Il Consiglio Comunale di Praga 2 ha dato il proprio assenso ai fuochi di Capodanno a Praga e ha deciso di organizzarli nel proprio distretto, in particolare nell’area di Nusle.
Milujuprahu riferisce che i fuochi di Capodanno si chiameranno Prague Divine e si svolgeranno, in particolare, vicino al Centro Congressi di Vyšehrad vicino al Nuselský Most.
Visualizzazione da Karlovo Náměstì e dalle rive del Botič
Insomma, se volete vedere i fuochi, quest’anno non lo farete selle rive della Vltava ma su quelle del Botič – o al massimo da Karlovo Náměstí.
Il rumore e i rischi: perché gli animali domestici soffrono
Il consiglio ha inoltre sostenuto la campagna degli organizzatori che affronta i rischi dell’uso amatoriale della pirotecnica e gli impatti sulla salute.
Sebbene la direzione del consiglio comunale di Praga abbia deciso all’unanimità, in agosto, che la celebrazione di capodanno per l’arrivo del 2020 sarà senza fuochi d’artificio, gli organizzatori degli anni precedenti hanno deciso di mantenere la tradizione (ve lo avevamo già detto).
Come gli organizzatori hanno finanziato i fuochi senza il comune
Privi dei fondi del comune, hanno poi organizzato una raccolta fondi su un conto trasparente e hanno cercato sostegno presso i singoli distretti. Alla fine sono riusciti a concordare con Praga 2. Gli organizzatori hanno ricevuto il sostegno del consiglio comunale e un posto per fuochi d’artificio sicuri.
Perché il videomapping al posto dei fuochi (almeno inizialmente)
Dopo aver deciso che, per la prima volta non ci sarebbero stati i fuochi di capodanno, la giunta di Praga ha annunciato al loro posto ci sarebbe stato uno spettacolo di videomapping, attività in cui la capitale ceca pare si stia specializzando, visto che sempre più spesso vediamo show di questo tipo – ad esempio quello sulla torre di Žižkov dello scorso 20 luglio.
Costi e impatto ambientale: il dibattito sui fuochi d’artificio
Le ragioni del cambiamento non sono legate ai costi quanto alle proteste sollevate negli ultimi anni. I fuochi d’artificio infatti sono tanti e rumorosi, disturbano animali, anziani e bambini. Il comune ha assegnato la realizzazione del videomapping tramite appalto pubblico.Il costo dovrebbe aggirarsi comunque intorno ai due milioni di corone, in linea con i costi dei fuochi d’artificio degli ultimi anni.
Il governo della Repubblica Ceca ha approvato un piano per l’adozione di un’imposta sui giganti di Internet come Google, Amazon, Facebook e Apple.
Chi è colpito dalla digital tax ceca: soglie e ricavi
Similmente a quanto già fatto in Francia e alcuni altri paesi, la misura imporrebbe un’imposta annuale del 7% sui ricavi delle imprese digitali delle società nella Repubblica Ceca. La legge dovrebbe riguardare le società con vendite in tutto il mondo per un valore di oltre 750 milioni di euro e ricavi qui superiori ai 100 milioni di corone (4 milioni di euro).
Quando entra in vigore l’imposta digitale: timeline e gettito previsto
Il ministero delle Finanze ha stimato che l’imposta potrebbe portare nelle casse statali circa 5 miliardi di corone all’anno, a partire dal 2020. La legge ora deve essere approvata da entrambe le camere del parlamento.
130 paesi verso la digital tax: il contesto internazionale
Oltre alla Repubblica Ceca, sono circa 130 i paesi che stanno attualmente cercando un modo per tassare i giganti globali di Internet.
Copertina di "Helsinki, dove il punk si è fermato"
Punk oltre la cortina di ferro
Il romanzo che racconta la protesta da due lati della cortina di ferro
Ecco, il punk è stato un po’ tutto questo. Da tutte e due le parti della cortina di ferro, come si capisce molto bene leggendo il romanzo “Helsinki, dove il punk si è fermato”. Il libro, uscito in traduzione italiana nel 2018 perPoldi Librie presentato ora in Italia, è di Jaroslav Rudiš, uno dei più validi esponenti della letteratura ceca post-89.
