Italiane a Praga: l’esperienza di Alice Raffa alla European development agency

Oggi incontriamo Alice Raffa, stagista presso la European development agency. Un'intervista che può interessare tutti i neolaureati e un ottimo modo per confrontare le difficoltà di integrazione tra paesi più o meno simili all'Italia.

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Italiane a Praga: l'esperienza di Alice Raffa alla European development agency

Oggi incontriamo Alice Raffa, stagista presso la European development agency.

Un’intervista che può interessare tutti i neolaureati e un ottimo modo per confrontare le difficoltà di integrazione tra paesi più o meno simili all’Italia.

Cosa ti ha condotto qui a Praga e cosa ti ha portato verso la scelta di restare?

Inizialmente quella di Praga non è stata una scelta troppo ponderata: dopo la specialistica ho iniziato a mandare il mio curriculum in giro per l’Europa e la Evropská rozvojová agentura (European development agency) di Praga è stata la prima a reagire positivamente. Ho semplicemente fatto i bagagli e sono partita. Quella di restare invece è stata una decisione, ma come non farlo, in una città così stimolante e dinamica? C’è sempre qualcosa da fare, anche dal punto di vista culturale. Oltre al fatto che il mercato del lavoro è in piena espansione, il che ti dà una certa sicurezza quando sei a caccia di una nuova occupazione.

Secondo te quali sono le prime mosse da fare, come studente, una volta arrivati qui?

Beh decisamente occuparsi delle questioni pratiche, in primis l’abbonamento ai mezzi, un numero di telefono ceco e un conto in banca. E ovviamente iscriversi ai gruppi di FacebookItaliani in Repubblica CecaoAmici della Repubblica Ceca“, ma anche gruppi per expats di lingua inglese: li trovo estremamente utili sia per conoscere gente quando si è nuovi in città, che per risolvere questioni pratiche meno semplici, come la ricerca di un appartamento.

Come valuti la tua esperienza a Praga nel complesso?

Più che positivamente. Penso che l’unico neo per me sia la lingua, dato che non ho avuto il tempo di imparare il ceco. Ritengo che per il breve periodo non sia strettamente necessario, ma se si vuole interagire davvero con la gente locale è indispensabile.

Secondo te l’apertura di una Frikárna (cioé un posto dove si fa il frico) a Praga può essere una buona idea?

È un’eccellente idea, come ho potuto non pensarci prima? Innanzitutto va perfettamente incontro ai gusti locali: patate + formaggio + cipolla, ovvero tutto ciò che è tendenzialmente presente nel pasto del ceco medio. E in secondo luogo, non m’importa se i cechi non ci vanno, prometto che ci verrò a mangiare tutte le settimane se ne apri una.

Hai trovato delle difficoltà nell’ambientarti, o ci sono state cose che ti hanno messo a disagio?

Beh sicuramente quando non parli la lingua locale, l’atteggiamento ceco sulle prime non aiuta a farti sentire ben accolto, forse anche perché noi italiani siamo abituati a un certo calore nel modo di fare. Ma penso che probabilmente conoscendo la lingua le relazioni possano nettamente migliorare.

Tu hai vissuto anche in Spagna. Quali sono le principali differenze di adattamento tra i due paesi?

Per un italiano ambientarsi in Spagna è molto più semplice. Quando vivevo a Salamanca la gente locale mi diceva sempre “los italianos y los españoles son hermanos”, cioè siamo due popoli fratelli, estremamente simili, nel bene e nel male. Di conseguenza entrare in sintonia con le persone del luogo è stato immediato, oltre al fatto che per noi imparare lo spagnolo è una barzelletta, mentre con il ceco sono cavoli amari. La differenza è che in Spagna potevo avere una conversazione in posta con l’ottuagenaria di turno, cosa che mi faceva sentire perfettamente integrata, mentre qui non posso farlo.

Secondo te gli italiani del nord hanno meno problemi ad acclimatarsi in ČR rispetto a quelli del sud? (Son cose che sentii in giro, ndžo)

È possibile. Da friulana posso dire che il friulano medio è, socialmente parlando, molto più simile ai cechi che a molti italiani del centro e sud Italia, quindi è meno turbato dall’aura di freddezza di cui parlavo prima. Anche a livello culinario siamo avvantaggiati, dato che in comune abbiamo molti ingredienti e la (squisita) pesantezza dei piatti.

Ci sono invece cose della ČR che ti sono piaciute particolarmente?

Premettendo che la mia conoscenza della Repubblica Ceca è limitata in quanto di rado sono uscita da Praga per fare turismo… La capacità di gestione dei mezzi pubblici: puoi arrivare quasi ovunque, all’ora che vuoi, a un prezzo basso e ben poche volte mi è capitato di assistere a guasti. Un’altra cosa è la presenza del verde. Praga, nonostante sia una capitale, non è stressante e caotica, secondo me anche grazie alla presenza di tanti bellissimi parchi in cui puoi andare a passeggiare e rilassarsi se il tempo lo consente.

Ci sono cose che consiglieresti assolutamente di fare a chi resta in ČR per tre mesi?

Esplorare tutti i locali possibili della capitale (sia bar notturni, che ristorazione che caffetteria), ce ne sono di particolarissimi e inimmaginabili. Sfruttare al massimo i bassissimi costi dei mezzi per vedere tutti i dintorni e non solo Praga. E mangiare senza timore dello shock culturale, i cibi sono diversi, ma non per questo meno buoni!


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