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Vojna: uranio e Comunismo
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Il campo di prigionia Vojna fu costruito in mezzo ai boschi a 5 km a sud di Příbram, in un luogo noto per i minerali, quali il ferro, l’argento e l’uranio.

Il campo prende il nome dalla vicina collina Vojna, nel villaggio di Lešetice. Originariamente creato come campo di lavoro per i prigionieri di guerra tedeschi nel 1947-1949, è successivamente divenuto una struttura carceraria per gli oppositori politici del regime comunista.

Quando, a cavallo tra gli anni ’40 e ’50, i prigionieri tedeschi dovettero essere deportati in Germania in base a trattati internazionali, il campo si svuotò.

E fu così, che a seguito del colpo di stato comunista del febbraio 1948, l’allora direzione iniziò a riempire l’ex campo di lavoro con prigionieri di guerra a partire dalla metà del 1949. Questi detenuti erano principalmente oppositori politici internati illegalmente senza processo.

Gradualmente, quello di Vojna divenne il più grande campo di lavoro forzato per l’estrazione dell’uranio in Cecoslovacchia.

I documenti riportano che al 3 marzo 1950 si contavano 530 detenuti e al 3 maggio 1951 già 761. I prigionieri erano utilizzati per svolgere compiti legati alle attività minerarie e per garantire il funzionamento del campo stesso, compresa la sua espansione. Dal maggio 1950 l’area venne presidiata da una società indipendente di un’unità speciale della SNB (Sboru Národní Bezpečnosti, la polizia Cecoslovacca), chiamata Gru III (Jeřáb III).

Con una riorganizzazione del 1951, si trasformò il campo di lavoro forzato di Vojna in una struttura carceraria, che funzionò per dieci anni, fino alla fine del 1960.

Anche in questo caso, i prigionieri erano per lo più persone con ideali contrari al Comunismo e sostenitrici della democrazia. Individui condannati con processi inventati e accuse di tradimento, spionaggio, sovversione e di tentativo di lasciare il paese illegalmente. Insieme a loro c’erano anche criminali condannati per il cosiddetto commercio clandestino.

Prací ke svobodě” – Entrata del campo di lavoro forzato Vojna – il copyright di questa immagine ci appartiene

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Il 1 giugno del 1961 il campo di lavoro venne abolito, come conseguenza dell’amnistia del 1960. I prigionieri che si trovavano ancora lì furono trasferiti nei campi di lavoro delle zone vicine. La struttura continuò ad essere usata fino alla fine degli anni ’90 dal corpo militare cecoslovacco prima e ceco poi.

Visto che Vojna è l’ultima località in cui sono presenti alcune strutture carcerarie autentiche del periodo della persecuzione comunista, il governo ceco decise di trasformare l’area in un monumento. Così, il 6 giugno 1999 si decise che il campo divenisse parte del Museo Minerario Příbram, come luogo di riverenza per commemorare le sofferenze dell’era comunista.

La storia del campo di prigionia non è stata lunga. La consapevolezza della sua esistenza e cosa li è avvenuto deve però essere preservata per le generazioni future.

Nel gennaio 2001 l’area è stata dichiarata monumento culturale e nel 2005, dopo un’impegnativa ricostruzione, è stata aperta al pubblico. Il complesso carcerario autenticamente conservato è unico nel suo genere in Europa centrale. 

Dei sedici edifici storicamente più importanti che sono giunti fino a noi, sono accessibili:

  • l’edificio del quartier generale del campo
  • la correzione
  • il bunker
  • un edificio con gli alloggi
  • la casa culturale
  • l’ex infermeria del carcere
  • una delle torri di guardia

In alcuni edifici sono allestite mostre con lettere originali, vestiti, ritagli di giornali, etc. Questi cimeli introducono la storia dell’estrazione dell’uranio, la persecuzione dopo il febbraio del 1948 e la resistenza anticomunista.

Un’ironia particolarmente amara del destino è il fatto che qui siano stati rinchiusi sia molti eroi della resistenza antifascista, sia i loro avversari, ovvero i criminali di guerra di Hitler, membri dell’ex apparato nazista, collaboratori e traditori.

Su questa pagina trovate tutte le informazioni su Vojna, come e quando visitare il luogo, come arrivare e cosa vedere.

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Marci Muchomůrka
Marci Muchomůrka
La papessa | Ameba cittadina del mondo. Proviene dalla città eterna ma sogna di stabilirsi in Kyrgyzstan per aprire un import-export di olivello spinoso. Prima di trapiantarsi a Praga ha fatto l'interrail dei luoghi più piovosi d'Europa, che comincia in Irlanda, passa dai Carpazi e finisce a Udine. Nel frattempo, per Italia Praga One Way scrive di temi e luoghi che non interessano a nessuno, ricevendone come guiderdone 1L di succo di zenzero e curcuma ogni mese.

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