declinazioni palatalizzazione alfabeto ceco e la pronuncia delle lettere

Il ceco, probabilmente lo avrete notato, ha diversi motivi per essere considerato una lingua ostica: declinazioni, aspetti verbali e un botto di consonanti in ogni parola. Anche per questo Italia Praga One Way ha deciso di avviare una rubrica sulle gioie e i dolori di questa lingua.

Non aspettatevi di impararla tramite questa rubrica però – da quel punto di vista, il paese in cui viviamo pullula di scuole linguistiche e quant’altro.

Il nostro obiettivo è spiegarvi alcuni aspetti basilari ed alcune curiosità.

Cominciamo spiegando che, in ogni caso, però, il ceco ha diversi punti a suo favore, nel quale è più semplice di molte altre lingue.

In ceco ogni lettera corrisponde ad un unico suono

Ad esempio il sistema di scrittura. Sappiate che in ceco ad ogni lettera corrisponde uno e un solo suono. Non è come in italiano, dove a “C” o a “G” corrispondono due suoni diversi, e non c’è neppure bisogno di combinare più lettere per formare nuovi suoni – in italiano, ad esempio, “Sc”, “Gn” o “Ghi”. In ceco, l’unico suono per cui servono due lettere è “CH”

L’alfabeto ceco

Di seguito quindi vi riportiamo l’alfabeto ceco, che ha 30 caratteri (a cui si aggiungono, non contati, “Ď”, “Ě”, “Ň” e “Ť”). In effetti, le lettere contrassegnate da háček (gancetto, il caratteristico ˇ), hanno una loro sezione nel dizionario. Lo háček peraltro è un’invenzione ceca per indicare la palatalizzazione. Prima dello háček si usava la “Z”. Da ciò si evince che i polacchi non hanno apprezzato granché l’invenzione, dato che scrivono ancora CZ, SZ, DZ ed RZ.

L’alfabeto dunque,se chiedete ad ogni bravo ceco, è:

A, B, C, Č, D, E, F, G, H, CH, I, J, K, L, M, N, O, P, Q, R, Ř, S, Š, T, U, V, W ,Y, Z, Ž

Come si pronunciano le lettere dell’alfabeto ceco?

Vediamo ora come si pronuncia sto popo’ di lettere.

  • A = quella è
  • B = quella è
  • C = “zz”, praticamente la z di tazza (ma non è proprio uguale). Diciamo come le zinquemila lire di Carlo Martello.
  • Č = c di cielo
  • D = quella è
    • Ď (non inserita nell’alfabeto) vedi sotto
  • E = quella è
  • Ě = “ie” attenti che vi smorza D, T e N (Dě, Tě, Ně si leggono Ďe, Ťe, Ňe) – parola utile: Dělat (fare)
  • F = quella è
  • G = sempre e solo G di gola
  • H = H dei toscani
  • CH = abbastanza simile a quella tedesca, ma meno catarrosa… simile a un gatto che soffia
  • I = I, attenti che vi smorza D, T e N (Di, Ti, Ni si leggono Ďi, Ťi, Ňi)
  • J = I
  • K = quella è
  • L = quella è
  • M = quella è, ma occhio a Mě, che si pronuncia Mgne
  • N = quella è, ma occhio che
    • Ň (non inserita nell’alfabeto) = “gn” di gnocca
  • O = quella è
  • P= quella è, un sesto delle parole ceche inizia per P, tra l’altro
  • Q = kv (tipo Quasi in ceco esiste, e si pronuncia Kvasi)
  • R = quella è
  • Ř = Rsh – vedi sotto
  • S = sempre S di sasso
  • Š = sc di scivolo
  • T = quella è, ma aggiungiamo
    • Ť (non inserita nell’alfabeto) vedi sotto
  • U = quella è
  • V = quella è
  • W = come la tangensiale a Rovigo – non c’è (cfr. qui al minuto 3.14)
  • Y = I e ha valore di vocale e non smorza niente, a differenza della I normale
  • Z = sempre s di rosa (norditaliano)
  • Ž = j francese tipo jour, o g romanaccia di magica Roma

Esistono suoni che non esistono

Come avrete intuito, in ceco esistono suoni che l’italiano non ha. Ma vale anche al contrario, l’italiano ha dei suoni che in ceco non esistono. Se non ci credete provate a chiedere a un ceco di dire “Cagliari”.

