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Praga storica: il ponte di Giuditta, l’antenato del ponte Carlo

Forse non tutti lo sanno, ma il Ponte Carlo non è stato il primo ponte in pietra ad unire le due rive di Praga. Il primo fu infatti quello di Giuditta (in ceco Juditin Most).

Non solo, costruito tra il 1158 e il 1172, fu il più antico ponte di pietra nelle terre ceche e uno dei più antichi nell’area, assieme a quelli di Ratisbona e Dresda. Il più antico ponte in pietra della Repubblica Ceca ancora intatto si trova a Písek, vicino a České Budějovice.

L’idea di costruire un ponte di pietra sulla Moldava è attribuita al tredicesimo vescovo di Praga, Daniel I. Questi, dopo la distruzione del primo ponte ponte di Praga (di legno) del 1157, si ispirò ai ponti di pietra italiani, dove si recò in visita. Il nome del ponte si deve invece alla moglie del principe Vladislav II, Giuditta di Turingia. La costruzione del ponte fu realizzata per larga parte da italiani.

Tracciato del Ponte Carlo,di quello di Giuditta e del primo ponte di legno

Per il ponte di Giuditta, lungo 514 m e largo 6,8 m seguì il modello del ponte di Ratisbona del 1146. Era pavimentato con quarzite e ciottoli ed era 4 o 5 metri più in basso del Ponte Carlo. Come il successore, il ponte era protetto da rompighiaccio (quelle struttture in legno che vedete a sud del Ponte Carlo).

Il ponte di Giuditta si trovava pochi metri a nord del Karlův Most e infatti, come il successore, aveva l’imbocco in Křižovnické náměstí. Dal 1253, il ponte fu gestito dalla Confraternita dei Crociati (i Křižovníci appunto), che finanziavano le varie riparazioni e manutenzioni chiedendo il pedaggio.

Lo Juditin Most rimase al suo posto fino al 3 febbraio 1342, quando fu distrutto da un’inondazione. Dopodiché si organizzarono anche raccolte di elemosine in tutta la Boemia. Nel 1357, l’imperatore Carlo IV decise tuttavia di investire il denaro nella costruzione di un nuovo ponte di pietra, più alto, più largo, e meglio protetto dalle inondazioni: quello che gli deve il nome e che tutti conosciamo. L’architetto Petr Parléř guidò la costruzione e lo fece parallelo allo Juditin Most.

Alcuni resti del ponte sono però sopravvissuti fino ad oggi. Rimane infatti integra un’arcata sotto la Křižovnické náměstí. Un modo per vederli (forse non l’unico, ma certamente uno dei più affascinanti) è fare un tour sulle navi di Pražské Benátky. Questa compagnia  dispone degli unici vaporetti (vodouchy) sufficientemente piccoli da raggiungere lo Juditin most.

L’arco del Ponte di Giuditta e un vodouch

Altri resti ora sono parte delle fondamenta delle case a Malá Strana, sulla riva occidentale del fiume. Anche la torre di Giuditta, che oggi funge da ingresso al Ponte Carlo sul lato di Malá Strana, era parte del ponte.

Ultimo e più importante elemento ancora esistente dello Juditin Most è il Bradáč (il barbuto). Si tratta di un bassorilievo in pietra che decorava un’arcata ed ora si trova sulla diva di Křižovnické náměstí. Secondo la leggenda, raffigura il costruttore italiano che supervisionò i lavori. Il Bradáč ha anche una importante funzione poiché, quando le acque della Vltava raggiungono la barba del rilievo, significa che la piena del fiume è particolarmente grave ed è dunque consigliabile evacuare la Città vecchia.


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Tiziano Marascohttp://www.tizianomarasco.com
Il Vojvoda | Friulano di nascita, parla 9 lingue e scrive in 4 alfabeti. Ha studiato metallistica all'università di Hedlund e seguito le lezioni del professor Krull. Alimenta la fiamma di Trockij, si è stabilito a Praga nel 2011. All'epoca stava fuggedo dalla Russia, dove aveva tentato di sabotare la rielezione di Putin. Riparato a Vienna ha provato a convincere gli austriaci a riprendere le loro terre, stabilendo però il parlamento al Karlmarxhof. Fallito anche questo tentativo, si è stabilito a Praga dove lo aveva invitato il suo amico Egon Bondy. Potete trovarlo a Žižkov travestito da Major Zeman. Per italia praga one way fa il favellatore di lingua ceca e riceve mezzo chilo di halušky al mese (con la bryndza e la slanina, mica quelli coi crauti).

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