organizzato dal Ministero degli Esteri, cui sono seguiti ulteriori aiuti: ad oggi la Repubblica ceca ha inviato in Italia 10 mila indumenti protettivi e ha inoltre inviato i modelli e le istruzioni per stampare respiratori 3D. Si sta anche discutendo di ulteriori forniture all’Italia per la lotta contro l’infezione da coronavirus e altri azioni solidali non si faranno attendere.

La storia, quella vera, ha avuto un lieto fine, e occorre sottolineare il ruolo magistrale giocato dalla diplomazia italiana e dalla diplomazia ceca, e in particolare dall’ambasciatrice ceca a Roma e dal console generale ceco a Milano.

Solo grazie ai contatti e ai rapporti di lunga data dell’ambasciata e del consolato si è riusciti a spegnere l’incendio e a bloccare la diffusione di notizie false evitando che continuassero a provocare danni. Chissà, però, quanti avranno memorizzato la versione falsa senza mai incappare in quella reale, senza ricredersi, e chissà quanta cattiveria è stata seminata da quell’articolo in quei giorni in cui ha rimbalzato sui media italiani e sui social network! In questo periodo difficile, dobbiamo essere ancora più cauti davanti ai titoli, non dobbiamo credere a tutto quello che ci viene propinato senza controllare le fonti o senza informarci sul contesto. In questo momento così delicato, la diffusione di informazioni fuorvianti e l’istigazione all’odio e a sentimenti anti-europei sono l’ultima cosa di cui l’Europa e i Paesi membri hanno bisogno. Ora che siamo tutti chiusi in casa a causa del coronavirus e non ci lasciamo sfuggire nemmeno una notizia sulla pandemia, dobbiamo soppesare e ponderare ogni parola che leggiamo e sentiamo. Allo stesso modo, dobbiamo valutare bene la forza e il peso di ogni frase che scriviamo e pronunciamo. Oggi più che mai, è importante verificare le informazioni per poi elaborarle nel modo corretto, altrimenti incorreremo sempre più spesso in altri incidenti analoghi e non vogliamo di certo vivere in un mondo simile.


Per chi fosse interessato ad approfondire il tema, lunedì 20.4. dalle ore 16 alle 17:20, sul profilo Facebook del think-tank Institut pro politiku a společnost (Istituto per la politica e la società) si terrà un dibattito online in lingua ceca (questo il link dell’evento su Facebook) sulla vicenda delle mascherine e il pericolo delle fake news in tempi di coronacrisi, cui parteciperanno, oltre all’eurodeputata Martina Dlabajová, l’Ambasciatrice della Repubblica Ceca a Roma  Hana Hubáčková, il viceministro degli Esteri con delega Agli affari europei  Aleš Chmelař, la corrispondente dall’Italia della Česká televize Nicole Ludwig-Nicolaci e il pubblicista, traduttore e commentatore della Česká televize Andreas Pieralli.

Cosa resta della crisi? Le conseguenze nascoste del COVID-19 secondo Pieralli

Diamo spazio nel nostro blog ad una riflessione di Andrea Pieralli sul COVID-19 e l’impatto che provocherà sulla società.

Andreas è un giornalista e traduttore italo-ceco, amico di lungo corso di Italia Praga one way. Potete trovare altri suoi articoli nel nostro sito.

L’articolo di cui sotto è la trascrizione del video pubblicato da Pieralli sul suo canale YouTube, che vi invitiamo a seguire e dove potrete trovare altri video pubblicati proprio durante questo periodo di quarantena.

Qualche giorno fa invitavo tutti noi a socratizzarci”, ovvero ad ammettere che, noi non esperti del settore, non sappiamo come gestire la crisi, quali decisioni prendere e quali evitare, e quindi invitavo a non pretendere di avere certezze. Sì, perché così come i novelli e improvvisati virologi ed epidemiologi sanno se e quando bisognava chiudere il paese, con la stessa sicumera con cui di solito al bar spiegano se e quando avrebbero fatto scendere Aristoteles in campo, molti pretendono anche di sapere esattamente cosa succederà nei prossimi mesi, quando si tornerà a vivere più o meno normalmente. Certo, è facile in questo momento prevedere sciagure e sventure economiche. Il blocco forzato delle attività economiche, la chiusura di così tanti esercizi commerciali, non potrà non avere ripercussioni negative sull’economia, ça va sans dire. Così come è evidente che i gruppi economici più solidi, che dispongono di ingente liquidità, potranno fare incetta delle attività dei più piccoli che non reggeranno l’impatto, aumentando una concentrazione del potere economico già adesso assai malsana. Né più né meno di quello che succede durante una siccità: si salvano gli alberi con radici più profonde e si seccano quelli con radici meno profonde. Queste, quindi, sono previsioni facili da fare, che al veggente di turno permetteranno di proclamare poi “io lo avevo detto!”. In ceco esiste un modo di dire: “po bitvě, je každý generál”. Cioè dopo la battaglia siamo tutti generali, ovvero tutti sanno cosa si sarebbe dovuto fare.

