Storia ceca: l'Operazione Anthropoid e il
Kubiš e Gabčík dal film Anthropoid del 2016

Camminando da Karlovo Namesti in direzione del fiume, sulla Resslova, si può notare una piccola chiesa, sulla destra, all’angolo tra la Resslova e Na Zderaze. E’ la chiesa di San Cirillo e Metodio, piccola perla settecentesca dispersa nel dedalo di vie di Praga 2.

Ad un primo sguardo, la struttura non risulta diversa dal resto delle altre chiese settecentesche praghesi. Tuttavia, osservando più attentamente, un simbolo scolpito nella parte bassa all’entrata della cripta può far nascere qualche domanda, non c’entrando nulla con il resto della struttura: due ali, ed un paracadute.

La storia recente della chiesa dei santi Cirillo e Metodio è infatti particolare. Vicino a essa si è consumato l’epilogo dell’Operazione Anthropoid, pericolosa missione dell’intelligence alleata durante la seconda guerra mondiale.

La storia ha inizio con l’occupazione della Cecoslovacchia da parte della Germania di Hitler, nel 1938. Il paese viene diviso in due e diviso tra “Repubblica Slovacca” e “Protettorato di Boemia e Moravia”). La Germania affiderà il controllo del protettorato al governatore Von Neurath, sostituito nel 1941 dal ben più temuto Reinhard Heydrich.

Crudele e spietato, Heydrich fece uso indiscriminato di arresti e forme repressive violente, guadagnandosi presto il celebre e appellativo di “il boia di Praga” (der Henker von Praga).

Nel frattempo, parte delle truppe cecoslovacche avevano trovato riparo presso governi alleati. In Scozia, in particolare, il SOE (Special Operation Executive, organizzazione britannica che si occupava di operazioni di spionaggio, guerriglia, contatti con resistenze locali, ecc…) addestrava truppe speciali di paesi occupati per impiegarli in raid mirati.

Due di questi erano il ceco Jan Kubiš e lo slovacco Jozef Gabčík, i quali formavano il gruppo denominato “Anthropoid”, addestrati come paracadutisti per operare in territorio nemico, i soldati avevano un solo compito: uccidere Heydrich.

Nella notte tra il 28 ed il 29 dicembre 1941, Kubiš e Gabčík si lanciarono assieme ad alcuni compagni poco ad est di Praga, presso il villaggio di Nehvizdy. Dopo un’attenta pianificazione e preparazione dell’attacco, decisero di eseguire l’attentato durante il percorso mattutino del gerarca verso il lavoro, nell’odierna Praga 6, poco a nord del castello.

L’attacco avvenne il 27 maggio, tuttavia, non andò come pianificato.

Inceppatasi l’arma principale del paracadutista Gabčík, un mitra Sten di fabbricazione inglese, Kubiš fu costretto a lanciare una granata in direzione dell’auto sperando comunque di riuscire ad uccidere Heydrich. La granata esplose, l’auto di Heydrich venne distrutta ma egli sopravvisse e rispose al fuoco. I due paracadutisti, credendo di aver fallito, fuggirono in cerca di riparo.

Tuttavia, Heydrich era stato ferito nel corso dell’attacco, e venne immediatamente portato in ospedale. Apparentemente salvo ed in ripresa dalle ferite riportate, il gerarca non poté sfuggire alla conseguente setticemia che lo portò alla dolorosa morte qualche giorno dopo. I due parà, nonostante le sfortune del caso, erano riusciti a portare a termine la missione.

La rappresaglia tedesca in seguito all’attacco fu, però, brutale. Il villaggio di Lidice, non lontano da Praga, venne bruciato e raso al suolo, mentre gli abitanti vennero deportati (donne e bambini) e fucilati (uomini sopra i 15 anni di età). Vennero addirittura girati dei filmati nel corso del massacro di Lidice, testimonianze che vennero usati come prove pochi anni dopo, nel 1945, durante il Processo di Norimberga.

Tuttavia, cosa c’entra in tutto questo la chiesa dei santi Cirillo e Metodio? Ebbene, ecco finalmente la spiegazione.

A seguito dell’attentato, il governo locale su Kubiš e Gabčík fu messa una taglia da 10.000.000 di corone del Protettorato di Boemia e Moravia (somma che oggi avrebbe il valore di circa €380.000). Nel frattempo i due paracadutsti avevano trovato rifugio presso una catacomba nella chiesa dei santi Cirillo e Metodio, grazie all’aiuto del Consiglio della Chiesa ortodossa locale. Con loro, altri cinque uomini del SOE che avevano contribuito alla riuscita della missione.

Tuttavia ciò non servì a mantenere in vita i paracadutisti a lungo: a causa delle violente rappresaglie sulla città ed alla ghiotta somma di denaro, un uomo della rete del SOE, il ceco Karel Čurda rivelò alcune informazioni alle autorità tedesche, decretando la fine dei due compagni.

Il gruppo di paracadutisti, dunque, venne presto scovato, e la chiesa divenne teatro di un’aspra battaglia che vide 750 uomini delle SS da un lato, ed il gruppo di paracadutisti dall’altro. Dopo ore di scontri a fuoco, le SS ebbero la meglio. Gli ultimi superstiti nella catacomba si suicidarono per non finire nelle mani tedesche.

Kubiš morì nel corso dello scontro a fuoco, assieme ai compagni Adolf Opálka e Jaroslav Švarc. Gabčík sopravvisse alla battaglia e si suicidò nelle catacombe, con gli ultimi colpi rimasti, assieme a Josef Bublík, Jan Hrubý e Josef Valčík, anch’essi paracadutisti del SOE.

Ebbe così fine l’Operazione Anthropoid.

Oggi, a fianco alla chiesa, una placca ricorda il sacrificio dei giovani cecoslovacchi che caddero al fine di preservare la loro capitale, ed il loro paese, dalle angherie del Boia di Praga. Vicino alla chiesa  sorge anche la Krčma U Parašutistů, di cui vi abbiamo già detto.

I protagonisti dell’operazione e del combattimento in chiesa


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Il (nuovo) Doge | Vicentino di nascita, discendente diretto del Palladio. Ha prestato servizio per conto della Legione straniera, per la quale sorvegliava il confine italo-jugoslavo a Gorizia. Sorpreso a falsificare propusnicy, è stato trasferito a Praga, dove per sbaglio ha conosciuto Mark Renton all’Irish di Malá Strana. Ispirato da questi, ha aperto un noleggio di sottomarini a Inverness e attualmente tenta la stessa impresa sul Danubio a Ratisbona. A Praga ha lasciato il suo compagno di scorrerie ADG, ma ha promesso di tornare presto, fors’anche troppo. Per italia praga one way mantiene un profilo bbasso e scrive articoli storico-risorgimentali, ricevendo ogni mese una bambola gonfiabile con le fattezze di Lucia Javorčekova (che è slovacca, ma lui non se ne cura).

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