Una delle festività più importanti dell’avvento ceco
Svatý Mikuláš rappresenta una delle festività più sentite in Repubblica Ceca. Senza fare torto a nessuno possiamo paragonare al Natale le celebrazioni in onore di San Nicola.
Svatý Mikuláš rappresenta una delle festività più sentite in Repubblica Ceca. Senza fare torto a nessuno possiamo paragonare al Natale le celebrazioni in onore di San Nicola.
Oggi è un sonnacchioso comune poco a sud di Brno. Un tempo, fu teatro di una delle più grandi vittorie di Napoleone. Slávkov U Brna, conosciuta al tempo come Austerlitz. È infatti questo il nome con cui si ricorda la battaglia in questione.
Contestualizziamo quanto accaduto. Prima di tutto, i contendenti.
Da una parte abbiamo l’esercito di Napoleone, una macchina da guerra senza eguali nel continente dell’epoca. Soldati ben addestrati e fedeli all’empereur, circa 70.000, parte della Grande Armée.
Dall’altra, due imperi secolari e potenti: l’esercito imperiale russo, e l’armata d’Austria, oltre 80.000 uomini pronti (ma forse neanche troppo) a battersi per l’ancien régime contro le truppe rivoluzionarie di Napoleone.
È il 2 dicembre 1805, e fa freddo. I cavalli nitriscono mentre i soldati si infagottano nelle loro uniformi mettendosi in fila, pronti allo scontro della giornata. Fucili, baionette, sciabole, il rullo dei tamburi che aiuta i soldati a capire la formazione da assumere sul campo.
I cuirassiers a cavallo prendono posizione, pronti a caricare qualora l’imperatore avesse dato l’ordine, mentre dall’altra parte, il comando austro-russo si prepara a difendere la strada per Vienna dall’armata francese.
La domanda vera, tuttavia, è: come ci finirono i due schieramenti a combattere alle porte di Brno? Si potrebbero datare a circa tre mesi prima (battaglia di Trafalgar ed alla battaglia di Ulma) la serie di eventi che portò le due armate a contendersi il campo di battaglia di Slávkov U Brna.
Con la sconfitta dell’ammiraglio Villeneuve e la perdita assoluta del controllo dei mari da parte francese, le operazioni di terra divennero ancor più fondamentali. A seguito dell’attacco austriaco alla Baviera (alleata francese) nel settembre 1805, le armate napoleoniche risposero con vigore, arrivando addirittura a prendere Vienna nel novembre dello stesso anno. Contemporaneamente, i russi stavano muovendo verso l’odierna Moravia, per incontrarsi con gli austriaci in ritirata da Ulma.
Tuttavia, con il passare delle settimane, la Grande Armée iniziò a trovarsi in una posizione man mano più difficile. Mancanza di rifornimenti, momenti di incertezza, e soprattutto mancanza di una battaglia decisiva. Napoleone voleva questo: uno scontro che stabilisse una volta per tutte il vincitore, in quella serie di campagne e manovre che duravano oramai da mesi.
Napoleone, dunque, simulando tatticamente maggiori difficoltà di quante ne avesse, indusse i russi a muovere nella sua direzione. Ritirate alcune truppe dopo una serie di schermaglie sfavorevoli alle truppe francesi, Napoleone fece comprendere la debolezza delle sue forze agli austro-russi, i quali caddero nella trappola che l’imperatore dei francesi aveva argutamente architettato.
Alle 8.00 del mattino del 2 dicembre, si diede inizio alle ostilità. Lo scontro si fece subito terribilmente violento per entrambi i contendenti, tuttavia, nonostante il vantaggio numerico, gli austro-russi faticavano ad avanzare.
Contemporaneamente, dissapori tra lo zar Alessandro I ed il generale Kutuzov portarono confusione tra le truppe russe, e l’abbandono di una posizione di vantaggio (le alture di Pratzen) per poter sfiancare i francesi e distruggerli (cadendo però nella trappola dell’empereur. Nel frattempo, la nebbia di dicembre si diradò, facendo uscire il sole, e lasciando a Napoleone una visione completa delle truppe austro-russe.
“Il sole di Austerlitz”, e la mossa nemica dell’abbandono di Pratzen, portarono Napoleone ad attaccare e sbaragliare le forze nemiche in meno di mezza giornata. Quando il sole calò su Austerlitz, l’Europa aveva un vincitore, e due grandi imperi in ritirata.
Oggi, (più precisamente dall’1 al 3 dicembre) la battaglia di Austerlitz viene ricostruita da reparti di rievocatori storici, che rispettano in tutto e per tutto l’atmosfera di quei gloriosi giorni della Grande Armée, così come i sacrifici compiuti da decine di migliaia di soldati presenti sui gelidi campi di battaglia attorno a Slávkov U Brna.