Le conseguenze positive nascoste: l’analogia con l’incendio naturale

Meno facile, forse, è però tentare di prevedere quelle che potrebbero invece essere le conseguenze positive della crisi. Intendiamoci, non voglio in alcun modo sminuire le difficoltà economiche di chi ha perso e perderà il lavoro, né tantomeno il dolore di chi ha perso e perderà i propri cari. Dicevo, appunto, qualche giorno fa, di socratizzarci, cioè di ammettere di non sapere, e qui lo ribadisco: socratizziamoci allora anche nelle previsioni future perché, in realtà, a fronte di conseguenze negative palesi che già sono sotto gli occhi di tutti, altrettanto palesi ancora non sono quelle positive. Quando un incendio brucia un bosco, quello che è subito evidente è la distruzione ma, come può spiegare un qualsiasi dendrologo, quelle rovine sono solo il preludio di una nuova rinascita. Il bosco, infatti, rinascerà più forte e rigoglioso, anche perché l’incendio stesso, quando non è di origine dolosa, è un processo assolutamente naturale di purificazione e rinascita.

Diffidenza e paura verso lo straniero

Dopo il COVID-19, il lato oscuro della crisi ha alimentato sentimenti di ostilità e sospetto verso l’altro, rivelando una frattura sociale profonda.

Minore mobilità e maggior sospetto verso l’estero

E allora, sì, assistiamo e assisteremo a maggiore diffidenza tra le persone. La gente si guarderà sospettosa, pensando… “quello lì forse ha il virus, magari è asintomatico?” La gente avrà paura di spendere, forse tenderà a uscire meno, meno socialità, meno spostamenti, meno viaggi, in fondo qui a casa, e per casa non intendo solo il nostro appartamento ma l’ambiente a noi più vicino, sappiamo più o meno come stanno le cose, ma fuori? In un altro paese? Sì, girano tante informazioni, ma quando si arriva a questioni importanti come la salute, fidarsi è bene non fidarsi è meglio. Chissà se non c’è ancora un focolaio nascosto in quel bel posto dove volevo andare in vacanza? Chissà che misure di prevenzione hanno preso alle Bahamas o alle Canarie? Tutto può cambiare. Potrebbe crescere il sospetto verso lo straniero inteso in senso lato come colui che arriva da un mondo a me lontano, che io non conosco, e, quindi, potenzialmente portatore di pericolo. Ma l’aspetto asintomatico, per così dire, più virulento del coronavirus potrebbero allora essere appunto la diffidenza, il sospetto e la sfiducia che ci instillerà sotto pelle. I paesi potrebbero essere tentati di rimanere chiusi a riccio, come lo sono adesso, anche dopo il cessato allarme, magari per rispondere a livello politico alle paure di una popolazione scopertasi fragile e insicura. E a livello europeo assisteremo sicuramente a una resa dei conti violentissima, nella quale sovranisti e populisti di ogni risma non perderanno certo l’occasione di scaricare sull’Unione europea tutte le colpe possibili e immaginabili di questa crisi. O, forse, più in generale, a finire sul banco degli imputati sarà la globalizzazione stessa, visto che l’origine del virus, una provincia cinese dove si produceva non so quale percentuale della paccottiglia mondiale che poi solcava tutti gli oceani ammassata nei container, anche a livello simbolico appare un segnale abbastanza chiaro segnale.

