Home Vivere L'altra Praga Invalidovna: il barocco ceco unito a missione sociale

Invalidovna: il barocco ceco unito a missione sociale

Da vicino è messa peggio Autor: VitVit – Vlastní dílo, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=49843241

Invalidovna, il luogo della sofferenza, dell’aiuto e della speranza

L’Invalidovna (ovvero la casa degli invalidi di guerra) è un edificio unico nel contesto dell’architettura barocca ceca, perché unisce una composizione di qualità ad una missione sociale.

L’Invalidovna nacque come ricovero per gli invalidi militari, che qui ricevevano vitto, alloggio e cure mediche di base.

Gli inizi della costruzione risalgono al 1730.

L’edificio stesso fu finanziato principalmente dalla Fondazione Strozzi, che prese il nome dal nobile e feldmaresciallo imperiale Pietro Strozzi. La casata degli Strozzi era un’importante famiglia aristocratica fiorentina. Il conte Strozzi ed suoi antenati erano servitori della corte imperiale asburgica e trovarono impiego nel servizio militare durante la guerra dei trent’anni. Durante quel periodo si insediarono in Boemia, precisamente nella tenuta di Hořice, nei Krkonoše (Monti dei Giganti).

Nel 1657 Strozzi venne gravemente ferito in una battaglia nel nord Italia e fu costretto a letto per quasi un anno. In seguito a questa esperienza scrisse un testamento, in cui affermava che se fosse morto senza prole la sua proprietà sarebbe dovuta diventare la base di un fondo per sostenere gli invalidi di guerra.

Il testamento entrò in vigore nel giugno del 1664, quando il conte Strozzi fu ferito a morte da una pallottola vagante durante l’assedio di Novi Zrin, in Ungheria.

Sua moglie Maria Caterina non si risposò mai e nei successivi 50 anni gestì l’eredità dedicandosi alla Fondazione Pietro Strozzi.

Istituzionalizzazione delle Invalidovny

Tra XVII e XVIII secolo l’Europa fu tormentata da frequenti guerre ed innumerevoli soldati finivano, nella migliore delle ipotesi, in ospedali o ospizi. Spesso queste persone dovevano mendicare e vivere ai margini della società.

Nella seconda metà del XVII secolo Luigi XIV decise di costruire la casa per invalidi a Parigi (l’Hôtel National des Invalides), che divenne la prima istituzione per la cura degli invalidi di guerra finanziata dallo stato. Da qui, l’imperatore Carlo VI d’Asburgo, padre di Maria Teresa d’Austria, prese spunto per creare tre centri nel suo impero per gli invalidi di guerra: uno a Vienna, uno a Pest ed uno a Praga.

Pietro Strozzi probabilmente intendeva costruire l’Invalidovna nella sua tenuta ad Hořice, che era stata donata alla fondazione. Tuttavia l’imperatore Carlo VI decise di collocarla a Praga, in una zona all’epoca a quasi 2 km fuori dalle mura della città. E nel 1728 un grande appezzamento di terreno venne acquistato per la costruzione dell’edificio.

Per la progettazione edilizia fu scelto l’architetto Kilian Ignaz Dientzenhofer, che stava già lavorando alla chiesa di San Nicola a Malá Strana ed era l’architetto di corte.

L’edificio doveva essere monumentale.

Secondo il progetto originale, l’intera costruzione doveva consistere di 9 parti quadrate di 100m x 100m ciascuna, ognuna con un cortile interno ed una chiesa al centro dell’intero complesso.

La facciata dell’ingresso doveva misurare 300 metri di lunghezza. E 4000 persone invalide avrebbero dovuto ricevervi alloggio, cibo e cura.

La struttura avrebbe dovuto seguire l’esempio degli accampamenti militari e delle fortezze: chiusura ed autosufficienza interna, il complesso doveva avere un ospedale, mense, lavanderie, cappelle e cortili con fontane.

E monumentale in effetti è.
Autor: VitVit – Vlastní dílo, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=99955485

Nel 1735, solo il primo dei 9 blocchi fu completato ed i primi invalidi iniziarono a trasferirsi. Purtroppo, i fondi della fondazione Strozzi si rivelarono insufficienti per l’intero progetto e solo due anni dopo la costruzione venne interrotta.

La parte completata era quindi 1/9 e prevedeva l’alloggio di circa 1000 persone, ma documenti attestano che nel corso dei tempi il numero dei residenti ha oscillato, fino a raggiungere 1400 alloggiati.

Il funzionamento dell’Invalidovna era soggetto al rispetto di un regolamento militare. I residenti erano ancora soldati e dovevano seguire le regole, come ad esempio la routine quotidiana della sveglia al mattino, della preghiera e di spegnere le luci ad una determinata ora. Altrimenti potevano essere puniti per reati contro la disciplina, e a tal proposito venivano utilizzate alcune celle.

I soldati stessi si prendevano anche cura della pulizia e custodia dell’edificio. Gli abitanti di Karlín non avevano accesso all’edificio e la vita all’interno dell’Invalidovna era un mondo chiuso in sé stesso.

Leggi anche: Il tunnel di Karlín

Periodo “artistico” dell’Invalidovna

Negli anni 1922-1927 il fotografo ceco Josef Sudek rimase invalido e perse il braccio destro durante l’esplosione di una granata sul fronte italiano. Invalidovna fu non solo il posto in cui venne ospitato dopo l’invalidità, ma anche ispirazione artistica. Sudek creò il ciclo di fotografie chiamato “Dall’Invalidovna” (Z Invalidovny).

l’Invalidovna servì al suo obiettivo originale fino al 1935. A quel tempo la maggior parte degli invalidi era stata trasferita a Hořice, dove era pronta per loro una nuova sistemazione in una struttura più nuova ed idonea. Lo spazio nell’edificio cominciò a servire ad altri scopi e vi furono trasferiti l’archivio del Museo Militare e la collezione del Museo Tecnico, che rimasero fino all’alluvione di Praga del 2002.

L’Invalidovna è spesso utilizzata anche da troupe cinematografiche di tutto il mondo. Durante la visita si possono vedere diverse tracce di varie sparatorie; un corridoio dipinto di verde per il film Il dottor Živago con Keira Knightley (2002) e formule matematiche su alcuni vetri usati nella serie su Albert Einstein (2017). L’ultimo shooting è del cantante statunitense Ghostemane per il singolo Hydrochloride, girato a Novembre del 2020.

Stato attuale – il copyright ci appartiene

Monumento nazionale

Nel 2017 l’Invalidovna è stata dichiarata monumento culturale nazionale ed un anno dopo è passata all’amministrazione dell’Istituto Nazionale del Patrimonio (NPU – Národní památkový ústav). Attualmente l’edificio si prepara ad una costosa ricostruzione che inizierà nel 2022 e che durerà 5 anni. Questi sono gli ultimi mesi per andare a visitarla e vederla così com’è, con l’architettura originale.

Per informazioni, potete dare un occhio al sito ufficiale. I tour in lingua straniera sono solo per gruppi e a richiesta con largo anticipo. Potete comunque aggregarvi ad uno degli innumerevoli tour in ceco, riceverete un plico con un’ampia descrizione dell’Invalidovna e la sua storia.

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