Italiani a Praga: Andreas Pieralli, Genetically Modified Italian

Italia Praga One Way incontra oggi Andreas Pieralli, giornalista e traduttore con passaporto italo-ceco.

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Italiani a Praga: Andreas Pieralli, Genetically Modified Italian

Italia Praga One Way incontra oggi Andreas Pieralli, giornalista e traduttore con passaporto italo-ceco.

Iniziamo con una domanda necessaria, anche se l’avrai sentita 2000 volte. Tu sei mezzo italiano e mezzo ceco per parte di madre. A quale delle due metà dai la precedenza? Ti senti italiano, ceco o entrambi?

Questa domanda è un evergreen, e un evergreen è ormai diventata anche la mia risposta: la mia mente frulla in ceco, ma il cuore batte in italiano, tralasciando quel po’ di sangue bulgaro che scorre nelle mie vene e sul quale gli esperti non si sono ancora espressi. Sì, insomma, per farla breve: nelle cose professionali e organizzative mi sento più ceco, e mi comporto come tale. Ma nelle questioni private, come i rapporti umani, la famiglia, gli amici, l’amore mi sento decisamente italiano, e me ve vanto pure. In poche parole, mi ritengo un GMI, ovvero un Genetically Modified Italian.

Quali sono gli aspetti dei cechi e degli italiani che capisci di meno?

Anche questo è un domandone che meriterebbe tutt’un libro, che tra l’altro un giorno o l’altro scriverò pure! Cosa capisco meno dei cechi? Perché un paese con le capacità che ha si rifiuta di diventare il cuore giovane e pulsante della nuova Europa, avendone tutte le potenzialità, e preferisce rimanere l’eterno petulante che non propone mai niente di costruttivo, si preoccupa solo dell’acqua che arriva al suo mulino e critica ovunque può un sistema di cui, invece, beneficia ampiamente? Dell’Italia, tra i tanti misteri, mi stupisce che un paese come il nostro possa funzionare, se pur male. Se per magia trasferissimo il nostro sistema ai popoli virtuosi, o presunti tali, collasserebbero nel giro di due ore, mentre noi resistiamo. Com’è possibile che il paese più bello del mondo abbia la classe politica peggiore del mondo libero? Enigma. Zoomando, invece, direi che dei cechi non capisco questa loro eterna diffidenza verso tutto e tutti, rispetto a loro pure Leopardi era un inguaribile ottimista! E poi non sopporto quando imputano tutti i loro difetti al comunismo, e mica ce l’hanno avuto solo loro (anzi, quasi tutti gli altri paesi lo hanno avuto in forme peggiori)! Diciamocela tutta, loro sono stati tra i pochi a votarlo democraticamente! E poi questa loro stoica indifferenza verso le loro donne mi pare un crimine che grida vendetta al cielo! Degli italiani mi stupisce l’indefessa costanza nel continuare a votare le stesse facce impresentabili che da anni li stanno spingendo verso il baratro, oltre che la loro abilità di lamentarsi del traffico per poi parcheggiare in 4° fila e prendere la macchina anche per andare a comprare il forno sotto casa, o di lamentarsi della fila alla posta salvo poi fermarsi a chiacchierare allo sportello della macchina nuova di zecca comprata dall’amico disoccupato del cugino della cognata dello zio…

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Come valuti la comunità italiana a Praga? Io, ad esempio, noto che si sta formando una spaccatura tra chi è arrivato negli anni 90 e noi, arrivati solo pochi anni fa.

È una comunità cresciuta molto negli ultimi anni, sia in termini demografici che anagrafici. Negli anni ’90 arrivarono gli avventurieri, i furfanti, i masnadieri e chi scappava dalla legge, ma anche imprenditori seri che ci hanno visto giusto e hanno fiutato le grandi opportunità che questo paese offriva. Molti di loro oggi sono professionisti stimati e affermati. Dopo il 2000, hanno iniziato ad arrivare le aziende che senza un quadro normativo più stabile e affidabile non spostano i loro soldi, tendenza poi esplosa dopo il 2004 con l’adesione del paese all’UE. Io ho preso questo treno, essendo approdato qui nel 2005, così come molti dei miei amici arrivati tutti più o meno in quegli anni. Dopo la crisi è cresciuto il numero di ragazzi anche molto giovani, neolaureati freschi di aula magna o anche ragazzi con solo la maturità in valigia che, e lo vedo dai CV che mi mandano (no, non fatelo, vi prego, non vi posso offrire un lavoro e tanto vi rimando tutti alla Camera di Commercio Italo-Ceca), non provano neanche più cercare un lavoro in Italia, finiscono gli studi e fanno fagotto.

Come giudichi gli stranieri che vivono qui da 5 anni e non parlano ceco?