Da che mondo è mondo, il disprezzo di chi vive in città nei confronti di chi viene da fuori si esprime anzitutto dando nomignoli ai campagnoli. A Milano ci sono i “Giargiana”, a Trieste i “Furlani”, a Udine i “Di là de aghe”, a Firenze “Quelli portati dalla piena” (dell’Arno, come ci rende noto l’agenzia APA).
Si è tenuta giovedì scorso al cinema Lucerna di Praga la conferenza stampa di presentazione del MittelCinemaFest 2017, il Festival centro-europeo del cinema italiano che taglia il traguardo della quinta edizione per la Repubblica Ceca.
All’incontro sono intervenuti l’Ambasciatore d’Italia in Repubblica Ceca, Aldo Amati, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Praga (Iic), Giovanni Sciola, il Segretario generale della Camera di Commercio e dell’Industria italo-ceca Camic, Matteo Mariani, e i rappresentanti della Film Europe, Kristyna Haklová, e della Mirius Film, Martina Kalová.
“Anche quest’anno siamo lieti di invitarvi a sognare con il cinema italiano” hanno dichiarato Amati e Sciola, rilevando che “le novità e i successi della nostra più recente stagione cinematografica giungono in Repubblica Ceca per questa quinta edizione del Festival che arriva al termine di 5 anni particolarmente fortunati ed importanti per il cinema italiano”.
Come promesso, il MittelCinemaFest torna con un programma estremamente variegato e attraente, che mette in mostra i vari aspetti del Belpaese: il carattere nazionale, i problemi sociali, l’umorismo e lo spirito del popolo, ma anche i nuovi talenti della sua cinematografia.
“Un elemento positivo di questa edizione, in un periodo in cui le serie come Gomorra sono molto popolari, è quello di presentare il nostro paese al di là dei cliché e in molti dei suoi aspetti meno noti”, ha sottolineato l’ambasciatore.
Ricordiamo che quest’anno il MittelCinemaFest (che lo scorso hanno ha avuto nel complesso un pubblico di circa2000 spettatori) amplia il proprio circuito ad Ostrava (il 7 e l’8 dicembre al cinema Luna) e tornando per il terzo anno consecutivo a Brno (dal 9 all’11 dicembre al cinema Lucerna).
La tradizionale cinque giorni praghese vedrà come film di apertura la proiezione in anteprima nazionale di “Moglie e marito” alla presenza del regista Simone Godano, in programma alle ore 18.30 di giovedì 30 novembre.
Alla prima giornata faranno seguito venerdì 1 dicembre Amori che non sanno stare al mondo di Francesca Comencini e Fortunata di Sergio Castellitto.
Sabato 2 Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, la replica di Moglie e marito, Ammore e malavita alla presenza della coppia di registi Manetti Bros. e L’equilibrio di Vincenzo Marra.
Domenica 3 sarà la volta del film di animazione Gatta Cenerentola di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, cui farà seguito Il cratere con la partecipazione dei registi Silvia Luzi e Luca Bellino.
Ultimo appuntamento lunedì 4 dicembre con l’anteprima nazionale di The Place di Paolo Genovese, distribuito dalla Film Europe, e con ll colore nascosto delle cose di Silvio Soldini.
MittelCinemaFest è organizzano l’Ambasciata d’Italia a Praga, dall’Istituto Italiano di Cultura, l’Istituto Luce Cinecittà – Filmitalia e il Cinema Lucerna di Praga, con il supporto della CAMIC – Camera di Commercio e dell’Industria italo-ceca e in collaborazione con il Comune di Praga, UniCredit Bank, Ferrero, Il Mulino ristorante, Italian Business Center (IBC), Progetto Repubblica Ceca, Fondazione Eleutheria, Hotel Alchymist di Praga e numerosi altri partner.
Si è tenuto nella serata di ieri l’evento ufficiale della mostra “Design Italiano”, presso la Národní Dům di Smíchov (NDS).
La cerimonia ha visto presenti l’Ambasciatore Aldo Amati, il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura (IIC) Giovanni Sciola, e la rappresentanza del Municipio di Praga 5 (di cui il quartiere di Smíchov fa parte) con l’Assessore alla Cultura Martin Damašek.
“Il design costituisce un punto di convergenza tra estro artistico, creatività e mondo imprenditoriale, una sintesi produttiva che rappresenta uno dei settori di eccellenza dell’Italia nel mondo”, ha dichiarato l’Ambasciatore Aldo Amati .
