Per la nostra rubrica di interviste sugli italiani che si sono trasferiti in Repubblica Ceca, oggi incontriamo Simone Calabrese, attivo nel settore alberghiero.
Ciao Simone, raccontaci come sei arrivato qui.
Sono arrivato qui tramite mio padre, che aveva già aperto una azienda immobiliare ed edile negli anni ’90. Nel 2005 ho iniziato a gestire dall’Italia i primi cinque appartamenti che mio padre aveva dedicato al settore turistico. Quando poi abbiamo rilevato il primo hotel ho deciso di trasferirmi, nonostante alcuni pareri contrari. In quell’hotel ho fatto di tutto, compreso il receptionist e l’addetto alle colazioni. Ora di hotel ne gestiamo tre, oltre a due residence.
Quali sono le differenze tra l’attività alberghiera qui e in patria?
Sicuramente l’alberghiero ha molte più possibilità in Italia. Qui però c’è meno burocrazia, meno tasse ed è tutto più veloce. Il che può essere anche un ostacolo. Praga si evolve rapidamente e questo comporta una grande concorrenza tra le strutture, perché la città premia chi sa stare al passo con lei. Se pensate di trasferirvi a Praga, non pensate di venir qui a fare i signori come negli anni ’90, il vostro posto al sole dovete sudarvelo.
Questo vale solo per Praga?
Vale dappertutto, anche se devo dire che c’è una profonda differenza tra Praga e Repubblica Ceca. Con l’andare degli anni e il migliorare della situazione i praghesi sono diventati un po’ presuntosi, fuori c’è molta più spontaneità nelle persone, i „cechi di fuori“ sono semplici e cordiali. Ci sono anche differenze di prezzi ovviamente e fuori Praga costa tutto meno. Ma queste differenze ormai, si vedono anche all’interno dei 22 distretti della capitale: Praga 1 costa molto di più
Dunque sei stato accolto positivamente dai cechi?
Più che altro, ricordo che anche solo 5-10 anni fa ricordo che i cechi, anche i praghesi, avevano una certa sudditanza psicologica nei confronti degli occidentali. Si mantenevano sempre sulla difensiva ed erano timorosi. Ora invece si sentono arrivati, e lo sono, la transazione dall’economia comunista a quella di mercato è pienamente conclusa ormai.
Ne sei convinto? Come è accaduto secondo te?
Certo! La Boemia, o anche la prima repubblica Cecoslovacca (1918-1938, ndr.), era comunque una nazione molto avanzata. Basti pensare che Škoda, Bata e Koh-i-noor, aziende famose in tutto il mondo, sono nate qui, e non solo a Praga. Senza dimenticare la birra. Dunque nel 1989, e anche dopo la scissione dalla Slovacchia, questo paese poteva già contare su basi solide. Ma ancora, i cechi hanno saputo intuire la direzione del mercato, ad esempio riguardo la tecnologia e l’avvento di internet. Il caso più lampante è l’antivirus Avast.
Domanda tradizionalmente spinosa. Parli il ceco?
Sì lo parlo, anche se non come vorrei. Comunque sono praticamente indipendente e riesco a sbrigarmela in quasi tutte le situazioni (ad esempio, in ospedale preferisco l’inglese, per ovvi motivi). Non mi prenderanno mai per ceco, ma continuo a perfezionarlo e spero di arrivare ad un livello sempre migliore.
Ritieni che sia utile conoscere la lingua?
Al di là delle zone turistiche non sempre ci si trova davanti a persone in grado di parlare inglese. E questo vale per Praga, figuriamoci fuori, ma è così in tutti i paesi e noi italiani siamo un caso lampante. Ma basta anche fare la spesa, non è detto che le cassiere sappiano l’inglese. Certo, alla cassa puoi farti capire a gesti, ma vivere in questo un paese senza saperne la lingua ti porta in una situazione di handicap quasi costante.
Se pensate di passare qualche giorno a Praga, le strutture Oikes possono rispondere a qualsiasi esigenza. Il sito inoltre è in sei lingue ed è semplice da usare.