Non voglio giudicare nessuno… anzi, lo faccio, eccome! Mi fanno un po’ tristezza sinceramente, e mi danno pure un po’ di fastidio perché credo che sia una discreta mancanza di rispetto nei confronti di un paese che, con tutti i pro e i contro, ha offerto a tutti noi che siamo qui un’opportunità di costruirci una vita e, per molti, di farci anche una famiglia. Capisco che detto da me possa sembrare un po’ ipocrita, dato che il ceco lo parlo da quando ero piccolo e non ho mai dovuto avventurarmi nella giungla insidiosa di declinazioni e acrobazie linguistiche (nel senso proprio della lingua sul palato) per pronunciare correttamente 4 o anche 5 consonanti di seguito, però davvero non riesco ad immaginarmi di vivere stabilmente in un paese e non capirne la lingua. Ricordo ancora, anni addietro, un mio capo (di cui non farò né nome né cognome) che, pur parlando un pochino di ceco, si rifiutava categoricamente di farlo, a meno che non fosse costretto dalle circostanze, ovvero quando non aveva intorno nessun galoppino (leggi me) a fargli da interprete. Credo che per molti l’incurabile allergia al ceco sia piuttosto una reazione psicologica dettata dalla delusione di non poter vivere, per un motivo o l’altro, nel proprio paese. A volte mi sembra quasi una sorta di ripicca contro il paese che non è come loro vorrebbero che fosse. Certo, il ceco non è un idioma facile, ma è anche una lingua bellissima, molto più ricca dell’italiano, e se c’è gente che ha imparato il mandarino… Trovo un peccato nascondere le proprie insoddisfazioni dietro la scusa della lingua troppo difficile. Vivere in una specie di continua guerra invisibile con gli autoctoni deve essere frustrante oltre che snervante, ma tant’è.

Venendo alle tue professioni, tu sei un traduttore. Ci sono ancora possibilità per chi tenta di entrare in questo mercato oggi?

No, siamo già in troppi! Lasciate perdere! Vabbe’, dai, che vuoi che Ti dica? Venite tutti a farmi concorrenza? Ad ogni modo, boutade a parte, quello delle traduzioni è un mercato spietato: per aprire una nuova agenzia di traduzioni è sufficiente un telefono e un web accattivante, ormai non serve nemmeno più l’ufficio, e infatti ne spuntano sempre di nuove. Oggi le aziende cercano di risparmiare in tutti i modi, e così, prima di assegnare un lavoro, chiedono preventivi da ogni parte. Questo aumenta la pressione sul prezzo. Se poi aggiungiamo che, anche grazie alle tecnologie moderne, molti si buttano all’arrembaggio improvvisandosi da un giorno all’altro traduttori/traduttrici come secondo o terzo lavoro per guadagnare anche solo qualcosina in più, capirete che il mercato è abbastanza affollato.

Parlaci ora della tua attività di giornalista e della tua collaborazione con ČT24

Scrivere è sempre stata la mia passione, tanto che non ho ancora abbandonato la malsana idea di fare lo scrittore da “grande”, o dovrei dire meglio da “grandissimo” visto che grande già lo sono da un pezzo. Parimenti mi sono sempre interessato di politica e società. La miccia che ha dato fuoco a questa miscela esplosiva a lungo assopita è stata il mio lavoro come caporedattore dell’allora Camic Magazine, il bimestrale della Camera di Commercio Italo-Ceca. Jakub Nettl, che lavorava e lavora tutt’ora per la redazione estera di CT24, un giorno mi chiese un parere su Berlusconi. Evidentemente devo essergli stato simpatico perché mi ha chiamato altre volte per commentare l’attualità italiana, in particolar modo gli scandali di Ruby e di B.. Oggi scrivo saltuariamente per alcune testate e, quando mi chiamano, commento anche in TV.

Che consigli daresti a chi vuole trasferirsi in Repubblica Ceca?

Di lasciare a casa la mentalità italiana, o almeno quella italiota per usare un termine oggi sempre più in voga, purtroppo. Ho visto tanti, troppi italiani arrivare qui convinti di trovare un paese arretrato cui insegnare come vivere e cosa comprare, per poi fallire e tornare a casa con la coda tra le gambe convinti che i cechi non capiscono niente. Paese che vai, usanze che trovi. Io spesso sono ironico e prendo in giro i miei compaesani cechi, però li rispetto e mi adeguo al loro modo di vivere là dove le necessità di convivenza lo impongono. Insomma, adattatevi Santiddio, non siete più a casa vostra (grazie al medesimo!): arrivate puntuali, non parlate a voce alta se siete gli unici a farlo nel raggio di chilometri, rispettate le code, niente occhialoni da sole tipo Bono Vox in The Fly o copricapi ridicoli solo perché fuori ci sono 10° sopra lo zero… in poche parole non fate gli italioti! Non ci vuole tanto, e poi deitaliotizzarvi vi tornerà comodo per visitare anche altre parti del mondo civile. Con le donne invece siate galanti, gentili, insomma rimanete pure italiani.

Tra le città ceche, quali, oltre a Praga, offrono delle possibilità per degli stranieri

Oltre a Praga? Be‘, direi sicuramente… Praga! Scherzi a parte, una città molto interessante per gli stranieri è la mia città „natale“ ceca, o meglio morava: Brno. La qualità della vita è molto buona, è in crescita ed ospita già una nutrita comunità di expat che è sempre d’aiuto per superare il culture shock del calzino bianco con i sandali. Aumentano le ditte straniere che la scelgono per i suoi costi ancora contenuti rispetto a Praga (e questo vale anche per gli affitti), oltre che per la sua posizione strategica tra Praga, Vienna, Bratislava, Ostrava e il distretto di Katowice. La gente stranamente sorride molto di più rispetto a Praga e tutti sembrano più rilassati, tranquilli, meno stressati. Non dico ci si senta come in Italia, ma nell’aria si sente un’atmosfera più umana. La città è piccola abbastanza per essere a misura d’uomo ma sufficientemente grande da offrire tutto quello che serve. I dintorni sono bellissimi, è quasi interamente circondata da splendidi boschi, a nord c’è il Carso moravo, a sud la zona del vino (lasciate perdere il rosso, ma non sottovalutate il bianco) e le ragazze morave sono a mio avviso anche più carine e simpatiche delle boeme. E ora apriti cielo! Vivat Brno!

Contatti:
Sito – andreaspieralli.eu
Pagina facebook


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