Perché la Repubblica Ceca ha le centrali nucleari?

Dato il gran parlare che si è fatto nell'ultimo periodo della miniserie televisiva sul disastro di Chernobyl riteniamo sia giusto affrontare l'argomento delle centrali nucleari ceche.

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Centrali nucleari ceche Dukovany Temelín
Centrali nucleari ceche Dukovany Temelín

Dato il gran parlare che si è fatto nell’ultimo periodo della miniserie televisiva sul disastro di Chernobyl riteniamo sia giusto affrontare l’argomento delle centrali nucleari ceche.

Infatti, anche se magari non tutti quelli che vivono qui lo sanno, la Repubblica Ceca ha due centrali nucleari. Data la sensibilità specifica degli italiani al tema, cercheremo di spiegare il perché di tale scelta.

Nel paese in cui viviamo, ci sono due centrali nucleari (jaderné elektrárny, “jádro” vuol dire nucleo). Una sta a Dukovany e la si vede chiaramente viaggiando tra Praga e Brno sulla D1. La seconda è a Temelín e viaggiando tra Praga e České Budějovice se ne vede solo il vapore.

Chiariamoci, anche io appena arrivato qui ci ho rimuginato un po’ su. Ma chiedendo a diversi amici (due dei quali di Třebíč, che da Dukovany dista 28 km) se la cosa non li preoccupasse, mi hanno sempre risposto “ma no, e poi ci servono parecchio”.

Va detto che se queste centrali non ci fossero, la situazione non sarebbe comunque tranquillissima. Due centrali nucleari sono infatti presenti in Baviera. Anche la Slovacchia ha due centrali nucleari relativamente vicine al confine ceco, entrambe in fase di modernizzazione e ampliamento.

Le centrali nucleari ceche. Abbiamo aggiunto anche quelle di altri paesi che ci entravano in mappa (se era due cm più larga avevamo pure le ultime due)

Tipo di reattori

Parlando del tipo di centrali, sia le ceche che le slovacche sono state costruite tra gli anni 70 e 80 e, al 26 aprile del 1986, avevano tutte qualche reattore attivo (escludendo Temelín che è stata ultimata nel 1988). E quindi, ineluttabilmente, sono delle centrali di realizzazione sovietica. La cosa, naturalmente potrebbe spaventare per vari motivi. Di fatto, però, i reattori delle quattro le centrali cecoslovacche non sono di tipo RBMK come quella di Chernobyl (se non lo sapete, černobýl, oltre a voler dire nero-bianco, in ceco è anche il nome dell’artemisia), sono di tipo VVER.

Il VVER è il tipo di reattore più moderno e più diffuso nei paesi ex comunisti. Parlando di produzione socialista, memore dei cucchiaini dalla DDR di Pelišky, capisco la vostra perplessità. Di fatto, però, i VVER sono anche considerati da più parti i reattori più sicuri al mondo. Se ce lo chiederete, spiegheremo perché (ma ci sono già abbastanza spiegazioni nei link).

Veniamo ora a spiegare i vantaggi che un paese può trarre dal nucleare (al di là del fatto che muove soldi e i politici ci possono mangiare su). I motivi sono essenzialmente due.

Le centrali nucleari sono pulite

Sembra una bestialità ma, al netto del fatto che i sistemi di smaltimento delle scorie sono sicuri, la centrale nucleare è uno dei sistemi di produzione energetica meno inquinanti che il genere umano sia riuscito a inventare.

Non a caso, dopo la conferenza sul clima di Parigi del 2016 (COP21), i politici cechi, ma anche quelli slovacchi e ungheresi, sono stati felici del fatto che gli accordi finali abbiano mantenuto il nucleare tra i sistemi di produzione. Avessero dovuto smantellare tutte le loro centrali nucleari sarebbero stati del gatto. Per capire meglio, piuttosto che guardare a chi ha il nucleare in casa, conviene guardare chi non ce l’ha: la Polonia.

Il vicino settentrionale della Repubblica Ceca, infatti dipende dal carbone. Non ha il nucleare, non è particolarmente predisposta, a livello di territorio, per le rinnovabili. Essendo poi un paese piatto come una tavola da surf, in Polonia non si possono nemmeno costruire centrali idroelettriche – infatti non ce ne sono.

Risultato: la Polonia dipende quasi esclusivamente dal carbone (tipo l’85% del fabbisogno annuo). E parecchie città polacche sono, o saranno a breve, grazie alle nuove politiche ambientali intraprese da altri paesi, tra le più inquinate del continente (vedi foto).

(Fonte: International Institute for Applied Systems Analysis/Modifiicata da Tiziano Marasco per Italia Praga One Way, non so se è chiaro ma ci sono più palle rosse in Polonia che fuori)

Ora, Varsavia sta facendo il possibile per rimediare al problema. Importazione di GNL dagli USA, produzione di auto elettriche, creazione (incerta) di parchi eolici nel baltico. Stanno pure cambiando i riscaldamento, perché la maggior parte delle case polacche è riscaldata con stufe a carbone, parecchio vecchie pure – tutta salute. Ma, soprattutto, la Polonia sta valutando la costruzione della sua prima centrale nucleare. E il dibattito, più che riguardare i rischi, è maggiormente incentrato sul fatto che il nucleare ha fatto il suo tempo.

Le centrali nucleari sono efficienti

Una centrale nucleare non ha concorrenti in termine di produzione energetica. Temelín e Dukovany, da sole, coprono oltre 2/5 del fabbisogno energetico ceco (quasi 30.000 GWh su 85.000). In Slovacchia, Bohunice e Mochovce fanno quasi il 70% dell’energia nazionale. Andrebbe aggiunto che, secondo i piani di ampliamento di Temelín e di modernizzazione di Dukovany, tale dato potrebbe passare i 50.000 GWh nei prossimi 10-20 anni. Insomma, le due centrali alimentano quasi la metà di metro, tram o filobus che prendiamo ogni giorno. E ci garantiscono bollette dell’elettricità basse.

Rimpiazzarle con centrali alternative, al momento, sarebbe arduo. Partendo dal presupposto che di centrali a carbone con il problema dei gas serra non se ne parla, e che le centrali idroelettriche, dove possibile, sono già state fatte, rimangono eolico e fotovoltaico, che per ora avrebbero costi proibitivi.

Tenendo presente che Praga intende abbandonare il nucleare sul lungo periodo, questa forma di energia permette prendere tempo (una ventina d’anni minimo) mentre si procede allo smantellamento delle fonti considerate “più dannose” nell’immediato: le centrali a carbone (quasi metà del fabbisogno del paese). E di sviluppare altre forme di energia pulita.


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Il Vojvoda | Friulano di nascita, parla 9 lingue e scrive in 4 alfabeti. Ha studiato metallistica all'università di Hedlund e seguito le lezioni del professor Krull. Alimenta la fiamma di Trockij, si è stabilito a Praga nel 2011. All'epoca stava fuggedo dalla Russia, dove aveva tentato di sabotare la rielezione di Putin. Riparato a Vienna ha provato a convincere gli austriaci a riprendere le loro terre, stabilendo però il parlamento al Karlmarxhof. Fallito anche questo tentativo, si è stabilito a Praga dove lo aveva invitato il suo amico Egon Bondy. Potete trovarlo a Žižkov travestito da Major Zeman. Per italia praga one way fa il favellatore di lingua ceca e riceve mezzo chilo di halušky al mese (con la bryndza e la slanina, mica quelli coi crauti).

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