La Cecoslovacchia del 1987 nel diario della punk Jeseník
Al di là dello stile piuttosto scorrevole, il romanzo porta con sé varie problematiche. Anzitutto strutturali. Si svolge in diversi luoghi e su più piani temporali. Da un lato abbiamo la Cecoslovacchia del 1987, vista dagli anni di una punk sedicenne di Jeseník (vicino Olomouc). Il quadro fornito in questo diario (sgrammaticato e senza punteggiatura), tratteggia molto bene il clima del regime socialista, anche se in verità se ne ricava l’idea di un paese un po’ più libero di quello che lo stereotipo occidentale lascerebbe credere.
Dall’altro lato – per la maggior parte di “Helsinki, dove il punk si è fermato” – è quello di Ole, proprietario di un bar, anche lui punk ai tempi della Germania est. Ma la storia di Ole si svolge ai giorni nostri in una città della Germania orientale, quando sia la DDR che lo spirito punk del protagonista sono spariti da un po’. Questa parte è però caratterizzata da lunghi flash back. E in questi flash back, visti col senno di poi, la percezione di un regime socialista e della Stasi onnipresente, ma anche la visione dei punk, è filtrata, più vicina a come ce la si potrebbe immaginare in occidente.
Punk Est vs Ovest: attitudini opposte
Il punk oltrecortina e quello occidentale condividono lo stesso spirito di rivolta, ma con attitudini radicalmente diverse.
Una cosa però emerge chiaramente: se l’attitudine punk è la stessa, i punk del Patto di Varsavia andavano in direzione opposta a quelli delle nazioni “atlantiche”. Se da noi i punk guardavano affascinati ai paesi comunisti (in primis i CCCP italiani), oltre cortina si guardava ad ovest, anche perché il punk dall’ovest veniva. Ma, si ripete, l’attitudine era quella.
Le persone normali facevano una vita routinaria forse più grigia, ma non diversa da quella occidentale. La classica routine “andare a scuola – trovare – lavoro – sposarsi – prendere casa e macchina – avere dei figli”, ai quali nel mondo socialista di solito si aggiungeva “divorziare – secondo matrimonio”.
E questo vale anche per molti aspetti “secondari” della vita e del costume.
Noi avevamo Diana ed MS, loro Start e Mars. Noi avevamo Morandi e Al Bano, loro Michal David e Karel Gott. Noi avevamo Kojak, loro il maggiore Zeman. Noi avevamo i boy scout, loro i pionieri. Le nostre sonde spaziali partivano da Cape Canaveral, le loro da Bajkonur.
Con “Helsinki, dove il punk si è fermato”, Rudíš ricostruisce meravigliosamente un mondo che non esiste più. E qui sta un problema. Ricostruisce un mondo di cui il target logico di una traduzione, ovvero i giovani che ascoltano musica alternativa e magari sono leggermente di sinistra, non sa nulla. Perché non c’erano ai tempi del socialismo. Ma anche perché comunque, di quei paesi si sapeva poco. Poche informazioni entravano, grazie a Radio Free Europe, e nulla usciva.
Cecoslovacchia vs Polonia: due punk oltrecortina, due regimi diversi
Ma questo problema riguarda anche chi nel 1987 aveva una certa età. Se gli stili di vita erano simili dai due lati della cortina, c’erano differenze profonde tra i paesi del patto di Varsavia. Ed è una cosa che nel romanzo si nota.
Basta un esempio, abbastanza cruciale per il romanzo. Negli anni ’80 cecoslovacchi, caratterizzati da un pugno di ferro che durava dal 1968, fare musica rock poteva costare il carcere (vedi i Plastic people of the Universe).
Nella Polonia di Solidarność, gruppi come Dezerter e Moskwa facevano musica punk e venivano passati dalla radio di Stato (il cui segnale veniva captato anche nelle attuali Repubblica Ceca e Slovacchia). Questo, a un certo tipo di ascoltatori, può spiegare perché le prime band esteuropee che negli anni ’90 bucarono i confini nazionali per imporsi, nel giro di un lustro, sulla scena metal estrema mondiale, venissero proprio dalla Polonia.