“Per queste ragioni insieme alla cucina, alla lingua e al cinema, anche il design è protagonista della strategia di promozione culturale #VivereALLitaliana, implementata dalla nostra rete diplomatica nel mondo con un marchio che vuole coniugare la bellezza e la poesia ad ogni dimensione del vivere, del creare e del produrre”, ha proseguito l’Ambasciatore.
L’organizzazione della mostra è dovuta alla collaborazione tra Ambasciata d’Italia a Praga, IIC e Camera di Commercio e dell’Industria Italo – Ceca (Camic), che hanno contribuito a portare al NDS oltre un centinaio di opere di design italiano di artisti quali Vico Magistretti, Roberto Barbieri e Marco Zanuso.
La mostra percorre, nelle due stanze principali, le esperienze di design italiano dagli anni ’60 ai primi 2000. Sicuramente, assieme a cucina ed attività imprenditoriali, il design italiano è un trademark del belpaese. La mostra, a entrata libera, resterà aperta fino al 19 novembre.
Sulla vecchia Italia Praga One Way avevamo scritto un articolo relativo alla legge sul consumo di alcol in strada, perché vi erano zone a Praga in cui si poteva bere e altre in cui era vietato. Cambiava da strada a strada ed era molto complesso. Almeno per i turisti, ora le cose saranno più semplici, anche se non si tratta di una cosa positiva.
Il municipio di Praga 1 (Città Vecchia, Malá Strana, quartiere ebraico e zona del castello) ha approvato una proposta di decreto che vieta il consumo di alcool all’aperto in tutto il centro di Praga. La multa si applica a tutte le persone in possesso di una bottiglia aperta o di un altro contenitore contenente una bevanda alcolica. Prima, gli agenti dovevano fermarvi durante l’atto di bere, ora potrebbe non essere più così.
La legge potrebbe entrare in vigore già all’inizio del prossimo anno. La multa può arrivare fino a 10 mila corone (circa 350 €, è bene che lo sappiate), in caso di resistenza e proteste si può arrivare a 100 mila corone. Visto che la risoluzione vale per Praga 1, è chiaro che esso sia stato pensato essenzialmente per i turisti, che in effetti negli ultimi anni hanno ridotto il centro di Praga in condizioni vergognose (iDnes stima che con questa legge nel 2017 sarebbero state affibbiate oltre 7500 multe in più).
Tuttavia, il decreto prevede una serie di eccezioni. L’alcol può essere bevuto nei bar all’aperto o nelle immediate vicinanze dei bar (ma non è chiaro cosa si intenda per immediate vicinanze), il divieto non si applica anche alla notte di Capodanno. Sarà poi possibile bere alcolici ai mercatini di natale.
Potrebbe essere un’imitazione del progetto che già ha funzionato a Brno, potrebbe essere che ormai a Praga sono smattiti per i tram “particolari”. Fatto sta che dopo la mazací tramvaj e dopo il cabriotramvaj, un nuovo tipo di tram potrebbe comparire sulle strade della capitale ceca.
Si tratta di un tram turistico con birreria a bordo. Il progetto è ancora in fase di studio e non sarà attivo prima della fine del 2018, quindi non abbiamo moltissime informazioni (le trovate su forbes.cz). Sappiamo però che questo tram sarà blu (è già blu e sta al deposito di Hostivář) e che sarà, ovviamente, un T3 leggermente modificato.
Trasporterà 40 persone e avrà un design modificato, probabilmente anche con una consolle per DJ. Dovrebbe essere dato in affitto per feste private, ma potrebbe anche essere creata una linea pubblica regolare (per ora si parla solo del venerdì).
Per quanto sembri, almeno a noi, una città sicura, la criminalità a Praga è a livelli elevati. Secondo Nasregion.cz ci sono più reati a Praga in un mese che in tutti i comuni circostanti messi assieme in un anno.
Per questo motivo, la polizia cittadina ha diviso la capitale ceca in una serie di distretti speciali da 10.000 abitanti l’uno, in modo da capire quali zone sono a rischio per quale tipo di delitti. Non stupitevi insomma se in questo articolo non ci saranno i soliti quartieracci tipo Jižní Město e simili. Queste analisi sono meramente statistiche ed effettivamente ricordatevi che rubare auto e svuotare case sono attività molto più remunerative in centro che a Krč.
