Referendum sulla CzExit: Praga può davvero abbandonare l'Ue?

La domanda sorge spontanea, dati i risultati del referendum in UK, per tutti noi espatriati nella Repubblica Ceca. Il clima nei confronti dell’Unione Europea non è dei migliori, Praga da anni rifiuta l’euro, ultimamente si moltiplicano movimenti che sostengono il Czexit, ovvero l’uscita della Repubblica Ceca dall’UE.

Ma quali sono le probabilità effettive riguardo alla Czexit?

Partiamo da una premessa. Il referendum Britannico è consultivo, non ha un valore assoluto, chi sostituirà Cameron alla carica di premier non sarà obbligato a tenerne conto.

Venendo a noi, partiamo dal fatto che, allo stato attuale (in futuro non si sa), le possibilità di Czexit sono estremamente basse. Partiamo da un dato molto semplice: la maggior parte di partiti e formazioni favorevoli all’uscita dall’Ue sono tutte fuori dal parlamento, escluso uno  – Úsvit, che, guardando le statistiche, ha poche possibilità di rimanerci dopo le elezioni del 2017. Ci sono in parlamento due partiti euroscettici forti (KsčmAno) ma anche questi non sono per l’uscita dall’Ue (che poi, “forti”, pensate a quanti finanziamenti prendono le holding di Babiš dall’Ue e ditemi quanta voglia di uscire ha questo qui). Gli altri partiti favorevoli all’uscita, Sso e Dsss, molto probabilmente in parlamento non arriveranno nemmeno il prossimo anno. Spd infine potrebbe sostituire Úsvit, se non altro perché il capo è lo stesso.

Úsvit ha presentato a maggio, ispirandosi al modello britannico, la proposta di indire un referendum sull’uscita della Repubblica Ceca dall’Unione Europea. Il parlamento lo ha bocciato.

“La proposta è fuorviante, l’appartenenza all’Ue porta a Praga molte condizioni favorevoli, i benefici superano chiaramente gli svantaggi. La difficile situazione e i problemi che l’Ue deve affrontare non sono un motivo sufficiente per rivalutare la nostra posizione o la nostra permanenza nell’Unione”.

cfr. Aktualne.cz, Jan Mihola, deputato di coalizione

Stiamo tranquilli dunque. I politici, perfino il presidente Zeman, non hanno intenzione di cambiare lo status quo. Va detto inoltre che la legge referendaria ceca è estremamente imprecisa.

Al momento non sono chiari i modi in cui i cittadini possono indire un referendum. Al contempo, un referendum è valido se partecipa il 35 per cento degli aventi diritto e se il 25 per cento degli aventi diritto vota a favore. In concreto, dunque, se ad un referendum partecipa il 25 per cento degli aventi diritto e tutti votano a favore, il referendum non è comunque valido. Questa legge è inoltre difficile da modificare. Si tratta infatti di una legge costituzionale. Pertanto non basta un quorum del 50%, sono necessari i voti favorevoli di 120 deputati su 200 deputati – idem per la successiva approvazione in senato.

Detto questo, il referendum è stato utilizzato in Repubblica Ceca soltanto una volta:  nel 2004 e fu proprio per l’adesione all’Ue. Quindi i politici potrebbero indirne uno per l’uscita, se volessero. E sarebbe comunque un referendum consultivo, vale a dire non vincolante ai fini della scelta che il governo ceco dovrebbe prendere.

Veniamo ora al fatto che la legge referendaria è, attualmente, soggetta a discussioni. Questo governo – e quelli passati – sono impegnati a riavvicinare i cittadini alla politica. Così va intesa, ad esempio, l’elezione diretta del presidente introdotta nel 2013. La proposta di modifica della legge referendaria, intende facilitare l’indizione di referendum sulla base di una raccolta firme (cioè ridurne il numero), ma vuole anche restringere il campo di azione del referendum.

Sostanzialmente la modifica non permetterebbe un referendum come quello inglese in Repubblica Ceca. I referendum non sarebbero possibili neppure per determinare questioni fondamentali dello stato: ad esempio non si potrà votare su questioni inerenti il bilancio statale e l’assegnazione di fondi ai vari ministeri. I referendum non potranno comportare nemmeno l’infrazione di obblighi già concordati tra Praga e altre nazioni o organizzazioni sovranazionali come Ue o Nato. I cittadini dovrebbero essere in grado di imporre un referendum, al contrario, sulla legge antifumo, sulla legalizzazione della marijuana e simili questioni

fonte – discorso in parlamento del ministro Jiři Dienstbier (autore della proposta), 11/03/16.

Per cui, se mai la proposta passasse, le già poche possibilità di Czexit diventerebbero nulle.

Infine – e a questo i cechi ci penseranno prima di votare – le conseguenze di un’uscita dell’Ue possono essere di vario tipo. Una l’ha citata a febbraio il premier della Repubblica Ceca, Bohuslav Sobotka:

L’uscita dall’Ue riporterebbe Praga sotto la sfera d’influenza della Russia. Sarebbe una negazione assoluta di quanto abbiamo stabilito durante la Rivoluzione di velluto nel 1989. Lasciare l’Ue significherebbe declino economico e politico: se l’Unione europea cominciasse a sgretolarsi, un paese piccolo come il nostro finirebbe sotto l’influenza di quelli più grandi. Perderemmo la nostra influenza sulla Germania, ma la Germania non perderebbe la sua influenza nei nostri confronti. E peggio ancora, saremmo meno protetti in relazione alla Russia.

fonte – Hospodářské noviny

Questo è il problema più serio di cui i sostenitori del Czexit non tengono conto. La possibilità di trasformare la Repubblica Ceca in una specie di Svizzera (sì, c’è gente che ci crede) è del tutto astratta. La possibilità di vedere un netto aumento dell’influenza russa, è invece assai probabile. In un mondo diviso tra Russia, Cina, Ue e Usa, uscire dall’Ue ti trasforma in uno staterello inutile, e non importa che tu sia una Repubblica Ceca o un Regno Unito (con lo sputo tra l’altro).

Al netto dei fatti dunque abbiamo un presidente, un governo e 6 partiti parlamentari su 7 contro l’uscita dalla Ue. Abbiamo una legge referendaria che al momento permette un referendum simile a quello inglese ma non può essere proposto dai cittadini. Abbiamo politici impegnati a far sì che un referendum come quello inglese diventi di fatto impossibile. Abbiamo lo spauracchio di un ritorno dei russi in caso di Czexit.

Stiamo tranquilli. Stiamo dove siamo.


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