Passando al lato “tedesco” del romanzo ci si trova innanzi ad altre insidie. Ole, il protagonista vero di “Helsinki, dove il punk si è fermato”, è un uomo con la vita in pezzi (la vita quotidiana che non funziona) e pure, a suo modo, rimane un punk dentro di sé. Non ha più la cresta, ma come disse un vecchio metallaro quando gli fecero notare le stempiature “non contano i capelli fuori, ma quelli dentro”. Ole gestisce un bar frequentato da quarantenni che son rimasti punk, come da noi potrebbe esserci un’osteria “Ai Pink Floyd”. Ma il prog in Italia e il punk nella Repubblica Ceca sono due cose diverse.
E anche Italia e Repubblica Ceca sono paesi diversi. Per noi il punk era protesta, per loro era resistenza a un regime. E questo ha fatto si che nei cechi il punk sia sopravvissuto alla gioventù. I cechi se lo sono portato dentro, oltre le vite rispettabili (che vanno in frantumi), oltre il lavoro rispettabile.
Questa è una delle cose più difficili da spiegare agli italiani. Si può essere dirigenti di banca e ascoltare i Dead Kennedys? Si può smettere giacca e cravatta per mettere il chiodo per andare a un concerto di un gruppo conosciuto da 25 persone, bevendo e fumando marijuana come non ci fosse un domani? In Italia è raro. In Repubblica Ceca è relativamente normale.
Ed è normale perché, nel passaggio da Cecoslovacchia e Repubblica Ceca, dal 1988 al 1993, tutto è cambiato ma qualcosa è rimasto, soprattutto a livello di cultura underground. Ed è rimasto a moltissime persone. E soprattutto, pur trasferendo il tutto nell’ex Germania Est, Jaroslav Rudíš è riuscito a trascriverlo in questo romanzo.
1988-1993: come il punk cecoslovacco diverge da quello polacco
Questo ci collega a uno dei problemi principali del tradurre un po’ tutta la letteratura ceca del post 1989. La letteratura ceca, in effetti, è rimasta molto specifica fino al 1989. Tutti gli scrittori cechi, pur diversissimi tra loro sono accomunati nello spirito di venire da una stessa nazione. Si potrebbe escludere Kundera. Ma si deve dire che quella nazione si è molto trasformata dal 1989, è andata molto avanti.
E così molti pongono l’accento sulla pochezza letteraria di molti nuovi scrittori (non a torto) e si fasciano la testa per l’assenza di “nuovi Kundera, Škvorecký e Hrabal” (con uno spirito curiosamente simile a quello delle scene indie e del metal). E non si accorgono che “nuovi Kundera, Škvorecký e Hrabal” non ce ne saranno più perché il contesto culturale è un altro. I confini sono caduti, la censura anche, la Repubblica Ceca non è la Cecoslovacchia.
E così gli scrittori perdono un po’ della loro voce originale, diventano internazionali, si globalizzano. E così saltano fuori i Miloš Urban che prendono il Pendolo di Focault e lo trapiantano in un thriller mitteleuropeo. E saltano fuori i Rudíš, che creano un legame indissolubile tra Repubblica Ceca e Germania, un legame fatto di punk e Wim Wenders. I tempi cambiano, le nazioni cambiano e i romanzi sono qui a ricordarcelo. Per fortuna.
10 romanzi cechi da leggere dopo Helsinki: altri capolavori di letteratura ceca
In occasione della 4° edizione, la “Settimana della cucina italiana nel mondo” allargherà in Repubblica Ceca lo spettro dei precedenti appuntamenti.
Alla promozione commerciale dei prodotti enogastronomici, gli eventi in programma assoceranno infatti l’approfondimento delle tante tradizioni eno-gastronomiche italiane da un punto di vista nutrizionale, ma anche sociale, a beneficio degli operatori cechi di diversi settori.