Siamo i primi a restare basiti ma in questa anonima stradina, dove c’era la vecchia Zorkovná (e c’è ancora una caserma della polizia), tra Národní Třída e la Cappella di Betlemme (Città vecchia pienissima) nel 2017 sono stati commessi 3.179 reati. Il più delle volte si tratta di furti di automobili (134, di cui solo 14 risolti). Si sono verificate poi 77 aggressioni e sono stati arrestati 36 spacciatori (ecco, questo proprio basiti non ci lascia). Se poi ripensiamo a quella volta che sembrava ci avessero messo una bomba…
Questo stupisce relativamente poco. Smíchov non è mai stato luogo di santi, via Nádražní era a suo tempo il quartiere a luci rosse di Praga. Negli ultimi anni è stato relativamente rivitalizzato, ma rimane zona di bar dove si vedono spesso cose brutte (e non parlo del Granduca che va al lavoro). Le statistiche annuali parlano di 2.778 crimini. Il problema più grave rimangono i furti di auto (254) seguiti da minacce e aggressioni sotto l’effetto di droga e alcol (91) e ancora spaccio (86 arresti).
Questa via è una laterale di via Dlouhá (la via delle discoteche) e c’è (pure qui) una stazione di polizia (#stica). Ciò nonostante le statistiche riferiscono di 2.798 reati, con 116 furti d’auto, 88 aggressioni e 38 spacciatori arrestati (c’hai 8 discoteche a 20 metri).
A leggere il nome viene un coccolone, in realtà i dati parlano chiaro e stupiscono poco. Essendo quartiere di ricconi, è il quartiere che registra il maggior numero di furti in abitazione (16) seguito dai furti d’auto (15, tutti irrisolti). In tutto a Malá Strana sono stati commessi 988 reati.
Ecco, qui più di tanto non c’è da meravigliarsi, anzi, sul lato putrido di Praga 7 ci avremmo anche potuto scommettere. Al di là di 50 furti d’auto, la maggior parte dei 960 reati commessi nel 2017 riguardano il motivo per cui Holešovice è famosa: produzione, vendita all’ingrosso e al dettaglio e consumo di droga (68 casi, ma anche lì, con 3 discoteche e la migliore è il leggendario Cross…).
Foto – Kudyznudy
Rozbludník: l’articolo in cui rispondiamo alle vostre domande su Praga
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9 partiti in parlamento, populisti, euroscettici vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori. No, in realtà ora come ora nessuno è in grado di capire cosa è successo alle elezioni di sabato, né di prevedere quello che succederà. Il voto ci ha dato parecchie informazioni, ma queste, più che un quadro chiaro, sembrano essere i pezzi di un puzzle da comporre. E più di noi il puzzle dovrà comporlo Andrej Babiš, perché, a quanto pare, c’è modo e modo di stravincere. Noi, che non siamo in grado di comporre il puzzle, ci limitiamo a indicare i pezzi.
Destra e sinistra non esistono più
Se mai c’era bisogno di ribadirlo, le elezioni ceche lo hanno ribadito. La divisione politica dx – sx è morta. La divisione nuova è tra partiti anti establishment (Ano – Spd – Pirati) e partiti classici (gli altri 6), con il voto che, Ods a parte, ha premiato le formazioni nuove. Ed è affascinante notare che i detrattori cechi etichettano Ano sulla base del loro schieramento. I destristi dicono che Ano è di sinistra (mascherata), i sinistrati dicono il contrario. Ad ogni modo è inutile frignare sul latte versato e sulla deriva populista della politica. O i partiti standard iniziano a parlare la nuova lingua, o faranno la fine dei monarchici.
Accuse relative
Farà specie, ma le accuse a Babiš si sono rivelate anche più sterili del previsto. Anche perché a ben guardare non sono così gravi e si potrebbe trovare di meglio. Accusare una persona di aver collaborato con il regime 30 anni dopo la fine del regime stesso è un po’ fumoso. E poi, davvero stiamo accusando un uomo che ha proprietà pari a 3 miliardi di essersi intascato due milioni? Davvero non siamo riusciti a trovare nulla di più grave? I partiti anti-establishment hanno puntato il dito su pecche dell’establishment. Che bene o male esistono tra l’altro. I partiti tradizionali hanno puntato il dito contro i candidati degli altri partiti. Quale di questi comportamenti è più meschino, a ben guardare?
Il potere logora chi lo ha
Ano si è presentato con un programma che, come hanno scritto su Die Zeit, “sta alla politica come Amazon sta alla vendita”, ovvero offre tutto l’offribile al maggior numero di persone possibili. Ciò detto, era al governo negli ultimi quattro anni e ora lo sarà per un altro po’. Ovvero Ano ormai È l’establishment. E questo finirà per indebolirlo, a meno che l’apparato di marketing Babišiano non disponga altrimenti.
Coalizione con chi?