Ma questo è solo un lato della medaglia. L’errore che molti di noi fanno è di guardare istintivamente soltanto al pericolo. In realtà questa è una tendenza assolutamente naturale, umana, troppo umana, direbbe Nietzsche. Il sicuro pericolo immediato è per la nostra sopravvivenza sempre più importante degli incerti vantaggi futuri. Ma così ragiona l’amigdala, la parte più primitiva e arcaica del nostro cervello che ci ha aiutato a sopravvivere da fiere feroci e predatori vichinghi, ma che funziona molto peggio quando il pericolo non è immediato, quando, cioè, non è in termini di sopravvivere qui e adesso. E quindi possiamo fare di meglio e provare a usare anche la parte più evoluta del cervello, quella frontale, cioè la corteccia grigia per intenderci.

E allora proviamo a fare uno sforzo per così dire innaturale, almeno per l’amigdala, e proviamo a immaginarci quali potrebbero essere queste conseguenze positive, diamo loro forma e sostanza con la nostra fantasia, e facciamolo nella precisa consapevolezza che, come ci spiega la scienza quantistica, la coscienza collettiva si compone delle nostre coscienze individuali, e che la realtà in cui viviamo è il prodotto della nostra coscienza, non viceversa. Questo d’altronde, lo dimostra chiaramente anche il caso della borsa dove una semplice informazione, magari senza neanche un supporto fattuale, può scatenare il panico con effetti devastanti sull’economia reale.

E allora cosa potrebbe succedere? Innanzitutto, a livello economico potrebbe essere ripensato in toto il ruolo dello Stato, non più visto come mera vacca da mungere a favore degli strati della popolazione meglio organizzati e più capaci di fare lobbying pro domo loro, quello che io chiamo il socialismo dei ricchi, ovvero socializzare le perdite e privatizzare i profitti, ma visto o da vedere come quella cosa in cui vale la pena investire insieme perché nel momento del bisogno, di un grande bisogno come adesso, in fondo rimane davvero l’unica cosa che ci separa dal caos. I danni economici ci saranno, ma voi riuscite a immaginarvi cosa accadrebbe con uno Stato debole, o addirittura completamente assente, incapace di erogare sovvenzioni, dilazionare i mutui, organizzare aiuti? E con questo non dico che quelle prese siano misure sufficienti, ma, comunque, non possiamo farne a meno. Mi sento anche di poter dire che molto probabilmente verrà ripensato profondamente il sistema della sanità pubblica, e che, se in futuro un politico di destra si presenterà agli elettori proponendo di operare tagli alla sanità pubblica a favore di privatizzazioni che poi vanno agli amici degli amici, magari può anche darsi che costui finirà lapidato dalla furia popolare, mediaticamente parlando.

A livello personale, umano, forse accadrà che, dopo aver preso una consapevolezza più diretta e immediata della nostra fragilità, anzi, usiamo le parole giuste e non nascondiamoci dietro un dito, una consapevolezza della nostra mortalità, perché gira e rigira di questo si parla: della morte, forse la gente riscoprirà un nuovo piacere di vivere, un vivere più intenso, un riscoperto amore per la vita, un desiderio di maggiore vicinanza emotiva e sociale con le persone che amiamo. E magari questo vorrà anche dire meno consumi, perché spesso il consumo era per noi un modo per fugare un’infelicità o un’insoddisfazione personale. Quindi, magari, meno consumi, meno ricchezza ma più intensità di vita. Chi lo sa. Certo, prima o poi torneremo ai nostri casini mentali, alle angosce quotidiane, ai problemi lavorativi, ai litigi di coppia, insomma, al solito tran-tran da cui questa pandemia ci ha temporaneamente strappato, ma, chissà, magari, sottopelle, rimarrà qualcosa di questa nuova consapevolezza. Almeno per un po’. Magari. Forse. Chissà.

A livello di paese si potrebbe anche assistere a una presa di coscienza che le economie chiuse in se stesse non prosperano, non crescono, avvizziscono come piante cui viene ristretto lo spazio da cui attingere le risorse per vivere, e quindi una presa di coscienza che per resistere alla concorrenza mondiale occorre essere uniti, e questo potrebbe portare a un maggiore desiderio di Europa. Per non parlare del fatto che, forse, nella zucca di molti potrebbe finalmente apparire evidente quale vantaggio sia stato finora il poter viaggiare liberamente esibendo con nonchalance al valico di frontiera una semplice carta di identità (nel caso italiano quello straccetto che ci portavamo in giro, invisi e derisi da tutti) o addirittura nello spazio Schengen nemmeno quella. Si passava la frontiera come si passa da una regione all’altra in Italia. C’è un cartello, Toscana, Liguria, ciao a una e benvenuta all’altra. Tutto qui.