Coinvolte anche le scuole per presentare alle nuove generazioni della Repubblica Ceca la cucina italiana e il valore conviviale del mangiare, del condividere una buona tavola, variegata, equilibrata e sostenibile.
Partner dell’Ambasciata d’Italia per il 2019 è il Friuli Venezia Giulia, legato da secolari rapporti con le terre di Boemia e Moravia, e ancora oggi fra i territori italiani più conosciuti e frequentati dai turisti cechi.
Programma dettagliato 18-24 novembre: apertura, masterclass e degustazioni
Lunedì 18 novembre l’Istituto Italiano di Cultura ospiterà la cerimonia di apertura della Settimana con la conferenza “Dieta mediterranea e salute” del celebre medico nutrizionista e divulgatore televisivo Giorgio Calabrese. All’incontro, introdotto dall’Ambasciatore Francesco Saverio Nisio e dalla Direttrice dell’Istituto, Alberta Lai, parteciperanno accademici, nutrizionisti, dietologi, operatori del settore e rappresentanti dei media.
Il 19 novembre sarà la volta della sede praghese dei grandi magazzini Makro, dove lo chef toscano Emanuele Ridi, noto in Repubblica Ceca anche per le sue apparizioni televisive, insegnerà un semplice ed economico menù per alunni a venticinque cuochi di mense scolastiche ceche.
Nella medesima giornata gli stessi cuochi, insieme a rappresentanti di enti locali e di istituzioni sanitarie, assisteranno ad una presentazione dedicata all’Italia e alla filosofia slow food. Faranno parte dell’evento dimostrazioni pratiche sulla produzione artigianale di alcuni prodotti iconici della gastronomia del Belpaese. Fra questi pizza, gelato, pasta e pasticceria.
20 novembre: cinema ‘Ricette d’amore’ e degustazione Friuli Venezia Giulia
Il 20 novembre spazio anche al cinema, con la proiezione al kino Royal della pellicola “Ricette d’amore”, con Sergio Castellitto, cui seguirà una degustazione di prodotti tradizionali del Friuli Venezia Giulia.
Il 21 novembre salirà in cattedra lo chef friulano Massimo De Belli che nella scuola di cucina “Laboratorio” animerà una masterclass per chef italiani e cechi. Seguiranno alcuni piatti di sua preparazione ad una presentazione di vini della regione.
Menù speciali nei ristoranti praghesi con certificazione di ospitalità italiana
Sempre nel quadro della Settimana della cucina, dal 18 al 24 novembre alcuni ristorantipraghesi con certificazione di “ospitalità italiana” proporranno menù italiani dedicati alla rassegna.
Le sale liberty del kino Lucerna di Praga hanno ospitato oggi la conferenza stampa di presentazione del MittelCinemaFest 2019, il Festival centro-europeo del cinema italiano che taglia quest’anno il traguardo della VII edizione per la Repubblica Ceca.
A presentare l’iniziativa l’Ambasciatore d’Italia Francesco Saverio Nisio, la Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Praga, Alberta Lai e il Segretario generale della Camic, Matteo Mariani.
Il concerto di Fellini con la PKO Orchestra: 3 dicembre al Lucerna
Presente anche il Maestro Walter Attanasi che il 3 dicembre dirigerà l’orchestra PKO di Praga con un programma di musiche tratte dai più celebri film di Federico Fellini. Il concerto aprirà ufficialmente a Praga le celebrazioni per il centenario della nascita del grande regista.
“La rassegna 2019 del festival propone una selezione di opere di grandi registi e di autori emergenti, di commedie e film drammatici, che proietteranno gli spettatori in un’esperienza nel cinema italiano contemporaneo, specchio ed elemento di rifrazione dell’Italia dei nostri giorni” ha dichiarato l’Ambasciatore Nisio. Il diplomatico ha sottolineato il felice connubio tra istituzioni e comunità d’affari italiana che anche quest’anno ha permesso la realizzazione di un’iniziativa tra le più significative nel variegato panorama culturale della Repubblica Ceca.
