Italiani a Praga: Luca Vannucci, direttore del Laboratorio di Immunoterapia Coronavirus

Dato il tema imperante del Coronavirus e dato che la Repubblica Ceca ci sta cadendo dentro a piè pari, abbiamo intervistato Luca Vannucci (qui intervista personale completa), direttore del Laboratorio di Immunoterapia all’Accademia delle Scienze Ceca a Praga, per avere un quadro non tanto sulla situazione in cui ci troviamo, quanto sulla patologia in sé.

Buongiorno Luca e grazie per il tuo tempo. Cominciamo dalla solita domanda: che cosa c’è da temere di questo Coronavirus ed è giusto averne paura?

Il Coronavirus che sta provocando la pandemia è nuovo, inizia provocando come un’influenza che però può progredire in polmonite anche molto grave a seconda dei soggetti colpiti. È una malattia nuova e per questo se ne sa ancora poco. Continuamente le nostre idee si modificano con l’aumento delle informazioni che vengono raccolte e divulgate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalle singole nazioni colpite, tramite i ministeri della Salute. Iniziano inoltre ad esserci prime pubblicazioni scientifiche su aspetti particolari, per esempio la costituzione genetica del virus. Per le sue capacità mutazionali ci sono due ceppi principali, l’iniziale del passaggio da animale a uomo e un secondo meglio adattatosi all’uomo e attualmente il più diffuso. Tuttavia un quadro più preciso da mettere nei libri di studio dei medici è ancora da definire. Questo è un primo problema nella gestione dell’infezione, perché ancora non ne conosciamo bene tutte le caratteristiche e le dinamiche.

In secondo luogo, i Coronavirus (tutti, non solo questo) sono soggetti a frequenti mutazioni. Molte sono minime ma alcune possono avere conseguenze decisive sulla natura del virus. Possono renderlo più o meno grave e dunque al momento non è dato sapere se e come questo Coronavirus evolverà.

In terzo luogo, poiché si tratta di un virus nuovo, nessuna persona sul pianeta ha degli anticorpi per proteggersi, perché non l’ha mai incontrato prima. In sostanza, seppure con le profonde differenze elencate prima, prima o poi ogni essere umano ne verrà contaminato.

Infine, un problema davvero serio e concreto è che in assenza di difese immunitarie in tutto il genere umano contro questo nuovo virus, il virus stesso può diffondersi senza ostacoli e rapidamente. Se la progressiva diffusione è lasciata incontrollata, il crearsi in blocco di un numero troppo elevato di infettati, e quindi anche di molti più casi gravi che tutti insieme necessitino di ospedale e/o terapia intensiva, può ingorgare il sistema ospedaliero (che ha limiti in letti ordinari e di unità di terapia intensiva previsti sull’incidenza annua delle varie patologie per zona), con rischio concreto di portare al collasso del sistema sanitario di una nazione. Stiamo vedendo quanto sia già impegnativa la situazione in Italia nonostante i provvedimenti presi e non è detto che possa essere meglio nel contesto internazionale.

Per cui quello che deve essere tentato in ogni modo è di evitare picchi di malattia con grossi numeri di pazienti gravi in blocco, e spalmare su più lungo periodo l’evoluzione dei contagi in modo da rimanere sempre al disotto della soglia critica di disponibilità ed efficienza dei sistemi sanitari di ciascuno Stato. Insomma, assicurarsi che non si arrivi a mancanza di letti per tutti. Per questo il rispetto delle restrizioni stabilite per ridurre il contagio è necessario.

Schema di contenimento dell’epidemia. 

Quindi non è proprio una comune influenza. Quali sono le differenze?

Infatti. Sebbene questo Coronavirus sia apparso all’inizio provocare una malattia con caratteri simili all’influenza non significa che sia effettivamente una comune influenza. Mentre all’inizio i primi dati rendevano dubbio il grado di aggressività della malattia perché sembravano somigliare a quelli di un’influenza intensa, con l’accumularsi dei casi è emerso che la malattia era più grave. Può presentarsi con gradi diversi di intensità perché alcuni possono sviluppare subito difese efficienti e uscirne pressoché indenni. Per altri più deboli la situazione è molto più seria. Ad oggi non possiamo dire quali siano di fatto le percentuali effettive in questa casistica (quanti siano gli asintomatici e quelli in cui il virus provoca forme leggere confondibili con influenza, e quindi non testati, rispetto a quelli con conseguenze serie di cui invece sentiamo il conteggio sui bollettini).

Hai nominato gli asintomatici. Cosa si intende per asintomatico?