Ano ha stravinto, lasciando agli altri le briciole. E questo fa si che molto probabilmente Ano avrà bisogno di altri 2 partiti per fare una coalizione, pur avendo 78 seggi su 200, un numero impressionevole. Partendo dal fatto che una coalizione Ano-Kdu-Cssd (quella degli ultimi 4 anni) a ruoli invertiti è possibile, Ano ha bisogno di almeno altri 23 seggi per avere la maggioranza. Glieli può dare solo Ods (che per ora rifiuta, ma vedremo per quanto). Oltre a ciò, ci sono 18 combinazioni di coalizione possibili. Tutti i partiti tranne Spd hanno detto di non voler andare in coalizione con Babiš (Ksčm ha già formalmente rifiutato perché “noi con un partito di destra non andiamo”), ma qualcuno dovrà sporcarsi le mani. Sapremo nei prossimi giorni chi. Se Ods non la smette di fare il pretino offeso, qualcuno salterà fuori. E noi potremmo gioire dell’esportazione di uno dei più rinomati prodotti del Made in Italy – il pentapartito.
Europa sì, Europa no
La stampa straniera può disperarsi quanto vuole, ma i programmi sono chiari. Di 9 partiti, solo Spd è anti-UE. Tutti gli altri, sebbene muovano delle critiche più o meno sensate, sono sostanzialmente a favore dell’Ue, né mai penserebbero di andarsene. L’unico problema sta nella legge (costituzionale) sui referendum, che diversi partiti vogliono cambiare introducendo la possibilità di fare referendum consultivi. Questo permetterebbe di indire un referendum sulla permanenza nell’Ue. Ma decisamente è troppo presto per parlarne e per fasciarsi la testa. Al contrario, il sopracitato apparato di marketing di Ano adesso dovrà anche ridare ai cechi un po di fiducia nell’Unione, anche perché nei prossimi 4 anni potrebbe presentarsi il difficile compito di adottare l’euro. In questo senso però, dobbiamo citare i Pirati, che in Italia sarebbero un normale partito di sinistra petalosa. Sono sbucati praticamente dal nulla (in 4 anni sono passati dall’1,5 all’11 per cento) e, da programma, si dichiarano marcatamente filo europei e favorevoli a immigrazione e integrazione. Alla faccia del V4 chiuso.
Praga è una nazione, la Repubblica Ceca è un’altra
Ed è una cosa tipicamente austro-ungarica. In Polonia, Austria, Ungheria, e anche qui, le grandi città votano in un modo, le campagne in un altro. Questo giro la cosa è stata lampante. Ano è il primo partito che vince le elezioni in 14 regioni su 14. In tutte le regioni ha vinto con percentuali tra il 31 e il 39%, seguito dalla Spd con percentuali tra il 10 e il 13%. A Praga invece Ano ha preso il 20%, seguito dai Pirati al 17% e da Ods al 16%. Spd ha preso solo il 5 per cento. Tradotto: Praga ha tolto 4 cadreghe a Babiš e 5 a Okamura (altrimenti avrebbero potuto governare assieme). Pirati e Ods ne hanno guadagnate 3 a testa. E se non bastasse, Praga ha mandato da sola in parlamento il nono partito (Top09) incasinando ulteriormente un casino parecchio incasinato. Tolto questo ultimo elemento, però, Praga ha salvato la ČR un’altra volta.
Migrazione di voti
Rispetto al 2013, Top09 ha perso il 6% dei voti, i Comunisti l’8%, i Soc-dem il 12%. Dove sono andati questi voti? Quelli di Top09 in larga parte sono tornati da dove erano venuti (l’Ods), altri probabilmente sono passati ai Pirati. I voti dei comunisti sono andati a Spd, partito che non promette libertà al proletariato oppresso ma protezione da un nemico inesistente (diktat di Bruxelles che non esistono e migranti arabi che qui non si trasferirebbero mai). È la faccia triste del populismo e possiamo solo augurarci che Okamura faccia la fine di David Rath (8 anni di carcere per corruzione). Quelli di Čssd sono andati dovunque, soprattutto ai Pirati. Ed è solo colpa della Čssd, che ha condotto una campagna fallimentare, improntata sulla difesa di un wellfare. Questa cosa, nel 2017, non suona astratta, ma sicuramente suona vecchia e finta. Che vada al governo o no, Čssd molto probabilmente attraverserà una fase di purga dei quadri, come ha sempre fatto. Ma se non cambia lingua (ovvero se non trova un Renzi o qualcosa di simile) camperà poco come il resto dei partiti socialdemocratici europei.
Dispiace, ma la storia va avanti, non indietro.