Calendario MittelCinemaFest 2019: date e cinema a Praga, Ostrava e Brno
Il MittelCinemaFest 2019 verrà inaugurato il 28 novembre, nella Sala grande del cinema Lucerna, con il film “Quanto basta”, per poi fare tappa dal 5 all’8 dicembre al cinema Luna di Ostrava, e dall’8 al 9 dicembre al cinema Art di Brno.
La rassegna praghese offrirà al pubblico otto pellicole proiettate nel corso di quest’anno ai principali festival internazionali e recentemente alla Mostra del Cinema di Venezia.
Gli 8 film italiani in programma: dal 28 novembre al 4 dicembre
“Quanto basta” di Francesco Falaschi, (giovedì 28 novembre, ore 18:00 alla presenza del regista – replica il 1 dicembre alle 19:15)
“Compromessi sposi” di Francesco Miccichè (venerdì 29 novembre, ore 18.30, alla presenza del regista)
“Dafne” di Federico Bondi (venerdì 29 novembre alle 20.45)
“Il campione” di Leonardo D’Agostini (sabato 30 novembre, ore 18.30, alla presenza del regista)
“Il sindaco del rione Sanità” di Mario Martone (sabato 30 novembre, ore 20.45)
“Bangla” di Phaim Bhuiyan (lunedì 2 dicembre, ore 18.30)
“Il traditore” di Marco Bellocchio (lunedì 2 dicembre, ore 20.15)
“Momenti di trascurabile felicità” di Daniele Lucchetti (mercoledì 4 dicembre, ore 19.00)
Biglietti, orari e informazioni pratiche
La serata inaugurale vedrà come protagonista anche l’Agenzia Nazionale per il Turismo – ENIT e la promozione del territorio italiano. Tutti i film saranno proiettati in lingua originale con sottotitoli in ceco e in inglese, mentre i biglietti potranno essere acquistati on-line o alle casse dei singoli cinema.
Organizzano l’Ambasciata d’Italia a Praga, l’Istituto Italiano di Cultura, la Camic, l’ENIT, l’Istituto Luce Cinecittà e il cinema Lucerna. Collaborano il Comune di Praga, UniCredit, Ferrero, Segafredo, Hotel Alchymist di Praga, Fondazione Eleutheria, Italian Business Center e numerosi altri partner.
L’edizione 2019 del MittelCinemaFest si tiene nell’anno delle celebrazioni per il centenario dell’apertura della rappresentanza italiana a Praga e dell’avvio delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.
I tradizionali fuochi di capodanno a Praga ci saranno, anche se non saranno organizzati dal comune. A farsene carico sarà l’associazione Ohňostroje pro Prahu (Fuochi d’artificio per Praga).
Secondo quanto diffuso dai media, Ohňostroje pro Prahu aprirà a breve una raccolta fondi per organizzare i fuochi di capodanno.
Il consiglio di Praga ha deciso all’unanimità di eliminare i fuochi in agosto. La coalizione di Pirati, TOP 09, Stan e Praha Sobě hanno deciso di sostituire la tradizionale forma che celebra l’arrivo del nuovo anno con un videomapping.
Come donare per i fuochi di Capodanno a Praga 2025: il conto trasparente
Il comune di Praga in passato ha sempre collaborato con Ohňostroje pro Prahu per l’organizzazione dei fuochi, dunque l’associazione quest’anno ha deciso di continuare la tradizione in proprio. Se volete contribuire, potete fare una donazione al conto 2301702478/2010. Il conto è trasparente.
Gli organizzatori non hanno reso noto il luogo in cui la cerimonia avrà luogo dato l’atteggiamento ostile del Comune.
Fonte – La notizia è riportata da Žižkovské listy, che ci giunge in cartaceo e quindi non abbiamo link da darvi.
Ridisegnare il centro di Praga: i nuovi piani dell’IPR e Václavské náměstí
Ma i cambiamenti nel cuore di Praga, secondo l’Istituto di pianificazione e sviluppo di Praga (IPR – Institutu plánování a rozvoje hlavního města Prahy), potrebbero essere molto di più. Molti di questi progetti sono già in fase di sviluppo e alcuni sono già in attesa del permesso di costruzione. “Il filo conduttore è rendere il centro di Praga più verde, gradevole e piacevole per le persone”, si legge sul sito dell’IPR. Vediamo ora quali.