Forse, ci si potrebbe rendere conto che delocalizzare le attività produttive sempre e comunque in paesi lontani e instabili non deve essere necessariamente una buona idea, e che, forse, conviene rimanere in un ambito più locale, non dico regionale o comunale, ma magari europeo, con costi sì più alti ma anche con maggiori sicurezze in termini politici, sanitari e sociali. E questo, chissà, potrebbe riflettersi in maggiore occupazione nei nostri paesi. Forse.
Spesso si sente dire che questa sarà la crisi più grande mai esperita dalla nostra società dopo la seconda guerra mondiale, di entità maggiore dell’ultima crisi economica, che era stata scatenata non da elementi fattuali ma dall’avidità di un manipolo di spregiudicati broker finanziari, e che non ha avuto gli stessi effetti ovunque. Ma, sia che la paragoniamo al dopo ‘29 che alla fine della guerra, non dovremmo dimenticarci quello che è seguito. Dal ‘29 se ne è usciti con il New Deal di Roosvelt, che poi si è riflesso in qualche modo anche nel Piano Marshall postbellico, e quindi in tutta quella stagione di grandi investimenti pubblici nelle infrastrutture economiche e sociali e che ha prodotto anche il grande boom economico degli ani ‘60. Così come non dovremmo dimenticare che dal ‘45 siamo usciti con la Dichiarazione universale dei diritti umani, con un nuovo assetto politico, più democratico per molti (purtroppo non per tutti). Di certo mediamente la situazione politica era migliore che nel periodo interbellico. Tornando ancora più indietro mi piace ricordare quello che sostengono alcuni storici secondo cui il Rinascimento è in qualche modo figlio della peste del 1348, l’Illuminismo sarebbe figlio della Guerra dei Trent’Anni e il Risorgimento degli Assolutismi che lo hanno preceduto. Insomma, anche guardando agli scenari apocalittici che l’umanità ha già sperimentato, possiamo vedere che, comunque, ne siamo sempre usciti, con le ossa rotte, ma ne siamo usciti, e col tempo è nato qualcosa di migliore e più grande.

Quindi, tirando le somme, le sciagure della crisi sono certe e lapalissiane, sono lampanti nella loro ovvietà brutale, mentre i possibili vantaggi sono incerti, accompagnati da tanti forse, da tanti chissà, da tanti può darsi. Le prime, le sciagure, si tradurranno in forze centripete dirette alla chiusura, alla restrizione, alla prudenza, mentre i secondi, i vantaggi, si rifletteranno in forze centrifughe, cioè dirette all’apertura, a una collaborazione più profonda, a una rinnovata fiducia. Quali di queste preverranno? Lungi da me pretendere di saperlo, ci mancherebbe, per questo vi ho invitati e vi invito ancora alla socratizzazione, cioè a riconoscere di non sapere. Ma una cosa è sicura: noi nel nostro piccolo quello che possiamo fare, e so che non è facile, è cercare di non lasciarsi prendere dallo scoramento, dalla sfiducia, dal disfattismo e dalla paura, e quindi a non postare negativismo, drammaticità, pessimismo, va bene informare, va benissimo essere informati sulle cose utili da sapere, ma, se non possiamo e non dobbiamo nemmeno ignorare l’amigdala, che è comunque uno strumento di sopravvivenza importante, quantomeno possiamo provare a spengerle un attimo il volume per dare ascolto, invece, a un’altra voce più flebile e non così rumorosa come quella dell’amigdala, che abbiamo tutti, che è quella della speranza, della fiducia, dell’ottimismo un po’ incosciente alla Candide e, magari, anche dare voce alla curiosità per quel mondo nuovo che certamente risorgerà dalle ceneri di questa pandemia. Proviamo, allora, usando la forza della nostra immaginazione, a intravedere già nelle rovine il bosco futuro che ne ricrescerà, più forte, che magari, si spera, sarà più forte, più sano e più rigoglioso.

Se ci crediamo, sarà sicuramente così. Chiedete ai fisici quantistici.

Buona speranza a tutti.

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