Camera di commercio Italo Ceca: pubblicata la newsletter del 15 luglio

Oltre l’80% delle aziende italiane attive nella Repubblica Ceca ha implementato lo smart-working (telelavoro) come reazione alla pandemia di coronavirus.

È quanto emerge da un’indagine condotta in agosto dalla Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca (Camic) tra le imprese associate e partner. Il sondaggio sull’implementazione dello smart-working ha coinvolto 150 imprese.

La maggior parte delle imprese che ha fatto ricorso a forme di flessibilità è attiva nei servizi, circa il 20% nell’industria. Oltre il 50% delle aziende ha scelto il telelavoro come precauzione dovuta alla situazione epidemiologica, un quinto delle imprese ha adottato il lavoro a distanza per migliorare il funzionamento dell’azienda e il 16% vede lo smart working come puro benefit per i dipendenti.

“Questa indagine ci ha permesso di scattare una fotografia sulle nostre aziende, in merito a uno dei fenomeni più rilevanti degli ultimi anni per il mondo del lavoro” ha commentato Matteo Mariani, segretario generale Camic.

L’indagine completa è disponibile sul sito della Camera di Commercio Italo-Ceca

L’indagine mostra anche che l’implementazione dello smar-working è trasversale rispetto alle dimensioni delle aziende e ai settori produttivi. In secondo luogo, l’effetto acceleratore dell’emergenza Covid-19. Come dimostrano i dati, questo si ripercuote direttamente sulla gestione delle risorse umane, sul coordinamento dei team distaccati e sulla misurazione delle prestazioni. L’elemento tecnologico paradossalmente sembra passare in secondo piano.

Tra le imprese che non hanno implementato lo smart working, prevalgono le imprese industriali.

Tra i potenziali effetti negativi, il possibile calo della produttività, temuto dal 44% dei soggetti senza esperienza. Tuttavia, circa il 60% delle imprese non registra variazioni significative in questo senso, il 25% riporta un miglioramento e il 17% un peggioramento delle prestazioni.

All’indagine hanno preso parte 150 imprese. In circa due terzi dei casi si tratta di piccole dimensioni (fino a 49 dipendenti), il 20% medie (fino a 249 dipendenti) e il 17% grandi imprese (250 e più dipendenti).

Il principale settore di attività sono i servizi e consulenza (48%), seguono industria (22%) e commercio (11%).

“Considerando il quadro nel suo insieme, possiamo affermare che la capacità di reazione delle aziende è stata importante. Per molti operatori, l’esperienza forzata dall’emergenza sta divenendo la nuova normalità. Per trasformarlo anche in un elemento di competitività, ogni azienda dovrà trovare il proprio equilibrio e ponderare gli obiettivi di impresa con
le esigenze organizzative e quelle dei dipendenti”, ha concluso Mariani.

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