Václavské náměstí pedonale: il progetto di tram deviato e rigenerazione
Di rimettere a nuovo il Václavák si parla dal 2005 anche se fin qui si è fatto poco o nulla a causa di problemi burocratici. Il progetto prevede, come è ben noto, la reintroduzione del del tram nella metà superiore della piazza (il percorso sarebbe una deviazione del 9, da Hlavní nádraží passando per via Opletalova, Washingtonova, Wilsonova fino al Muzeum per poi rientrare nella piazza e proseguire fino a Vodičkova o oltre). Si tratta anche di una soluzione per congiungere in modo diretto via Vinohradská e Hlavní nádraží.
Questa modifica delle linee tranviarie porterà dei cambiamenti in tutte le aree circostanti. In primis, si prevede di fare del Václavák un’area totalmente pedonale. I lavori inizieranno nel 2022 nella parte alta e in primavera in quella bassa.
Stazione centrale di Praga: nuova viabilità e spazi verdi nel progetto IPR
Dopodiché, il progetto è quello di rendere meno caotica l’area tra la Stazione e il Museo nazionale, in particolare nella zona dell’Opera, migliorando sia la viabilità che i percorsi dei pedoni. Per i pedoni si dovrebbero aggiungere marciapiedi, aree verdi, e cambiare la pavimentazione dei passaggi pedonali sulla Magistrála (che in effetti si rischia parecchio ad attraversarla), fino a I.P. Pavlova.
Infine, ma non è che dovevamo venire noi o altri più autorevoli di noi a dirlo, deviare il tram sarà un’ottima occasione per “rivitalizzare il parco davanti alla stazione” (come probabilmente dicono all’IPR), ovvero “mandar via i barboni da Sherwood” (come dice un po’ chiunque).
Un altro Palladium e il “corso delle mura”
L’altro Palladium, tipo a 50 metri da quello che c’è già, dovrebbe sorgere tra la torre di Jindřišská e via Na Příkopě e dovrebbe essere anche “immerso nel verde”.
Il “corso delle mura” dovrebbe poi rendere pedonali (e con passaggio del tram) un’altra bella fetta di vie del centro, ovvero quelle che sorgono sopra l’antico fossato attorno alle mura della Città vecchia.
Il progetto è un po’ fumoso ad oggi, ma permane l’idea di “ampi marciapiedi e tanti alberi”. Comunque le strade che verrebbero unificate in questo enorme passaggio pedonale sono Revoluční, Na Příkopě (che è già il corso), 28. října e Národní třída. Non è propriamente chiaro se ci sarà una nuova linea di tram che congiungerà direttamente Náměstí Republiky e Národní třída, ma l’idea di rendere il centro di Praga sempre più ostile alle auto sembra abbastanza chiara.
Due giorni dedicati al fumetto hanno caratterizzato mercoledì 23 e giovedì 24 ottobre la XIX Settimana della lingua italiana 2019 organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Praga.
Davanti all’ambasciatore Francesco Saverio Nisio e alla direttrice dell’IIC di Praga Alberta Lai, l’amministratore della Sergio Bonelli Editore, Davide Bonelli, ha ufficializzato la donazione della collezione completa di Tex Willer alla Biblioteca dell’Istituto, insieme ad altri importanti titoli editi dall’etichetta di via Buonarroti come Dylan Dog, Dampyr e Martin Mystère che andranno ad arricchire il già cospicuo catalogo del settore.
Inoltre la Bonelli Editore ha donato all’Istituto un’esclusiva illustrazione, appositamente realizzata dal decano dei disegnatori di Tex: Giovanni Ticci.