Appunto che non sviluppa sintomi. Poi ci sono individui in cui il virus si manifesta come una leggera influenza. Un po’ di stanchezza, magari una linea di febbre e poi si riprendono. Questo è un ulteriore problema perché la stragrande maggioranza dei test vengono fatti sui casi evidenti che hanno febbri alte e problemi respiratori. Gli asintomatici e i lievemente sintomatici non si rendono conto di averlo. Quindi possono andare al giro e diffonderlo.

Si ha un’idea di quanti siano gli asintomatici?

Non essendo possibile testarli, ovviamente no. Lo sapremo solo fra un po’. Per esempio, da dati italiani attuali, quelli individuati nei gruppi di persone positive messe in quarantena per contatti con malati risultano circa un 40%.

È possibile delineare un profilo di chi rischia maggiormente di contrarre questo Coronavirus in forme gravi?

Premetto che la risposta esula da eventuali mutazioni, come detto prima.

Rischia chi è immunologicamente più debole o portatore di altre malattie croniche come i diabetici, cardiopatici, bronchitici, oncologici ecc. Un elemento interessante, che a molti sfugge, è il grado di esposizione al virus. In sostanza, viaggiare in un vagone del tram in cui c’è una persona infetta che tossisce a tre metri è molto diverso da prendersi uno starnuto in faccia. Nel primo caso sei esposto a una quantità di virus estremamente inferiore [non avendo anticorpi lo prendete comunque, quindi non andate ad affollare i tram, birbaccioni n.d. IP1W] per cui l’organismo può riuscire a prendere delle contromisure in modo abbastanza efficiente. Nel secondo l’esposizione è subito alta e il rischio pure.

Il virus non salta addosso alle persone. Si prende per contatto da persona a persona o toccando oggetti contaminati. Si è notato che i bambini riescono a farvi fronte senza grossi problemi. Per il resto dipende comunque dalle difese immunitarie del singolo. Ci sono ad esempio anziani con delle ottime difese immunitarie e persone molto più giovani che non le hanno allo stesso livello.

C’è differenza tra virus e batteri. Che cos’è, dunque, un virus?

Il virus è una particella non vivente dotata di una molecola di codice genetico. Questa molecola si attiva solo se entra nelle cellule di una persona dove trova tutto il necessario di cui non dispone normalmente per potersi moltiplicare. Una volta attivato inizia a invadere l’organismo. Il sistema lo può bloccare con l’aiuto di eventuali terapie. Finché noi non permettiamo l’introduzione di queste particelle inerti non ci ammaliamo. A questo servono tutte le norme stabilite, perché dipende solo da noi aumentarne o diminuirne la trasmissione.

La Repubblica Ceca è tra i paesi che dopo l’Italia ha introdotto le misure più restrittive. Cosa ne pensi?

Sono necessarie! In un paio di settimane i casi si sono rapidissimamente moltiplicati e la progressione potrà essere simile a quella di altri Stati. Queste misure sono volte ad evitare picchi di malattia troppo elevati che si potrebbero verificare, come prevedibile, nei prossimi giorni e settimane.

Alcuni sostengono che il Coronavirus si indebolirà col caldo.

Non è detto. Di fatto si è sviluppato in un luogo molto vicino a zone calde [segnaliamo che Wuhan è a sud di Tripoli e sullo stesso parallelo del Cairo n.d. IP1W] quindi al momento non è dato fare previsioni certe.

Posizione di Wuhan

Quindi quando ce ne libereremo?

Teniamo conto che a Wuhan il Coronavirus ha iniziato a girare probabilmente da ottobre quando è mutato in maniera di adattarsi agli uomini. Di fatto il picco serio a Wuhan è arrivato con gennaio ed ora, a inizio marzo, la zona ne sta progressivamente uscendo. Da noi potrebbe andare meglio in forse 2 o 3 mesi, dipende dai contagi e da eventuali cambiamenti del virus.

Ulteriori considerazioni?

Desidero ripetere che per proteggersi e evitare la diffusione è bene lavare e disinfettare le mani frequentemente, evitare contatti ravvicinati e gruppi, seguire le norme igieniche per chi tossisce o starnutisce e cercare di restare a casa, soprattutto i più compromessi. L’uso della mascherina può essere indicato per i soggetti con già problemi di salute e in quelli in cui cominciano sintomi di tipo influenzale per proteggere gli altri.

Allungare i tempi di diffusione del virus può dare più tempo per trovare nuove terapie e renderle applicabili a più persone con sintomi gravi, contribuendo a ridurre la mortalità.

Non angosciarsi: non serve a niente.Guardiamo con realismo e con calma fattività la situazione. Come sono passate tante altre situazioni difficili anche questa passerà, con il contributo attivo di tutti e guardando al domani rimboccandosi le maniche perché ci sarà da darsi daffare.

Oltre a Luca Vannucci, abbiamo intervistato anche il biologo molecolare Giancarlo Forte

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