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Altra Praga: Nuselský most, il ponte di Nusle

Dagli anni ’70 collega Pankrác e IP Pavlova. Il ponte di Nusle (Nuselský most o Nuselák) è fondamentale per il trasporto a Praga, ma è anche un luogo dove si sono verificati più di 200 suicidi.

Lungo 485 metri, largo 26 e alto 40, il Nuselský most non è solo un ponte, ma un vero e proprio punto di riferimento all’interno dell’intricata giungla urbana di Praga. Il ponte di Nusle connette Pankrác alla Città Nuova tramite un’autostrada a sei corsie e la linea metropolitana C.

Ma oltre ad essere una struttura fondamentale per i trasporti, negli anni è diventato tristemente famoso per essere stato lo scenario di svariate tragedie: si stima che almeno 200 persone si siano tolte la vita gettandosi dal Nuselák, che si è guadagnato così il secondo soprannome di “Ponte dei suicidi”. Sì, quelle alte ringhiere che vedete passando non servono a bloccare le auto e impedire che caschino in caso di incidente; servono solo ad impedire alla gente di buttarsi sotto.

Socialista ma non troppo

A dispetto dell’estetica brutalista e del suo inserimento nella Magistrála, l’arteria stradale fortemente voluta dal regime socialista per tagliare in due la città e velocizzare il traffico, quella del Nuselák non è un’idea socialista.

Questo perché, nonostante sia stato inaugurato all’inizio degli anni ’70, la capitale boema stava pensando a un ponte sopra Nusle da più di cento anni. Già nel 1893 si era iniziato a pensare a come costruire un’infrastruttura che attraversasse la valle del Botič passando sopra al quartiere.

Dagli inizi del Novecento fino allo scoppio della seconda guerra mondiale vennero indetti anche dei concorsi rivolti agli architetti della nazione. A uno di essi partecipò anche Jan Kotěra, architetto famoso da queste parti soprattutto per aver costruito la villa dei Baťa a Zlín, la facoltà di diritto di Praga e la casa al numero 12 di piazza Venceslao. Ma nessuna delle proposte avanzate in quegli anni ebbe successo.

La vera svolta arrivò negli anni ’60, periodo in cui Praga ricominciò ad espandersi a vista d’occhio, inglobando i comuni limitrofi.

L’altopiano di Pankrác iniziò a riempirsi di nuovi paneláky e l’idea di costruire un ponte sulla valle del Botič divenne una necessità reale. Si organizzò un altro concorso, vinto da un trio di architetti composto da Vojtěch Michálek, Stanislav Hubička e Svatopluk Kobr. I lavori iniziarono nel 1967.

Nel ’68, in concomitanza con la Primavera di Praga, si fece strada l’idea di includere una linea metropolitana nel progetto. L’idea originale infatti prevedeva che sotto al ponte ci passasse il tram. Il ponte, così com’era, non sarebbe mai riuscito a reggere la metro e per questo si effettuarono dei lavori aggiuntivi per rinforzarne la struttura. In ciascuno dei piloni furono inserite delle barre d’acciaio da 700 tonnellate.

Il 22 febbraio del 1973 il ponte viene inaugurato in concomitanza con le celebrazioni per il 25esimo anniversario del Febbraio vittorioso (Vítězný únor, la presa di potere dei comunisti, ne dovremo parlare).

Piccole curiosità sul ponte di Nusle

Inizialmente il ponte era stato chiamato “Klement Gottwald” in onore dell’ex presidente cecoslovacco e leader del partito comunista. Fu solo nel 1990 che venne ribattezzato “Nuselský”, togliendo così ogni sfumatura politica dal nome.

Durante l’erasmus del 2006 diversi cechi che incontrarono il vojvoda gli dissero che il Nuselák sarebbe crollato entro il 2012 a causa di problemi strutturali. In realtà è ancora lì.

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Emanuela Figliuolo
La Ba(o)rbona - Originaria dei monti sicani, alterna la vita nell'isola natìa con lunghi soggiorni nella Mitteleuropa. La sua natura filo-gitana e la scarsità di risorse la portano a non avere fissa dimora e a familiarizzare con tutti i divani, materassini gonfiabili e brandine del vecchio continente. In realtà è una spia segreta, ma neanche lei si ricorda per quale governo. In ogni caso, se le offrite una pacca sulla spalla e un carboidrato a vostra scelta riuscirete a portarla dalla vostra parte. Quando le chiedono cosa l'abbia portata in Boemia risponde sempre "Flixbus" e non capisce perché questa risposta non sia soddisfacente. Per Italia Praga One Way fa quello che gli altri non hanno mai avuto il coraggio di fare: accollarsi il lavoro arretrato e defenestrare dalla Žižkov Tower tutti coloro osano definirla un brutto edificio.

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