Massimo Canepa in un disegno di Tiziano Marasco
Massimo Canepa in un disegno di Tiziano Marasco

Italia Praga one way incontra Massimo Canepa, che racconta la sua esperienza quasi trentennale in Repubblica Ceca

Quando sei arrivato in Repubblica Ceca?

Sono arrivato in Repubblica Ceca per la prima volta nel lontano 1993. Posso essere considerato a pieno titolo uno dei padri fondatori ancora viventi (per il rotto della cuffia, ndr) della comunità italiana. Inizialmente sono rimasto qualche mese e poi ho preso la decisione definitiva di trasferire la mia vita qua il 10 aprile 1994.

Massimo Canepa sulla sua Vespa Piaggio a Praga
Massimo Canepa sulla sua Vespa Piaggio

Tu però non vivevi in una delle città principali, bensì a Příbram. Come sei finito in quella città di m…inatori?

Ho avuto una proposta di lavoro come dirigente in Repubblica Ceca dall’azienda per cui lavoravo in Italia. Avevano appena acquisito una fabbrica di carpenteria pesante proprio a Příbram. A Praga venivo spesso, ma mi resi conto che non era possibile fare avanti e indietro ogni mattina per andare a lavorare a Příbram. Sono solo 60km, ma le ore di lavoro erano tante e quelle di svago altrettanto. Decisi così di non stabilirmi a Praga.

Come fu l’impatto con il mondo del lavoro ceco, all’epoca in fase di marcata transizione dal sistema comunista a quello capitalista?

Mi aspettavo di trovare una fabbrica con tecnologie obsolete, invece fui sorpreso dalla modernità delle strutture, delle tecnologie a disposizione e dalle imponenti dimensioni dell’azienda. Dall’altro lato però c’erano delle gravi carenze a livello organizzativo.

Cosa intendi?

Beh, basti pensare che la fabbrica aveva 2,000 dipendenti così ripartiti: 1,400 negli uffici di amministrazione e solo 600 in produzione. Capirete da voi che si trattava di uno stipendificio tenuto in piedi da contributi statali. I bilanci dell’azienda erano sempre in perdita e questo sistema non poteva più funzionare dopo il 1989 e dovemmo operare una profonda riorganizzazione della forza lavoro (brutali licenziamenti, ndr).

Cosa facevano tutte queste persone negli uffici?

C’erano impiegati addetti ai ruoli più disparati e spesso inutili. Basti pensare che nell’ufficio acquisti, ogni impiegato acquistava bulloni di filettature diverse, ad esempio c’era chi acquistava quelli con diametro 10, chi quelli con diametro 12 e così via. La mia prima domanda fu (all’epoca tradotta dall’interprete): “Ma perché questo lavoro non lo può fare una sola persona?” Mi risposero che “Ci hanno detto di fare così e lo facciamo!”.

Questo non è l’episodio più particolare. Raccontami del tuo primo giro in fabbrica come dirigente.

Stavo andando a conoscere tutti i reparti dell’azienda con il mio interprete per capire come funzionasse. Entrai in un piccolo ufficio dove un impiegato stava a testa bassa a leggere il giornale e gli chiesi di cosa si occupasse. Mi rispose che era il “responsabile delle bandiere” e mi mostrò degli armadietti dietro di lui che contenevano dei vessilli della ČSSR, che periodicamente dovevano essere cambiati, ma questo avvenne fino al 1989 circa ed era il 1994. Praticamente l’addetto mi spiegò che lui era venuto a lavorare tutti i giorni regolarmente (lo provavano anche i registri delle presenze), ma che, stranamente, nessuno gli aveva più chiesto di cambiare le bandiere.

Adesso però non lavori più per questa azienda. Di cosa ti occupi?

L’esperienza da dirigente aziendale è finita molti anni fa ed ho iniziato ad occuparmi di quello che amo veramente, la Vespa Piaggio. Inizialmente ho aperto una rivendita di motocicli multimarca usati e ricambi a Příbram. Era un settore veramente agli albori, ma avevo percepito un certo interesse da parte dei cechi per le due ruote e il mio intuito mi dette ragione. Le vendite andarono benissimo e tantissimi cechi si avvicinarono al mondo delle moto e degli scooter. Ma la mia vera passione è sempre stata la Vespa Piaggio e da tre anni a questa parte sono riuscito a coronare questo sogno a Praga.

A destra la Vespa bianca di Simona Garau

Ti sei quindi trasferito a Praga?

Sì, dopo 23 anni vissuti a Příbram, mi sono trasferito a Praga nel 2017 e ho aperto inizialmente un negozio dedicato solo alla Vespa a Palmovka. Ho subito notato quanto vivo e dinamico sia il mercato a Praga. Avevo già una base di clienti, ma in soli tre anni sono riuscito a farmi conoscere e a diventare un punto di riferimento per molti. Cosa che mi inorgoglisce e che mi rende felice di andare a lavorare ogni giorno.

Adesso però non ti trovi più a Palmovka, ma a Holešovice, in una zona che sta crescendo molto.

Sì, insieme ad altri tre partner, abbiamo deciso di unire le nostre forze e capacità e aprire un punto vendita con officina, che a suo modo ricorda le vecchie officine meccaniche italiane degli anni ’80. Si tratta di un posto dove puoi venire a bere un caffè e fare due chiacchiere, mentre il meccanico ti aggiusta la Vespa o mentre compri dei ricambi. Abbiamo aperto a maggio 2020 e siamo stati subito presi d’assalto da parte dei nostri clienti che ci hanno dimostrato subito grande affetto.

Dove possiamo trovarti di preciso? Ce lo offri un caffè se veniamo?

Il negozio si chiama Vespisti Veri e si trova all’interno di una vecchia cartiera a Holešovice, a pochi passi dalla stazione della metropolitana. Tra l’altro è anche la sede del Vespa Club Praga. Venite pure, vi offro un caffè e un rummetto!

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