Repubblica Ceca: spieghiamo le proteste contro Babiš

Domani a Letná si terrà una nuova mega-protesta contro Andrej Babiš, il primo ministro della Repubblica Ceca. Ora cerchiamo di spiegare qual è il problema.

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Domani a Letná si terrà una nuova mega-protesta contro Andrej Babiš, il primo ministro della Repubblica Ceca. Ora cerchiamo di spiegare qual è il problema.

Sostanzialmente, Babiš è sospettato di conflitto di interessi. Spieghiamolo in vari passi. A inizio di giugno la Commissione europea (CE) ha presentato alle autorità di Praga un secondo rapporto preliminare su questo conflitto di interessi. La CE ha infatti richiesto, lo scorso anno, un’inchiesta legata ai sussidi ricevuti da Agrofert, colosso industriale fondato da Babiš.

Prima parentesi, Agrofert di base produce fertilizzanti. Questo vi dovrebbe far capire perché questo paese è pieno di campi di barbabietola (řepa in ceco) e perché i cechi fanno tutti ‘sti meme sulla colza.

Seconda parentesi, Babiš non è ceco, è uno slovacco con passaporto ceco, e quando parla lo si nota ancora. Scusate, non sapevo dove altro metterla, e magari c’è ancora qualcuno che non lo sa.

Tornando al Babiš-imprenditore, se sei un magnate e vuoi fare politica in un paese democratico, devi liberarti delle tue attività. In questo caso, il premier ha trasferito Agrofert a dei fondi fiduciari, cosa che in teoria basterebbe. Non fosse che una prima indagine chiesta dalla CE mostra che Babiš potrebbe controllare Agrofert dall’esterno sfruttando la sua posizione di premier. Un po’ come la Fininvest a suo tempo. E così la CE, ad agosto, ha tagliato i fondi europei all’azienda.

Ora, secondo i media cechi, il rapporto CE di giugno – ancora non pubblicato – si concentra sulle sovvenzioni all’agricoltura assegnate ad Agrofert tra il 2012 e l’aprile 2019. Il conglomerato ha ricevuto in questo periodo fondi pari a 6,52 miliardi di corone ceche (circa 250 milioni di euro). Bruxelles chiede la restituzione della quota assegnata a partire dal febbraio 2017, quando le modifiche alla legge ceca sul conflitto d’interessi sono entrate in vigore e Babiš ha affidato Agrofert ai fondi. Stiamo parlando di oltre 80 milioni di euro. Non 80 euro, non 49 milioni. Una via di mezzo che accontenta tutti.

I media ritengono inoltre che Agrofert abbia continuato a ricevere i fondi per vie traverse anche dopo lo scorso settembre.

Nei giorni scorsi Babiš ha detto di considerare il rapporto della CE sul suo conflitto d’interessi un attacco a Praga, volto a destabilizzare il paese. Ovviamente non ha intenzione di mollare il suo posto di premier, men che meno di restituire i soldi all’UE. Ora, se non sei uno di quelli che lo votano, un po’ ti alteri. Anche perché c’è una diffusa idea che se Babiš non rende gli 82 milioni le tasse si alzeranno.

Cause minori

A causa di presunti conflitti di interessi, Babiš è al centro di polemiche da diversi anni. Quello di cui sopra, in effetti, non è l’unico caso.  Nell’ottobre 2017, la polizia ceca ha avviato indagini nei suoi confronti con l’accusa di appropriamento indebito di altri fondi europei, del valore di 50 milioni di corone (e qua i numeri presentano belle analogie). Questi sono stati usati per creare un complesso ricreativo che si chiama Čapí hnízdo. Se andate sulla D3, passata Benešov, lo vedete sulla sinistra, ha la forma di un nido di cicogne (che poi è il nome del complesso). L’edificio potete vedero a questo link, a vostro rischio e pericolo perché molti lo trovano una pacchianata.

Agrofert è composta da tante aziende, come qualsiasi consorzio. Quella che ha realizzato Čapí hnízdo attualmente non ne fa più parte? Perché quei 50 milioni rientravano in un gruppo di finanziamenti destinati alle piccole imprese. Cosa che Agrofert, con i suoi fatturati annui che sfiorano i 6 miliardi di euro l’anno, non è.

Ad ogni modo, l’azienda che ha realizzato Čapí hnízdo è intestata ai figli di Babiš, quindi lui non è minimamente collegato alla questione. Ah sì, anche questa indagine è partita da Bruxelles.

Uno di questi figli, che per somma fantasia si chiama Andrej pure lui, durante le indagini è bellamente sparito per degli anni. È stato ritrovato in Svizzera a settembre dalla redazione di Seznam zpravy. In un’intervista Babiš figlio ha detto di essere stato condotto in Crimea contro la sua volontà al fine di essere sottoposto a cure psichiatriche e di non poter testimoniare a processo. Ha poi detto di aver effettivamente firmato documenti relativi al complesso ricreativo, ma ha aggiunto che al tempo ne ignorava il contenuto. Babiš padre ha semplicemente risposto che suo figlio è matto e quindi mica bisogna credere a quello che dice.

Meno male che Andrej c’è

Il terzo e più importante problema per cui i cechi sono, per dire, “un po’ irrequieti”, è di natura diversa. Agrofert in effetti parte come azienda di concimi, ma negli anni ha rilevato parecchia roba che coi concimi ha poco a che fare. Tipo Fininvest, di nuovo. Agrofert in effetti controlla il Dnes e Lidové noviny, che sono tra i 5 giornali più letti nella Repubblica Ceca. E questo dà al premier una certa capacità di manipolare i lettori.

Quindi, stuoli di suoi elettori sono pronti a difenerlo perché “se lui ha rubato milioni di euro, sono comunque meno di quelli rubati dai partiti tradizionali dal 1990 a oggi”. Quindi se 120.000 persone riempiono Piazza Venceslao, il giorno dopo Dnes e LN hanno prime pagine che titolano tutt’altro e delle manifestazioni non dicono nulla – al massimo le trattano come concerti.

E questo è un problema perché, come Orbán insegna, se hai un supporto di elettori male informati o, meglio, informati come vuoi tu, da queste parti puoi tranquillamente influenzare la vita del tuo paese. Parti con dei campi di colza e finisci con la costituzione. E stiamo parlando di uno che da gennaio 2018 ha cambiato 5 dei suoi ministri (di cui due della Giustizia) perché non ci andava più d’accordo o perché non gli erano più utili. Sto parlando del “nostro” premier, non di quello ungherese, che nomina sempre gli stessi dal 2010.

Insomma, i cechi vedono in Babiš anche un elemento destabilizzante, che guida un partito “ad personam” e che può dare al paese una deriva autoritaria. Lo stesso Babiš ha dichiarato poco dopo le elezioni del 2017 che, dipendesse da lui, abolirebbe il Senato e ridurrebbe i deputati da 200 a 100 (Orbán ha fatto qualcosa di simile). Ora, guardando i risultati delle amministrative 2018 e delle recenti europee, sembra difficile che il primo ministro, in futuro, riesca a trovare un appoggio tanto ambio da poter modificare la costituzione. Ma anche che molli la cadrega di premier dopo queste proteste.


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