Al taglio del nastro per l’inaugurazione della sezione “Fumetti” erano presenti anche l’imprenditore Giorgio Bonelli, lo sceneggiatore Mauro Boselli, il disegnatore Giorgio Giusfredi, autori di storie immortali dell’eroe western nato dalla matita e dalla fantasia di Gianluigi Bonelli, e il cantante Giampiero Anelli, in arte Drupi, amico della famiglia Bonelli e in particolare di Gianluigi, protagonista della canzone “La storia di Gianluigi B.”.
“Un eroe positivo italiano che ci accompagna da 71 anni”, ha sottolineato nel suo intervento l’ambasciatore Nisio a proposito di Tex Willer “e che continua ad appassionare varie generazioni di lettori. Un’eccellenza italiana che dimostra come anche il fumetto sia arte e letteratura degna di avere il suo spazio nei centri di cultura e nelle biblioteche”.
Incontro con autori Bonelli: Boselli e Giusfredi a confronto
Dopo la cerimonia del taglio del nastro, davanti a quasi 200 persone, la direttrice Lai ha aperto il dibattito con Boselli e Giusfredi, intervallato dalle domande del pubblico. Al centro del confronto la produzione fumettistica italiana, con i relatori che hanno intrattenuto i presenti con il racconto di aspetti particolari, aneddoti e curiosità della storia e dei personaggi dell’universo bonelliano.
Andrea Pazienza e Pentothal: la lezione di un maestro del fumetto underground
Giovedì invece è stata la giornata dedicata ad Andrea Pazienza, il grande fumettista e artista visivo morto a soli 32 anni dopo aver vissuto e studiato tra San Severo, Pescara, San Benedetto del Tronto, Bologna e Montepulciano.
Il giornalista e saggista Luigi Di Fonzo, autore del libro “Andrea Pazienza. Il mio nome è Pentothal”, ha aperto il suo intervento con la proiezione di un film inedito che mostra Pazienza, nel gennaio 1977, a Bologna mentre spedisce il plico con le prime tavole della sua prima opera “Le straordinarie avventure di Pentothal”.
Un pubblico molto attento ha poi seguito la proiezione delle tavole più significative che la rivista Alter Alter pubblicò tra aprile 1977 e luglio 1981 in dieci puntate. Un’opera prima che mette a fuoco lo straordinario talento di un ragazzo poco più che ventenne che portò le tensioni politiche e sociali e le problematiche giovanili a livello di arte.
Altre informazioni sulla Settimana della lingua italiana 2019 sul sito del MAE
Resti autentici della cortina di ferro in Repubblica Ceca: dove vederla
Čížov – cortina di ferro
Čížov: i resti più autentici della cortina di ferro in Repubblica Ceca
Vicino a questo piccolo villaggio a 20 km da Znojmo troverete alcuni tra gli ultimi resti della cortina di ferro vera e propria.
Mikulov – Memoriale per le vittime della cortina di ferro
Mikulov e Valtice: museo della cortina di ferro e memoriale delle vittime
Il memoriale per le vittime della cortina di ferro si trova a circa un chilometro dall’ex dogana sulla strada che va da Brno a Vienna. Molti tentativi di fuga dalla Cecoslovacchia hanno avuto luogo vicino a Mikulov. Oggi Mikulov è famosa per altri motivi, quindi se ci andate potete approfittarne.
Valtice – Museo della difesa dei confini
A Valtice, vicino a Mikulov, si trova un museo dedicato a tutti i sistemi di protezione dei confini statali dal 1918 ad oggi. La parte principale della mostra è però ovviamente incentrata sulla cortina di ferro. Ficino a Valtice inoltre trovate il villaggio di Úvaly, che durante la guerra fredda avrebbe dovuto essere abbandonato per la sua eccessiva vicinanza al confine. Il progetto alla fine non fu realizzato.
Il percorso della cortina di ferro
Jindřichův Hradec – Sentiero del XX secolo vicino a Nová Bystřice
Nová Bystřice e Nové Hrady: escursioni e musei all’aperto
Questa escursione sul confine ceco-austriaco può essere fatta in due percorsi (lungo e corto) e presenta lo sviluppo storico della regione nel XX secolo. Durante questo periodo, il territorio locale fu colpito più volte da drammatici cambiamenti politici.
