Giancarlo Forte Sv. Anny

Cercando di avere un quadro sempre preciso e aggiornato intorno all’emergenza Coronavirus, abbiamo intervistato Giancarlo Forte, vice-direttore del Centro internazionale di ricerca clinica (ICRC) dell’ospedale Svaté Anny (FNUSA) di Brno.

Buongiorno dottor Forte e grazie del suo tempo. Anzitutto le chiedo di illustrarci la sua attività in tempi “normali” e come è cambiato il lavoro, suo e del suo gruppo di ricerca a causa del Coronavirus?

Il Centro internazionale di ricerca clinica (Mezinárodní centrum klinického výzkumu ICRC) è un Istituto di eccellenza con circa 470 dipendenti, di cui quasi un terzo stranieri, dedicato alla ricerca clinica creato grazie a finanziamenti della comunità europea e del governo ceco meno di 10 anni fa. Io ne sono il vice-direttore. Contestualmente dirigo il Centro di Medicina Traslazionale (CTM, www.fnusa-ctm.org). L’Istituto si occupa di fare ricerca pre-clinica e clinica nell’ambito cardiologico, neurologico, immunologico e oncologico in stretto contatto con i reparti dell’ospedale Sv. Anny.

Da un lato conduciamo studi prettamente clinici che coinvolgono i pazienti e la sperimentazione di nuovi farmaci e terapie. Dall’altra studiamo i processi che portano allo scompenso cardiaco oppure alle malattie neurodegenerative, ai tumori o alle malattie del sistema immunitario partendo direttamente da cellule e tessuti dei pazienti. Questo ci permetterà nel lungo termine di disegnare terapie personalizzate per i pazienti. Per fare questi studi, utilizziamo tecniche di biologia molecolare e ingegneria genetica molto avanzate, ma anche studi epidemiologici su grandi gruppi di pazienti.

Questi approcci tornano utili in un’emergenza come quella creata dal diffondersi del COVID-19. Devo dire che tutto il team dell’ICRC (del quale fanno parte molti italiani) ha offerto volontariamente il proprio contributo per far fronte all’emergenza.

Il suo Istituto è parte dell’ospedale Sv. Anny, che è uno degli ospedali cechi dedicati al Coronavirus. Come si sta preparando l’ospedale?

Nel momento in cui l’ospedale Sv. Anny è stato indicato come punto di riferimento per l’emergenza COVID-19, le attività di ricerca di ICRC sono state sospese. Tutto il personale è stato precettato per attività direttamente o indirettamente collegate all’emergenza. I medici sono stati reclutati per la prima risposta, i biologi molecolari e i tecnici si dedicheranno alla diagnostica molecolare sui campioni dei pazienti e alla produzione di disinfettanti. Il personale amministrativo è già impegnato nell’orientamento di pazienti e familiari, oppure si prende cura dei figli dei medici e ricercatori impegnati nell’emergenza.

Accanto a queste attività di immediata necessità, abbiamo già iniziato degli studi sulla suscettibilità della popolazione della Moravia all’infezione da Coronavirus. Da anni ormai, il nostro Istituto segue una coorte (si chiama così in gergo tecnico) di migliaia di cittadini della Moravia. I loro dati sono una straordinaria risorsa per poter studiare la diffusione del virus e, potenzialmente, prevenirla. Per esempio, molti ormai sanno che il virus utilizza un recettore specifico (ACE2) per entrare nelle cellule umane. Grazie a questo database di dati clinici, sarà per noi immediato studiare se pazienti che hanno più o meno copie di questo recettore siano più esposti all’infezione.

L’omologo praghese del FNUSA è l’ospedale Homolka. Tutte le sue attività non connesse al Coronavirus sono state trasferite a Motol. Esiste un ospedale a Brno che ha “rilevato” le attività dello Sv. Anny non connesse all’epidemia?

Per il momento le attività di ricerca in laboratorio sono sospese. I ricercatori sono stati invitati a lavorare da casa, in attesa di ulteriori istruzioni. Molti di loro hanno risposto in maniera entusiastica alla richiesta di aiuto giunta dall’ospedale e si stanno già adoperando per contribuire all’assistenza e alla diagnostica. Sono sicuro che i nostri vicini della Masarykova Univerzita e della CEITEC (anche loro in stato di emergenza) saranno contenti di fornire sostegno alle nostre attività’ di ricerca appena sarà possibile riprenderle.

Per quanto riguarda i pazienti, sono stati trasferiti principalmente al FN Bohunice.

Ritiene che la Repubblica Ceca sia ben preparata a fronteggiare il possibile peggioramento dell’epidemia?

La risposta del governo all’emergenza è stata puntuale. Nei prossimi giorni sapremo se sarà stata anche efficace. La quarantena, per quanto sia una soluzione dolorosa, è temporanea. Ed è l’unico modo per rallentare la diffusione di un virus che non conosciamo e che creerebbe problemi serissimi al sistema sanitario ceco. D’altro canto, l’idea di imporre le mascherine a tutta la popolazione è stata geniale, nella sua semplicità. Parte dal presupposto che tutti siamo potenzialmente infetti e ricorda allo stesso tempo di mantenere le distanze.

Oltre che del vaccino si parla di trovare farmaci o sostanze efficaci contro il Coronavirus. Per questo nelle ultime settimane si è fatto un gran numero di nomi astratti per noi profani (Favipiravir, Interferon Alpha 2b, Remdesvir). Qual è la situazione effettiva, se si possono tracciare delle stime di base?