Comunque, i suoni presenti in ceco e che l’italiano non ha sono:

H CH Ř Ď e Ť

Impararli non è uno scoglio insormontabile.

Per imparare a dire la CH ci vogliono un paio di giorni di esercizio e ho perso abbastanza tempo a spiegarvelo.

Per fare la Ř bastano un paio di mesi, a meno che non siate siciliani e ce l’avete in dotazione. Se non lo siete, provate a dire R poggiando la lingua contro i denti e scegliendo parole via via più difficili. Cominciate provando a dire Pepř per una settimana, poi passate a Říkat e infine a Skříň. Si fa ed è #MartiniApproved.

Idem con la H. Se non siete toscani esercitatevi prima con Holý e poi con Hlava.

Per Ď e Ť sono avvantaggiati i friulani, categoria in cui io rientro, quindi incaprettatevi non so molto bene come aiutarvi. Pensando però che Ť e Ď in friulano le scriviamo CJ (come cjavâl) e GJ (come gjalinâr) un’idea mi viene.

  • Ť: Dite prima K e poi T facendo attenzione a dove poggiate la lingua sul palato. Poi mettete la lingua a metà strada e provate a dire Chiodo e poi Tieni. A metà strada c’è quel suono.
  • Ď: Dite prima G e poi D facendo attenzione a dove poggiate la lingua sul palato. Poi mettete la lingua a metà strada e provate a dire Ghiaia e poi Diana. A metà strada c’è quel suono.

I diversi tipi di diacritici (o accenti, come li chiamate voi)

Lo háček (lo ˇ sulle consonanti) lo abbiamo visto prima e se volete saperne di più, sappiate che lo si mette secondo il principio logico della palatalizzazione.

ad essi si aggiungono la čárka (lineetta, la ´ sulle vocali) e il kroužek (cerchietto, il ° sopra le “u” – qui scoprite da dove è saltato fuori). Hačky, čárky e kroužky tutti assieme sono definiti diacritici (in italiano, diakritika in ceco). Nascono 

Á Í É Ó Ú Ů Ý

che sono leggermente più lunge di una vocale normale, ad es ů e ú sono come la oo inglese in Liverpool. Noi italiani non sentiamo (anche dopo anni) molte differenze. Ma vi assicuro che di differenze ce ne sono eccome. Guardate ad esempio tra ní e ni.

Kredit – Nevím, kdo to vymyslel, ale jsem mu vděčný. Chce-li autor, abych pod fotkou uvedl jeho jméno, ať se mi ozve.

A sinistra c’è scritto “sto aspettando lei (na ni)”, a destra “sto aspettando sopra di lei (na ní). Questo accento, che poi non è un accento, si definisce quantità vocalica. Quindi se mai doveste incontrarmi, per citare una “á” non ditemi “a con l’accento” che vi cavo gli occhi. Chiamatela “a lunga”.

Le diverse tipologie di consonanti

Le consonanti dell’alfabeto ceco sono divise in tre tipi:

  • Dure: D, G, H, CH, M, N, P, R, T
  • Molli: C, Č, Ď, Ň, Ř, Š, Ť, Z, Ž
  • Ambigue: B, F, L, V

Serve saperlo? Certo, se volete capirne di più di questa lingua. Questa cosa infatti torna utile nelle declinazioni.

Ad esempio i nomi maschili, che finiscono tutti in consonante, hanno declinazioni diverse se l’ultima lettera è dura o molle. E se è ambigua, affidatevi alla fortuna.

Oltre a questo, se una parola finisce con una consonante molle, può essere maschile o femminile. E affidatevi alla fortuna, perché c’è libertà di scelta.

Senza dilungarci in spiegazioni noiose, vi basti sapere che Olomouc in ceco standard è un nome femminile ma 3/4 dei moravi parlano della città al maschile. Insomma se volete sapere se Břeclav, Spořílov o Třeboň sono maschili o femminili, la cosa migliore da fare è aprire google e scrivere “Břeclav rod” (rod vuol dire genere) e vedere che accade.

Qua potete trovare tutti i numeri della nostra rubrica ceco in pillole


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