Třeboň – Museo all’aperto della protezione dei confini statali a Nové Hrady
Inaugurato nel 2013, quello di Nové Hrady è un museo all’aperto sulla protezione del confine di stato. Il museo si trova in prossimità dell’ex ufficio doganale al confine con Nové Hrady – Pyhrabruck (Austria). Potete visitarlo durante un weekend a Třeboň.
Domažlice – Torre di avvistamento di Kurz a Čerchov
Domažlice e Šumava: torri di avvistamento e ricostruzioni della cortina di ferro
Si tratta della torre più alta della Foresta boema (Šumava). Può essere raggiunta in bicicletta o a piedi.
Kvilda: ricostruzione della cortina di ferro a Bučina
La ricostruzione della cortina di ferro, del 2008, è costituita da una barricate di filo spinato ricostruita e da altri elementi caratteristici. Vicino troverete anche il villaggio di Bučina, abbandonato durante la guerra fredda.
L’Istituto Italiano di Cultura di Praga (IIC) taglia il traguardo come primo luogo della cultura italiano all’estero a partecipare all’iniziativa nazionale delle famiglie al museo.
Accogliendo il tema di F@MU 2019, “C’era una volta nel Museo” l’IIC partecipa alla Giornata nazionale delle famiglie al museo con il proprio ventaglio di secoli che narrano una storia italiana nel cuore di Praga lunga oltre quattrocento anni.
La giornata interessa ogni anno centinaia tra istituzioni ed enti culturali d’Italia; è rivolta principalmente a famiglie con bambini di età compresa tra i cinque e gli undici anni, che per l’occasione saranno coinvolti in una speciale visita attiva.
Domenica 13 ottobre, infatti, l’Istituto aprirà le porte ai piccoli ospiti e alle loro famiglie, focalizzando l’attenzione sui propri spazi nel centro dell’Europa. Sarà offerto ai visitatori un percorso di grande respiro storico e artistico volto a riscoprire quelle radici che fanno della comunità italiana a Praga una delle più antiche presenti sul territorio. Un percorso tematico sulla vita dell’Istituto dalla fine del Cinquecento al XXI secolo attraverso antichi documenti d’archivio e lo splendore della propria architettura.
I ragazzi e la Congregazione dei Piccoli Italiani
Inoltre, i ragazzi parteciperanno attivamente alla costituzione di una “Congregazione dei Piccoli Italiani di Praga”. Il racconto dell’Istituto Italiano di Cultura si apre con le cronache della Congregazione Italiana di Praga, costituita nel lontano 1573.
Storia dell’ospedale degli italiani
Nata sotto il motto “Pro deo et paupere”, la Congregazione fu la prima istituzione di carattere laico a divenire un punto di riferimento per la numerosa comunità italiana di Praga, per la maggior parte costituita da architetti, muratori e scalpellini impiegati presso la corte imperiale.
Dediti alla solidarietà verso il prossimo, i congregati furono impegnati nell’aiutare le fasce più deboli della città senza alcuna distinzione di religione e nazionalità e, agli inizi del Seicento, eressero un luogo di carità presso il monte San Giovanni a Malá Strana, che prese il nome di Ospedale degli Italiani.
Nell’area dell’Ospedale fu anche eretta una cappella barocca, con volte in grisaille, consacrata nel 1617 e ancora parte integrante dell’Istituto. Nel corso dei secoli la Congregazione si distinse per la sua attività all’interno dello scenario urbano boemo. Questo attirò la benevolenza degli imperatori, da Rodolfo II in poi, che onorarono questo sodalizio con speciali privilegi.
Nel 1804 l’ospedale fu convertito in un orfanotrofio i cui bambini potevano non solo alloggiare, ma anche studiare e apprendere un mestiere. Infine intorno al 1942 i congregati decisero, di comune accordo con l’allora Regio Consolato Generale d’Italia a Praga, di cedere allo Stato italiano gli edifici di loro proprietà affinché si costituisse una nuova realtà dalla quale, nella seconda metà del ’900, nacque l’attuale Istituto Italiano di Cultura.