Questo articolo è un pezzo storico del nostro archivio, scritto da Tiziano nel 2016. Lo ripubblichiamo integralmente per il suo valore culturale, aggiornando i link per aiutarvi a reperire le opere oggi.
E quando dico cechi intendo scritti in ceco. Quindi non lamentiamoci se mancano i libri di Kafka (che era ceco ma scriveva in tedesco) o di Meyrink (che era ebreo e scriveva in tedesco). Libri cechi, in 6 anni di università, ne ho letti in lungo e in largo, e siamo abbastanza consci del fatto che ridurre tutto a soli dieci libri sia riduttivo. Ad ogni modo da qualche parte, se volete entrare nella letteratura ceca, bisogna cominciare.
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Karel Čapek – R. U. R.

Senza ombra di dubbio, il più influente libro mai scritto da un ceco. Un’opera teatrale di fantascienza, scritta nei primi anni ’20, che tratta, prima tra tutte, il tema della rivolta delle macchine contro l’uomo. Fu durante la stesura di quest’opera che Karel Čapek, aiutato dal fratello Josef, inventò la parola Robot. Particolare non da poco, R. U. R. è molto semplice da leggere in lingua originale (io ci sono riuscito senza particolari problemi quando ero al secondo anno di ceco). E le traduzioni non mancano mai.
Jaroslav Hašek – Il buon soldato Švejk

Ripreso da Bertold Brecht, Il buon soldato Švejk nella sua accezione originale è un libro profondamente diverso. 800 pagine di pura anarchia (Hašek era anarchico). Estremamente volgare e permeato di prese in giro ai dominatori austriaci, agli altezzosi ungheresi e ai cechi stessi. Questo libro sta ai cechi come i film di Fantozzi stanno a noi. La prima traduzione italiana, del 1957, può essere definita senza tema di smentite ignobile. Fortunatamente, è stato ritradotto.
Jan Neruda – I racconti di Malá Strana

Il Gente di Dublino ceco, ad opera dello scrittore che ispirò lo pseudonimo di Pablo Neruda, è un libro di fine ottocento molto sarcastico verso gli abitanti di Malá Strana (la Città piccola in italiano). Particolare non da poco, in Neruda l’accento cade sulla É. Questa dovrebbe essere la traduzione con tutti i racconti.
Josef Škvorecký – I codardi

La seconda guerra mondiale sta finendo, hai 17 anni e dovresti preoccuparti di opporti all’occupazione nazista. E invece no, le tue preoccupazioni sono suonare jazz coi tuoi amici e cercare di ingropparti la bella Irena… O qualsiasi altra cosa che respiri. Questo in estrema sintesi “I codardi”, libro bellissimo e divertentissimo. Non so bene come sia potuto accadere, ma Škvorecký riuscì a eludere la ferocissima censura comunista e a farlo pubblicare già nel 1958, con la Primavera di Praga ben lontana da venire. Purtroppo oramai è disponibile solo in inglese. La versione ceca comunque è relativamente facile.
Bohumil Hrabal – Ho servito il re d’Inghilterra

I più vi consiglieranno di leggere, del Bohumil, “Treni strettamente sorvegliati”, dato che l’adattamento cinematografico vinse un oscar nei fab 60’s. Io preferisco “Ho servito il re d’Inghilterra”, un po’ più sperimentale, molto realistico e probabilmente il biglietto da visita più esaustivo su questo scrittore che, assieme a Čapek e Kundera, è il più tradotto in italiano.
Ladislav Klíma – I dolori del principe Šternenhoch

Probabilmente il massimo filosofo che questo paese abbia mai avuto assieme a Komenský. Famoso per i suoi aforismi (“Non è che il sesso non mi interessi ma non ho mai avuto tempo di occuparmene”) o per venir sbattuto fuori dai tram perché fumava a bordo. Immaginatevi come può essere questo romanzo. Anche questo purtroppo è disponibile solo in inglese.
Vladislav Vančura – Il cavalier bandito e la sposa del cielo

Scrittore molto particolare con uno stile molto particolare, quasi da prosa epica. A breve me ne occuperò separatamente essendo lo scrittore con cui ho dovuto confrontarmi nella mia tesi di laurea. Markéta Lazárová (il titolo originale) racconta le gesta di una famiglia di briganti nel medio evo boemo. Fenomenale è dir poco. Leggerlo in italiano, data la complessità linguistica, è la scelta migliore.
Milan Kundera – L’insostenibile leggerezza dell’essere

Uno scrittore che non ha bisogno di presentazioni. Lo scrittore ceco universalmente noto, allievo di Vančura (nel senso che anche lui gli ha dedicato la tesi di laurea) eppure non particolarmente simile a nessun altro scrittore ceco. I suoi libri in realtà, si somigliano tutti, l’insostenibile leggerezza dell’essere è però, molto probabilmente, il suo migliore. Lo scherzo invece è il suo romanzo più originale e profondo. Lo potete trovare qui.
Egon Bondy – Fratelli invalidi

Un filosofo, una voce della beat generation cecoslovacca, un comunista, e ciò nonostante un dissidente, ma soprattutto, un uomo con una sola parola da lasciare al mondo. Detto questo, Fratelli Invalidi, è il punto di incontro tra Mao, Orwell e Bukowski. Solo che Bukowski è arrivato dopo. Non ultimo, Bondy è stato paroliere dei Plastic People of the Universe, il più famoso dei gruppi rock che si opponevano al regime comunista (tanto che diversi membri sono stati in carcere tra il 1970 e il 1989). Speriamo torni presto disponibile.
Jaroslav Rudíš – Helsinki, dove il punk si è fermato

Simile a Kundera per due motivi: da un lato è l’unico in questa lista, oltre a lui, ad essere ancora vivo (ma Rudiš è del 1972 e Kundera del 1929); dall’altro lato non ha tratti particolari dello scrittore ceco. O meglio, ha i tratti del ceco all’estero. Scrittore punk (come dice il titolo del libro), molto facile da leggere, “Helsinki dove il punk si è fermato” è forse il suo libro più complesso, che potremmo definire uno strano incontro tra Wim Wenders e i Sex Pistols. Se dovete ancora iniziare con la letteratura ceca, (essendo Škvorecký disponibile solo auf Englisch) iniziate da lui!