Le notizie attuali sono piuttosto confuse, spesso inframmezzate da falsità e esagerazioni. Le uniche certezze vengono dai primi studi clinici (qui uno di pochi giorni fa realizzato in Francia lo trovate a questo link) che alcuni laboratori ospedalieri stanno realizzando soprattutto con farmaci che controllano la risposta immunitaria. Tra questi uno – idroclorochina – appare promettente. È un farmaco anti-malarico in uso da decenni per il trattamento di alcune malattie auto-immuni. È stato appena approvato per l’uso clinico su Coronavirus negli Stati Uniti e potrebbe rappresentare una soluzione a breve termine. Siamo chiaramente lontani dal rilascio di un vaccino efficace, anche se tanti sono in fase di sperimentazione.

A proposito, è interessante far notare a chiunque avesse la tentazione (come è accaduto in passato) di rinnegare la valenza clinica e sociale dei vaccini su larga scala, che quello che stiamo vivendo oggi a causa della diffusione di COVID-19 accade soltanto perché si tratta di un virus con il quale non siamo mai venuti a contatto prima e non abbiamo ancora un vaccino a disposizione. Abbiamo rischiato già in passato di avere la stessa situazione e sicuramente accadrà di nuovo in futuro. Questo Coronavirus non è particolarmente aggressivo. Il morbillo, la parotite (orecchioni), il vaiolo sono molto più aggressivi. In assenza di campagne vaccinali puntuali farebbero disastri forse peggiori.

Lei ha vissuto in Giappone. Nelle ultime settimane si è detto che i paesi asiatici sono più abituati a malattie simili a questa che si ripresentano abbastanza regolarmente e quindi sono più abituati a gestire situazioni come questa. Cosa può dirci in proposito?

In questi giorni di quarantena forzata ho avuto modo di riflettere sul fatto che periodicamente i paesi asiatici, ma anche l’Africa e il Sud America vanno incontro a epidemie delle quali noi, in Europa, sentiamo soltanto parlare distrattamente. Tra le altre cose evitiamo ogni anno epidemie di influenza perché i ricercatori fanno un lavoro incredibile per mettere a punto il vaccino che poi noi troviamo pronto in farmacia.

Le epidemie da SARS, aviaria, MERS in passato hanno avuto qualche evidenza sui mass media per brevi periodi, ma le abbiamo prontamente dimenticate perché non ci hanno toccati direttamente. Ma abbiamo rischiato che facessero danni enormi.

A questo riguardo, mi piace raccontare un aneddoto che aiuta a mettere la pandemia da Coronavirus attuale in prospettiva. Durante gli anni in cui ho lavorato in Giappone, notai che i laboratori e gli uffici si svuotavano periodicamente. Metà delle persone, scoprii, era a letto o in ospedale a causa di un virus stagionale, il Norovirus. La maggior parte di queste persone tornavano a lavoro dopo una settimana, dopo essere molto dimagriti, a causa dei sintomi gastroenterici che il virus causa. Il sistema  sanitario giapponese ogni anno affronta questa emergenza, ma nonostante questo il virus, di cui molti di noi non hanno mai sentito parlare, causa circa 200 mila morti l’anno. I giapponesi non sono costretti alla quarantena nel periodo del Norovirus, perché il sistema è pronto ad affrontarlo.

Questo è vero anche per una serie di altre epidemie che periodicamente affliggono zone remote del mondo. Non so quando, ma questa pandemia passerà. Bisognerà limitare i danni e prepararsi ad essere pronti per le future evenienze.

Lei è il secondo italiano attivo in un centro di ricerca medica avanzata che mi trovo a intervistare qui in Repubblica Ceca. Ma quanti siete?

Che io sappia, qui in Repubblica Ceca siamo soltanto in due. Ma entrambi, come tanti altri connazionali che fanno onore alla nostra patria all’estero, portiamo con orgoglio il nome dell’Italia nel mondo.

Considerazioni finali?

Per concludere, vorrei evidenziare come la pandemia da coronavirus che stiamo affrontando dovrebbe ricordarci l’importanza della ricerca. Recentemente la politica e l’opinione pubblica in tutto il mondo si sono interrogati sulla possibilità’ di ridurre gli investimenti per la ricerca di base, quella ricerca che sembra non avere effetti immediati sull’economia.

Chissà che la prossima volta un biologo impegnato a studiare i virus dei pipistrelli o dei pangolini non ci salvi da un pericolo globale che potrebbe mettere in dubbio tutte le nostre certezze.

Oltre a Giancarlo Forte, abbiamo intervistato anche l’immunologo Luca Vannucci

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Il Vojvoda | Friulano di nascita, parla 9 lingue e scrive in 4 alfabeti. Ha studiato metallistica all'università di Hedlund e seguito le lezioni del professor Krull. Alimenta la fiamma di Trockij, si è stabilito a Praga nel 2011. All'epoca stava fuggedo dalla Russia, dove aveva tentato di sabotare la rielezione di Putin. Riparato a Vienna ha provato a convincere gli austriaci a riprendere le loro terre, stabilendo però il parlamento al Karlmarxhof. Fallito anche questo tentativo, si è stabilito a Praga dove lo aveva invitato il suo amico Egon Bondy. Potete trovarlo a Žižkov travestito da Major Zeman. Per italia praga one way fa il favellatore di lingua ceca e riceve mezzo chilo di halušky al mese (con la bryndza e la slanina, mica quelli coi crauti).

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